mercoledì 17 ottobre 2018

Weekend a Budapest: consigli foodie e itinerari nella capitale ungherese



Lo scorso anno credo di aver scritto uno dei post più belli su questo blog mai pubblicati prima, quello su Bucarest. Era più o meno questo periodo, e quel weekend in piena Indian Summer nella capitale della Romania di mi aveva totalmente rimessa al mondo. L’ho scritto più volte, non c’è periodo dell’ano più di questo in cui mi piaccia viaggiare: l’aria è freschina, ogni tanto le città regalano giornate che sembra ancora Settembre e tutto è più magico. Ecco perché quest’anno ho deciso di lavorare sodo in estate, molto bene a Settembre, ma ho fatto per la prima volta una cosa che mai avrei pensato due anni fa: dare priorità al tempo libero, riappropriarmi delle cose che mi piacciono. Ho così prenotato tre mini viaggi da qui alla fine dell’anno che mi faranno lavorare ancora meglio quando sono a casa, ma con una deadline di viaggio… è più bello dare il massimo con un biglietto salvato in mail e sapendo che poi ci aspettano nuove scoperte, no? 


Direi una bugia se vi dicessi che Budapest mi è piaciuta tanto quanto Bucarest. Molto diverse, profondamente diverse, anche se spesso si confondono. L’Est a parte la Russia l’ho girato parecchio durante l’università, sono stata in Polonia 4 volte, in Romania e in Bulgaria. Amo delle città dell’est quell’essere tetre in inverno, profondamente malinconiche, e con ancora tantissimi posti poco turistici e quindi autentici. Budapest, diversamente da Bucarest, Breslavia, Varsavia, e tutte le altre città che ho visto, è stata la prima città ad avermi leggermente deluso in quanto molto molto turistica. D’altro canto mi ha sorpresa per il suo essere una città in cui convivono antichi fasti da un lato, e cose tipiche di una città super moderna e hipster dall’altra, di quelle perfette per i viaggiatori contemporanei. E anche qui apro un’altra piccola parentesi: è stato molto difficile trovare esperienze autentiche di ristorazione a Budapest, e l’unica che cercavo non l’abbiamo trovata. Come sapete oltre a tanti blog stranieri prima di viaggiare uso tantissimo Instagram: le pagine dedicate al food a Budapest sono pagine gestite da millenials, in cui fanno da padroni succulenti toast avocado, salmone & poached eggs, insalate, bowls e bellissimi pancakes. Era una parere fuori dal coro e un’osservazione che avevo espresso anche su Bucarest: cosa viaggiamo a fare, se ricerchiamo tutti le stesse cose che potremmo trovare anche a casa? Ha senso andare in Ungheria per cercare i cafè più scandinavi possibili? Per me no, e l’ho capito al terzo posto che stavo visitando, quando poi abbiamo incominciato ad abbandonare la mappa e a scegliere lasciandoci ispirare da quello che i posti realmente suggerivano: ecco che abbiamo scoperto che tantissimi ungheresi ogni giorno mangiano in delle sorte di mense self service, in piedi molto spesso, nella pausa di lavoro. Che il Mercato Centrale è bellissimo si e il foie gras è incredibile, ma un giretto in qualche bottega specializzata vale molto di più. 
Purtroppo avevamo solo tre giorni pieni, sufficienti comunque a vedere le attrazioni turistiche principali e a vedere un altro pezzetto di città, quella dei sobborghi diciamo così. Il terzo giorno, la Domenica, per dire, era destinata alle Terme: i Bagni Szecnki e i Bagni Gellert. Ovunque c’era scritto di andare alle terme, tantissimi amici ce l’avevano consigliato. Arrivati li davanti, le piscine piene piene di gente (era pur sempre una bellissima giornata) ci siamo guardati negli occhi e ci siamo chiesti: ma davvero siamo qui e ce ne frega di chiuderci un giorno intero dentro alle terme? E così abbiamo cercato delle bici a noleggio, e abbiamo girato in bici per 30km tutto il giorno in lungo e in largo, per tutto il parco dell’Isola Margherita e ancora indietro. 
Ci siamo persi le terme (che invece mi erano piaciute un casino di più a Bucarest) ma abbiamo visto e scoperto scorci di città incredibili che diversamente non avremmo visto. Ecco, per me questo è vivere la città, il senso della vacanza: ogni tanto stravolgere i piani e uscire dal seminato. Certo, ci sono viaggi molto più avventurosi, molto più di conoscenza, ma per un weekend di svago è bello così, e aggiungo che avventurarsi anche per strade sconosciute fa scoprire mercatini bellissimi, mercati di quartiere e Flower Market che non avresti mai pensato di trovare a Budapest. 


Ma andiamo con i consigli: quelli su itinerari etc li trovate già su un sacco di siti, e sono bellissimi tutti, quello che vi consiglio di non perdervi fra le tante cose sono sicuramente la città antica di Buda, il Mercato Centrale, e una visita al Parlamento di notte, resterete a bocca aperta dalla bellezza. Sempre di sera, mettete in programma una bella passeggiata lungo la promenade del Danubio, che è comunque meravigliosa anche di giorno, con i suoi alberi arancioni e gialli e la Tramvia che passa proprio attaccata al fiume. Ma andiamo con ordine… giorno uno, Venerdì pomeriggio, siamo arrivati in aeroporto alle 15 e circa alle 16 eravamo nell’appartamento che avevo prenotato con Airbnb: non conoscendo la città ho scelto una via centrale, ed in effetti eravamo proprio in centrissimo, nella via della moda, Andrassy Ut. 


Se decidete di stare in questa zona, nonostante ovunque dicano che la metro sia bellissima, tutto è raggiungibile a piedi. Abbiamo deciso subito di fiondarci a prendere un caffè americano per programmare le giornate, e qui cado nel banale, ovvero siamo andati da Costa Coffee (mi ricorda troppo quando ero giovane e vivevo a Londra, che ce volete fà?)


Un giretto per Andrassy e fino al fiume per sentire l’aria che fa, ed è già sera: la prima birra al Szimpla Kert, il ruin pub più famoso di Budapest. I Ruins pub sono abbastanza recenti, nati circa nel 2000 quindi venti anni fa quando molti edifici abbandonati di Budapest vennero convertiti in club di basso profilo e arredati con mobili scartati, oggetti di scarto, vecchi pc, etc. La cosa figa però è che da subito questi posti hanno attratto tantissimi artisti, che hanno reso in pochissimo tempo un’opera d’arte questi edifici. Oggi senza dubbio sono super turistici, ma restano suggestivi e bellissimi. Il Szimpla Kert è stato uno dei primi ad aprire, ed è un edificio enorme composto da un grande giardino pieno di lucine e di varie postazioni bar in cui la sera proiettano film, in cui vi sono installazioni d’arte, concerti, e in cui si può fumare narghilè. Le sedie sono ricavate da vecchie vasche da bagno e i dettagli anche psichedelici in cui perdere gli occhi sono infiniti, soprattutto dopo la terza birra media. 
Per cena, proprio lì vicino avevo prenotato già dall’Italia il Getto Gulyas, sinceramente il posto migliore in cui abbiamo mangiato: è un ristorante tradizionale ungherese in cui provare e sperimentare tutto il meglio della cucina di casa. Io ovviamente smaniavo per il Gulasch che credo di aver mangiato ad ogni pasto, con grande sorpresa di Andrea. 
È carino, economico per i prezzi europei, e veramente buono.  Abbiamo provato il paté d’anatra, il loro famosissimo Duck liver, il Gulash, le Crespelle alla hortobágyi (Hortobágyi palacsinta) che sono crespelle con carne macinata e funghi guarnite con crema di zucca e panna acida, e il pollo allanonsocazzocosa. Pickles a gogò, e la nostra prima cena ungherese è stata promossa a pieni voti.
Il Sabato mattina è cominciato con una bella passeggiata fino alla Piazza, dove si trova l’antica Pasticceria Gerbeaud


Datata 1858, è la pasticceria più storica, quella per intenderci in cui anche Sissi imperatrice d’Austria e regina di Ungheria si recava. Qui potete assaggiare la celebre torta Dobos o la Esterhàzy, altra torta dai mille strati golosissima. Io ero a dieta e non ho assaggiato unbelcazzodiniente, Andrea per 25€ si è mangiato le uova strapazzate con il bacon, affarone. 
Come in tutti i posti fighi che sanno di esserlo, il personale è incagabile, ci han fatto alzare e cambiar tavolo due volte Dio solo sa perchè. Per cui se mi chiedete: “vale una visita qui?” la risposta è NO. Si per vedere il posto perché è obiettivamente bellissimo, ma senza stare a sedervi / provare l’esperienza perché non è proprio niente di che (e oltretutto, sono lentissimi, 35 minuti per due uova strapazzate).



La Domenica il Mercato Centrale è chiuso, e quindi avevamo dedicato il Sabato alla visita di questo tempio enogastronomico. Il Mercato Centrale è il più grande e il più antico mercato coperto di Budapest, si trova sul lato di Pest alla fine della tanta citata via dello shopping (orrendo) Vàci utca, e risale al 1897. Al piano terra ci sono tantissime bancarelle, in cui fanno da padrone le salsicce alla paprika, la paprika, e il foie gras d’anatra e d’oca. C’è poi un piano intermedio terribile, file ininterrotte di gente che guarda bancarelle di souvenir: la vera attrazione è poco distante, al terzo piano, in cui ci sono una fila di ristorantini di street food incredibili. Il migliore è quello dei Langos fritti, ma contate una ventina di minuti di fila e di mangiare in piedi fra il casino, ci sono veramente pochissimi posti seduti. Architettonicamente è meraviglioso, gigante, con le travi tutte in ferro, la cancellata imponente neogotica e il tetto in mattonelle coloratissime, ho scoperto poi restaurato con piastrelle Zsolnay. Resta comunque una calamita per turisti. Per il pranzo non vedevo l'ora di andare in questo super ristorante chiamato Stand25, aperto dallo chef Szullò Szabina vincitore del Bocouse d'Or, ma non l'abbiamo trovato.  
Avevo inteso dalle tante descrizioni accorpate al Mercato Centrale che fosse al secondo piano del Mercato. L’abbiamo cercato un bel po’, per poi scoprire che non era lì e che era pieno, pranzo e cena Sabato e chiuso la Domenica. Amen, mi sono girate un po’ lì per lì ma abbiamo ripiegato su una rosticceria self service tipica ungherese lì vicino, ce ne sono tante in giro. L’imperativo era: “stiamo leggeri, che poi andiamo al Castello”. La realtà dei fatti è stata: due cotolette di maiale fritte, una salsiccia alla paprika e un quintale di senape + patatine fritte per lui e pickles per me, viva la salute. 


Pomeriggio visita al Castello di Buda e alla città vecchia passando per il Ponte delle Catene, abbiamo percorso a piedi tutti gli scalini che portano lassù alla faccia della funicolare e siamo tornati verso casa la sera, per un totale di 28.000 passi. La sera siamo stati da Budapest Bizstrò, proprio vicino al Parlamento… Gulasch buonissimo per me, filetto per lui. Siamo riusciti a mangiare di fuori, per fortuna: all’interno c’era piano-bar + partita e non è che mi entusiasmasse troppo.La Domenica come vi dicevo sopra era stata destinata alle terme, che comunque se avete più giorni vi consiglio di provare. Era una giornata troppo bella e troppo autunnale per rinchiudersi in un posto, e abbiamo deciso di affittare due bici subito dalla mattina. Dopo una colazione veloce dietro casa in una pasticceria molto buona con laboratorio grande a vista ci siamo imbattuti in un Flower Market e mercatino di handcrafter che ha svoltato la mia Domenica: abbiamo bevuto di nuovo due bei caffè americani bollenti, ho comprato la candela più buona del mondo al gusto Pumpkin Spice, una crema mani alla lavanda, e il miele di montagna. Questo mercatino si chiama Kis Kert Plac, ma controllate ogni quanto c’è, non ne ho idea. 



Breve pitstop per riportare tutto a casa, e via all’avventura: con la bici lungo l’Isola Margherita, dove c’erano tantissime famiglie al parco e nei cafè, giù infondo fino alla fine dell’isola e poi siamo risaliti su, passando per l’altro quadrante della città, quello un po’ più decadente e poetico. Abbiamo pranzato in un posto buonissimo che sembrava un Bistrò di Montmartre, proprio di fianco al Teatro dell’Opera. Si chiama Dizsnò Biztrò, è assolutamente poco vegan, ma è magnifico. Per me menù degustazione con solito Gulasch, terrina di foie gras con cipolle caramellate e il Mangalica Porkolt, il tipico spezzatino ungherese servito con i classici pickles e due polentine  con il cuore di formaggio. Andre invece ha optato per un mega hamburger.



Il pomeriggio abbiamo proseguito fino alle 7 imperterriti il nostro giretto in bici, facendoci gli scherzi ai semafori, facendo le gare di velocità, senza un preciso programma: da Piazza degli Eroi abbiamo visitato da fuori il boh, girato anche tutto il parco vicino ai Bagni Széchenyi, e immancabile giro al supermercato tipico di ogni viaggio in cui scelgo 4 o 5 stupidaggini da riportare a casa: scherzi a parte, amo sempre vedere i supermercati all’estero, dicono molto delle abitudini alimentari della popolazione, e credo non saprei vivere un viaggio realmente senza questa abitudine. Mancavano solo i Langos al nostro tour enogastronomico, uno dei cibi da strada più caratteristici di Budapest. Le definirei pizze fritte, crescentine, poco c’è di diverso: la farcita più celebre è quella con panna acida e formaggio, ma le varianti sono infinite, da quello al Kolbasz (la salsiccia alla paprika ungherese) a ai Langos burger, hamburger con al posto del pane due dischetti fritti. 


Di fianco a Szimpla Kerta nel cuore del quartiere ebraico c’è Karavan, un mercato di street food permanente che offre tutto questo e molto di più, con vari truck con proposte anche per chi è vegan. Altre due birrette, un kürtőskalács alla cannella (il famoso cannolo ungherese non ripieno) e il nostro weekend a Budapest è terminato, l’indomani mattina abbiamo lasciato la casa abbastanza presto per tornare a Bologna. 
In mezzo a tutto questo abbiamo anche visto tantissimi negozietti di abiti vintage, provato cappelli invernali di lana super cozy, programmato le prossime settimane, e pensato al prossimo viaggio. Next destination: London.  

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