lunedì 13 agosto 2018

L'Enoteca Pisacane a Cervia: vini, tapas e atmosfera andalusa



I terribili esami di spagnolo all'università (terribili in quanto impestati di grammatica) mi hanno insegnato nei primi due anni che sarei andata in Spagna solamente per le Tapas. 
L’unico motivo che mi faceva studiare era un giorno un viaggio verso la terra promessa di questi finger food epici che nei libri venivano descritti come il paradiso degli appassionati per gli appassionati di cibo, seguiti dal flamenco paradiso per gli appassionati di ballo. 
In Spagna ci sono stata 3 volte, di cui la prima a Madrid che non è proprio l’Andalusia, e ricordo di esser rimasta delusissima da queste Tapas che erano citate ovunque ma altro non erano che patatine + grissini, un tocco di qualche baguette con sopra del jamòn, nel migliore dei casi due alici marinate su un pezzo di pane. Ah, e la immancabile frittatona di uova e patate che all’università per noi era l'immancabile svuotafrigo, quello che proprio ti concedevi quando non c’era più niente e anche le finanze erano poche.



Sicuramente ho investigato poco ai tempi, viaggiavo sempre con persone a cui fregava relativamente poco delle Tapas spagnole, erano altri momenti e altre finanze. Ieri sera però, ho finalmente fatto pace con sta cosa delle Tapas, esattamente a Cervia, esattamente all’Enoteca Pisacane. 
Era una vita che volevo provarla, qualche mese che stalkeravo online il suo Chef Salvatore Campo e le sue creazioni. Una carta di oltre 200 etichette di vino, e un’idea, nata durante un viaggio in Andalusia, in cui Simone (il titolare) ha deciso di trasportare a Cervia suoni, colori e profumi di questa terra magica dalla V che si legge B e dalla Z che fa sembrare tutti un po’ Jovanotti. 



Una mano unica, una creatività incredibile, e un aperitivo che è quello che si vorrebbe fare tutte le sere quando si dice “ci vediamo per un aperitivo”. Noi abbiamo provato il crudo di mazzancolle con le sfere di balsamico, zeste di lime candito e cetriolo. A seguire il polpo più buono che abbia mai mangiato, e una mozzarella di bufala che dovrebbe essere la cosa più normale del mondo ma lì è ancora più speciale. A concludere una tartare di fassona e…vuoi non sentire i dolci dello Chef famoso per i dolci? La nostra preferita sopra tutte la crostatina al cioccolato bianco e frutta fresca, ma anche la bavarese al cioccolato con il cruble un po' salato e la spuma di catalana con frutti rossi cannella e caramello croccante era davvero da standing ovation. L'estate non dura tanto, ma fate ancora in tempo per una fuga veloce da queste parti... magari ci incontriamo pure, e chi li molla più ora? 



Enoteca Pisacane
Piazzetta Pisacane, Cervia

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giovedì 9 agosto 2018

Mangiare il gelato in Riviera: da Rimini a Cesena


Quest'estate diversamente dalle altre ho latitato un bel po' sul blog... dopo l'uscita della guida ho avuto uno svuotamento cerebrale di quelli in cui non riesci nemmeno più a scrivere in fila come ti chiami e ho avuto bisogno di staccare un bel po'. Certo, su Instagram ho continuato a postare come non ci fosse un domani ma si sa, su Instagram basta anche un'immagine e si è detto fin troppo.
Una categoria che ho escluso dalla Guida all'ultimo perchè ho pensato fosse troppo estiva e che invece è parte fondamentale della mia vita anche in inverno è il gelato: ecco quindi la classifica le migliori gelaterie in zona, anzi no, sarebbe più corretto dire le mie preferite. In realtà, avrei voluto stilare per quanto ne sono patita solo "i migliori gelati al pistacchio", ma era un po' troppo riduttivo.  Sarò breve e concisa, diversamente da tante altre volte, dopotutto è pur sempre estate e fa caldo, chi ha voglia di leggere papiri? 



Rimini
Bar Gelateria Montebianco 
Via dei Martiri 70, Rivazzurra

A Rivazzurra diciamocelo, ci vado solo per le granite del Montebianco. Se cercate una granita siciliana con i fiocchi, questo è il posto giusto. La mia preferita in assoluto è quella alla mandorla, mentre Andrea mixa sempre mandorle e pesca, o mandorle e more di gelso. I gusti sono tantissimi, anche quella al cocco e all'anguria sono top. Amo questo posto anche perchè è un po' sospeso ne tempo, tantissima gente ancora si ferma a mangiare ai tavolini di fuori, che costeggiano anche un hotel e sulla terrazza di sopra, che scoprirete solo se siete degli abitudinari. Di fianco alla ferrovia, con almeno 40 posti seduti e altrettanti tavolini, di sera arriva un'arietta che fa sentire subito in vacanza.



Gelateria L'Infinito 
Viale Siracusa 59, Rimini

La Gelateria Infinito l'ho scoperta anni fa durante un momento di ricerca incredibile: era ed è tuttora la prima gelateria di Rimini su Tripadvisor, portale che non amo per niente ma che ogni tanto mi tocca ascoltare. Incuriosita ci sono andata, e sono rimasta incredula perchè per una volta Tripadvisor aveva ragione. Si trova poco fuori dal caos riminese, ed è riuscita a crearsi negli anni una clientela fidelizzatissima sia di riminesi che di turisti che ogni anno non aspettano altro che tornare in vacanza per andare lì a mangiare il loro gelato preferito. Anna è la titolare, simpaticissima e super sprint: ogni cosa nella gelateria dalle torte alle decorazioni ha il suo tocco magico e coloratissimo, con una predilezione per i pois. I gusti sono tantissimi e sono tutti super cremosi, una nuvola che si scioglie in bocca ma super digeribile e perfetto in tutte le sue componenti. Il gelato all pistacchio è buonissimo, così come quello al fior di bufala e il gelato alle more e tutti i gusti di frutta (che amo solo quando sono fatti con vera frutta), e qui si sente e si vede.Tutti i gusti sono a pozzetto qui, che significa che non li vedete fisicamente al momento della scelta: questo è sempre garanzia di un gelato eccellente, perchè il pozzetto è la miglior conservazione possibile per un gelato, e un gelatiere che sceglie il pozzetto a scapito della vetrina, è un gelatiere che vuole molto bene al suo gelato. 

Gelateria La Dolce Vita
Via Casale 366, Villa Verucchio


Sulla Dolce Vita dovrei scrivere un post unico per tutte le volte che ci sono stata. E alla faccia di chi pensa che per il cibo non si facciano km al giorno d'oggi, vi rassicuro dicendovi che io per il loro gelato parto da Santarcangelo e a volte da Rimini per arrivare fino alla fine della Marecchiese. Il pistacchio qui è incredibile, con aggiunta di sale di Cervia per dargli quel giusto contrasto dolce/salato. Anche i gusti più classici sono tutti buonissimi, soprattutto il mandorlato (preferito di mia mamma) con la crema all'uovo e le mandorle aggiunte sia dentro al gelato sia sul momento. Ma il pistacchio e la nocciola, vincono su qualsiasi altro. 

Santarcangelo di Romagna

Santarcangelo come sapete è la mia città d'origine... ora, dovete sapere che a Santarcangelo ci sono a momenti più gelaterie che abitanti, e sono tutte buonissime. Per anni sono stata una fan dei gusti super cioccolatosi e pannosi, mischiati con mille ingredienti. Ora invece sono una grande amante di quelli classici, super tradizionali, o di quelli "solo per un weekend" con accostamenti particolari e più arditi.

 
Gelateria Fresh Mavi 
Via Cavour 44, Santarcangelo di Romagna

Fresh Mavi è una delle mie due gelaterie preferite a Santarcangelo. Marco, il titolare, è siciliano, e questo già basta a far gioire le endorfine mentre si pensa al gelato. Tutti gli ingredienti infatti provengono dalla sua Sicilia, almeno quelli dei miei gusti preferiti. Mi sono innamorata di questo gelato da una torta sentita ad un compleanno qualche anno fa - credo tutt'ora una delle più buone mai mangiate - e il secondo colpo di fulmine l'ho avuto quando ho assaggiato la sua crema, con un po' di vaniglia ma anche con un pizzico di limone, proprio come una volta. Mi piacciono le proposte di Marco perché oltre ai classici ci sono sempre gusti che cambiano continuamente, per le persone come me curiose di assaggiare ogni tanto qualcosa di nuovo. L'ultima trovata di quest'anno è stato creare gusti diversi ispirati alle diverse regioni d'Italia, una sorta di tour del Bel Paese su cono. Non da ultimo, dovete provare le granite, quella al pistacchio è migliore di tante mangiate anche in Sicilia.




Gelateria LattePiù 
Viale Marini 12/14, Santarcangelo

Quando ha aperto a Santarcangelo circa un anno e mezzo fa, ho pensato "alè un'altra gelateria": come vi dicevo sopra, il business delle gelaterie a Santarcangelo va fortissimo. Da addetta ai lavori, ho amato subito il logo, super vintage e super impressive con la mucca grande disegnata su sfondo azzurro, sicuramente un logo che non passa inosservato. Ho tardato un po' ad andare ad assaggiare il gelato perché il gelato è una di quelle poche certezze come la pizza in cui, se hai già il tuo indirizzo preferito fai fatica a sperimentare. Sono però rimasta sopresa dalla bontà di questo gelato, dal metodo con cui viene preparato e dalla cremosità, che rimane perfetta e invariata anche se il gelato lo porti a casa e lo tieni nel freezer per qualche giorno (dato da non sottovalutare, generalmente dopo due giorni tante componenti del gelato "muoiono" e non è più come quando si è comprato). Anche i santarcangiolesi hanno apprezzato tantissimo questa nuova apertura, che è situata in una posizione di passaggio e quindi super frequentata. I miei preferiti sempre il pistacchio, il gusto alla cassata siciliana (non c'è sempre), il fiordilatte con latte di bufala e le varianti più strane dei gusti normali. Tutti i gusti sono a pozzetto qui, quindi non li vedete e dovete lasciarvi ispirare dalla lavagna. 

Savignano sul Rubicone 
Gelateria del Borgo di San Rocco, Via Matteotti 87

Parlando di sperimentazioni e di gusti particolari, con la Gelateria Borgo di San Rocco il colpo di fulmine è stato online, un anno fa o poco più. La loro comunicazione impeccabile super minimal e così chic per una gelateria, che mi ha spinto con la macchina fino a Savignano per andarli a conoscere. Quello che mi si è spalancato davanti agli occhi però è stato di molto superiore a quello che avevo immaginato. Abbinamenti incredibili, gusti ricercati, stagionalità in gelateria (siamo tanto abituati a sentirne parlare al ristorante, ma ne avete mai sentito parlare in gelateria?) e una ricerca fuori dal normale. Non solo, un'alta gamma di gelati anche per chi è intollerante, allergico al lattosio, e chi più ne ha più ne metta. Un esempio di quello di cui sto parlando? Avete mai sentito il gelato Tzatziki, con yogurt greco, olio evo, cetrioli, poco zucchero e erbe aromatiche? E il sorbetto di fichi e latte di mandorla? E se vi chiedessero che sapore ha la primavera? Avete mai provato FiordiGlicine, il gelato al latte ottenuto dall'infusione dei fiori del glicine e arricchito dai fiori di glicine cristallizzati? Andate a provarla se non la conoscete, mi ringrazierete per tutta la vita.


Bellaria
Cremeria Mussoni, Via Alfredo Panzini 10

Il nome è chiaro, non siamo davanti a una gelateria ma a una cremeria, probabilmente la migliore di tutta la Romagna balneare. A Bellaria la conoscono tutti, ma a Rimini già no, ed è il motivo per cui sono qui a consigliarvela. La Gelateria Cremeria Mussoni lo svela già dal payoff il suo intento: il gelato come una volta. Qui il gelato è artigianale e davvero di qualità, provate il gusto al Cremino Fiat o la Vecchia Crema Romagnola per rendervene conto. Ho amato subito la modalità di preparazione di certi gusti come la Stracciatella, per la quale il cioccolato fondente viene direttamente versato nel pozzetto e spatolata sul momento, e come per questa tanti altri... è difficile non sentirsi subito parte del gioco.

Cesena
Gelaterie Leoni, Via Savio e Via Fratelli Bandiera 



Partiamo con una doverosa premessa: questa è l’unica Gelateria in Emilia Romagna che è riuscita a posizionarsi fra le prime 5 nella classifica di quest’anno del Gastronauta, che per chi non lo sapesse è un concorso mica da ridere. Chi mi segue su Instagram sa che il gelato è diventata una mia ossessione da qualche anno, e che negli itinerari gastronomici quando vado in viaggio c’è sempre una gelateria. Quando ho conosciuto Leo delle Gelatterie Leoni sono rimasta sbalordita davanti alla quantità di gusti particolari che la sua mente era in grado di produrre: come una bacchetta magica, bastava immaginare un gusto perché lui riuscisse a materializzarlo, e anzi, darei il 90% della colpa a lui se il gelato negli ultimi anni è diventato così di mio interesse e se ho preso altri 10kg per questo. Le Gelaterie (due, una in centro e una su via Savio) sono le uniche in Romagna ad aderire al progetto “Campagna Amica nel Gelato” di Coldiretti, un progetto che garantisce e certifica che frutta, vino, miele e farine, utilizzati nei laboratori, siano realmente a kilometro zero e coltivati secondo i principi di etica e rispetto racchiusi nella filiera agricola italiana. Non solo, proprio come nelle latterie di una volta (che erano vere e proprie botteghe), Leoni produce yogurt fresco, formaggi, stracciatella e ricotta. I miei gusti preferiti sono tantissimi, dal pesto di pistacchio con il sale di Cervia, che è il mio pistacchio preferito nel mondo, alla crema all’uovo con un po’ di vaniglia, prodotta nella vecchia Carpigiani a bastone, alla stracciatella che era un gusto che snobbavo prima di sentirlo qui, con il cioccolato colato caldo sul fiordilatte e miele d’acacia. Il primo gelato però non si scorda mai, come il primo amore, e Leoni mi ha conquistata con un gelato alla mandorla grezza di Sicilia, cous-cous e carote caramellate. 


Ok, e un po' di gusti normali? Avete ragione, che tutta questa sperimentazione può non essere per tutti. Mia mamma per dire, è un'amante dei gusti classici, e guai a toccarle il suo gelato preferito: quello del Pellicano. Per lei i gusti sacri sono il mandorlato (crema all'uovo e mandorle pralinate) e la panna cotta. La loro pannacotta per dire, è amatissima dai riminesi e non solo.

La Gelateria Baci e Abbracci è nella mia wishlist da un po'. Come le altre è un tesoro un po' fuorimano, a Longiano, ma è la preferita di Valentina dell'Osteria dei Frati, e quindi è una garanzia. Mi parlano di gusti eccellenti sia sul tradizionale sia su quelli un po' più strani, quello che mi ha incuriosito di più fin'ora è stato quello all'Ebano. Giuro che prima dell'estate ci vado, nel frattempo se ci andate voi, fatemi sapere.

A Rimini, la Gelateria il Castello è una anzi forse la preferita dai riminesi. Si trova in centro, il gelato è cremosissimo e pannoso, e viene preparato in continuo per tutta la giornata. Mi fa sorridere sempre perchè ci sono clienti talmente fidelizzati da conoscere gli orari di produzione del gelato, e che ogni giorno si presentano alla stessa ora non appena sanno che il gelato è pronto, appena mantecato. Un esempio? Quasi sempre la Gianduia esce alle 17, appuntamento al Castello per mangiarla appena fatta.

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giovedì 14 giugno 2018

Apre The Box, Riccione is always a good idea


Lo tenevo d'occhio da un bel po' il The Box di Riccione e ho capito molto prima di andarci ieri sera per la prima volta che era un hotel che non sarebbe passato inosservato... l'ho seguito passo passo sia sui profili ufficiali sia su quelli secondari dei proprietari, tanto da essermelo disegnato nella testa e immaginato un sacco di tempo. L'ho inserito nella mia guida Mangiare in Riviera ancora prima di averlo visto, a occhi e a scatola chiusa. Ok, di solito non lo faccio mai ma questa volta sentivo di andare a colpo sicuro.


The Box non è un semplice hotel, ma come suggerisce il nome è una scatola al cui interno potrete trovare 34 camere e 6 suite, un Cocktail&coffee bar aperto al pubblico, un'area coworking con il tavolone da ping pong e uno spazio eventi al quinto piano che è anche un appartamentino, con una vetrata incredibile dalla quale entra un sacco di luce e una terrazza sul mare. La sensazione è proprio quella di non essere in un hotel, ma in uno spazio diffuso a disposizione prima di tutto dei residenti, dei riccionesi. Ci ho pensato subito che qualcuno dei prossimi corsi mi piacerebbe proprio tenerlo lì, all'ultimo piano (Questa è una richiesta sfacciata e assolutamente non velata).






The Box nasce da una profonda ristrutturazione, dall'esigenza di dare un volto nuovo e non solo una rinfrescata come spesso si tende a fare agli hotel della riviera. I dettagli fanno la differenza, il creare esperienze uniche per i viaggiatori è fondamentale ai tempi dei social network, ed è per questo che nella progettazione e realizzazione del The Box non sono stati coinvolti attori qualunque, ma è stato creato un vero e proprio Dream Team di partner uniti per creare la meraviglia.
Ogni piano offre una suggestione diversa, dai corridoi alle camere rese uniche dalle meravigliose carte da parati di Wall&Decò. Dal primo hotel che c'era prima di The Box sono state ricreate le atmosfere e le suggestioni anni Cinquanta, e dell'ultimo hotel prima che venisse ristrutturato sono stati conservati i bagni tondi, nei quali oggi sono stati incastonati idromassaggi.



Marianna e Alfredo, coppia nella vita e giovanissimi proprietari di The Box, nella vita hanno viaggiato tanto in giro per il mondo, bevuto caffè americani nei locali più belli di New York, ordinato Avocado Toast e sorseggiato cocktail, insomma, si sono divertiti nella creazione della loro piccola scatola, e hanno sognato proprio così la cucina del loro hotel: aperta sempre, dalle 7 alle 23, e fruibile da tutti. E' proprio così che immagino il futuro del The Box: un posto da frequentare per un caffè al pomeriggio, per qualche ora al pc mentre si mangia qualcosa di buono, o per un aperitivo con gli amici prima di andare a cena, il bartender e mixologist Andrea Terenzi, conosciutissimo qui in riviera, vi preparerà un cocktail che non dimenticherete facilmente.
Non è il primo a ricominciare da zero (ricordiamo UpHotel che è stato il primo due anni fa), ma voglio un gran bene a questi posti e gli auguro tutto il successo che merita: per aver avuto il coraggio di rinnovarsi e cambiare, perchè danno un nuovo volto alla Riviera, e per averlo fatto prima di tutto per i residenti e perchè come dicono e c'è scritto in ogni angolo: Riccione is always a good idea!

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giovedì 7 giugno 2018

Ospedaletto57, il paradiso esiste ed è a pochi km da Faenza


L'ultimo post risale davvero a tanto tempo fa... e dire che nel mentre ne ho fatte di cose e ne avrei di post in cantiere. Non c'è niente che mi piaccia di più delle mattinate in cui mi sveglio prestissimo e posso dedicarmi al blog con la tranquillità che non esiste mai vorrei. Non c'è niente di peggio di quando invece non ho tempo per respirare, come gli ultimi due mesi, e mi passano davanti cose bellissime e posti stupendi che vorrei raccontarvi.
Come forse già saprete, alla fine di questa settimana esce la mia guida a sfondo ovviamente gastronomico su Rimini: potrei dire che me la facevo molto più semplice, che pensavo di metterci molto meno tempo, che pensavo di essere molto meno pignola, fatto sta che gli ultimi due mesi sono stati soprattutto nottate al pc a rileggere gli stessi paragrafi, appunti sparsi qua e la e liste varie da depennare con le cose che mancavano da fare, quelle che all'ultimo volevamo cambiare. Sono 160 pagine per un numero x di suggestioni, ristoranti. Ne ho viste  e comprate mille di guide in questi anni ma non avevo idea di come sarebbe stata la mia, sicuramente ne troppo fighetta, ne troppo rustica... la volevo vera, essenziale, e che piacesse prima di tutto a me. E ci sono riuscita, la guardo e penso che meglio non sarebbe potuta uscire (anche con la carta patinata, che non era in programma ed è stato uno shock a cui mi sono dovuta abituare il giorno della stampa).



Proprio qualche weekend fa, appena finito di scriverla ma non di sistemarla graficamente etc, si svolgeva a Faenza la Cena Itinerante, uno degli eventi a cui sognavo di partecipare da anni. Sì perchè Silvia, che è di Brisighella ed è una delle persone più deliziose sul pianeta, mi ci aveva invitato ormai da tre anni, ma una bega e un'altra non ero mai riuscita ad andarci all'ultimo.
Si tratta di appunto una serata (quest'anno tre), in cui si può cenare scegliendo da oltre 50 postazioni, ogni anno con un tema diverso. La formula è semplice: in ogni tappa si può gustare un piatto della tradizione o una nuova ricetta da scoprire, selezionando vino, birra e cocktail e nel mentre ammirando un'installazione artistica, una performance... un'esperienza insomma che si vive con tutti e 5 i sensi.
A 'sto giro non avevo scuse, guida o non guida, funerali o piedi rotti, dovevo portare il mio culo la. L'invito era con i controfiocchi: "non preoccuparti, stai qui dormi qui a casa della mia amica Cristina e poi il giorno dopo riparti." Partiti già con il sorriso nel pomeriggio di Venerdì, non sapevamo di certo che da lì a poco ci saremmo trovati davanti a un paradiso da cui, qualche giorno dopo e non "domani", saremmo dovuti a malincuore ripartire.


Ospedaletto57 è immerso nel verde, e per arrivarci dovete attraversare la campagna vicino a Faenza, un susseguirsi di natura e calanchi che in primavera è una poesia. Se è vero che non è importante la meta ma il viaggio, una volta passato il ponticello che porta su a Ospedaletto, vi sentirete comunque i fortunati vincitori dei biglietti di Willy Wonka.
Pur trovandosi in una posizione di quiete assoluta, è strategica: a dieci minuti di macchina da Faenza, a dieci da quel gioiellino che è Brisighella, nel cuore della Romagna ma vicino anche a Firenze... un punto privilegiato insomma per esplorare un po' tutti i luoghi più belli del centro Italia anche se, come dice Cristina "gli stranieri e le persone arrivano qui con grandi progetti poi stanno qui tutto il tempo".
L'atmosfera una volta varcato il cancello è un invito all'ozio totale, alla lettura al massimo di un giornale a bordo piscina. La tenuta, cominciata anni fa dai genitori di Cristina comprende una casa incredibile ricca di storia, di oggetti di design, di ricordi di viaggio e un'ex attrezzaia, che oggi è stata trasformata in un open space abitabile incredibile, pieno di luce ed enorme, e con una portafinestra gigante aperta sul verde. Tutta la casa è circondata da varietà di rose di ogni tipologia, forse di rose è recintato il paradiso mi son detta.



La Guest House dove soggiornerete è frutto di una recente ristrutturazione che come dicevo sopra, che ha trasformato quella che era un'ex attrezzaia quindi uno spazio agricolo in un unico spazio aperto di 100 mq, concepito come loft di campagna ma anche come ritiro di lavoro (ok sono matta, ma la lunga scrivania che vedete sulla sinistra ci ha fatto pensare a quanto sarebbe incredibile avere un'ufficio così e fare casa e bottega). La piscina fuori poi, è tutta per voi... questo è l'unico spazio affittato e non dovrete davvero dividere tutta questa magia con nessuno se non le persone che avete scelto. Se volete prenotare un soggiorno qui, anche se vi odio perchè mi fotterete tutti i weekend liberi, questi sono i link di Airbnb e Homeaway.


Una breve divagazione sui dintorni, e sul perchè ami tantissimo queste zone che anno dopo anno grazie appunto sempre a nuove amicizie (vedi anche il post qui e qui) conosco sempre meglio. Brisighella è un po' come la mia Santarcangelo: piccolina, raccolta, autentica e vera. Visitare Brisighella significa scoprire un borgo immerso in uno scenario naturale ancora intatto: una fortezza, una chiesa e una torre la custodiscono dall'alto. Se non ci siete mai stati, vi consiglio un giretto per la città su fino alla Via degli Asini, la via romantica e sopraelevata he si snoda fra le abitazioni, una via unica al mondo, un tempo baluardo difensivo e diventata poi quartiere in cui far passare le bestie.
All'inizio della città invece, una sosta al Bar Da Carletto è d'obbligo: il loro gelato alla crema che mi ha fatto scoprire Silvia è buonissimo e osservare l'andirivieni dei signori del paese al bar è uno spettacolo d'altri tempi.


Come tutti i paesini poi, è meraviglioso frequentare Brisighella durante le sagre di paese: ce ne sono tante e una più curiosa dell'altra, da quella sulle delizioe del Porcello al tartufo, dalla Sagra della Pera volpina a quella in Novembre dell'ulivo e dell'olio, vero oro di Brisighella. Il Brisighello infatti, per chi non lo sapesse è stato riconosciuto olio di origine protetta. Per chi mi chiede sempre dove vado a prenderlo io, il mio preferito è quello del Frantoio Ossani, vicinissimo al centro e aperto 365 giorni all'anno. L'ultimo consiglio che vi do in questo post (ne avrei tremila ma devo dosare questo entusiasmo da ritorno al blog) è la Trattoria Sant'Eufemia, a Sant'Eufemia, una vecchia stazione a pochi km da Brisighella. Credo di aver fatto lì il pranzo più felice di quest'anno, sia in termini di cibo che di esperienza. Mi sono ricordata dei pranzi di quando ero piccola la Domenica e il Sabato con i miei genitori, quando i ristoranti erano ristoranti trattorie e al centro del pranzo c'era il cibo, la voglia di stare insieme, senza troppi fronzoli.


Abbiamo cominciato con i porcini fritti, per poi proseguire con un tris di primi uno più buono dell'altro, e uno spiedone di carne. Poche volte ho visto Andrea felice come durante questo pranzo e in questi giorni a casa di Cristina. Come cantava Max Pezzali "basta un giorno così a cancellare centoventi giorni stronzi"... per me, vero fino al casello di Rimini Nord.
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venerdì 30 marzo 2018

Mozzarella - sì lo so, la pizza che farà innamorare Rimini


Mozzarella - sì lo so... appare un po' come biricchino e sbruffoncello questo payoff adagiato su una bolla arancione con il nodino sulla destra. Non è passato tanto tempo da quando ho fatto visita a uno dei più famosi Caseifici qui in Romagna e ho scoperto che il nome mozzarella deriva dal "gesto" con cui viene realizzata dal mastro casaro, che nel vero senso della parola "mozza" e spezza la pasta filata con le mani. Con la stessa abilità poi, come quando si fanno i pacchetti regali e si fa il fiocco, nella mozzarella si fa un nodino. E' uno strano e meraviglioso periodo questo preciso momento storico per Rimini, e l'ho notato quest'inverno ma ancora di più con l'arrivo della primavera abitando sul lungomare al settimo piano. Tantissimi hotel sono alle prese con i lavori di ristrutturazione, ci sono un'infinità di impalchi e gru che vanno a riempire e a stagliarsi nello skyline marittimo alla mattina presto. Certo, la città è già avanti da qualche anno con la ristrutturazione dei vari teatri, il Castel Sismondo, il ponte sull'acqua, il ponte sul parco, il Fulgor, e chi più ne ha più ne metta, ma che il fenomeno cominci a colpire anche il mare è un grande grande segno di rinnovamento, anzi di rinascita vera e propria. Soprattutto in Piazzale Kennedy, dove l'anno prossimo sarà pronta la piazza sul mare, tante cose si stanno muovendo, in vista di un programma di riqualifica incredibile che andrà a rendere quel fazzoletto di città ancora più bello e frequentabile anche d'inverno, vivo 12 mesi all'anno.


Dove l'anno scorso c'era la Lella al Mare, quest'anno è apparsa un'insegna al neon rossa, che vista in controluce fra i rami degli alberi fa sentire un po' in America, anche se la tradizione di Mozzarella è italianissima e ricorda tanto il Sud Italia, il profumo della pommarola fresca e il basilico, che è il primo elemento che ci accoglie all'ingresso.




Al timone c'è un mago dell'arte bianca, Gianmaria Giorgetti, che già ci ha fatto capire di che pasta è fatto, sviluppando negli anni consulenze per tutti quei posti in cui diciamo oggi che la pizza è buonissima (Newport all'inizio, Fermata Est quest'inverno) etc.
La pizza di Mozzarella è coloratissima, con ingredienti di prima qualità, e con un impasto che è un ibrido fra piatto e teglia, da consumare in P.le Kennedy o da portare a casa... i formati sono il classico rettangolino ma anche la teglia intera, perfetta per una serata a casa fra amici ora che arriva la bella stagione o al mare sotto l'ombrellone fra un mesetto. Io ho già deciso le mie preferite al momento, quella bianca con la mozzarella e i funghi porcini e quella rossa, croccantissima con sopra la mozzarella in pezzettoni, il pomodorino giallo sole e tanti ciuffetti di basilico.


Andrea invece, fanatico della pizza con il crudo, ha sposato quella bianca con la burrata, il crudo, e la buccia di melanzana fritta... una vera libidine.

(notare, l'alveolatura perfetta della pizza)

Per riprendere l'inizio, non l'ho ancora capito che cosa significhi quel -sì lo so, ma una risposta me la sono data... sì lo so, che diventerai la preferita di tutti.
Buona vita Mozzarella!
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lunedì 12 marzo 2018

Corso di vera cucina casereccia giapponese e un giretto ad Ascoli Piceno


Quando penso a una città in cui vorrei vivere se non abitassi qui rispondo sempre Bologna. Ci ho vissuto i miei anni più belli, ci ho passato i tempi più spensierati, è stata la città che mi ha formata a livello di studi e mi ha fatto capire cosa avrei voluto dalla mia vita. Soprattutto, è stata la città che mi ha dato le amicizie più importanti, quella in cui ogni caffè e ogni posticino era una scoperta e tutto una sorpresa mai scontata... anche oggi, a distanza di ormai dieci anni, la guardo con gli occhi di una turista che scende dal treno per la prima volta, e nutro per lei i sentimenti simili di una ragazza scaricata dall'ex fidanzato. Se tu sei a Bologna e io no in questo momento, io ti odio sono gelosa.


Bologna mi ha donato soprattutto l'amicizia di Chizu, l'arrivo di Yuma, e tante emozioni che avevo scritto malissimo qui cinque anni fa, persone che sono nel mio cuore nonostante il tempo purtroppo sia sempre tiranno e mi porti pochissimo da quelle parti. L'amicizia con Chizu mi ha fatto conoscere tante altre sue amiche giapponesi, e dovete sapere che a Bologna ci sono tantissime ragazze jap una più cazzuta dell'altra... e se Chizu è la regina del fil di ferro, Mari è una blogger e guida turistica meravigliosa, un'altra loro amica produce terracotte incantevoli, l'altra ancora è una cantante lirica da far venire la pelle d'oca. Concludo questa sbrodolata di nostalgia dicendo che ogni volta che vado a Bologna e lo sapete bene, non mi fiondo sui tortellini ma sugli ultimi asiatici aperti, perchè a casa di Chizu di cose buonissime negli anni ne ho mangiate tante, e sedermi in una tavola calda asiatica ovunque io sia è un po' come ritrovarla (oltre al fatto che Bologna e ancora di più Milano sono avantissimo sulla questione, cose a Rimini impensabili). 
E' stata Mari a parlarmi un giorno durante un caffè di una sua amica, Chie, che faceva corsi di Cucina giapponese casereccia nelle Marche. Dopo aver provato Yuzuya a Bologna e dopo i gyoza di Sentaku qualche settimana fa, la cucina di casa nipponica è una vera ossessione, e così ho ripreso i contatti con Chie poco tempo fa e mi sono organizzata per andarci Domenica. 


La mia ignoranza geografica mi faceva Ascoli molto più vicina, e quando Sabato ho constatato che si trattava di due ore e passa di macchina con sveglia domenicale alle 7 per essere lì alle 10, già sentivo i moccoli di Andrea. Il menù a base di Ramen e Gyoza nello stesso corso però l'ha convinto, e siamo partiti senza ucciderci problemi. Chie Yoshida è una violinista meravigliosa, di una grazia e di una compostezza come solo le donne giapponesi sanno essere, ed vive in Italia dal 98', felicemente sposata a un delizioso ragazzo italiano e con una bimba stupenda. Il nome della sua pagina Facebook, NON SOLO SUSHI- Corso di vera cucina casereccia giapponese mi fa impazzire. 




Ti accoglie nella sua casetta avvisandoti la sera prima che come da tradizione non si entra con le scarpe, e che quindi portarsi le ciabatte da casa è buona cosa. Casa sua accoglie ogni Domenica 6 persone a pranzo dopo il corso, e nei giorni infrasettimanale tanti chef vanno a perfezionarsi e migliorarsi ai suoi corsi che hanno tutto il sapore di un corso casalingo, senza fronzoli, fatto di chiacchiere e the al gelsomino prima di mettersi a preparare. 


Del Ramen ho scoperto che arriva dalla Cina e si tratta di street food, non di cucina di casa, che ne esistono di 4 tipi e che io credo di amare quello con la salsa di soia. Che il procedimento è molto lungo e parte giorni prima con la rosolatura della pancetta, ma che anche in Giappone ora lo preparano spesso e molto spesso con additivi chimici, più che altro per renderlo sempre uguale e ripetibile. Prepararselo da soli però, dal brodo ai noodles, non ha prezzo ed è una sensazione veramente appagante.  Dopo il corso ci si siete tutti insieme a tavola, e si mangia insieme, un modo bellissimo per conoscere ancora meglio le persone con cui già si è condivisa la cosa forse più intima che ci sia: preparare insieme del cibo.


Dei Gyoza ho imparato che potrei mangiarne 20 senza problemi, che sono molto più facili come preparazione rispetto al Ramen e proverò sicuramente a replicarli, soprattutto per quel procedimento intermedio (confermato da chef giapponesi) di mettere tutto l'impasto in due sacchettini gelo, e calpestarlo con i piedi ripetute volte per compattarlo e allargarlo. Anche questo è molto appagante e liberatorio. Oltre al Ramen e Gyoza abbiamo preparato Harusame sarada (insalata con spaghettini di soia e verdure) e Anin Doufu (budino al latte di mandorle e bcche di goji). Un corso molto divertente e una domenica diversa dal solito.


Sto cercando di convincere Chie a venire a Rimini, avremmo già la location, per un corso con menù giapponese (cambia sempre, ne ha tantissimi diversi e la prossima domenica comincerà quelli primaverili). Chi di voi è interessato (dai 150 messaggi non letti su Instagram di ieri che chiedevano info direi molti. Mandate mail a cucinopertescemo@gmail.com e verrete esauditi! 


Se non bastasse questo per prendere la macchina, il viaggetto a Ascoli vale la pena, è una città piccola ma stupenda, lo sapevo per sentito dire ma non mi aspettavo così tanto. Un giretto veloce sotto il sole, un caffè dallo storico Caffè Meletti in Piazza del Popolo (annoverato fra i 150 caffè storici d'Italia e famosissimo per l'Anisetta Meletti) e uno sguardo a tutto quel Liberty stupendo, e la vostra Domenica è bella che fatta. 



p.s. per i non foodblogger, l'Anisetta è un liquore a base di anice verde, ed ha un sapore a metà fra il finocchio e la menta. Buonissima as it is con il ghiaccio ma ancora più buona a correggere il caffè, l'Anisetta nasce ad Ascoli Piceno e dal 1870 viene prodotta dal Caffè Meletti. 
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