giovedì 14 giugno 2018

Apre The Box, Riccione is always a good idea


Lo tenevo d'occhio da un bel po' il The Box di Riccione e ho capito molto prima di andarci ieri sera per la prima volta che era un hotel che non sarebbe passato inosservato... l'ho seguito passo passo sia sui profili ufficiali sia su quelli secondari dei proprietari, tanto da essermelo disegnato nella testa e immaginato un sacco di tempo. L'ho inserito nella mia guida Mangiare in Riviera ancora prima di averlo visto, a occhi e a scatola chiusa. Ok, di solito non lo faccio mai ma questa volta sentivo di andare a colpo sicuro.


The Box non è un semplice hotel, ma come suggerisce il nome è una scatola al cui interno potrete trovare 34 camere e 6 suite, un Cocktail&coffee bar aperto al pubblico, un'area coworking con il tavolone da ping pong e uno spazio eventi al quinto piano che è anche un appartamentino, con una vetrata incredibile dalla quale entra un sacco di luce e una terrazza sul mare. La sensazione è proprio quella di non essere in un hotel, ma in uno spazio diffuso a disposizione prima di tutto dei residenti, dei riccionesi. Ci ho pensato subito che qualcuno dei prossimi corsi mi piacerebbe proprio tenerlo lì, all'ultimo piano (Questa è una richiesta sfacciata e assolutamente non velata).






The Box nasce da una profonda ristrutturazione, dall'esigenza di dare un volto nuovo e non solo una rinfrescata come spesso si tende a fare agli hotel della riviera. I dettagli fanno la differenza, il creare esperienze uniche per i viaggiatori è fondamentale ai tempi dei social network, ed è per questo che nella progettazione e realizzazione del The Box non sono stati coinvolti attori qualunque, ma è stato creato un vero e proprio Dream Team di partner uniti per creare la meraviglia.
Ogni piano offre una suggestione diversa, dai corridoi alle camere rese uniche dalle meravigliose carte da parati di Wall&Decò. Dal primo hotel che c'era prima di The Box sono state ricreate le atmosfere e le suggestioni anni Cinquanta, e dell'ultimo hotel prima che venisse ristrutturato sono stati conservati i bagni tondi, nei quali oggi sono stati incastonati idromassaggi.



Marianna e Alfredo, coppia nella vita e giovanissimi proprietari di The Box, nella vita hanno viaggiato tanto in giro per il mondo, bevuto caffè americani nei locali più belli di New York, ordinato Avocado Toast e sorseggiato cocktail, insomma, si sono divertiti nella creazione della loro piccola scatola, e hanno sognato proprio così la cucina del loro hotel: aperta sempre, dalle 7 alle 23, e fruibile da tutti. E' proprio così che immagino il futuro del The Box: un posto da frequentare per un caffè al pomeriggio, per qualche ora al pc mentre si mangia qualcosa di buono, o per un aperitivo con gli amici prima di andare a cena, il bartender e mixologist Andrea Terenzi, conosciutissimo qui in riviera, vi preparerà un cocktail che non dimenticherete facilmente.
Non è il primo a ricominciare da zero (ricordiamo UpHotel che è stato il primo due anni fa), ma voglio un gran bene a questi posti e gli auguro tutto il successo che merita: per aver avuto il coraggio di rinnovarsi e cambiare, perchè danno un nuovo volto alla Riviera, e per averlo fatto prima di tutto per i residenti e perchè come dicono e c'è scritto in ogni angolo: Riccione is always a good idea!

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giovedì 7 giugno 2018

Ospedaletto57, il paradiso esiste ed è a pochi km da Faenza


L'ultimo post risale davvero a tanto tempo fa... e dire che nel mentre ne ho fatte di cose e ne avrei di post in cantiere. Non c'è niente che mi piaccia di più delle mattinate in cui mi sveglio prestissimo e posso dedicarmi al blog con la tranquillità che non esiste mai vorrei. Non c'è niente di peggio di quando invece non ho tempo per respirare, come gli ultimi due mesi, e mi passano davanti cose bellissime e posti stupendi che vorrei raccontarvi.
Come forse già saprete, alla fine di questa settimana esce la mia guida a sfondo ovviamente gastronomico su Rimini: potrei dire che me la facevo molto più semplice, che pensavo di metterci molto meno tempo, che pensavo di essere molto meno pignola, fatto sta che gli ultimi due mesi sono stati soprattutto nottate al pc a rileggere gli stessi paragrafi, appunti sparsi qua e la e liste varie da depennare con le cose che mancavano da fare, quelle che all'ultimo volevamo cambiare. Sono 160 pagine per un numero x di suggestioni, ristoranti. Ne ho viste  e comprate mille di guide in questi anni ma non avevo idea di come sarebbe stata la mia, sicuramente ne troppo fighetta, ne troppo rustica... la volevo vera, essenziale, e che piacesse prima di tutto a me. E ci sono riuscita, la guardo e penso che meglio non sarebbe potuta uscire (anche con la carta patinata, che non era in programma ed è stato uno shock a cui mi sono dovuta abituare il giorno della stampa).



Proprio qualche weekend fa, appena finito di scriverla ma non di sistemarla graficamente etc, si svolgeva a Faenza la Cena Itinerante, uno degli eventi a cui sognavo di partecipare da anni. Sì perchè Silvia, che è di Brisighella ed è una delle persone più deliziose sul pianeta, mi ci aveva invitato ormai da tre anni, ma una bega e un'altra non ero mai riuscita ad andarci all'ultimo.
Si tratta di appunto una serata (quest'anno tre), in cui si può cenare scegliendo da oltre 50 postazioni, ogni anno con un tema diverso. La formula è semplice: in ogni tappa si può gustare un piatto della tradizione o una nuova ricetta da scoprire, selezionando vino, birra e cocktail e nel mentre ammirando un'installazione artistica, una performance... un'esperienza insomma che si vive con tutti e 5 i sensi.
A 'sto giro non avevo scuse, guida o non guida, funerali o piedi rotti, dovevo portare il mio culo la. L'invito era con i controfiocchi: "non preoccuparti, stai qui dormi qui a casa della mia amica Cristina e poi il giorno dopo riparti." Partiti già con il sorriso nel pomeriggio di Venerdì, non sapevamo di certo che da lì a poco ci saremmo trovati davanti a un paradiso da cui, qualche giorno dopo e non "domani", saremmo dovuti a malincuore ripartire.


Ospedaletto57 è immerso nel verde, e per arrivarci dovete attraversare la campagna vicino a Faenza, un susseguirsi di natura e calanchi che in primavera è una poesia. Se è vero che non è importante la meta ma il viaggio, una volta passato il ponticello che porta su a Ospedaletto, vi sentirete comunque i fortunati vincitori dei biglietti di Willy Wonka.
Pur trovandosi in una posizione di quiete assoluta, è strategica: a dieci minuti di macchina da Faenza, a dieci da quel gioiellino che è Brisighella, nel cuore della Romagna ma vicino anche a Firenze... un punto privilegiato insomma per esplorare un po' tutti i luoghi più belli del centro Italia anche se, come dice Cristina "gli stranieri e le persone arrivano qui con grandi progetti poi stanno qui tutto il tempo".
L'atmosfera una volta varcato il cancello è un invito all'ozio totale, alla lettura al massimo di un giornale a bordo piscina. La tenuta, cominciata anni fa dai genitori di Cristina comprende una casa incredibile ricca di storia, di oggetti di design, di ricordi di viaggio e un'ex attrezzaia, che oggi è stata trasformata in un open space abitabile incredibile, pieno di luce ed enorme, e con una portafinestra gigante aperta sul verde. Tutta la casa è circondata da varietà di rose di ogni tipologia, forse di rose è recintato il paradiso mi son detta.



La Guest House dove soggiornerete è frutto di una recente ristrutturazione che come dicevo sopra, che ha trasformato quella che era un'ex attrezzaia quindi uno spazio agricolo in un unico spazio aperto di 100 mq, concepito come loft di campagna ma anche come ritiro di lavoro (ok sono matta, ma la lunga scrivania che vedete sulla sinistra ci ha fatto pensare a quanto sarebbe incredibile avere un'ufficio così e fare casa e bottega). La piscina fuori poi, è tutta per voi... questo è l'unico spazio affittato e non dovrete davvero dividere tutta questa magia con nessuno se non le persone che avete scelto. Se volete prenotare un soggiorno qui, anche se vi odio perchè mi fotterete tutti i weekend liberi, questi sono i link di Airbnb e Homeaway.


Una breve divagazione sui dintorni, e sul perchè ami tantissimo queste zone che anno dopo anno grazie appunto sempre a nuove amicizie (vedi anche il post qui e qui) conosco sempre meglio. Brisighella è un po' come la mia Santarcangelo: piccolina, raccolta, autentica e vera. Visitare Brisighella significa scoprire un borgo immerso in uno scenario naturale ancora intatto: una fortezza, una chiesa e una torre la custodiscono dall'alto. Se non ci siete mai stati, vi consiglio un giretto per la città su fino alla Via degli Asini, la via romantica e sopraelevata he si snoda fra le abitazioni, una via unica al mondo, un tempo baluardo difensivo e diventata poi quartiere in cui far passare le bestie.
All'inizio della città invece, una sosta al Bar Da Carletto è d'obbligo: il loro gelato alla crema che mi ha fatto scoprire Silvia è buonissimo e osservare l'andirivieni dei signori del paese al bar è uno spettacolo d'altri tempi.


Come tutti i paesini poi, è meraviglioso frequentare Brisighella durante le sagre di paese: ce ne sono tante e una più curiosa dell'altra, da quella sulle delizioe del Porcello al tartufo, dalla Sagra della Pera volpina a quella in Novembre dell'ulivo e dell'olio, vero oro di Brisighella. Il Brisighello infatti, per chi non lo sapesse è stato riconosciuto olio di origine protetta. Per chi mi chiede sempre dove vado a prenderlo io, il mio preferito è quello del Frantoio Ossani, vicinissimo al centro e aperto 365 giorni all'anno. L'ultimo consiglio che vi do in questo post (ne avrei tremila ma devo dosare questo entusiasmo da ritorno al blog) è la Trattoria Sant'Eufemia, a Sant'Eufemia, una vecchia stazione a pochi km da Brisighella. Credo di aver fatto lì il pranzo più felice di quest'anno, sia in termini di cibo che di esperienza. Mi sono ricordata dei pranzi di quando ero piccola la Domenica e il Sabato con i miei genitori, quando i ristoranti erano ristoranti trattorie e al centro del pranzo c'era il cibo, la voglia di stare insieme, senza troppi fronzoli.


Abbiamo cominciato con i porcini fritti, per poi proseguire con un tris di primi uno più buono dell'altro, e uno spiedone di carne. Poche volte ho visto Andrea felice come durante questo pranzo e in questi giorni a casa di Cristina. Come cantava Max Pezzali "basta un giorno così a cancellare centoventi giorni stronzi"... per me, vero fino al casello di Rimini Nord.
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venerdì 30 marzo 2018

Mozzarella - sì lo so, la pizza che farà innamorare Rimini


Mozzarella - sì lo so... appare un po' come biricchino e sbruffoncello questo payoff adagiato su una bolla arancione con il nodino sulla destra. Non è passato tanto tempo da quando ho fatto visita a uno dei più famosi Caseifici qui in Romagna e ho scoperto che il nome mozzarella deriva dal "gesto" con cui viene realizzata dal mastro casaro, che nel vero senso della parola "mozza" e spezza la pasta filata con le mani. Con la stessa abilità poi, come quando si fanno i pacchetti regali e si fa il fiocco, nella mozzarella si fa un nodino. E' uno strano e meraviglioso periodo questo preciso momento storico per Rimini, e l'ho notato quest'inverno ma ancora di più con l'arrivo della primavera abitando sul lungomare al settimo piano. Tantissimi hotel sono alle prese con i lavori di ristrutturazione, ci sono un'infinità di impalchi e gru che vanno a riempire e a stagliarsi nello skyline marittimo alla mattina presto. Certo, la città è già avanti da qualche anno con la ristrutturazione dei vari teatri, il Castel Sismondo, il ponte sull'acqua, il ponte sul parco, il Fulgor, e chi più ne ha più ne metta, ma che il fenomeno cominci a colpire anche il mare è un grande grande segno di rinnovamento, anzi di rinascita vera e propria. Soprattutto in Piazzale Kennedy, dove l'anno prossimo sarà pronta la piazza sul mare, tante cose si stanno muovendo, in vista di un programma di riqualifica incredibile che andrà a rendere quel fazzoletto di città ancora più bello e frequentabile anche d'inverno, vivo 12 mesi all'anno.


Dove l'anno scorso c'era la Lella al Mare, quest'anno è apparsa un'insegna al neon rossa, che vista in controluce fra i rami degli alberi fa sentire un po' in America, anche se la tradizione di Mozzarella è italianissima e ricorda tanto il Sud Italia, il profumo della pommarola fresca e il basilico, che è il primo elemento che ci accoglie all'ingresso.




Al timone c'è un mago dell'arte bianca, Gianmaria Giorgetti, che già ci ha fatto capire di che pasta è fatto, sviluppando negli anni consulenze per tutti quei posti in cui diciamo oggi che la pizza è buonissima (Newport all'inizio, Fermata Est quest'inverno) etc.
La pizza di Mozzarella è coloratissima, con ingredienti di prima qualità, e con un impasto che è un ibrido fra piatto e teglia, da consumare in P.le Kennedy o da portare a casa... i formati sono il classico rettangolino ma anche la teglia intera, perfetta per una serata a casa fra amici ora che arriva la bella stagione o al mare sotto l'ombrellone fra un mesetto. Io ho già deciso le mie preferite al momento, quella bianca con la mozzarella e i funghi porcini e quella rossa, croccantissima con sopra la mozzarella in pezzettoni, il pomodorino giallo sole e tanti ciuffetti di basilico.


Andrea invece, fanatico della pizza con il crudo, ha sposato quella bianca con la burrata, il crudo, e la buccia di melanzana fritta... una vera libidine.

(notare, l'alveolatura perfetta della pizza)

Per riprendere l'inizio, non l'ho ancora capito che cosa significhi quel -sì lo so, ma una risposta me la sono data... sì lo so, che diventerai la preferita di tutti.
Buona vita Mozzarella!
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lunedì 12 marzo 2018

Corso di vera cucina casereccia giapponese e un giretto ad Ascoli Piceno


Quando penso a una città in cui vorrei vivere se non abitassi qui rispondo sempre Bologna. Ci ho vissuto i miei anni più belli, ci ho passato i tempi più spensierati, è stata la città che mi ha formata a livello di studi e mi ha fatto capire cosa avrei voluto dalla mia vita. Soprattutto, è stata la città che mi ha dato le amicizie più importanti, quella in cui ogni caffè e ogni posticino era una scoperta e tutto una sorpresa mai scontata... anche oggi, a distanza di ormai dieci anni, la guardo con gli occhi di una turista che scende dal treno per la prima volta, e nutro per lei i sentimenti simili di una ragazza scaricata dall'ex fidanzato. Se tu sei a Bologna e io no in questo momento, io ti odio sono gelosa.


Bologna mi ha donato soprattutto l'amicizia di Chizu, l'arrivo di Yuma, e tante emozioni che avevo scritto malissimo qui cinque anni fa, persone che sono nel mio cuore nonostante il tempo purtroppo sia sempre tiranno e mi porti pochissimo da quelle parti. L'amicizia con Chizu mi ha fatto conoscere tante altre sue amiche giapponesi, e dovete sapere che a Bologna ci sono tantissime ragazze jap una più cazzuta dell'altra... e se Chizu è la regina del fil di ferro, Mari è una blogger e guida turistica meravigliosa, un'altra loro amica produce terracotte incantevoli, l'altra ancora è una cantante lirica da far venire la pelle d'oca. Concludo questa sbrodolata di nostalgia dicendo che ogni volta che vado a Bologna e lo sapete bene, non mi fiondo sui tortellini ma sugli ultimi asiatici aperti, perchè a casa di Chizu di cose buonissime negli anni ne ho mangiate tante, e sedermi in una tavola calda asiatica ovunque io sia è un po' come ritrovarla (oltre al fatto che Bologna e ancora di più Milano sono avantissimo sulla questione, cose a Rimini impensabili). 
E' stata Mari a parlarmi un giorno durante un caffè di una sua amica, Chie, che faceva corsi di Cucina giapponese casereccia nelle Marche. Dopo aver provato Yuzuya a Bologna e dopo i gyoza di Sentaku qualche settimana fa, la cucina di casa nipponica è una vera ossessione, e così ho ripreso i contatti con Chie poco tempo fa e mi sono organizzata per andarci Domenica. 


La mia ignoranza geografica mi faceva Ascoli molto più vicina, e quando Sabato ho constatato che si trattava di due ore e passa di macchina con sveglia domenicale alle 7 per essere lì alle 10, già sentivo i moccoli di Andrea. Il menù a base di Ramen e Gyoza nello stesso corso però l'ha convinto, e siamo partiti senza ucciderci problemi. Chie Yoshida è una violinista meravigliosa, di una grazia e di una compostezza come solo le donne giapponesi sanno essere, ed vive in Italia dal 98', felicemente sposata a un delizioso ragazzo italiano e con una bimba stupenda. Il nome della sua pagina Facebook, NON SOLO SUSHI- Corso di vera cucina casereccia giapponese mi fa impazzire. 




Ti accoglie nella sua casetta avvisandoti la sera prima che come da tradizione non si entra con le scarpe, e che quindi portarsi le ciabatte da casa è buona cosa. Casa sua accoglie ogni Domenica 6 persone a pranzo dopo il corso, e nei giorni infrasettimanale tanti chef vanno a perfezionarsi e migliorarsi ai suoi corsi che hanno tutto il sapore di un corso casalingo, senza fronzoli, fatto di chiacchiere e the al gelsomino prima di mettersi a preparare. 


Del Ramen ho scoperto che arriva dalla Cina e si tratta di street food, non di cucina di casa, che ne esistono di 4 tipi e che io credo di amare quello con la salsa di soia. Che il procedimento è molto lungo e parte giorni prima con la rosolatura della pancetta, ma che anche in Giappone ora lo preparano spesso e molto spesso con additivi chimici, più che altro per renderlo sempre uguale e ripetibile. Prepararselo da soli però, dal brodo ai noodles, non ha prezzo ed è una sensazione veramente appagante.  Dopo il corso ci si siete tutti insieme a tavola, e si mangia insieme, un modo bellissimo per conoscere ancora meglio le persone con cui già si è condivisa la cosa forse più intima che ci sia: preparare insieme del cibo.


Dei Gyoza ho imparato che potrei mangiarne 20 senza problemi, che sono molto più facili come preparazione rispetto al Ramen e proverò sicuramente a replicarli, soprattutto per quel procedimento intermedio (confermato da chef giapponesi) di mettere tutto l'impasto in due sacchettini gelo, e calpestarlo con i piedi ripetute volte per compattarlo e allargarlo. Anche questo è molto appagante e liberatorio. Oltre al Ramen e Gyoza abbiamo preparato Harusame sarada (insalata con spaghettini di soia e verdure) e Anin Doufu (budino al latte di mandorle e bcche di goji). Un corso molto divertente e una domenica diversa dal solito.


Sto cercando di convincere Chie a venire a Rimini, avremmo già la location, per un corso con menù giapponese (cambia sempre, ne ha tantissimi diversi e la prossima domenica comincerà quelli primaverili). Chi di voi è interessato (dai 150 messaggi non letti su Instagram di ieri che chiedevano info direi molti. Mandate mail a cucinopertescemo@gmail.com e verrete esauditi! 


Se non bastasse questo per prendere la macchina, il viaggetto a Ascoli vale la pena, è una città piccola ma stupenda, lo sapevo per sentito dire ma non mi aspettavo così tanto. Un giretto veloce sotto il sole, un caffè dallo storico Caffè Meletti in Piazza del Popolo (annoverato fra i 150 caffè storici d'Italia e famosissimo per l'Anisetta Meletti) e uno sguardo a tutto quel Liberty stupendo, e la vostra Domenica è bella che fatta. 



p.s. per i non foodblogger, l'Anisetta è un liquore a base di anice verde, ed ha un sapore a metà fra il finocchio e la menta. Buonissima as it is con il ghiaccio ma ancora più buona a correggere il caffè, l'Anisetta nasce ad Ascoli Piceno e dal 1870 viene prodotta dal Caffè Meletti. 
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venerdì 23 febbraio 2018

Osta! che roba bella, una giornata al Caseificio Mambelli


Ci sono davvero pochi paesini al mondo che io ami come Bertinoro, ormai in dieci anni di blog penso di averlo scritto quelle 235 volte qua e la in diversi post. La amo in primavera, quando comincia a far capolino il sole, le giornate si allungano e la parola magica in casa diventa gita fuoriporta, la amo in estate, quando la pelle è abbronzata e si possono osare vestitini bianchi e quando si può percorrere in scooter quella salita che porta fino alla terrazza più bella della Romagna, con i capelli scompigliati dal vento, e la amo in inverno, quando tutto sembra dormire e prepararsi alla primavera. In macchina mi piace perdermi e non seguire mai lo stesso sentiero, per cui se una volta ci arrivo da Cesena, l'altra volta dalla secante, l'altra volta ancora dall'autostrada, e questo ha contribuito negli anni a creare diversi itinerari intorno a Bertinoro, che quasi sempre sono itinerari del gusto. Dalla Boutique della Piadina della Ines a quel negozietto in centro, fino a Renato, la macelleria a Santa Maria Nuova, non c'è volta che non vada da quelle parti e ritorni con la macchina piena di meraviglie... sono fatta così, a maggior ragione quando la scusa è andare da quelle parti per lavoro, la mia testa deve unirci sempre la fuga gastronomica per rendere l'experience completa.


Una mesetto fa quindi, quando ho scoperto che il Caseificio Mambelli aveva ampliato non solo la parte della produzione ma aveva aggiunto anche la parte ristorante, mi sono ripromessa che ci sarei andata il prima possibile, per aggiungere un altro tassello non da poco al mio mosaico della felicità.
Il Caseificio Mambelli in Romagna non ha bisogno di presentazioni, è la storia di tre generazioni di casari, il racconto di una famiglia che si è dedicata con passione e competenza all'arte casearia. Magari non vi viene in mente, ma sono sicura che la loro confezione di Squacquerone di Romagna DOP, con quel colore giallo estate, l'avrete vista mille volte.



La visita al Caseificio è stata l'occasione per me di scoprire anche tanti altri prodotti di cui non ero a conoscenza, affinati e resi eccellenti nel tempo proprio per quella vocazione al genuino che Mambelli ha come obiettivo primario da sempre. Mi sono innamorata della Ricotta, uno dei miei formaggi preferiti da sempre, sia quando è delicata e sa di latte, sia quando sa di capra intensamente. La Ricotta di Mambelli è diversa dalle altre perchè non si ottiene dal siero ma dal latte, che proviene da stalle selezionate e successivamente viene lavorata con l'acqua termale della Fratta, ricca di sali minerali.  L'avevate mai sentita la ricotta con l'acqua termale? Viene ancora prodotta come ai tempi di nonna Elsa, è stata lei a mettere a punto la ricetta della ricotta, e questo procedimento tradizionale e naturale fa si che la ricotta sia freschissima, ma abbia una scadenza molto breve.
Non era la prima volta che assistevo alla produzione di Squacquerone e stracchino, ma i procedimenti, la cura che viene messa, la ripetizione di movimenti sempre uguali e la creazione alla fine di una nuvola bianca impalpabile, che deve ancora aspettare tre giorni a riposo prima di diventare il nostro Squacquerone, mi emoziona sempre. Eccellenti se non li avete mai sentiti anche il Ravigiolo con la rucola, che viene proprio messa già dentro il formaggio in fase di produzione e che si mantiene fresca e intatta, e la Caciotta al sale dolce di Cervia.


E se l'espressione che vi viene da tutto questo profumo di latte nell'aria quasi primordiale vi suscitasse un Osta! che meraviglia, beh, potete fermarvi nello spaccio/ristorante che da Novembre scorso è stato aperto di fianco al Caseificio, e che si chiama appunto Osta! 


Osta! è Dispensa e cucina, un food concept bello caldo e legnoso come piace a me, in cui fermarsi qualche minuto allo spaccio gastronomico o al ristorante, che propone un menù di stagione e settimanale ispirato ai valori della nostra terra. Nello spaccio non troverete solo tutta la gamma dei prodotti Mambelli ma anche una piccola selezione di eccellenze del territorio, scelte personalmente da Raffaella, la deliziosa padrona di casa. Vini, birre, farine particolari, la Piada Mambelli e l'olio.
Uno spaccio che diversamente da tanti altri che ho visto, lavora davvero...  gli abitanti di Bertinoro e Santa Maria Nuova sembrano aver capito benissimo il duplice intento di questo nuovo spazio, complice anche il fatto che la famiglia Mambelli è adorabile e da sempre benvoluta dai locals.
Osta! quindi, come l'espressione di stupore più autentica, come la semplicità dei romagnoli quando vogliono dire qualcosa dal cuore ma non riescono a dirla con altre parole.



Da Osta! ho mangiato dei passatelli asciutti squisiti con crema di carote e scaglie di Caffiero (formaggio delle fosse Brandinelli) e uno dei dolci più buoni mangiati quest'anno, da quando è cominciato: una CheeseCake al piatto a base di ricotta Mambelli e blu di capra, con sfoglia di mandorle e passatina di Lamponi... dopo il primo cucchiaio che sembra dolce, solo una cosa potrete esclamare: "Osta!, sa proprio di formaggio". Da Mambelli ripasserò molto presto, ci voglio portare Andre che ha apprezzato tantissimo la ricotta e voglio fare incetta di Squacquerone e mascarpone... un mascarpone soffice e con una struttura pazzesca, lavorato a mano e poi messo a compattare in uno strofinaccio che sembra una ligaza romagnola. Passateci, sulla strada di ritorno da Bertinoro o per un pranzo infrasettimanale... vi sto preparando il mosaico della felicità / mappa di cui sopra.

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