mercoledì 17 ottobre 2018

Weekend a Budapest: consigli foodie e itinerari nella capitale ungherese



Lo scorso anno credo di aver scritto uno dei post più belli su questo blog mai pubblicati prima, quello su Bucarest. Era più o meno questo periodo, e quel weekend in piena Indian Summer nella capitale della Romania di mi aveva totalmente rimessa al mondo. L’ho scritto più volte, non c’è periodo dell’ano più di questo in cui mi piaccia viaggiare: l’aria è freschina, ogni tanto le città regalano giornate che sembra ancora Settembre e tutto è più magico. Ecco perché quest’anno ho deciso di lavorare sodo in estate, molto bene a Settembre, ma ho fatto per la prima volta una cosa che mai avrei pensato due anni fa: dare priorità al tempo libero, riappropriarmi delle cose che mi piacciono. Ho così prenotato tre mini viaggi da qui alla fine dell’anno che mi faranno lavorare ancora meglio quando sono a casa, ma con una deadline di viaggio… è più bello dare il massimo con un biglietto salvato in mail e sapendo che poi ci aspettano nuove scoperte, no? 


Direi una bugia se vi dicessi che Budapest mi è piaciuta tanto quanto Bucarest. Molto diverse, profondamente diverse, anche se spesso si confondono. L’Est a parte la Russia l’ho girato parecchio durante l’università, sono stata in Polonia 4 volte, in Romania e in Bulgaria. Amo delle città dell’est quell’essere tetre in inverno, profondamente malinconiche, e con ancora tantissimi posti poco turistici e quindi autentici. Budapest, diversamente da Bucarest, Breslavia, Varsavia, e tutte le altre città che ho visto, è stata la prima città ad avermi leggermente deluso in quanto molto molto turistica. D’altro canto mi ha sorpresa per il suo essere una città in cui convivono antichi fasti da un lato, e cose tipiche di una città super moderna e hipster dall’altra, di quelle perfette per i viaggiatori contemporanei. E anche qui apro un’altra piccola parentesi: è stato molto difficile trovare esperienze autentiche di ristorazione a Budapest, e l’unica che cercavo non l’abbiamo trovata. Come sapete oltre a tanti blog stranieri prima di viaggiare uso tantissimo Instagram: le pagine dedicate al food a Budapest sono pagine gestite da millenials, in cui fanno da padroni succulenti toast avocado, salmone & poached eggs, insalate, bowls e bellissimi pancakes. Era una parere fuori dal coro e un’osservazione che avevo espresso anche su Bucarest: cosa viaggiamo a fare, se ricerchiamo tutti le stesse cose che potremmo trovare anche a casa? Ha senso andare in Ungheria per cercare i cafè più scandinavi possibili? Per me no, e l’ho capito al terzo posto che stavo visitando, quando poi abbiamo incominciato ad abbandonare la mappa e a scegliere lasciandoci ispirare da quello che i posti realmente suggerivano: ecco che abbiamo scoperto che tantissimi ungheresi ogni giorno mangiano in delle sorte di mense self service, in piedi molto spesso, nella pausa di lavoro. Che il Mercato Centrale è bellissimo si e il foie gras è incredibile, ma un giretto in qualche bottega specializzata vale molto di più. 
Purtroppo avevamo solo tre giorni pieni, sufficienti comunque a vedere le attrazioni turistiche principali e a vedere un altro pezzetto di città, quella dei sobborghi diciamo così. Il terzo giorno, la Domenica, per dire, era destinata alle Terme: i Bagni Szecnki e i Bagni Gellert. Ovunque c’era scritto di andare alle terme, tantissimi amici ce l’avevano consigliato. Arrivati li davanti, le piscine piene piene di gente (era pur sempre una bellissima giornata) ci siamo guardati negli occhi e ci siamo chiesti: ma davvero siamo qui e ce ne frega di chiuderci un giorno intero dentro alle terme? E così abbiamo cercato delle bici a noleggio, e abbiamo girato in bici per 30km tutto il giorno in lungo e in largo, per tutto il parco dell’Isola Margherita e ancora indietro. 
Ci siamo persi le terme (che invece mi erano piaciute un casino di più a Bucarest) ma abbiamo visto e scoperto scorci di città incredibili che diversamente non avremmo visto. Ecco, per me questo è vivere la città, il senso della vacanza: ogni tanto stravolgere i piani e uscire dal seminato. Certo, ci sono viaggi molto più avventurosi, molto più di conoscenza, ma per un weekend di svago è bello così, e aggiungo che avventurarsi anche per strade sconosciute fa scoprire mercatini bellissimi, mercati di quartiere e Flower Market che non avresti mai pensato di trovare a Budapest. 


Ma andiamo con i consigli: quelli su itinerari etc li trovate già su un sacco di siti, e sono bellissimi tutti, quello che vi consiglio di non perdervi fra le tante cose sono sicuramente la città antica di Buda, il Mercato Centrale, e una visita al Parlamento di notte, resterete a bocca aperta dalla bellezza. Sempre di sera, mettete in programma una bella passeggiata lungo la promenade del Danubio, che è comunque meravigliosa anche di giorno, con i suoi alberi arancioni e gialli e la Tramvia che passa proprio attaccata al fiume. Ma andiamo con ordine… giorno uno, Venerdì pomeriggio, siamo arrivati in aeroporto alle 15 e circa alle 16 eravamo nell’appartamento che avevo prenotato con Airbnb: non conoscendo la città ho scelto una via centrale, ed in effetti eravamo proprio in centrissimo, nella via della moda, Andrassy Ut. 


Se decidete di stare in questa zona, nonostante ovunque dicano che la metro sia bellissima, tutto è raggiungibile a piedi. Abbiamo deciso subito di fiondarci a prendere un caffè americano per programmare le giornate, e qui cado nel banale, ovvero siamo andati da Costa Coffee (mi ricorda troppo quando ero giovane e vivevo a Londra, che ce volete fà?)


Un giretto per Andrassy e fino al fiume per sentire l’aria che fa, ed è già sera: la prima birra al Szimpla Kert, il ruin pub più famoso di Budapest. I Ruins pub sono abbastanza recenti, nati circa nel 2000 quindi venti anni fa quando molti edifici abbandonati di Budapest vennero convertiti in club di basso profilo e arredati con mobili scartati, oggetti di scarto, vecchi pc, etc. La cosa figa però è che da subito questi posti hanno attratto tantissimi artisti, che hanno reso in pochissimo tempo un’opera d’arte questi edifici. Oggi senza dubbio sono super turistici, ma restano suggestivi e bellissimi. Il Szimpla Kert è stato uno dei primi ad aprire, ed è un edificio enorme composto da un grande giardino pieno di lucine e di varie postazioni bar in cui la sera proiettano film, in cui vi sono installazioni d’arte, concerti, e in cui si può fumare narghilè. Le sedie sono ricavate da vecchie vasche da bagno e i dettagli anche psichedelici in cui perdere gli occhi sono infiniti, soprattutto dopo la terza birra media. 
Per cena, proprio lì vicino avevo prenotato già dall’Italia il Getto Gulyas, sinceramente il posto migliore in cui abbiamo mangiato: è un ristorante tradizionale ungherese in cui provare e sperimentare tutto il meglio della cucina di casa. Io ovviamente smaniavo per il Gulasch che credo di aver mangiato ad ogni pasto, con grande sorpresa di Andrea. 
È carino, economico per i prezzi europei, e veramente buono.  Abbiamo provato il paté d’anatra, il loro famosissimo Duck liver, il Gulash, le Crespelle alla hortobágyi (Hortobágyi palacsinta) che sono crespelle con carne macinata e funghi guarnite con crema di zucca e panna acida, e il pollo allanonsocazzocosa. Pickles a gogò, e la nostra prima cena ungherese è stata promossa a pieni voti.
Il Sabato mattina è cominciato con una bella passeggiata fino alla Piazza, dove si trova l’antica Pasticceria Gerbeaud


Datata 1858, è la pasticceria più storica, quella per intenderci in cui anche Sissi imperatrice d’Austria e regina di Ungheria si recava. Qui potete assaggiare la celebre torta Dobos o la Esterhàzy, altra torta dai mille strati golosissima. Io ero a dieta e non ho assaggiato unbelcazzodiniente, Andrea per 25€ si è mangiato le uova strapazzate con il bacon, affarone. 
Come in tutti i posti fighi che sanno di esserlo, il personale è incagabile, ci han fatto alzare e cambiar tavolo due volte Dio solo sa perchè. Per cui se mi chiedete: “vale una visita qui?” la risposta è NO. Si per vedere il posto perché è obiettivamente bellissimo, ma senza stare a sedervi / provare l’esperienza perché non è proprio niente di che (e oltretutto, sono lentissimi, 35 minuti per due uova strapazzate).



La Domenica il Mercato Centrale è chiuso, e quindi avevamo dedicato il Sabato alla visita di questo tempio enogastronomico. Il Mercato Centrale è il più grande e il più antico mercato coperto di Budapest, si trova sul lato di Pest alla fine della tanta citata via dello shopping (orrendo) Vàci utca, e risale al 1897. Al piano terra ci sono tantissime bancarelle, in cui fanno da padrone le salsicce alla paprika, la paprika, e il foie gras d’anatra e d’oca. C’è poi un piano intermedio terribile, file ininterrotte di gente che guarda bancarelle di souvenir: la vera attrazione è poco distante, al terzo piano, in cui ci sono una fila di ristorantini di street food incredibili. Il migliore è quello dei Langos fritti, ma contate una ventina di minuti di fila e di mangiare in piedi fra il casino, ci sono veramente pochissimi posti seduti. Architettonicamente è meraviglioso, gigante, con le travi tutte in ferro, la cancellata imponente neogotica e il tetto in mattonelle coloratissime, ho scoperto poi restaurato con piastrelle Zsolnay. Resta comunque una calamita per turisti. Per il pranzo non vedevo l'ora di andare in questo super ristorante chiamato Stand25, aperto dallo chef Szullò Szabina vincitore del Bocouse d'Or, ma non l'abbiamo trovato.  
Avevo inteso dalle tante descrizioni accorpate al Mercato Centrale che fosse al secondo piano del Mercato. L’abbiamo cercato un bel po’, per poi scoprire che non era lì e che era pieno, pranzo e cena Sabato e chiuso la Domenica. Amen, mi sono girate un po’ lì per lì ma abbiamo ripiegato su una rosticceria self service tipica ungherese lì vicino, ce ne sono tante in giro. L’imperativo era: “stiamo leggeri, che poi andiamo al Castello”. La realtà dei fatti è stata: due cotolette di maiale fritte, una salsiccia alla paprika e un quintale di senape + patatine fritte per lui e pickles per me, viva la salute. 


Pomeriggio visita al Castello di Buda e alla città vecchia passando per il Ponte delle Catene, abbiamo percorso a piedi tutti gli scalini che portano lassù alla faccia della funicolare e siamo tornati verso casa la sera, per un totale di 28.000 passi. La sera siamo stati da Budapest Bizstrò, proprio vicino al Parlamento… Gulasch buonissimo per me, filetto per lui. Siamo riusciti a mangiare di fuori, per fortuna: all’interno c’era piano-bar + partita e non è che mi entusiasmasse troppo.La Domenica come vi dicevo sopra era stata destinata alle terme, che comunque se avete più giorni vi consiglio di provare. Era una giornata troppo bella e troppo autunnale per rinchiudersi in un posto, e abbiamo deciso di affittare due bici subito dalla mattina. Dopo una colazione veloce dietro casa in una pasticceria molto buona con laboratorio grande a vista ci siamo imbattuti in un Flower Market e mercatino di handcrafter che ha svoltato la mia Domenica: abbiamo bevuto di nuovo due bei caffè americani bollenti, ho comprato la candela più buona del mondo al gusto Pumpkin Spice, una crema mani alla lavanda, e il miele di montagna. Questo mercatino si chiama Kis Kert Plac, ma controllate ogni quanto c’è, non ne ho idea. 



Breve pitstop per riportare tutto a casa, e via all’avventura: con la bici lungo l’Isola Margherita, dove c’erano tantissime famiglie al parco e nei cafè, giù infondo fino alla fine dell’isola e poi siamo risaliti su, passando per l’altro quadrante della città, quello un po’ più decadente e poetico. Abbiamo pranzato in un posto buonissimo che sembrava un Bistrò di Montmartre, proprio di fianco al Teatro dell’Opera. Si chiama Dizsnò Biztrò, è assolutamente poco vegan, ma è magnifico. Per me menù degustazione con solito Gulasch, terrina di foie gras con cipolle caramellate e il Mangalica Porkolt, il tipico spezzatino ungherese servito con i classici pickles e due polentine  con il cuore di formaggio. Andre invece ha optato per un mega hamburger.



Il pomeriggio abbiamo proseguito fino alle 7 imperterriti il nostro giretto in bici, facendoci gli scherzi ai semafori, facendo le gare di velocità, senza un preciso programma: da Piazza degli Eroi abbiamo visitato da fuori il boh, girato anche tutto il parco vicino ai Bagni Széchenyi, e immancabile giro al supermercato tipico di ogni viaggio in cui scelgo 4 o 5 stupidaggini da riportare a casa: scherzi a parte, amo sempre vedere i supermercati all’estero, dicono molto delle abitudini alimentari della popolazione, e credo non saprei vivere un viaggio realmente senza questa abitudine. Mancavano solo i Langos al nostro tour enogastronomico, uno dei cibi da strada più caratteristici di Budapest. Le definirei pizze fritte, crescentine, poco c’è di diverso: la farcita più celebre è quella con panna acida e formaggio, ma le varianti sono infinite, da quello al Kolbasz (la salsiccia alla paprika ungherese) a ai Langos burger, hamburger con al posto del pane due dischetti fritti. 


Di fianco a Szimpla Kerta nel cuore del quartiere ebraico c’è Karavan, un mercato di street food permanente che offre tutto questo e molto di più, con vari truck con proposte anche per chi è vegan. Altre due birrette, un kürtőskalács alla cannella (il famoso cannolo ungherese non ripieno) e il nostro weekend a Budapest è terminato, l’indomani mattina abbiamo lasciato la casa abbastanza presto per tornare a Bologna. 
In mezzo a tutto questo abbiamo anche visto tantissimi negozietti di abiti vintage, provato cappelli invernali di lana super cozy, programmato le prossime settimane, e pensato al prossimo viaggio. Next destination: London.  

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mercoledì 12 settembre 2018

Dove mangiare la fiorentina migliore del mondo a Firenze


Questo è il mio periodo dell'anno preferito, da sempre, e ho capito solo da poco perchè per quanto io negli anni mi sia sforzata, non sia mai riuscita ad amare Agosto.
Ok il caldo. Ok mi fa cagare andare al mare non sopporto stare lì a crogiolarmi nell'inettitudine. Ok l'umidità. Ok i troppi impegni e le serate in continuo (che per carità, bellissimo, ma anche ogni tanto avere una sera libera per farsi i cazzi propri perchè no). 
Ho capito che Agosto è un'eterna, lunghissima, fottuta domenica, e io odio le Domeniche.
Ho passato così l'ottavo mese dell'anno in totale alienazione, confinata a Santarcangelo, a scrivere milioni di quaderni, a leggere più libri di quanti non ne avessi mai letti in così poco tempo, a mettere a fuoco le mie passioni, a ritagliarmi quel famoso tempo per me di cui tutti blaterano ma che pochi si prendono. Ho capito che la volontà di oberarsi nel lavoro è una scelta personale, ma non può ricadere su altri, e che non si può essere incazzati dalla mattina alla sera perchè si ha deciso di essere over con il lavoro. Ho diminuito le dosi, cominciato a selezionare, delegare, programmare l'autunno.
Programmare i viaggi, che questa volta faremo smettendo di regalare soldi a tutte le fottute compagnie aeree.


Ok, finita la lagna e questo incipit strong per dire che ad Agosto sono stata abbastanza intollerabile, insopportabile, e se non fosse stato per quel santo di fidanzato che mi ha sopportato e quella santa di amica che mi ha rotto le palle più del solito per scuotermi dal mio apparente torpore, forse sarei ancora lì a legger di polli fritti di Harlem, cultura nigga e deodoranti naturali, le mie nuove ossessioni. Come se non bastasse, ho pure deciso di porre fine si spera per sempre al problema kg di troppo, e ho cominciato la dieta. Capite bene che un viaggetto, per quanto si trattasse di un weekend a Firenze con tali presupposti era l'ultima cosa che mi attirasse.
Da anni oramai anzi forse prima che ne fossi pienamente cosciente viaggio solo per cibo, o meglio, è fra le prime tre motivazioni che mi portano a muovere le chiappe e a visitare il mondo, seguito solo da cibo e cibo. L'ho già detto cibo? La Santa amica però non ha desistito, ed ecco che un comune weekend a Firenze a scoprire le meraviglie dell'arte romanica è diventato la ricerca ossessiva rispettivamente di:
- la migliore fiorentina del pianeta, che ho trovato alla Trattoria dell'Oste
- gli oli essenziali dell'Antica Farmacia di Santa Maria Novella
- il raggiungimento necessario di almeno 20.000 passi al giorno, che abbiamo ovviato salendo il Duomo di Brunelleschi fino in cima, ma questa è un'altra storia


Parliamo ora della migliore fiorentina del mondo, l'unica cosa che vi frega. Vorrei che "la Trattoria dell'Oste" diventasse la risposta a Google in persona alla domanda: "Dove vado a Firenze a mangiare la fiorentina? 


La Trattoria Dall’Oste (che ormai conta ben 4 ristoranti a Firenze ma il cui progetto è arrivare ben più lontato), è a due passi dalla Piazza di Santa Maria Novella, o almeno, lì è quella in cui siamo andate noi... l'ultima aperta. All'Oste non ci sono segreti: tutto è a vista, le carni sono selezionate fra le più pregiate e fatte frollare e maturare, dalla natura al piatto, dal mondo a Firenze. 
Sono 12 i tipi di manzo in vari tagli a scelta fra: scottona, chianina, romagnola, wagyu tipo kobe, marghigiana e fassona piemontese. Sono talmente avanti che come per il vino, lì c'è il sommelier della carne (figura che ho visto qui per la prima volta), un macellaio che direttamente dal bancone a vista è pronto a farvi scegliere la carne, tagliarvela in diretta e guidarvi in una vera esperienza alla scoperta della ciccia buona. 




Noi per non farci mancare nulla siamo partite da una tartare con uovo marinato, e a seguire la meraviglia che vedete qui sopra. Nella sala anche la macelleria è a vista, e se siete un po' sensibili forse non è proprio il posto per voi... per tutti gli altri, o per chi come me nella scorsa vita era un Butcher, è il paradiso.
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lunedì 13 agosto 2018

L'Enoteca Pisacane a Cervia: vini, tapas e atmosfera andalusa



I terribili esami di spagnolo all'università (terribili in quanto impestati di grammatica) mi hanno insegnato nei primi due anni che sarei andata in Spagna solamente per le Tapas. 
L’unico motivo che mi faceva studiare era un giorno un viaggio verso la terra promessa di questi finger food epici che nei libri venivano descritti come il paradiso degli appassionati per gli appassionati di cibo, seguiti dal flamenco paradiso per gli appassionati di ballo. 
In Spagna ci sono stata 3 volte, di cui la prima a Madrid che non è proprio l’Andalusia, e ricordo di esser rimasta delusissima da queste Tapas che erano citate ovunque ma altro non erano che patatine + grissini, un tocco di qualche baguette con sopra del jamòn, nel migliore dei casi due alici marinate su un pezzo di pane. Ah, e la immancabile frittatona di uova e patate che all’università per noi era l'immancabile svuotafrigo, quello che proprio ti concedevi quando non c’era più niente e anche le finanze erano poche.



Sicuramente ho investigato poco ai tempi, viaggiavo sempre con persone a cui fregava relativamente poco delle Tapas spagnole, erano altri momenti e altre finanze. Ieri sera però, ho finalmente fatto pace con sta cosa delle Tapas, esattamente a Cervia, esattamente all’Enoteca Pisacane. 
Era una vita che volevo provarla, qualche mese che stalkeravo online il suo Chef Salvatore Campo e le sue creazioni. Una carta di oltre 200 etichette di vino, e un’idea, nata durante un viaggio in Andalusia, in cui Simone (il titolare) ha deciso di trasportare a Cervia suoni, colori e profumi di questa terra magica dalla V che si legge B e dalla Z che fa sembrare tutti un po’ Jovanotti. 



Una mano unica, una creatività incredibile, e un aperitivo che è quello che si vorrebbe fare tutte le sere quando si dice “ci vediamo per un aperitivo”. Noi abbiamo provato il crudo di mazzancolle con le sfere di balsamico, zeste di lime candito e cetriolo. A seguire il polpo più buono che abbia mai mangiato, e una mozzarella di bufala che dovrebbe essere la cosa più normale del mondo ma lì è ancora più speciale. A concludere una tartare di fassona e…vuoi non sentire i dolci dello Chef famoso per i dolci? La nostra preferita sopra tutte la crostatina al cioccolato bianco e frutta fresca, ma anche la bavarese al cioccolato con il cruble un po' salato e la spuma di catalana con frutti rossi cannella e caramello croccante era davvero da standing ovation. L'estate non dura tanto, ma fate ancora in tempo per una fuga veloce da queste parti... magari ci incontriamo pure, e chi li molla più ora? 



Enoteca Pisacane
Piazzetta Pisacane, Cervia

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giovedì 9 agosto 2018

Mangiare il gelato in Riviera: da Rimini a Cesena


Quest'estate diversamente dalle altre ho latitato un bel po' sul blog... dopo l'uscita della guida ho avuto uno svuotamento cerebrale di quelli in cui non riesci nemmeno più a scrivere in fila come ti chiami e ho avuto bisogno di staccare un bel po'. Certo, su Instagram ho continuato a postare come non ci fosse un domani ma si sa, su Instagram basta anche un'immagine e si è detto fin troppo.
Una categoria che ho escluso dalla Guida all'ultimo perchè ho pensato fosse troppo estiva e che invece è parte fondamentale della mia vita anche in inverno è il gelato: ecco quindi la classifica le migliori gelaterie in zona, anzi no, sarebbe più corretto dire le mie preferite. In realtà, avrei voluto stilare per quanto ne sono patita solo "i migliori gelati al pistacchio", ma era un po' troppo riduttivo.  Sarò breve e concisa, diversamente da tante altre volte, dopotutto è pur sempre estate e fa caldo, chi ha voglia di leggere papiri? 



Rimini
Bar Gelateria Montebianco 
Via dei Martiri 70, Rivazzurra

A Rivazzurra diciamocelo, ci vado solo per le granite del Montebianco. Se cercate una granita siciliana con i fiocchi, questo è il posto giusto. La mia preferita in assoluto è quella alla mandorla, mentre Andrea mixa sempre mandorle e pesca, o mandorle e more di gelso. I gusti sono tantissimi, anche quella al cocco e all'anguria sono top. Amo questo posto anche perchè è un po' sospeso ne tempo, tantissima gente ancora si ferma a mangiare ai tavolini di fuori, che costeggiano anche un hotel e sulla terrazza di sopra, che scoprirete solo se siete degli abitudinari. Di fianco alla ferrovia, con almeno 40 posti seduti e altrettanti tavolini, di sera arriva un'arietta che fa sentire subito in vacanza.



Gelateria L'Infinito 
Viale Siracusa 59, Rimini

La Gelateria Infinito l'ho scoperta anni fa durante un momento di ricerca incredibile: era ed è tuttora la prima gelateria di Rimini su Tripadvisor, portale che non amo per niente ma che ogni tanto mi tocca ascoltare. Incuriosita ci sono andata, e sono rimasta incredula perchè per una volta Tripadvisor aveva ragione. Si trova poco fuori dal caos riminese, ed è riuscita a crearsi negli anni una clientela fidelizzatissima sia di riminesi che di turisti che ogni anno non aspettano altro che tornare in vacanza per andare lì a mangiare il loro gelato preferito. Anna è la titolare, simpaticissima e super sprint: ogni cosa nella gelateria dalle torte alle decorazioni ha il suo tocco magico e coloratissimo, con una predilezione per i pois. I gusti sono tantissimi e sono tutti super cremosi, una nuvola che si scioglie in bocca ma super digeribile e perfetto in tutte le sue componenti. Il gelato all pistacchio è buonissimo, così come quello al fior di bufala e il gelato alle more e tutti i gusti di frutta (che amo solo quando sono fatti con vera frutta), e qui si sente e si vede.Tutti i gusti sono a pozzetto qui, che significa che non li vedete fisicamente al momento della scelta: questo è sempre garanzia di un gelato eccellente, perchè il pozzetto è la miglior conservazione possibile per un gelato, e un gelatiere che sceglie il pozzetto a scapito della vetrina, è un gelatiere che vuole molto bene al suo gelato. 

Gelateria La Dolce Vita
Via Casale 366, Villa Verucchio


Sulla Dolce Vita dovrei scrivere un post unico per tutte le volte che ci sono stata. E alla faccia di chi pensa che per il cibo non si facciano km al giorno d'oggi, vi rassicuro dicendovi che io per il loro gelato parto da Santarcangelo e a volte da Rimini per arrivare fino alla fine della Marecchiese. Il pistacchio qui è incredibile, con aggiunta di sale di Cervia per dargli quel giusto contrasto dolce/salato. Anche i gusti più classici sono tutti buonissimi, soprattutto il mandorlato (preferito di mia mamma) con la crema all'uovo e le mandorle aggiunte sia dentro al gelato sia sul momento. Ma il pistacchio e la nocciola, vincono su qualsiasi altro. 

Santarcangelo di Romagna

Santarcangelo come sapete è la mia città d'origine... ora, dovete sapere che a Santarcangelo ci sono a momenti più gelaterie che abitanti, e sono tutte buonissime. Per anni sono stata una fan dei gusti super cioccolatosi e pannosi, mischiati con mille ingredienti. Ora invece sono una grande amante di quelli classici, super tradizionali, o di quelli "solo per un weekend" con accostamenti particolari e più arditi.

 
Gelateria Fresh Mavi 
Via Cavour 44, Santarcangelo di Romagna

Fresh Mavi è una delle mie due gelaterie preferite a Santarcangelo. Marco, il titolare, è siciliano, e questo già basta a far gioire le endorfine mentre si pensa al gelato. Tutti gli ingredienti infatti provengono dalla sua Sicilia, almeno quelli dei miei gusti preferiti. Mi sono innamorata di questo gelato da una torta sentita ad un compleanno qualche anno fa - credo tutt'ora una delle più buone mai mangiate - e il secondo colpo di fulmine l'ho avuto quando ho assaggiato la sua crema, con un po' di vaniglia ma anche con un pizzico di limone, proprio come una volta. Mi piacciono le proposte di Marco perché oltre ai classici ci sono sempre gusti che cambiano continuamente, per le persone come me curiose di assaggiare ogni tanto qualcosa di nuovo. L'ultima trovata di quest'anno è stato creare gusti diversi ispirati alle diverse regioni d'Italia, una sorta di tour del Bel Paese su cono. Non da ultimo, dovete provare le granite, quella al pistacchio è migliore di tante mangiate anche in Sicilia.




Gelateria LattePiù 
Viale Marini 12/14, Santarcangelo

Quando ha aperto a Santarcangelo circa un anno e mezzo fa, ho pensato "alè un'altra gelateria": come vi dicevo sopra, il business delle gelaterie a Santarcangelo va fortissimo. Da addetta ai lavori, ho amato subito il logo, super vintage e super impressive con la mucca grande disegnata su sfondo azzurro, sicuramente un logo che non passa inosservato. Ho tardato un po' ad andare ad assaggiare il gelato perché il gelato è una di quelle poche certezze come la pizza in cui, se hai già il tuo indirizzo preferito fai fatica a sperimentare. Sono però rimasta sopresa dalla bontà di questo gelato, dal metodo con cui viene preparato e dalla cremosità, che rimane perfetta e invariata anche se il gelato lo porti a casa e lo tieni nel freezer per qualche giorno (dato da non sottovalutare, generalmente dopo due giorni tante componenti del gelato "muoiono" e non è più come quando si è comprato). Anche i santarcangiolesi hanno apprezzato tantissimo questa nuova apertura, che è situata in una posizione di passaggio e quindi super frequentata. I miei preferiti sempre il pistacchio, il gusto alla cassata siciliana (non c'è sempre), il fiordilatte con latte di bufala e le varianti più strane dei gusti normali. Tutti i gusti sono a pozzetto qui, quindi non li vedete e dovete lasciarvi ispirare dalla lavagna. 

Savignano sul Rubicone 
Gelateria del Borgo di San Rocco, Via Matteotti 87

Parlando di sperimentazioni e di gusti particolari, con la Gelateria Borgo di San Rocco il colpo di fulmine è stato online, un anno fa o poco più. La loro comunicazione impeccabile super minimal e così chic per una gelateria, che mi ha spinto con la macchina fino a Savignano per andarli a conoscere. Quello che mi si è spalancato davanti agli occhi però è stato di molto superiore a quello che avevo immaginato. Abbinamenti incredibili, gusti ricercati, stagionalità in gelateria (siamo tanto abituati a sentirne parlare al ristorante, ma ne avete mai sentito parlare in gelateria?) e una ricerca fuori dal normale. Non solo, un'alta gamma di gelati anche per chi è intollerante, allergico al lattosio, e chi più ne ha più ne metta. Un esempio di quello di cui sto parlando? Avete mai sentito il gelato Tzatziki, con yogurt greco, olio evo, cetrioli, poco zucchero e erbe aromatiche? E il sorbetto di fichi e latte di mandorla? E se vi chiedessero che sapore ha la primavera? Avete mai provato FiordiGlicine, il gelato al latte ottenuto dall'infusione dei fiori del glicine e arricchito dai fiori di glicine cristallizzati? Andate a provarla se non la conoscete, mi ringrazierete per tutta la vita.


Bellaria
Cremeria Mussoni, Via Alfredo Panzini 10

Il nome è chiaro, non siamo davanti a una gelateria ma a una cremeria, probabilmente la migliore di tutta la Romagna balneare. A Bellaria la conoscono tutti, ma a Rimini già no, ed è il motivo per cui sono qui a consigliarvela. La Gelateria Cremeria Mussoni lo svela già dal payoff il suo intento: il gelato come una volta. Qui il gelato è artigianale e davvero di qualità, provate il gusto al Cremino Fiat o la Vecchia Crema Romagnola per rendervene conto. Ho amato subito la modalità di preparazione di certi gusti come la Stracciatella, per la quale il cioccolato fondente viene direttamente versato nel pozzetto e spatolata sul momento, e come per questa tanti altri... è difficile non sentirsi subito parte del gioco.

Cesena
Gelaterie Leoni, Via Savio e Via Fratelli Bandiera 



Partiamo con una doverosa premessa: questa è l’unica Gelateria in Emilia Romagna che è riuscita a posizionarsi fra le prime 5 nella classifica di quest’anno del Gastronauta, che per chi non lo sapesse è un concorso mica da ridere. Chi mi segue su Instagram sa che il gelato è diventata una mia ossessione da qualche anno, e che negli itinerari gastronomici quando vado in viaggio c’è sempre una gelateria. Quando ho conosciuto Leo delle Gelatterie Leoni sono rimasta sbalordita davanti alla quantità di gusti particolari che la sua mente era in grado di produrre: come una bacchetta magica, bastava immaginare un gusto perché lui riuscisse a materializzarlo, e anzi, darei il 90% della colpa a lui se il gelato negli ultimi anni è diventato così di mio interesse e se ho preso altri 10kg per questo. Le Gelaterie (due, una in centro e una su via Savio) sono le uniche in Romagna ad aderire al progetto “Campagna Amica nel Gelato” di Coldiretti, un progetto che garantisce e certifica che frutta, vino, miele e farine, utilizzati nei laboratori, siano realmente a kilometro zero e coltivati secondo i principi di etica e rispetto racchiusi nella filiera agricola italiana. Non solo, proprio come nelle latterie di una volta (che erano vere e proprie botteghe), Leoni produce yogurt fresco, formaggi, stracciatella e ricotta. I miei gusti preferiti sono tantissimi, dal pesto di pistacchio con il sale di Cervia, che è il mio pistacchio preferito nel mondo, alla crema all’uovo con un po’ di vaniglia, prodotta nella vecchia Carpigiani a bastone, alla stracciatella che era un gusto che snobbavo prima di sentirlo qui, con il cioccolato colato caldo sul fiordilatte e miele d’acacia. Il primo gelato però non si scorda mai, come il primo amore, e Leoni mi ha conquistata con un gelato alla mandorla grezza di Sicilia, cous-cous e carote caramellate. 


Ok, e un po' di gusti normali? Avete ragione, che tutta questa sperimentazione può non essere per tutti. Mia mamma per dire, è un'amante dei gusti classici, e guai a toccarle il suo gelato preferito: quello del Pellicano. Per lei i gusti sacri sono il mandorlato (crema all'uovo e mandorle pralinate) e la panna cotta. La loro pannacotta per dire, è amatissima dai riminesi e non solo.

La Gelateria Baci e Abbracci è nella mia wishlist da un po'. Come le altre è un tesoro un po' fuorimano, a Longiano, ma è la preferita di Valentina dell'Osteria dei Frati, e quindi è una garanzia. Mi parlano di gusti eccellenti sia sul tradizionale sia su quelli un po' più strani, quello che mi ha incuriosito di più fin'ora è stato quello all'Ebano. Giuro che prima dell'estate ci vado, nel frattempo se ci andate voi, fatemi sapere.

A Rimini, la Gelateria il Castello è una anzi forse la preferita dai riminesi. Si trova in centro, il gelato è cremosissimo e pannoso, e viene preparato in continuo per tutta la giornata. Mi fa sorridere sempre perchè ci sono clienti talmente fidelizzati da conoscere gli orari di produzione del gelato, e che ogni giorno si presentano alla stessa ora non appena sanno che il gelato è pronto, appena mantecato. Un esempio? Quasi sempre la Gianduia esce alle 17, appuntamento al Castello per mangiarla appena fatta.

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giovedì 14 giugno 2018

Apre The Box, Riccione is always a good idea


Lo tenevo d'occhio da un bel po' il The Box di Riccione e ho capito molto prima di andarci ieri sera per la prima volta che era un hotel che non sarebbe passato inosservato... l'ho seguito passo passo sia sui profili ufficiali sia su quelli secondari dei proprietari, tanto da essermelo disegnato nella testa e immaginato un sacco di tempo. L'ho inserito nella mia guida Mangiare in Riviera ancora prima di averlo visto, a occhi e a scatola chiusa. Ok, di solito non lo faccio mai ma questa volta sentivo di andare a colpo sicuro.


The Box non è un semplice hotel, ma come suggerisce il nome è una scatola al cui interno potrete trovare 34 camere e 6 suite, un Cocktail&coffee bar aperto al pubblico, un'area coworking con il tavolone da ping pong e uno spazio eventi al quinto piano che è anche un appartamentino, con una vetrata incredibile dalla quale entra un sacco di luce e una terrazza sul mare. La sensazione è proprio quella di non essere in un hotel, ma in uno spazio diffuso a disposizione prima di tutto dei residenti, dei riccionesi. Ci ho pensato subito che qualcuno dei prossimi corsi mi piacerebbe proprio tenerlo lì, all'ultimo piano (Questa è una richiesta sfacciata e assolutamente non velata).






The Box nasce da una profonda ristrutturazione, dall'esigenza di dare un volto nuovo e non solo una rinfrescata come spesso si tende a fare agli hotel della riviera. I dettagli fanno la differenza, il creare esperienze uniche per i viaggiatori è fondamentale ai tempi dei social network, ed è per questo che nella progettazione e realizzazione del The Box non sono stati coinvolti attori qualunque, ma è stato creato un vero e proprio Dream Team di partner uniti per creare la meraviglia.
Ogni piano offre una suggestione diversa, dai corridoi alle camere rese uniche dalle meravigliose carte da parati di Wall&Decò. Dal primo hotel che c'era prima di The Box sono state ricreate le atmosfere e le suggestioni anni Cinquanta, e dell'ultimo hotel prima che venisse ristrutturato sono stati conservati i bagni tondi, nei quali oggi sono stati incastonati idromassaggi.



Marianna e Alfredo, coppia nella vita e giovanissimi proprietari di The Box, nella vita hanno viaggiato tanto in giro per il mondo, bevuto caffè americani nei locali più belli di New York, ordinato Avocado Toast e sorseggiato cocktail, insomma, si sono divertiti nella creazione della loro piccola scatola, e hanno sognato proprio così la cucina del loro hotel: aperta sempre, dalle 7 alle 23, e fruibile da tutti. E' proprio così che immagino il futuro del The Box: un posto da frequentare per un caffè al pomeriggio, per qualche ora al pc mentre si mangia qualcosa di buono, o per un aperitivo con gli amici prima di andare a cena, il bartender e mixologist Andrea Terenzi, conosciutissimo qui in riviera, vi preparerà un cocktail che non dimenticherete facilmente.
Non è il primo a ricominciare da zero (ricordiamo UpHotel che è stato il primo due anni fa), ma voglio un gran bene a questi posti e gli auguro tutto il successo che merita: per aver avuto il coraggio di rinnovarsi e cambiare, perchè danno un nuovo volto alla Riviera, e per averlo fatto prima di tutto per i residenti e perchè come dicono e c'è scritto in ogni angolo: Riccione is always a good idea!

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giovedì 7 giugno 2018

Ospedaletto57, il paradiso esiste ed è a pochi km da Faenza


L'ultimo post risale davvero a tanto tempo fa... e dire che nel mentre ne ho fatte di cose e ne avrei di post in cantiere. Non c'è niente che mi piaccia di più delle mattinate in cui mi sveglio prestissimo e posso dedicarmi al blog con la tranquillità che non esiste mai vorrei. Non c'è niente di peggio di quando invece non ho tempo per respirare, come gli ultimi due mesi, e mi passano davanti cose bellissime e posti stupendi che vorrei raccontarvi.
Come forse già saprete, alla fine di questa settimana esce la mia guida a sfondo ovviamente gastronomico su Rimini: potrei dire che me la facevo molto più semplice, che pensavo di metterci molto meno tempo, che pensavo di essere molto meno pignola, fatto sta che gli ultimi due mesi sono stati soprattutto nottate al pc a rileggere gli stessi paragrafi, appunti sparsi qua e la e liste varie da depennare con le cose che mancavano da fare, quelle che all'ultimo volevamo cambiare. Sono 160 pagine per un numero x di suggestioni, ristoranti. Ne ho viste  e comprate mille di guide in questi anni ma non avevo idea di come sarebbe stata la mia, sicuramente ne troppo fighetta, ne troppo rustica... la volevo vera, essenziale, e che piacesse prima di tutto a me. E ci sono riuscita, la guardo e penso che meglio non sarebbe potuta uscire (anche con la carta patinata, che non era in programma ed è stato uno shock a cui mi sono dovuta abituare il giorno della stampa).



Proprio qualche weekend fa, appena finito di scriverla ma non di sistemarla graficamente etc, si svolgeva a Faenza la Cena Itinerante, uno degli eventi a cui sognavo di partecipare da anni. Sì perchè Silvia, che è di Brisighella ed è una delle persone più deliziose sul pianeta, mi ci aveva invitato ormai da tre anni, ma una bega e un'altra non ero mai riuscita ad andarci all'ultimo.
Si tratta di appunto una serata (quest'anno tre), in cui si può cenare scegliendo da oltre 50 postazioni, ogni anno con un tema diverso. La formula è semplice: in ogni tappa si può gustare un piatto della tradizione o una nuova ricetta da scoprire, selezionando vino, birra e cocktail e nel mentre ammirando un'installazione artistica, una performance... un'esperienza insomma che si vive con tutti e 5 i sensi.
A 'sto giro non avevo scuse, guida o non guida, funerali o piedi rotti, dovevo portare il mio culo la. L'invito era con i controfiocchi: "non preoccuparti, stai qui dormi qui a casa della mia amica Cristina e poi il giorno dopo riparti." Partiti già con il sorriso nel pomeriggio di Venerdì, non sapevamo di certo che da lì a poco ci saremmo trovati davanti a un paradiso da cui, qualche giorno dopo e non "domani", saremmo dovuti a malincuore ripartire.


Ospedaletto57 è immerso nel verde, e per arrivarci dovete attraversare la campagna vicino a Faenza, un susseguirsi di natura e calanchi che in primavera è una poesia. Se è vero che non è importante la meta ma il viaggio, una volta passato il ponticello che porta su a Ospedaletto, vi sentirete comunque i fortunati vincitori dei biglietti di Willy Wonka.
Pur trovandosi in una posizione di quiete assoluta, è strategica: a dieci minuti di macchina da Faenza, a dieci da quel gioiellino che è Brisighella, nel cuore della Romagna ma vicino anche a Firenze... un punto privilegiato insomma per esplorare un po' tutti i luoghi più belli del centro Italia anche se, come dice Cristina "gli stranieri e le persone arrivano qui con grandi progetti poi stanno qui tutto il tempo".
L'atmosfera una volta varcato il cancello è un invito all'ozio totale, alla lettura al massimo di un giornale a bordo piscina. La tenuta, cominciata anni fa dai genitori di Cristina comprende una casa incredibile ricca di storia, di oggetti di design, di ricordi di viaggio e un'ex attrezzaia, che oggi è stata trasformata in un open space abitabile incredibile, pieno di luce ed enorme, e con una portafinestra gigante aperta sul verde. Tutta la casa è circondata da varietà di rose di ogni tipologia, forse di rose è recintato il paradiso mi son detta.



La Guest House dove soggiornerete è frutto di una recente ristrutturazione che come dicevo sopra, che ha trasformato quella che era un'ex attrezzaia quindi uno spazio agricolo in un unico spazio aperto di 100 mq, concepito come loft di campagna ma anche come ritiro di lavoro (ok sono matta, ma la lunga scrivania che vedete sulla sinistra ci ha fatto pensare a quanto sarebbe incredibile avere un'ufficio così e fare casa e bottega). La piscina fuori poi, è tutta per voi... questo è l'unico spazio affittato e non dovrete davvero dividere tutta questa magia con nessuno se non le persone che avete scelto. Se volete prenotare un soggiorno qui, anche se vi odio perchè mi fotterete tutti i weekend liberi, questi sono i link di Airbnb e Homeaway.


Una breve divagazione sui dintorni, e sul perchè ami tantissimo queste zone che anno dopo anno grazie appunto sempre a nuove amicizie (vedi anche il post qui e qui) conosco sempre meglio. Brisighella è un po' come la mia Santarcangelo: piccolina, raccolta, autentica e vera. Visitare Brisighella significa scoprire un borgo immerso in uno scenario naturale ancora intatto: una fortezza, una chiesa e una torre la custodiscono dall'alto. Se non ci siete mai stati, vi consiglio un giretto per la città su fino alla Via degli Asini, la via romantica e sopraelevata he si snoda fra le abitazioni, una via unica al mondo, un tempo baluardo difensivo e diventata poi quartiere in cui far passare le bestie.
All'inizio della città invece, una sosta al Bar Da Carletto è d'obbligo: il loro gelato alla crema che mi ha fatto scoprire Silvia è buonissimo e osservare l'andirivieni dei signori del paese al bar è uno spettacolo d'altri tempi.


Come tutti i paesini poi, è meraviglioso frequentare Brisighella durante le sagre di paese: ce ne sono tante e una più curiosa dell'altra, da quella sulle delizioe del Porcello al tartufo, dalla Sagra della Pera volpina a quella in Novembre dell'ulivo e dell'olio, vero oro di Brisighella. Il Brisighello infatti, per chi non lo sapesse è stato riconosciuto olio di origine protetta. Per chi mi chiede sempre dove vado a prenderlo io, il mio preferito è quello del Frantoio Ossani, vicinissimo al centro e aperto 365 giorni all'anno. L'ultimo consiglio che vi do in questo post (ne avrei tremila ma devo dosare questo entusiasmo da ritorno al blog) è la Trattoria Sant'Eufemia, a Sant'Eufemia, una vecchia stazione a pochi km da Brisighella. Credo di aver fatto lì il pranzo più felice di quest'anno, sia in termini di cibo che di esperienza. Mi sono ricordata dei pranzi di quando ero piccola la Domenica e il Sabato con i miei genitori, quando i ristoranti erano ristoranti trattorie e al centro del pranzo c'era il cibo, la voglia di stare insieme, senza troppi fronzoli.


Abbiamo cominciato con i porcini fritti, per poi proseguire con un tris di primi uno più buono dell'altro, e uno spiedone di carne. Poche volte ho visto Andrea felice come durante questo pranzo e in questi giorni a casa di Cristina. Come cantava Max Pezzali "basta un giorno così a cancellare centoventi giorni stronzi"... per me, vero fino al casello di Rimini Nord.
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