giovedì 14 giugno 2018

Apre The Box, Riccione is always a good idea


Lo tenevo d'occhio da un bel po' il The Box di Riccione e ho capito molto prima di andarci ieri sera per la prima volta che era un hotel che non sarebbe passato inosservato... l'ho seguito passo passo sia sui profili ufficiali sia su quelli secondari dei proprietari, tanto da essermelo disegnato nella testa e immaginato un sacco di tempo. L'ho inserito nella mia guida Mangiare in Riviera ancora prima di averlo visto, a occhi e a scatola chiusa. Ok, di solito non lo faccio mai ma questa volta sentivo di andare a colpo sicuro.


The Box non è un semplice hotel, ma come suggerisce il nome è una scatola al cui interno potrete trovare 34 camere e 6 suite, un Cocktail&coffee bar aperto al pubblico, un'area coworking con il tavolone da ping pong e uno spazio eventi al quinto piano che è anche un appartamentino, con una vetrata incredibile dalla quale entra un sacco di luce e una terrazza sul mare. La sensazione è proprio quella di non essere in un hotel, ma in uno spazio diffuso a disposizione prima di tutto dei residenti, dei riccionesi. Ci ho pensato subito che qualcuno dei prossimi corsi mi piacerebbe proprio tenerlo lì, all'ultimo piano (Questa è una richiesta sfacciata e assolutamente non velata).






The Box nasce da una profonda ristrutturazione, dall'esigenza di dare un volto nuovo e non solo una rinfrescata come spesso si tende a fare agli hotel della riviera. I dettagli fanno la differenza, il creare esperienze uniche per i viaggiatori è fondamentale ai tempi dei social network, ed è per questo che nella progettazione e realizzazione del The Box non sono stati coinvolti attori qualunque, ma è stato creato un vero e proprio Dream Team di partner uniti per creare la meraviglia.
Ogni piano offre una suggestione diversa, dai corridoi alle camere rese uniche dalle meravigliose carte da parati di Wall&Decò. Dal primo hotel che c'era prima di The Box sono state ricreate le atmosfere e le suggestioni anni Cinquanta, e dell'ultimo hotel prima che venisse ristrutturato sono stati conservati i bagni tondi, nei quali oggi sono stati incastonati idromassaggi.



Marianna e Alfredo, coppia nella vita e giovanissimi proprietari di The Box, nella vita hanno viaggiato tanto in giro per il mondo, bevuto caffè americani nei locali più belli di New York, ordinato Avocado Toast e sorseggiato cocktail, insomma, si sono divertiti nella creazione della loro piccola scatola, e hanno sognato proprio così la cucina del loro hotel: aperta sempre, dalle 7 alle 23, e fruibile da tutti. E' proprio così che immagino il futuro del The Box: un posto da frequentare per un caffè al pomeriggio, per qualche ora al pc mentre si mangia qualcosa di buono, o per un aperitivo con gli amici prima di andare a cena, il bartender e mixologist Andrea Terenzi, conosciutissimo qui in riviera, vi preparerà un cocktail che non dimenticherete facilmente.
Non è il primo a ricominciare da zero (ricordiamo UpHotel che è stato il primo due anni fa), ma voglio un gran bene a questi posti e gli auguro tutto il successo che merita: per aver avuto il coraggio di rinnovarsi e cambiare, perchè danno un nuovo volto alla Riviera, e per averlo fatto prima di tutto per i residenti e perchè come dicono e c'è scritto in ogni angolo: Riccione is always a good idea!

SHARE:

giovedì 7 giugno 2018

Ospedaletto57, il paradiso esiste ed è a pochi km da Faenza


L'ultimo post risale davvero a tanto tempo fa... e dire che nel mentre ne ho fatte di cose e ne avrei di post in cantiere. Non c'è niente che mi piaccia di più delle mattinate in cui mi sveglio prestissimo e posso dedicarmi al blog con la tranquillità che non esiste mai vorrei. Non c'è niente di peggio di quando invece non ho tempo per respirare, come gli ultimi due mesi, e mi passano davanti cose bellissime e posti stupendi che vorrei raccontarvi.
Come forse già saprete, alla fine di questa settimana esce la mia guida a sfondo ovviamente gastronomico su Rimini: potrei dire che me la facevo molto più semplice, che pensavo di metterci molto meno tempo, che pensavo di essere molto meno pignola, fatto sta che gli ultimi due mesi sono stati soprattutto nottate al pc a rileggere gli stessi paragrafi, appunti sparsi qua e la e liste varie da depennare con le cose che mancavano da fare, quelle che all'ultimo volevamo cambiare. Sono 160 pagine per un numero x di suggestioni, ristoranti. Ne ho viste  e comprate mille di guide in questi anni ma non avevo idea di come sarebbe stata la mia, sicuramente ne troppo fighetta, ne troppo rustica... la volevo vera, essenziale, e che piacesse prima di tutto a me. E ci sono riuscita, la guardo e penso che meglio non sarebbe potuta uscire (anche con la carta patinata, che non era in programma ed è stato uno shock a cui mi sono dovuta abituare il giorno della stampa).



Proprio qualche weekend fa, appena finito di scriverla ma non di sistemarla graficamente etc, si svolgeva a Faenza la Cena Itinerante, uno degli eventi a cui sognavo di partecipare da anni. Sì perchè Silvia, che è di Brisighella ed è una delle persone più deliziose sul pianeta, mi ci aveva invitato ormai da tre anni, ma una bega e un'altra non ero mai riuscita ad andarci all'ultimo.
Si tratta di appunto una serata (quest'anno tre), in cui si può cenare scegliendo da oltre 50 postazioni, ogni anno con un tema diverso. La formula è semplice: in ogni tappa si può gustare un piatto della tradizione o una nuova ricetta da scoprire, selezionando vino, birra e cocktail e nel mentre ammirando un'installazione artistica, una performance... un'esperienza insomma che si vive con tutti e 5 i sensi.
A 'sto giro non avevo scuse, guida o non guida, funerali o piedi rotti, dovevo portare il mio culo la. L'invito era con i controfiocchi: "non preoccuparti, stai qui dormi qui a casa della mia amica Cristina e poi il giorno dopo riparti." Partiti già con il sorriso nel pomeriggio di Venerdì, non sapevamo di certo che da lì a poco ci saremmo trovati davanti a un paradiso da cui, qualche giorno dopo e non "domani", saremmo dovuti a malincuore ripartire.


Ospedaletto57 è immerso nel verde, e per arrivarci dovete attraversare la campagna vicino a Faenza, un susseguirsi di natura e calanchi che in primavera è una poesia. Se è vero che non è importante la meta ma il viaggio, una volta passato il ponticello che porta su a Ospedaletto, vi sentirete comunque i fortunati vincitori dei biglietti di Willy Wonka.
Pur trovandosi in una posizione di quiete assoluta, è strategica: a dieci minuti di macchina da Faenza, a dieci da quel gioiellino che è Brisighella, nel cuore della Romagna ma vicino anche a Firenze... un punto privilegiato insomma per esplorare un po' tutti i luoghi più belli del centro Italia anche se, come dice Cristina "gli stranieri e le persone arrivano qui con grandi progetti poi stanno qui tutto il tempo".
L'atmosfera una volta varcato il cancello è un invito all'ozio totale, alla lettura al massimo di un giornale a bordo piscina. La tenuta, cominciata anni fa dai genitori di Cristina comprende una casa incredibile ricca di storia, di oggetti di design, di ricordi di viaggio e un'ex attrezzaia, che oggi è stata trasformata in un open space abitabile incredibile, pieno di luce ed enorme, e con una portafinestra gigante aperta sul verde. Tutta la casa è circondata da varietà di rose di ogni tipologia, forse di rose è recintato il paradiso mi son detta.



La Guest House dove soggiornerete è frutto di una recente ristrutturazione che come dicevo sopra, che ha trasformato quella che era un'ex attrezzaia quindi uno spazio agricolo in un unico spazio aperto di 100 mq, concepito come loft di campagna ma anche come ritiro di lavoro (ok sono matta, ma la lunga scrivania che vedete sulla sinistra ci ha fatto pensare a quanto sarebbe incredibile avere un'ufficio così e fare casa e bottega). La piscina fuori poi, è tutta per voi... questo è l'unico spazio affittato e non dovrete davvero dividere tutta questa magia con nessuno se non le persone che avete scelto. Se volete prenotare un soggiorno qui, anche se vi odio perchè mi fotterete tutti i weekend liberi, questi sono i link di Airbnb e Homeaway.


Una breve divagazione sui dintorni, e sul perchè ami tantissimo queste zone che anno dopo anno grazie appunto sempre a nuove amicizie (vedi anche il post qui e qui) conosco sempre meglio. Brisighella è un po' come la mia Santarcangelo: piccolina, raccolta, autentica e vera. Visitare Brisighella significa scoprire un borgo immerso in uno scenario naturale ancora intatto: una fortezza, una chiesa e una torre la custodiscono dall'alto. Se non ci siete mai stati, vi consiglio un giretto per la città su fino alla Via degli Asini, la via romantica e sopraelevata he si snoda fra le abitazioni, una via unica al mondo, un tempo baluardo difensivo e diventata poi quartiere in cui far passare le bestie.
All'inizio della città invece, una sosta al Bar Da Carletto è d'obbligo: il loro gelato alla crema che mi ha fatto scoprire Silvia è buonissimo e osservare l'andirivieni dei signori del paese al bar è uno spettacolo d'altri tempi.


Come tutti i paesini poi, è meraviglioso frequentare Brisighella durante le sagre di paese: ce ne sono tante e una più curiosa dell'altra, da quella sulle delizioe del Porcello al tartufo, dalla Sagra della Pera volpina a quella in Novembre dell'ulivo e dell'olio, vero oro di Brisighella. Il Brisighello infatti, per chi non lo sapesse è stato riconosciuto olio di origine protetta. Per chi mi chiede sempre dove vado a prenderlo io, il mio preferito è quello del Frantoio Ossani, vicinissimo al centro e aperto 365 giorni all'anno. L'ultimo consiglio che vi do in questo post (ne avrei tremila ma devo dosare questo entusiasmo da ritorno al blog) è la Trattoria Sant'Eufemia, a Sant'Eufemia, una vecchia stazione a pochi km da Brisighella. Credo di aver fatto lì il pranzo più felice di quest'anno, sia in termini di cibo che di esperienza. Mi sono ricordata dei pranzi di quando ero piccola la Domenica e il Sabato con i miei genitori, quando i ristoranti erano ristoranti trattorie e al centro del pranzo c'era il cibo, la voglia di stare insieme, senza troppi fronzoli.


Abbiamo cominciato con i porcini fritti, per poi proseguire con un tris di primi uno più buono dell'altro, e uno spiedone di carne. Poche volte ho visto Andrea felice come durante questo pranzo e in questi giorni a casa di Cristina. Come cantava Max Pezzali "basta un giorno così a cancellare centoventi giorni stronzi"... per me, vero fino al casello di Rimini Nord.
SHARE:
Template Created by pipdig