martedì 6 settembre 2016

Coccole di fine estate, il picnic della Locanda i Girasoli


Coccole di fine estate è stato il titolo del quinto appuntamento sur l’herbe organizzato la settimana scorsa dalla Locanda i Girasoli, che vedrà questo Giovedì l’ultimo picnic della stagione, con il tema Il Profumo del mosto

Li puntavo dall’inizio dell’estate conoscendoli già come catering e come Hotel Lungomare, con la certezza che a Riccione quello che propongono ( il Leardini Group conta ben nove attività fra hotellerie, locali e ristorazione) è sempre di altissimo livello. 
Li puntavo per capire -e lo ammetto senza peli sulla lingua- se su questa storia dei picnic che in Romagna è cominciata tre anni fa ed è esplosa quest’anno ancora di più- ci credono davvero o  se semplicemente avevano cavalcato l’onda. Che di picnic quest’estate ne avrò fatti 5, ma su questo blog ne sono finiti solo due e gli altri tre una delusione totale.
E la domanda è sempre, come in ogni ambito della vita: ma a far le cose bene, e a farle male, non ci vuole più o meno lo stesso tempo? E qui chiudo la parentesi, che ai Girasoli sanno bene quello che fanno e tutto era semplicemente perfetto.


Partiamo dall’arrivo: io e lui (reduce da un virus intestinale mortale) al quale ho dovuto omettere che c’erano già dei miei amici ad aspettarci altrimenti mi avrebbe mandato da sola, e alla fine gli uomini sono quegli individui mai in pace che snobbano i picnic i fiocchettini i cestini con i tovagliolini e le lucine e i piattini ma poi alla fine della fiera notano (non tutti eh) quei particolari che tu distratta non noteresti e che quando è ora di tirare le somme fanno sempre la differenza. Ciò per dire che alla fine  se cresciuto e coltivato bene un uom…. anche questa volta ho mangiato per due pas mal.


La location è meravigliosa, una vecchia casa padronale del 1800 che guardata dal lato della piscina con la fontana sembra una tenuta inglese del CotsWolds, dentro arredata magnificamente e nella quale abitualmente si svolgono matrimoni e cerimonie. 
Sul davanti poco prima di arrivare al grande parco con gli ulivi, una terrazza e un orto in cui crescono zucche, zucchine pomodori etc.
È proprio sulla terrazzaveranda che si svolge la prima parte del picnic, poco prima di prendere il cestino. Un aperitivo di benvenuto con finger food di ogni genere da piccole brioche a paninini a torte salate e sangria, tantissima sangria… ed è in questa prima parte che si avverte un pochino l’atmosfera e l’esperienza da anni di catering ma ci sta e tutto sommato da allure al picnic. Altra cosa che mi ha fatto sorridere è che questo è un picnic elegante, si sente tanto (almeno per me piccola contadina e testina agricola di Santarcangelo) che sei a Riccione, le vedi le persone più tirate più eleganti, più modaiole,  più "riccionesi”. 


La seconda parte  prevede invece il cestino con nel quale potrete trovare focaccine e panini, prima che vi vengano servite tre portate, nel nostro caso lasagne (veramente ottime, e lo dice una per cui sono buone solo quelle di sua mamma), carne alla griglia (come ho visto tutto lo stand e tutti i grill della Weber mi sono emozionata) e il buffet di dolci. 


Mi piace questa impostazione di picnic in cui comunque qualcosa ti viene servito al tavolo con i piatti e le posate (a propose, ai Girasoli non si sta seduti per terra ma si mangia sui tavolini di legno e ci si siede sulle balle di paglia). L’atmosfera è veramente chic, non lo definirei un picnic bucolico quanto più un picnic shabby chic, con le scalette bianche, i lampadarietti di cristallo e qua e la qualche peluche. Il prezzo è di 35€ a persona, super onesto per tutto quello che si mangia e per l’allestimento da favola. Ora non resta che attendere, siamo tutti quasi certi che la moda del prossimo anno saranno i matrimoni bucolici…

p.s. mi perdonate  per la quantità di -ino -ina -ini utilizzata in questo post? 
Da domani la smetto, giuro.



lunedì 29 agosto 2016

E ora, dove verremo a cercarti Piergiorgio Parini?


Amo leggere i libri scritti dagli chef, ne ho divorati una quantità industriale durante il periodo universitario... passavo serate in compagnia di Anthony Bourdain, degli scritti di Gualtiero Marchesi. Me li sono sempre immaginati con un quadernino e la mano un po' unta dopo il servizio, appoggiati al bancone con sopra tutte le ordinazioni depennate lasciare libero il flusso dei loro pensieri. Non sono però mai stata il tipo di persona che al ristorante smania per conoscere lo chef e volerlo per forza assillare di domande, anche se quelle poche volte che capita di parlarci rimango affascinata e in uno stato di contemplazione per diversi giorni.
Sono comunque dell'idea che gli chef parlino attraverso i piatti che creano, quello è il filtro della loro arte e il loro modo di relazionarsi al mondo.


Capita però di incontrare delle fatine della sala che ti sanno coinvolgere e appassionare.
E' stata Stefania (patron del ristorante) a farmi innamorare ancora di più della cucina di Piergiorgio Parini, che non aveva bisogno di spiegazioni nella sua perfezione, ma grazie a un occhio attento e la sua esperienza è stata illuminante.
Una donna innamorata della cucina, le cui osservazioni e appunti sarebbero da trascrivere e ricordare nei secoli, vent'anni di esperienza alle spalle (per chi non lo sapesse ancora, il Povero Diavolo a Torriana il 31 Agosto chiuderà i battenti per un pochetto, dopo la decisione di Pier Giorgio Parini di lasciare il locale nell'ottica di aprire un locale suo -si vocifera).



Dicevo, una donna che insieme al marito ha saputo precedere l'avanguardia, creare cultura in un posto come Torriana e far sì che tantissime persone decidessero di intraprendere le roads romagnole per una cena al Povero Diavolo. La conduzione famigliare e la tranquillità del locale, come riporta il loro sito, inducono a contatti molto ravvicinati ed è così che lo spazio del dopocena o della colazione (il Povero Diavolo è anche locanda) si dilatano nella conversazione, nello scambio di idee e convivialità... è proprio questo che ricorderò di questa cena, la parola convivialità.

Il menù del Povero Diavolo ha tre opzioni: 3, 6, 9 rispettivamente tre portate, sei portate e nove portate. Un percorso che attraversa tutti i sensi e tutte le forme della materia e delle consistenze: dal mare, alla pasta alla carne. Dietro ad ogni piatto una ricerca e uno studio incredibili, una passione viscerale per le erbe che sono il fil rouge di tutti i piatti e di cui Parini è il re incontrastato.


Ecco il menù che abbiamo scelto, nove portate:

- Sgombro marinato e arrostito con cetriolo, ginepro e basilico
- Calamaro grigliata con crema di zucca, succo di alloro, polvere di cipolla e salsa di aglio nero arrosto
- Scampo grigliato con capperi, salsa di mandorla grattugiata, pesca grigliata e gelatina di pesca
- Gnocchi di patate con cozze, ricci di mare, vongole, polvere di finocchietto selvatico, polvere di aneto, cozze e limone nero libanese
- Risotto cotto in acqua di pomodoro aromatizzato al Pepe di Sichuan
- Animelle con Ylang Ylang
- Purè di patate arrostite con polvere di gemme di pioppo
- Carne di pecora con crema di carote e cipresso (potrei aver sbagliato la dicitura "carne di pecora")
- Semifreddo al cioccolato bianco, Chartreuse e basilico, gelato al dragoncello e polvere ghiacciata di levistico (sedano selvatico di montagna)


Difficile scegliere il piatto che porterò nel cuore, difficile decretarne anche due o tre.
Ho amato ogni secondo, ogni boccone, ogni racconto che si accompagnava al piatto, e sono sempre più convinta che lo storytelling sia fondamentale anche quando l'arte sia assoluta (dal latino absolvere= sciolta da qualsiasi cosa). 

Rimangono le emozioni, i sapori, rimane un sigillo come marchiato sulla carne.

E in cuor mio, anche la speranza che Fauso Fratti (patron del Povero Diavolo) e Stefania continuino questa tradizione, la locanda, continuino a seminare cultura e professionalità in questa terra meravigliosa che è la Romagna che non è solo mare ma è anche un meraviglioso entroterra.

martedì 16 agosto 2016

Le Giare a Montiano e la cucina di Gianluca Gorini, la cucina che fa boom


Della cucina di Gianluca Gorini ognuno ha la sua idea ben chiara e definita. 
Era tanto che volevo provare Le Giare a Montiano, tantissimo… e così il 14 Agosto -peraltro il giorno del mio compleanno- ho deciso che era giunto il momento, ora anche io ho la mia.

Premetto che questo non è un blog per palati sopraffini nouvelle cuisine o critici enogastronomici super esperti -è più il blog dei gastronerd- e non ho nemmeno intenzione di risparmiarvi delle mie sbrodolate di affetto e amore vario solo perché si tratta di un super ristorante con un super chef :) Lettore avvisato, mezzo salvato. 


Comincio con il dire che, pur abitando a 15 km di distanza, io a Montenovo di Montiano non ci sarei mai finita nemmeno per sbaglio se non fosse stato per Le Giare, e avrei fatto un grave errore. Montiano è carinissima, una cittadella in pieno stile romagnolo veramente adorabile, e la posizione in cui si trova il Ristorante Le Giare, qualcosa di superbo. 
Una splendida vista panoramica sulle rilassanti colline di Romagna là dove tramonta il sole e tutto diventa di una luce rarefatta e dorata.

Il ristorante è realizzato a vetrate e uno specchio d’acqua all’esterno  fa da cornice all’estremo che ci separa dalla valle, con la quale gioca senza soluzione di continuità, con eleganza e raffinatezza.  Purtroppo non siamo riusciti a cenare di fuori come avevo sognato da tempo, ma il locale all’interno è ugualmente meraviglioso, con quelle lampade sul tavolo di vetro increspato lì a ricordarti che sì, hai compiuto 28 anni, sì non è la fine del mondo, sì, invecchierai anche tu come tutti e dovrai passare sopra a molte cose se vuoi arrivare alla felicità vera ma queste considerazioni sono saggezza che potrete provare contemplando i vasi solo al quinto bicchiere del Menù.


Quando ho chiesto ad Andre cosa ne pensasse della cucina e dei piatti squisiti e armonicamente perfetti e imperfetti che avevamo appena finito di mangiare mi ha risposto che "è come un boom”, e quale espressione più semplice e perfetta di quella che viene senza pensarci e spontanea.


Un’esplosione di un sapore forte, molto forte e predominante attorno al quale ruotano tutti gli altri elementi del piatto, combinati con sapienza e maestria. 
Un menù complesso che evidenzia l’altissima qualità dei prodotti e un’amarezza ricorrente in tutti i piatti che crea poesia. Niente è lasciato al caso, dalle spezie alle erbe aromatiche, ogni singolo elemento cambia la storia del piatto. 
Ogni piatto, come ha scritto qualcuno, è un appuntamento con una piccola storia.


Del menù Degustazione di 7 portate che abbiamo scelto dal nome “Estrapola” ho adorato il Risotto allo Squacquerone e ricci di mare con curcuma e finocchio di mare, nota amara prevalente e il profumo del mare prepotente e travolgente, il piatto migliore restano i Ravioli di melanzana affumicata con caprino ed emulsione all’erba cipollina, e il Piccione, il petto di piccione migliore della mia vita. Ad Andre sono invece piaciute molto le Mazzancolle con cubetti di anguria, gelatina di Bitter e rucoletta selvatica, riprova che anche nei toni aspri, ognuno ha il suo gusto personale. Nota di merito per il patron del Ristorante, il Signor Amadori che per tutta la cena ci ha “accompagnati”, consigliandoci sugli abbinamenti con i vini, e riprendendomi quando non stavo degustando qualcosa correttamente.


Buonissimi anche il pane, che ti portano caldo con a parte l’olio di Brisighella come entrèe e l’entrèe di piccoli finger food che subito danno un’idea di come sarà la cena: io personalmente ho adorato la rapa rossa cruda con la colatura di alici del Cantàbrico.
La cena si conclude con una Granita di mela verde, spuma di menta e polvere di liquirizia celestiale, e un assortimento di Petit Fours che, come diceva Andrea sono un “boom” e concludono meravilgliosamente la cena. Per lo più liquidi, un piccolo cocomero, un cioccolatino alla crema di Whiskey, Mela disidratata con crema alla cannella etc. Inaspettati, liquidi, interi, pieni come le storie che cominciano difficili e sono le più belle… ogni tanto fanno BOOM anche loro.


p.s. La prima volta che siamo stati a cena insieme la ricordo come fosse ieri per la paura che non avessimo niente da dirci prima di arrivare e per il “oh no devi già andare via”, le troppe parole durante e quell’ “È incredibile, è davvero incredibile” prima di chiudere la portiera. Volevo scrivere di Abocar da un sacco di tempo ma il giorno dopo non ricordavo nulla né di quello che avevo mangiato, né dei nomi di piatti. Una cosa solo avevo capito: che qualunque cosa sarebbe venuta dopo, io finalmente avevo trovato qualcuno uguale a me, senza pretese ma con alte aspettative, assente e presente, un’anima gemella a prescindere, chissà poi se è vero che nella vita ce n’è solo una o ce ne sono di più. Sei tu il regalo più bello di quest’anno, e ci siamo meritati un’altra cena di cui non ricorderò nulla, in fondo è bello così con te