lunedì 29 gennaio 2018

Dove mangiare bene a Rimini dalla colazione alla cena senza concept


L’Osteria e i ristoranti negli anni Cinquanta e Sessanta erano posti in cui potevi mangiare, condividere esperienze e luoghi di passaggio in cui non era raro trovare personaggi incredibili pronti a raccontare storie. Ho lavorato tanto in un ristorante a Bologna che ho amato alla follia durante l’università, e dei ricordi di Paolino Cesari ricordo proprio questo: i racconti meticolosi sulle persone, come fossero storie della buonanotte. Delle volte, capitava che ci fermassimo dopo il lavoro a parlare al tavolone tutti insieme, e si facevano le due. Oggi le vecchie osterie e i ristoranti di un tempo hanno lasciato il posto a nuovi locali che sono luoghi di incontro fondamentalmente diverso. Spesso (e mi rammarico a dirlo) non si mangia bene, spesso manca quell’atmosfera e la stessa materia prima (il cibo che è quello che il ristorante dovrebbe avere a cuore prima di tutto).
Diciamocelo, tutto questo parlare di concept, vision, questo smaniare per le carte da parati ci ha rotto il cazzo toglie importanza a quello che realmente un ristorante dovrebbe essere, molto spesso. Ed è così, che chi fa il mio lavoro molto spesso si trova a difendere un posto nuovo appena aperto dalle mille critiche “ma no dai, di fondo c’è un mood” nascondendosi dietro alla verità evidente: molti locali oggi, chiudono dopo due anni perché non hanno senso di esistere se non per quel lasso di tempo lì, quello di un’instagrammata. 
Altri posti invece (e sottolineo che questo vuole essere un post divertente da non prendere troppo sul serio nonostante il missile che ho appena sganciato due righe sopra) resistono al tempo, rimangono fedeli a quello che erano senza migliorarsi mai nell’aspetto, forti dell’unica cosa che sanno di avere: la pasta fresca fatta come si deve, il galletto, la cotoletta, il ragù, e l’atmosfera (di quelle belle che la Domenica a pranzo non ti alzeresti mai dal tavolo).  Molti di loro se lo chiedono, me lo vedo il ristoratore romagnolo che pensa “mò si dai, diamoci una rinnovata”, chiama il suo socialmedia immaginario di turno e gli ordina di scrivere che “si stanno facendo belli” per poi riaprire due settimane dopo e…hey, ci sono riusciti. Si, a essere ancora peggio di prima. La magia e il fascino che hanno però questi posti, è un qualcosa che mi lascia felice ogni volta che li frequento e ogni volta che esco e penso che ci vorrei ritornare. Ne esistono tantissimi e chissà quanti non ne conosco nemmeno, alcuni li ho scoperti consigliati da amici e altri li frequento da più tempo… una cosa è certa: qui ci torno sempre volentieri, anche se non c’è il wifi e non mi arriva la mail il giorno dopo di ringraziamento per averlo visitato.



Colazione 
Bar Vecchi 
Il Bar Vecchi è uno dei preferiti di Marina de La Tarte Maison. Le sue foto sono bellissime e una giornata di tipo quattro anni fa ha postato la loro famosa torta al mosto. Non l’avevo mai sentita dire e sono corsa a comprarla, tanto mi aveva incuriosito e tanto mi fidi di lei come guru delle cose buone. L’arredo e le vetrine sono rimaste agli anni 60 forse, così come le divise dei baristi e l’età media del personale, ma come si sta da Vecchi, seduti lì al tavolino a fare un po’ di people spotting a osservare le persone che vanno eleganti in città, da nessuna parte. Se proprio è una giornata in cui siete particolarmente ricchi (che dal 2018 significa una giornata in cui avete molto tempo) beh, lì dietro c’è il Borgo di San Giuliano, così potete fare due foto alle casette e rimanere con l’Instagram bellissimo. 




Gelateria Marselli 
Altra parte della città, una delle Vie principali, Via Tripoli. La mattonella di Marselli l’ho assaggiata tardi, non fa parte dei miei ricordi di bambina ma è diventata parte di molte cene a cui poi sono andata da grande. Marselli è una delle gelaterie storiche di Rimini, famosissima per la sua mattonella multistrato e per gli zuccotti (il mio preferito quello all’amaretto). La mia dieta bilanciata giornata non prevede troppi gelati, o almeno non sempre e Marselli mi piace anche per un caffè senza fronzoli, di quelli che puoi andarci in tuta prima di andare in palestra o la Domenica mattina senza dover fare la sfilata di moda. Frequentare posti senza impegno ha sempre la bellezza di poter uscire di casa conciata come ti pare, ed è una cosa che nel mio vocabolario non è mai stata sinonimo di trasandatezza quanto di star bene con sé stessi anche senza filtri. 




Pranzo
Le Tagliatelle dalla Maria 
La Maria a Covignano mi ha fregata questa settimana… ci sono stata per pranzo convinta di ritrovarla sempre uguale a sé stessa e invece no, hanno fatto i lavori di ristrutturazione. Mi piace soprattutto d’estate, su quella terrazza panoramica che da su tutta Rimini, che quando esci senti i grilli. Le tagliatelle della Maria al ragù con i piselli a parte sono nella TOP5 dei riminesi dopo Neri, Renzi a Canonica, Zaghini a Santarcangelo e la Delinda che da un annetto ha deciso sì di ”farsi bella”, ma per davvero. Il ragù con i piselli a parte poi, in un’anforina che sembra la lampada di aladino, fa subito giorno di festa. La Maria non è economica, questo va detto, ma le vogliamo bene lo stesso.

Gelateria La Piazzetta
Un po’ che non ci vado sono sincera, e devo rimediare. Il gelato al gusto di pinolo allo spiedo caramellato me lo portava sempre a Santarcangelo mia zia di Rimini, ed è stata per tanto tempo una delle nostre gelaterie preferite. In una posizione stupenda, che è poi un quadrilatero del mangiare bene fra Casa del Dolce, Pasticceria Jolly, Bar Mazzini etc, la piazzetta merita sempre un cono al volo quando si passa di lì.




Cena
Pizzeria Ristorante Il Carisma
Questo è uno dei miei preferiti, forse il preferito della lista. Me l’ha fatto scoprire Francesca, e in un pomeriggio di chiacchiere in cui ci lamentavamo appunto di tutta questa boria dei locali di oggi, abbiamo deciso di andare lì la sera. In Via Pascoli, quindi ora vicinissimo a casa, il Carisma è uno di quei posti scrausissimi in cui però si mangia benissimo. La pizza è ottima, ma ancora più buoni sono i cappelletti in brodo di cappone così decisi e il galletto alla cacciatora. Andrea era molto scettico quando gliel’ho proposto (il Carisma oggi, lo frequenta suo nonno), salvo poi riprometterci che una volta ogni tanto ci saremmo tornati.
Le tovagliette a quadretti bianche e rosse (ma mica quelle romantiche da Lilli e il Vagabondo) e il menù più vettoriale che ci sia non rendono giustizia ai loro piatti, che sono economici e buoni. I tavoli qui, non sono da uno o due ma tavolate, gli smartphone non esistono. Ogni tanto mi fa presente Francesca, hanno provato a rinnovarsi anche loro, con il risultato di riuscire ad imbruttirsi ancora di più.

Pizzeria La Zucca   
La Zucca è un altro must dell’estate. Si trova a Miramare/Rivazzurra, e la loro pizza è stato uno dei post che su Instagram più ha creato interazione. Mangiare alla Zucca è un tuffo nel passato vero e proprio, un locale di legno vecchio e pavimenti che nemmeno la vostra bisnonna, le sedie prese a stock alla pensione Mariuccia e un bancone da bar che guardandolo dall’angolo opposto, sembra Bucarest negli anni 70. Una vera esperienza, a cifre bassissime. La pizza alla Zucca infatti costa davvero poco ed è buonissima, di quello con l’impasto sottilissimo e croccante e farcite a modo. La Zucca è sempre piena, e sempre lì vicino si trova un altro mio posto scrausissimo del cuore, Pizza Italia (pizza napoletana con friarielli, salsiccia, crocchè, panelle e ode ai carboidrati vari).




Pizzeria Ristorante La Capricciosa

La clientela della Capricciosa e quello che i ragazzi sono riusciti a creare negli è talmente forte che d’estate si spostano tutti al mare, al 57. La Capricciosa si trova in centro, in via XX Settembre proprio vicino all’Arco d’Augusto. Scegliete un giorno della settimana, tornateci a cadenza settimanale per un mesetto e scoprirete che le persone che vanno alla Capricciosa sono sempre quelle. La pizza è buonissima, e per rimanere in tema cheap e anni Settanta ho ordinato una Quattro Stagioni e un Tartufo al cioccolato, il mio dolce preferito da piccola insieme alla Pipa rossa.

Questi sono solo i miei preferiti... quali sono i vostri? 
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mercoledì 17 gennaio 2018

Punta del Este: indirizzi cool e vacanze da non tornare più


L'ultimo viaggio (anzi, il viaggio) che mi sono concessa a fine 2017 è stato in Uruguay, a Punta del Este. Partiamo da una doverosa premessa, anzi, qui il link per chi si è perso il post che anticipa un po' questi venti giorni che tenterò di raccontarvi. Ad Agosto, se mi avessero proposto l'Africa Nera, il Bronx, la Grande Muraglia cinese o il Cammino di Santiago, io avrei detto di sì a tutto. Il 2017 è stato meraviglioso e impegnativo, ma l'unica cosa che chiedevo in vista di una vacanza era staccare la spina, l'unica prerogativa il non avere l'ansia da telefono, assenza di wifi etc.
Non vi nascondo che prima di partire (a biglietto già prenotato) mi sono messa a cercare info su dove sarei andata, e l'assenza di luoghi di interesse, itinerari specifici, e diciamo di "programma" mi ha un po' destablizzata. La vista dal nostro appartamento era l'oceano infinito, ma una volta sveglia, come avrei riempito le mie giornate? Che cosa avremmo fatto se non c'era nulla?

La mia compagna di viaggio d'altro canto mi rassicurava dicendo "vedrai che bello non dover pensare a niente, non avere obblighi, non dover fare niente" e dentro di me l'ansia cresceva. In Italia, si facevano scommesse su quanto avrei resistito a tutto questo oziare beata, e le chiamate di Andrea non erano mai piene di entusiasmo quanto iniziavano con "Dì la verità, ti stai rompendo le palle".
Ad aggiungersi, la profonda quiete zen che mi ha presa subito dal secondo giorno per cui al telefono non urlavo più, la mattina mi svegliavo e andavo in palestra, mi cullavo davanti al panorama dal sofà anche per ore intere senza nessuna cognizione di tempo.


Ma torniamo a noi, con due info pratiche e due miti da sfatare: Punta del Este è una località balneare, nel Sud-Est dell'Uruguay. Si trova appunto, su una punta divisa in due coste: la Playa Brava, caratterizzata da onde altissime e mare inquieto, e per questo molto amata dai surfisti e la Playa Mansa, che invece ha acque più dolci e calme. E' una delle più esclusive località balneari del Sud America, un punto di incontro del jet set internazionale, soprannominata il Buen Retiro. Per questa ragione, è abbastanza cara per noi europei, nonostante sia comunque affollata anche di surfisti e hostel. Se si cerca su Internet, gli unici luoghi di interesse sono: Casapueblo (che è una costruzione bellissima ma che a noi non è piaciuta per niente), le famose dita che sbucano dalla sabbia e la Isla de los Lobos, ovvero dei leoni marini. Capirete che entusiasmo no? Bene, scordatevi tre quattro cose e seguitemi alla scoperta di Punta, in un itinerario molto più giovane e molto più realistico.
Innanzitutto: veniteci in piena estate, che qui coincide da fine Novembre a metà Marzo.


Innanzitutto: perchè amarla (e non vedere l'ora di tornarci).
Non sono mai stata a Miami, ma nella mia immaginazione è sempre stata una città dal cielo blu e dall'aria frizzante, libera e spensierata come Punta del Este.

1- Le persone qui sono gentili, tranquille, in pace con la propria vita. Sono cool senza essere cool, nessuno mai elegante in giro e tantissime persone che fanno sport, a tutte le ore del giorno e della notte. Camminano, corrono, vanno in bici, si dedicano alla cosa più preziose che ci sia: prendersi cura di se stessi e del proprio corpo. E non sto parlando di culturisti o ossessionati dal fisico, semplicemente di uno stile di vita sano, all'aria aperta, e in movimento. Anche questo mi aveva detto Ele "Vedrai, là diventi sportiva pure tu"E stendiamo un velo pietoso.

2- I barettini sono pochi e tutti sulla spiaggia, i ristoranti più belli sperduti nelle vie interne e difficili da trovare... Punta più di tante altre città richiede uno sforzo per ricercare quella cosa che farà sentire a casa anche a 11.000km da casa, perchè all'apparenza tutto è perfetto tutto è meraviglioso (e a noi le cose troppo facili non piacciono)

3- Un'altra cosa che mi ha conquistata subito sono le case: da quelle modernissime e super di design, a quelle immense e sterminate, alle palazzine in stile liberty e alle villette inglesi con tutti i mattoncini rossi. La due case che si vedevano dalla mia finestra però, sono quelle che ho amato di più: una gigante tutta di legno come fosse non di fronte al mare ma in mezzo a una foresta in Canada, e l'altra 100% uruguaya, da noi soprannominata "la casa dei puffi", con il classico tetto in paglia.
Ad ognuno la propria casa / palafitta / struttura / cubo di legno di design in mezzo alla pace dei sensi.

4- Gli uruguayani (ma anche i tanti brasileiros che ci sono a Punta) hanno un vero e proprio senso per la festa, per l'amicizia. Le case sono molto più frequentate dei locali pubblici a differenza nostra: molto più facile uscire e ritrovarsi con tante persone a fare un barbecue alla Chakra di qualcuno, che in un locale. E in questo, non hanno le misure: le case fuori città sono davvero immense, non si vede il perimetro della fine del giardino da quanto è grande, un senso di libertà incredibile.


Ma partiamo dalla Colazione, ecco gli indirizzi food che se siete qui, proprio non potete perdervi.
In città, proprio nel centro di Punta, è storico il Cafè Las Delices, che ricorda un po' quel lusso che aveva Riccione negli anni 90'... ad oggi retrò, ma sempre adorabile. Qui dovete assolutamente provare uno dei dolcetti al cocco, un cafè cortado e se siete già verso ora di pranzo, una Pascuala. La nostra Torta Pasqualina con gli spinaci, e bietole e le uova qui è un vero must di ogni momento della giornata, di ogni corsia del supermercato, e chi l'avrebbe mai detto?


Passeggiando per le strade del centro, un altro posticino bellissimo e che mi ha subito fatto innamorare il primo giorno è StartUp Cafè... a due passi dalla spiaggia ma ancora abbastanza in centro, è un coworking veramente figo e super young in cui potersi accomodare dentro, o nel dehor fuori. Super popolato da gente cool, surfisti col mac e due ragazze con bambino giusto lì a tediare gli altri... ah sì, siamo noi.

I quartieri a Punta del Este sono 4, anzi più che quartieri direi le zone da frequentare: Josè Ignacio, La Barra, Manantiales e la Punta. Spostandovi con la macchina (che qui è praticamente impossibile non usarla anche perchè le distanze anche brevi sono in realtà lontanine) e arrivando a Manantiales i cafè quadruplicano, e i posticini in cui fermarvi per un Jugo verde o un licuado (il nostro smoothies ma col latte) sono davvero tanti. Prima di partire avevo scoperto su Instagram questa panaderia di cui ero innamorata, la Linda, e così una mattina ci siamo state.



Super minimal, super industrial, super essenziale, uno stile meraviglioso e un posto da non andarsene mai... mi ha ricordato molto Marrakech.
Passiamo ora al pranzo, e qui abbiamo l'imbarazzo della scelta. Sarò breve, i miei preferiti sono stati principalmente due: il Fish Market sempre a Manantiales e la Huella, che invece si trova a Josè Ignacio. Il Fish Market è super frequentato dai locals, un posto piccolino e super easy conosciuto tantissimo per l'ottimo ceviche (pesce crudo marinato nel limone, peperoncino e coriandolo) e per la griglia. Io che non amo particolarmente il pesce come secondo, mi sono invece innamorata della Brotola, un pesce diffusissimo in Sud America. Ecco, se dovessi tornare ora a Punta partirei proprio da qui, un pranzettino vista mare sotto il pergolato, fra profumino di pesce alla griglia e arietta oceanica.



La Huella è l'istituzione a Punta del Este. Era il posto che mi avevano messo in testa da prima di partire, l'unico posto che aspettassi di vedere, the place to be per cominciare a sognare la vacanza.
Come scrivono in molti, la Huella è uno stato d'animo più che un parador sulla playa, e come la definisce uno dei suoi proprietari, è un "caos bonito pero organizado". 





Premiato come ristorante migliore dell'intero Uruguay, la Huella è una costruzione proprio sul mare totalmente in legno, grandissima però molto riservata, una cucina aperta dalle 12 a tarda notte e che lascia spazio a diverse sfumature, ognuna perfetta. Dall'immensa griglia da cui escono carni succulente al bancone di uno dei sushi migliori che abbia mai mangiato al bar, ogni momento alla Huella è speciale e invita al relax, a quella sensazione meravigliosa che è spegnere la mente e godersi l'istante. "Aquì solo corre el viento" c'è scritto un po' ovunque a Josè Ignacio, e il mood è proprio questo. Qui come dicevo siamo state due volte, e abbiamo mangiato del sushi meraviglioso, il provolone in padella (che non saprei come si chiama ma è una specialità tipica veramente da svenire), e un dolce sensazionale: el volcàn de Dulce de Leche con il crumble salato e il gelato alla banana... paradisiaco.


Della Huella è uscito anche un libro bellissimo e che ovviamente abbiamo comprato, un libro perfetto nel suo raccontarsi, nel suo mostrare le ricette, un libro all'altezza del posto che rappresenta.


Deve essere magica anche di sera, ma essendo a una mezz'oretta da dove eravamo noi non ci siamo state. Il ristorante più bello però in cui siamo state di sera è stato El Abrazo, poco dopo La Barra... mi è rimasto nel cuore e se ci penso mi emoziona perchè è stata la nostra prima uscita senza bebè e non vedevamo l'ora, salvo poi parlare quasi tutta la cena solo di lui, cercarlo con lo sguardo e avvertirne l'assenza -patetiche davvero.



El Abrazo è un luogo magico, un posto talmente nascosto che non è possibile capitarci per caso. Anche qui il legno è l'elemento predominante,  unito alle piante e alla luce soffusa di una veranda all'aperto che da su un giardino sabbioso, anche se non è situata sul mare.
Mi sono innamorata appena entrata di tutta quella semplicità, della musica di Yann Tiersen in sottofondo, e dei tanti falò nel giardino... dopo la cena infatti, via i sandali e si va a bere qualcosina sulla sabbia, davanti a un falò, fra i cuscini e le coperte. Certi posti sono davvero difficili da raccontare e questo è uno di quei casi in cui, nemmeno se vi descrivessi tutto quanto per filo e per segno, potrei farvi arrivare la magia.


Di posticini ce ne sono tanti tanti altri, ma avevo promesso di essere breve ed essenziale, e questa è la mia TOP5. Dovrei dedicare un capitolo anche alla questione supermercati, di cui siamo diventate cintura nera in venti giorni. Due donne appassionate di cibo in Sud America cosa fanno tutto il giorno? Girano per supermercati, tutto il tempo. Lo so incredibile a dirsi ma è stato proprio così.


E i souvenir?
C'è effettivamente poco da portarsi a casa in valigia, ma tanto da portarsi nel cuore.
Abbiamo parlato di food, e di food l'unica cosa trasportabile è il Dulce de Leche, e un po' di Yerba Mate. Ne abbiamo provati tanti di quelli in commercio di Dulce, e il nostro preferito è quello di Narbona, un'azienda 100% local. Lo trovate in giro facilmente, anche in aereoporto (così non dovete imbarcare kg superflui in valigia). Per lo shopping c'è da perdersi nelle boutique, a Punta del Este ho visto i vestitini da mare e l'abbigliamento estivo più bello degli ultimi tempi. Il mio negozio preferito si chiama Bimba's, ed è una Boutique del centro che vende questi vestitini fantasia molto Saint Tropez. Se ci capitate, chiedete di Veronica (ci ho lasciato un rene, oramai mi chiamano per nome).
Il vero e unico prodotto uruguayo da portarsi a casa è un poncho di lana, o qualunque cosa fatto in lana, che in Sud America come sapete, è di una bellezza rara.


Tanti sono i negozi e le tiendas artigianali, il mio preferito è vicinissimo alla Huella, sul mare. Il più gettonato e il più bello però si chiama Manos del Uruguay ed è una noprofit che riunisce le donne handcrafter e le cooperative sociali nella produzione di capi meravigliosi in lana. Questo è il sito, c'è da perdersi... con una spedizione di 50€ in tre giorni spediscono anche in Europa, e se siete amanti della lana e di tutto quello che è comfort in inverno, questo è davvero un bel suggerimento per lo shopping.


Come ho scritto qui, questo viaggio più di altri è stato indice di un grande cambiamento per me per tanti motivi... nel nostro immaginario il Sud America è quel paese coloratissimo in cui i ritmi sono più lenti, in cui la manana comincia màs tarde. Se c'è una cosa che un bel viaggio può fare oltre a cucirti addosso ricordi meravigliosi è insegnarti a vivere, nel vero senso della parola... e in questo senso, Punta del Este mi ha dato degli stimoli ben chiari e degli indirizzi preziosi sulla rotta di come voglio che sia questo nuovo anno (e in questo, infinite grazie ai miei due mèntori: una delle donne più incredibili che conosca e il super bimbo con lei, con i suoi Gaaaa Guuuuu Gaaaaa).

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giovedì 11 gennaio 2018

Viaggiare per imparare a vivere, benvenuto 2018!


Contavo di scrivere questo post il 1 di Gennaio ma siamo ormai al 15. 
Quando ho scritto l'ultimo post prima di partire per l'Uruguay mai avrei pensato che il post successivo (ovvero questo) l'avrei scritto dalla mia casina nuova. Anzi, dalla nostra casina nuova, che poco importa se è temporanea e solo fino a Giugno, ciò che conta è la decisione di cambiare, cominciare, anche quando sai benissimo che non sarà semplice. Ma torniamo a noi. Della meraviglia di Punta del Este vi parlerò presto, qui parleremo della fine del 2017, e vi lascerò una ricetta.
Ci siete cascati, eh? 😃
Questo post ha poco a che fare con i localini intorno a Rimini, con i viaggi in giro per il mondo e con l'ultima vacanza nella fattispecie, anche se da quella infondo trae la sua origine... perchè se c'è una cosa che un bel viaggio può fare oltre che cucirti addosso ricordi meravigliosi, è insegnarti a vivere, nel senso vero della parola. Ed è questo il cambiamento e l'effetto che hanno avuto su di me i 20 giorni in Uruguay, lontano da tutto e tutti, proprio nel periodo peggiore per lasciare il lavoro, all'inizio di Dicembre e alle porte del Natale.


Quando in Agosto mi è stato proposto ero abbastanza stressatina, come in tutto il 2017 (che non fraintendetemi, è stato un anno meraviglioso ma con un carico lavorativo che nemmeno due persone). Non è una lamentela -andasse sempre così bene- ma ho constatato solo da poco di quante cose abbia perso per strada per stare dietro alla mia passione, e quanto abbia trascurato me stessa, Andrea etc, sempre con quella scusa del cazzo "non posso, devo lavorare".
Ho temporeggiato e non ho detto subito sì, ma lentamente ho cominciato a vedere la luce infondo al tunnel e, fatta eccezione per Novembre che ovviamente dovevo lavorare anche per Dicembre, la prospettiva di un viaggetto mi ha fatto affrontare diversamente ogni giornata.

Che poi, chiariamoci. Io odio il mare da sempre, non andrei al mare in spiaggia per nessun motivo al mondo. E la vacanza non era con un gruppo di amiche alla scoperta del Sud America, ma con una mia amica (ok, una delle persone che ami e stimi di più) con annesso neonato di un anno e mezzo.
Ci hanno provato a scoraggiarmi "Ma che ci vai a fare tu con un bambino? Quelli sono impegnativi!" per poi ritrovarmi ora a implorarla di mandarmi sue foto, suoi video, sorrisini ruttini etc etc, una vera idiota lessa innamorata di un bambino di un anno e mezzo con soli due dentini sotto.
Non ricordo di aver avuto mai, almeno negli ultimi dieci anni, la sensazione di aver la testa vuota. Vuota e leggera come una nuvola, libera da impegni e soprattutto libera da obblighi.

Quello che questo viaggio mi ha fatto capire più di ogni altra cosa è che chi ha una vita complicata, incastrata sempre male, chi ha le giornate full, chi non c'è mai, semplicemente ha scelto di averla la vita incasinata, e ha scelto di esserla, quella persona. Concetto semplice? Mica tanto, quando tutto va a gonfie vele, si vorrebbe fare sempre di più e sempre di più. E l'ho capito in un posto bellissimo, da molti considerato un paradiso per la sua ricchezza (questo mito lo sfaterò nel prossimo post).
Non immaginavo mai mi sarebbe piaciuta così tanto Punta, mai avrei pensato che in un posto così ricco ed in cui tutto è bellissimo, chic, cool, il lusso vero, fosse proprio il tempo.

Ridimensionare le cose, ridare a tutto un giusto peso, relativizzare.
Queste sono le parole chiave con cui parte questo mio 2018, in una nuova casa, con un'iscrizione in palestra, una nuova dieta da seguire, una nuova partita iva (a questa ci avrei rinunciato volentieri, sarò sincera).

p.s. forse ho messo troppa carne al fuoco, ci sapremo dire l'esito di tutti questi cambiamenti poi fra un mesetto.
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