lunedì 29 giugno 2015

L'aperitivo alla Sex and The City con le amiche, all'Hotel Lungomare di Riccione.


Mai come questa estate sono partita con le idee chiare su quale avrei voluto fosse il mood della stagione. Lavorare sì, tanto, ma anche riuscire a ritagliarsi del tempo e staccare per quelle ore necessarie la testolina senza la preoccupazione di oddioilmondomoriràseiononsonodavantialpc.
Ma soprattutto, imperativo categorico numero uno, dare spazio agli amici, ai nuovi incontri e alle chiacchere sincere a notte fonda e durante gli aperitivi, quando la pelle sa di doposole, i capelli un po' arruffati dal vento e chissenefrega se non siamo eleganti in un hotel super chic.

Dell'Hotel Lungomare è un po' che sento parlare, e qui voglio spendere un'altra parola come era già successo qualche post fa su quanto, ad oggi, sia fondamentale promuoversi bene sui social network.
Io il loro aperitivo al Settimo Piano l'ho scoperto proprio così, tramite Instagram.
Nessun informer, nessuna mediazione da parte di trendsetter della riviera, salvo poi scoprire che il mega terrazzo l'ha disegnato una delle mie migliori amiche. 
Casi ormai frequenti in cui la virtualità precede la vita vera :)



Ieri sera si trovava in Romagna Ivana, adorabile e meravigliosa svizzera che avevo avuto il piacere di conoscere un mesetto fa al suo matrimonio..la promessa era stata "ci vediamo quando vengo a Rimini quest'estate", che è un po' come dire "si dai ci si becca in giro a New York".
Invece ha mantenuto quanto detto e l'occasione è stata buona per provare questo aperitivo on the rooftop. Si entra dall'ingresso principale dell'Hotel, e si sale verso il 5' piano, dove da una porta di vetro potrete scorgere la sala da pranzo dell'Hotel.. meravigliosa in una giornata cristallina come ieri e con il mare che sembra lì da poter mettere i piedi sotto il tavolo e bagnarli nell'acqua, con tutte le sue sfumature di azzurro.


L'ultima rampa di scale a piedi e les-voilà, un paradiso total-white e un aperitivo fingerfood da perderci la testa, al vostro cospetto. 
Design super contemporaneo e location molto chic, per un aperitivo con le amiche alla Sex and The City o una cena romantica  a due a lume di candela, un pochino più tardi.
Il buffet è veramente curatissimo, dai mini piattini di crudi di mare alle insalatine alla mignon salata, tutto curato nei dettagli con quella cura che mi piace trovare. 
E mi rendo conto che il trend di quest'estate siano veramente pic-nic all'aperto e gli aperitivi negli hotel, che è bello andarci senza dover soggiornare per forza ma da turisti della propria città, e vedere che aria tira.

P.s. prima che me lo chiediate in 18 :) 
Il prezzo è quello di un aperitivo normale, anzi, a parer mio anche molto sotto la media... noi in tre abbiamo preso uno Spritz, un Negroni e un analcolico, ci è stata portata una piada farcita intera e assaggini vari dal buffet, prezzo totale 22 euro, modestissimo per la location, la cura e tutto il resto.



Hotel Lungomare
Viale Milano 7, Riccione
Instagram @hotellungomarericcione

lunedì 22 giugno 2015

Un tuffo nella riminesità autentica, il pranzo Dalla Marianna



... capita così che mentre sul lungomare c'è Al Mèni -il circo degli chef-  tu hai un ospite a casa davvero speciale per il weekend, e a cui in tre giorni vuoi far vedere il meglio della Romagna. 
Un tour de force easy e no-stress ma in cui una persona che è stata qui per lavorare a un progetto possa anche portarsi a casa qualche ricordo che non sia solo mare affollato.
La giornata di Sabato parte così alle 9.00 sfidando il traffico dell’Adriatica, e da Santarcangelo andiamo a fare colazione al Marè a Cesenatico -comodo no?- per poi inoltrarci nella pineta fra Pinarella, Cervia e Milano Marittima, dove già dal primo mattino tante famiglie in bici con bambini e zainetti con teli da mare pedalavano verso l’orizzonte azzurro. 

Amo quella parte di Romagna brulla e selvatica dove i chioschi delle piadine sono bungalow a righe verticali così romantici e riconoscibili, e dove ci sono ancora villaggi di pescatori, saline che regalano tramonti rosa meravigliosi e campeggi. 
Tutto mi sembra meno patinato e finto rispetto invece a quella parte di Romagna che proprio non mi rispecchia, tipo Milano Marittima -discorso a parte invece per Riccione, che adoro.
Passa così la mattinata fra Cesenatico- Cervia- Milano Marittima e ritorniamo verso Rimini, dove all’ora di pranzo senza averci pensato mi sorge il quesito: e mo’, dove andiamo a pranzo?



Penso subito alla parte più bella secondo me di Rimini, il Borgo San Giuliano, e la risposta viene da sé: la Marianna. 
Alla Marianna c’ero stata recentemente sotto Natale, con lo staff di Officina Photografica, in una delle due meravigliose palle di legno che la Marianna mette nel dehor d’inverno.. se non capite di cosa stia parlando -perchè ammetto che è palledilegno non è proprio il top della descrizione, date un’occhiata qui.

Da oltre 100 anni La Marianna è meta di quanti da Nord entrino da Rimini, prima con i cavalli poi con le auto. La trattoria di mare proponeva infatti, oltre al pescato fresco che la Signora Marianna cucinava in una piccola stanza adibita a cucina, la possibilità di alloggiare al piano superiore. 
E a me basterebbero questa descrizione e questo immaginario per perdermi nella fantasia. 
Il menù della Marianna è semplice e genuino, un menù della tradizione con alcune rivisitazioni interessanti ma che non tralascia i grandi classici.. in grado di appagare le voglie di frittino di pesce (eccezionale, peraltro) e tagliatelle alle vongole, cosa avrà mai potuto ordinare il mio turista? 
[parentesi di silenzio quando l’ho visto prendere forchetta e coltello per dividere la vongola dall’interno senza prenderla con le mani come gli animali come me, ma tant’è.]



La Marianna è un posto tranquillo e riservato per quanto sempre pieno di gente, un locale interamente in legno nella sua parte esterna dove il dettaglio fa la differenza e dove i colori non potranno non farvi sentire in vacanza, anche se siete di Rimini, con quelle scritte color turchese sul bianco, i tovaglioli a righine bianche e azzurre che pensi “oh come sarebbe bello avere una camicia con queste nuance”


Noi abbiamo ordinato un antipasto freddo di mare, tagliatelle con le vongole, e il fritto. 
Tutto perfetto e anche in porzioni super abbondanti, come tradizione romagnola vuole.
Era pranzo e non potevo bere, pena l’andareapputtane di tutta la giornata poi, ma ho un vago e annebbiato ricordo di Natale e di un digestivo al finocchietto selvatico eccezionale che ti portano a fine pasto! 




 il ricettario della tradizione riminese che Dalla Marianna ti portano e ti regalano al momento del conto: un piccolo souvenir per gli ospiti che mi ha fatto pensare con orgoglio a quanto noi romagnoli, quando si tratta di marketing siamo i numeri uno

E ovviamente, dopo il pranzo, un giretto per il borgo di San Giuliano, con le sue stradine e piazzette, le finestre colorate, i dipinti che ritraggono Fellini sulle facciate delle case, da sembrare un museo en plein air…  e quell’arcobaleno di colori che mi fa sentire ancora ventenne, a spasso per Portobello Road.

Trattoria La Marianna 
Viale Tiberio 19
Rimini
www.trattorialamarianna.it

venerdì 5 giugno 2015

Scamporella e la magia del picnic insolito fra gli ulivi.


Anticipo subito ancora prima di iniziare, dicendo che Scamporella è un’idea meravigliosa, che avrei voluto avere io.
Correva l’anno scorso, l’estate del 2014 precisamente, e i picnic erano già una cosa che a Bologna fra le nostre amiche si sentiva parecchio… in Romagna invece -non come ora che anche il mio vicino di casa che non ha un ristorante e nemmeno un cestino crea eventi picnic-  ne esistevano DUE, di cui uno era Scamporella.



Impossibile non averlo presente nel proprio immaginario, se si frequentano un minimo i social o si ha una schiera di informers svegli e sul pezzo, in quanto l'evento si è imposto subito all’attenzione per quel suo essere così perfetto, così ricercato, delizioso con quei palloncini bianchi appesi al cestino del picnic e le tovagliette a scacchi bianchi e rossi e le buste del pane con il timbro Scamporella sopra.

Ripensando all'atmosfera ieri sera e riguardando le foto questa mattina, vorrei che il mood di questa estate 2015 fosse proprio questo: serate relax, pic-nic meravigliosi, aspettare il calar del sole in campagna con le cicale che cantano attorno.
Magari con un djset e un bel calice di vino.
E magari con un figaccione di fianco e non il tuo migliore amico :)


Scamporella nasce dall’idea del vulcanico Andrea Cappelletti, patron dell’Enoteca Vivì in centro a Cesena di cui avevo già parlato qui, e che- non contento di due attività, fra pochissimo si dedicherà anche ad Agricola Casa Cucina e Bottega, sempre a Cesena. 
E come notavamo ieri sera con Filo -mio migliore amico e l’unico uomo che avrei voluto vicino in una serata del genere- ormai il marchio Scamporella/Vivì/Agricola è consolidato e ha un suo nome forte, ovvero se li scegli sai che troverai qualcosa di fatto bene, ricercato e dal mood romantico, un po’ vintage e un po’ shabby.




Scamporella si svolge a Rio Marano, collina totalmente immersa nel verde poco prima di Cesena dal panorama meraviglioso.
La magia e il calarsi nell’atmosfera bucolica comincia subito dopo aver parcheggiato la macchina. 
Un trenino trainato da un trattore infatti con vagoni ricavati da scatoloni di plastica vi attenderà per portarvi su diretti al parco, precorrendo un sentiero di ulivi, lucine e cestini di paglia.
Diletta -figlia di Filo e mio soggetto preferito insieme a Yuma quando si tratta di strumentalizzare bambini per le foto del blog- appena salita sul trenino era già emozionatissima e non vedeva l’ora di avere fra le mani il suo cestino.



Un’altra cosa stupenda di Scamporella è che il picnic è davvero aperto a tutti, e ideale per tutti.
Dalla fake famiglia come noi tre, alla coppietta che si apparta e dopo un po’ di calici guarda le stelle e comincia a farsi selfie e a sussurrarsi cose romantiche, alle amiche che si sentono un po’ dentro ad un Sex and the City bucolico e fanno il loro aperitivo/cena parlando di abbronzatura e quelcasinolà in materia di uomini.





Davvero un evento -che da ieri 4 Giugno, ci sarà ogni Giovedì d’estate- aperto a tutti, e che non deluderà nessuno.
Un’altra cosa che notavo di questo evento super mondano per quanto in realtà trionfo di un’idea molto semplice alla base, è la vitalità di Scamporella, il suo essere profondamente un evento social.



La prima cosa che fai appena arrivi è fotografare, quando ti arriva la portatina carina gli fai una fotina, così come alla forchettina e al rosmarino legato attorno al bicchierino-tuttomoltoino.
Credo sia inevitabile, non solo perché tutti hanno uno smartphone ma perché è sempre più raro oggi trovare idee così semplici e poetiche, eppure così strutturate.
Il cestino contiene spianatine, panini con verdure grigliate, salame e formaggio, e un barattolo con l’insalata di riso (ieri con scamorza, mais e pisolini). Il bere è illimitato, e un bancone con vino, birra Viola e bevande Bio della Galvanina è situato proprio vicino alla consolle.
Durante la serata poi, vi verranno portate altre mini portate di tante cose, nell’ordine ieri sera:
*cous cous al curry speziato
*altra insalata di riso
*alette di pollo
*insalata
*patate al forno
*polpette 
*dolce, il tutto dentro a barattolini di vetro e packaging di carta apposta.
Nulla è lasciato al caso a Scamporella.
Il costo della serata è di 35 euro a testa, compreso di tutto, cibo e beverage illimitato.


Da ieri sera come anticipavo, Scamporella ci sarà ogni Giovedì, e voci di corridoio mi dicono che gli appuntamenti e le prenotazioni per l’estate sono tantissime e quasi soldout, affrettatevi quindi a prenotare se non volete perdervi l’occasione di un picnic fra gli ulivi..

Scamporella

Rio Marano, Cesena

lunedì 25 maggio 2015

Il panino nero social: Kuro Burger allo Sirocco Street Food a Bellaria

il Kuro Burger del Sirocco Street Food a Bellaria: pane al nero di seppia, tonno fresco scottato, germogli di soia e cremina alla salsa di soia

Ci sono cibi che pregusti da un sacco di tempo prima, che ti immagini e che restano sempre in cima alla lista delle cose che vuoi assaggiare. 
Ma poi si sa, il tempo è tiranno, rimandi l’occasione buona -perché magari a volte ci sarebbe ma sei dall’altra parte della regione, o non hai la reflex dietro, insomma, cose da esaurita come solo io posso essere. 
Fino al giorno in cui decidi di andarci, e capisci che è a 5 km dall’ufficio dove sei ora in coworking. Perfetto! 
Consulti Google Maps, pure la street view, che già che sei invornita e non hai il navigatore meglio andare a colpo sicuro.
Tutto pianificato, alla rotonda delle vele a destra poi a sinistra poi ancora a destra.
Peccato che, in questo momento, a Bellaria stiano facendo i lavori sulle rotonde, e tu sei ormai arrivata a Ravenna e nessuna vela all’orizzonte.
Il giorno dopo, ancora scoraggiata e con quella voglia in sospeso dal giorno prima, decidi che ci saresti andata, anche da sola.  
Ma le cose belle vengono sempre non organizzate, e così ho la fortuna di andarci con tutto l’ufficio in pausa pranzo.

Il Kuro Burger del Ristorante Sirocco credo di averlo visto sui social a Febbraio/Marzo perché Gabriele Nanni, chef del ristorante, non è solo bravissimo ai fornelli ma sa anche promuoversi molto bene sui social network, cosa di questi tempi fondamentale. 
Passando io per lavoro tanto tempo su Facebook di tanto in tanto capitava la foto di questo panino, che ai tempi era con il pollo e la salsa teriyaki… 
impossibile non notarlo, con quel suo colore nero nero.
Kuro in giapponese significa appunto "nero", e questo hamburger pare -dalle mie ricerche pressapochiste- esser stato ri-lanciato dalla catena fast food Burger King proprio l'anno scorso, addirittura in versione total black, con anche il formaggio nero.


Rimpiango un pochino di non essere riuscita ad assaggiare quello con la salsa teriyaki, ma anche quello mangiato pochi giorni fa con il pane al nero di seppia, i germogli di soia, la salsa di soia e il burger di tonno fresco appena scottato, era spettacolare. 
Un equilibrio di sapori che si fa ricordare, e che da ora diventerà una voglia.

Accompagnato poi dalla birra artigianale Enkir, con quel suo gusto acidulo che si specchia in un color oro carico, è definitivamente nella top ten delle pause pranzo che vorrò ripetere questa estate. 



Ho assaggiato anche il Nova bagel al salmone e crema di formaggio, e per un istante mi sono sentita ancora diciottenne, a spasso per Londra con una casa tutta mia, e uno dei tanti pranzi dal famoso Beigel Bake a Brick Lane.
Il Sirocco però è sopratutto ristorante di pesce, con un’ampissima proposta di primi e secondi, e voci di corridoio mi dicono che siano meravigliosi i calamari ripieni.
Un motivo in più per tornare!

Sirocco Street Food
Via Publio Ovidio Nasone, 59, Igea Marina RN
0541 331963

lunedì 4 maggio 2015

L'Enoteca Porta dei Merli, in collina poco lontano da Rimini


Direi una stupidaggine se dicessi che non me lo sentivo che sarebbe andata a finire così...
che dopo un'estate meravigliosa e di nuove cose come quella scorsa non fosse stato naturale che mi ritirassi in letargo (dio, quanti congiuntivi, fortuna che sono una copy)

Il fatto che poi che nella mia testa la mia latitanza dal blog coincidesse con ritiri spirituali e tranquillità interiore, lontano dagli aperitivi con cui mi sono ammazzata trastullata la scorsa estate, e non con un ritmo di lavoro spaventoso e da non lasciare il tempo di fare nulla beh, è un altro paio di maniche.
Ma bando alle ciance sono qui per tediarvi ancora una volta, e siccome questi ultimi mesi si è fatta sempre più concreta la necessità di tornare a scrivere per diletto e non per imposizione, con quella naturalezza che è più un consiglio da amica, eccomi qui di nuovo...







Questa cena risale a circa due mesetti fa, con le mie amiche Maddy e Sandra. 
Sì, due mesi che devo postarla.

E' stata una serata meravigliosa, una di quelle cene in cui tre amiche (anche abbastanza esaurite ognuna per i suoi motivi) si vedono e decidono di non avere barriere, di raccontarsi tutto.. una di quelle cene in cui torni a casa con la certezza che stai vivendo la vita che vuoi, e vai a nanna con il cuore più leggero.

L'Enoteca Porta dei Merli si trova a San Clemente, sulle colline sopra Rimini andando su e ancora più su, che se dovessi portarvi io ed è buio sicuramente non ci arriveremmo.
Il locale è unico nel suo genere, si trova infatti dentro la torre dell'orologio del borgo malatestiano di San Clemente, e fu eretta nel XIV secolo.
L'ingresso è una scala a chiocciola ripida verso il primo piano della torre alla fine della quale vi troverete davanti a un angolo magico, isolati dal mondo intorno. 
E se avete la fortuna di avere a fianco un moroso a cui volete davvero bene e una candela con cui fare tutto più romantico, o come nel mio caso delle amiche e una bottiglia di vino, ecco è presto fatta la serata perfetta, che sia invernale e con il camino acceso come la nostra, o estiva e rinfrescante lontano dal caos di Rimini.



Il Menù di Porta dei Merli è molto semplice ma d’effetto, dai taglieri di salumi e formaggi, ai deliziosi crostini e crostoni, alla carta dei tomini.
Avete capito bene, nel menù ci sono almeno quattro tipi di tomini diversi, uno più comfort dell’altro.
Il nostro era con mele, noci e miele, buono da svenire.
Nota di merito anche per i dolci, tutti fatti in casa, dalla tenerina al sangiovese alla zuppa inglese… vi consiglio caldamente il taglierino con l'assaggio di tutti i dolci! 
Purtroppo non li ho fotografati, e anche le altre foto sono un tantino troppo a lume di candela, ma quella è l’atmosfera, ed è meravigliosa. 










Enoteca Porta dei Merli
Piazza Giuseppe Mazzini 16, San Clemente
0541980680
www.portadeimerli.it

mercoledì 25 febbraio 2015

To Steki a Bologna, di Vinicio Capossela e rebetiko


Da quando ho letto Tefteri di Vinicio Capossela nonostante gli anni di liceo classico e tutta la letteratura studiata, per me la Grecia ora ha quell'immaginario e vive dell'humus di quel libro meraviglioso.
Perché parla dei giovani, della Grecia che ad oggi combatte e discute e organizza i suoi incontri nelle taverne, tirando tardi la notte. 
Brindando e sentendo di poter creare e cambiare le cose.
Il cibo è presente nel libro, ma non al centro. Al centro ci è il vino, il rebetiko, una rivoluzione al gusto di tzatziki e rebetiko che scorre nel sangue. 
Vinicio ha percorso le strade della Grecia nell’anno del tracollo finanziario. 
Ha incontrato quel che resta dei leggendari rebetes nelle taverne di Atene, Salonicco, Creta, catturando visioni, ebbrezze, magie e illusioni su un piccolo taccuino, il suo Tefteri.
La Taverna è la sua chiesa.
Non ho potuto non pensarci e non sentirmici un po' dentro il weekend scorso quando ho provato questo ristorante meraviglioso a Bologna, che in effetti significa proprio "il ritrovo", to Steki. 


Il To Steki si trova in Largo Respighi a Bologna, in pieno centro universitario e riesce ad attrarre d'estate quando mette fuori la pedana ma anche d'inverno (il locale si è allargato notevolmente da due anni a questa parte) universitari e gente in giacca e cravatta, senza escludere nessuno. 
La parte nuova è enorme, ma nonostante questo vi consiglio sempre di prenotare perché, nonostante il turnover altissimo, è sempre pieno. Tutto bianco, con le sedie di legno marroncino e i tavoli marroncini, a richiamare i ristoranti della madrepatria.

Fra i fattori vincenti di questo locale, c'è in assoluto la qualità dei prodotti, tutti freschissimi (e si sente) e provenienti solo ed esclusivamente dalla Grecia. E quando tu offri il meglio, le persone non potranno che tornare con il sorriso. Ci ero stata un mesetto fa con Sylwia, e avevo promesso di parlarne qui. Ci sono poi ritornata dopo una giornata estenuante di corso marketing la scorsa settimana con Bebe e Ivana, e questa cenetta mi ha realmente rimessa in piedi dopo una giornata bella piena sui banchi universitari.
Il menù è molto ampio, tantissime proposte di carne come la pita gyros, pesce, e sopratutto di formaggi. Tutti divini. Dalla feta su insalata e olive kelemata, alla mia recente scoperta ricotta di Manuri, ricotta pressata e grigliata, deliziosa con l'olio a crudo e un pizzico di paprika.

(la ricotta Manuri, il piattino con la salsa tzatziki e di melanzane, il pesce spada fritto e le classiche caraffe greche per il vino, di allumino o rame)
Noi abbiamo incominciato con delle polpettine dai nomi meravigliosi come Tyrokeftedes, Revithokeftedes and so on, ovvero polpettine di ceci, di formaggi, di zucca, accompagnate dalla loro meravigliosa Tzatziki e da una polpa di melanzane che ancora mi sogno la notte.
Poi feta, spiedini di pesce spada che a detta di Bebe erano strepitosi e io invece un piatto unico con la carne al centro, i Dolmatakia, i loro involtini di foglie di vite ripieni con riso e tutte le salse di contorno, da mangiare con la Pita.
Ad accompagnare il tutto, due birre greche. La Mythos, e la Fix (la mia), dolcina e avvolgente.


Per concludere in bellezza, lo yogurt greco con la frutta, il miele greco e le noci.
Io non ve lo dico quanto sia cremoso e buono, vi obbligo ad andarci. 
Mi è rimasta una voglia di To Steki, di cultura che passa dai libri di Capossela e di voglia di vivere dal weekend scorso, che non capitava da un po'. 
Bologna e le amiche del cuore mi fanno sempre questo effetto.

To Steki 4E, 
Largo Respighi, Bologna

lunedì 2 febbraio 2015

Osteria del Borgo a Montebello e il castello di Azzurrina


La seconda metà di Gennaio ci ha regalato domeniche di tempo spettacolare, dall'aria pungente e primaverile che mi facevano svegliare con la voglia di lavorare, di uscire con il mio pc in borsa e fare colazione fuori come fosse già primavera, fare quartiergenerale da un bar in centro piuttosto che da casa, dal fare km in macchina verso i posti da fotografare. E così è stato anche Sabato mattina, e mi ero illusa potesse essere una bella giornata anche ieri.. primo giorno di Febbraio, in cui per la prima di tante domeniche come gli anni passati fino a finire a Settembre d'estate Chizu and family verranno a trovarmi in Romagna.
Che poi, l'ho già scritto in altri post l'anno scorso, è sempre terapeutico quando vengono amici a trovarmi, mi sembra di vedere con occhi diversi questi paesi e persino il mio, che invece do per scontato il resto dei giorni.
Mi viene voglia di cercare il posto migliore, i tour da fare, organizzare escursioni fuori porta in Romagna.. I programmi di questa Domenica sarebbero stati estremamente semplici: 
il loro arrivo previsto per le 11, un breve giretto al mercatino dell'antiquariato di ogni prima domenica del mese a Santarcangelo, pranzo fuori e poi alle 4 saremmo dovuti ri-essere a Santarcangelo perché Chizu doveva fare una delle sue meravigliose installazioni al B&B Le Contrade.

Ogni scusa è buona per me per tirare fuori il mio lato malefico e stronzo e terrorizzare la piccola Yuma con la storia di Azzurrina, la bimba-fantasma del castello di Montebello sparita da piccolina mentre rincorreva la sua palla giù per le scale.
E così abbiamo colto la palla al balzo (umorismo terribile oggi) e abbiamo prenotato il nostro tavolo per 4+seggiolone all'Osteria del Borgo, a 200mt dal Castello. 
Ora, va precisato che l'istituzione di Montebello è il ristorante Pacini, superfamoso soprattutto nella mia memoria per il porcospino, il dolce romagnolo a base di crema di burro al caffè con le mandorle tostate, la cui forma appunto, ricorda quella di un porcospino.


Poi però i giorni scorsi, in una disquisizione sulla migliore tagliatella in zona, mi era stato detto che in realtà quella perfetta in tutte le sue proprietà si trovava a Montebello, e non da Pacini bensì all'Osteria del Borgo, che è di proprietà di Elide, la sorella del famoso ristoratore.
Mi affascinano sempre un casino le storie di fratelli/rivali che fanno lo stesso lavoro, un po' come Mick Jagger e Chris Jagger, uno leader dei Rolling Stones e l'altro, anche lui talentoso, che lo scorso anno venne a suonare alla Festa Irlandese a Bologna davanti a quattro poveri stronzi.
Devo confermare questa storia sulla tagliatella migliore della Romagna, e la verità è che, di tutte quelle assaggiate fin'ora dacché ne ricordi, la migliore è proprio questa.
Sia come ragù, che è meraviglioso e non carico di tutta quell'untuosità che di solito è regina dei piatti romagnoli, a consistenza della tagliatella in sé, porosa al punto giusto, cotta abbastanza ma non eccessivamente al dente.
Oltre alla tagliatella al ragù (e agli stridoli) abbiamo anche provato gli altri due cavalli di battaglia della casa: il Coniglio in porchetta (eccezionale, con il finocchietto selvatico) e il porcospino.
Tutto qui? Ovviamente no, anche il castrato, le costine e quella vagonata di contorni misti.








  



Uscendo poi e voltandomi mi sono anche intorrogata (e forse qualcuno potrà darmi risposta) sul perché i migliori ristoranti "alla buona" romagnoli sorgano sempre in prossimità di tabaccherie e bar. 
Ci avevo già pensato tempo fa, dopo un pranzo da Zaganti, o da Otello in montagna.
E' un format solo romagnolo e dei paesi di montagna emiliano-romagnoli? 
Mi documenterò.



venerdì 23 gennaio 2015

Il pranzo dei riminesi è al Bio's Kitchen


Chi è abbastanza fortunato di voi da non seguirmi sulla Pagina Facebook di Cucinopertescemo, e nemmeno su quella Instagram, si è risparmiato certamente la filippica che dal primo dell'anno sto facendo su dieta e mangiar sano. Che, da me, insomma.. non ci si crede.
Sia che siamo amici nella vita reale e me lo sentiate dire più o meno dalle scuole medie sia che un minimo vi sia capitato di leggere queste pagine capirete che suona strano.
E invece sì, ho incominciato a stare attenta  dieta.
Con un regime discutibile da qualcuno e che ancora non vi svelo, e di cui vi posterò invece foto porno non appena avrò perso 10 kg, a mò di "hai visto brutta stronza?"

Una cosa invece su cui mi avrete certamente e da un bel po' visto più attenta è stato sicuramente il mangiare sano, o comunque cercare di proporre ricette sane, privilegiare verdure al posto della carne.

Lungi da me ancora il veganesimo, ma sul vegetariano oramai posso dire di esserci quasi, è sempre più raro che mangi carne.
Questo si riflette ovviamente anche sul mangiare fuori, cercare sempre posti in cui si mangi realmente bene e sano, posti in cui alzato da tavolo ti senti di aver conquistato punti in salute e di esserti diciamo, voluta bene un po' di più.
E fra questi, un'abitudine che è diventata ormai un must settimanale se non addirittura di due volte a settimana, è andare a pranzo al Bio's Kitchen a Rimini.




Non so esattamente da quanto ci sia, poco più di due anni credo, so però che fa tanto parlare di sé, e generalmente i motivi quando questo accade sono due.
Del Bio's si parla perché effettivamente è un posto in cui si mangia bene. Sano. Colorato.

E, mi viene da aggiungere, perché è un ristorante in cui si punta al massimo della qualità degli ingredienti, rigorosamente bio e di stagione, anche un po' vegetariano (ma ci sono comunque proposte di carne), ma senza quell'integralismo forsennato che hanno certi posti vegani in cui chi è onnivoro si sente discriminato.
La sera il Bio's è pizzeria, ma a pranzo è un self-service meraviglioso e coloratissimo in cui tu vai, ti siedi, prendi il tuo piatto, scegli quello che vuoi mangiare dalle tante proposte, pesi, e spendi per quello che hai preso.



Le proposte variano tantissimo, da vari tipi di Seitan con verdure, al Bulgur con lenticchie zucca e cavolfiore, alla zucca e a tante verdure cotte al vapore e poi aromatizzate con spezie, al miglio e al couscous. Una proposta completa insomma, varia e che ti lascia sempre felice, perché quando vado al buffet sono sincera, i colori di tutte quelle verdure mi mettono allegria.
Penso sempre che è meraviglioso averne così tante a disposizione, e quando compongo il mio piatto mi sento come se stessi creando un'opera d'arte.
Un po' di questo colore, un po' di quello.
Ne ho una collezione, ogni volta lo fotografo. Potrei aprire quasi un social "le stagioni e i colori al Bio's Kitchen". Mi resta da provare la pizza, poi aggiornerò il post e scriverò anche di quella.
Sono particolarmente in fissa anche sui posti in cui si mangi sano e bene a pranzo, visto che accade più o meno tutti i giorni, e standoci attenta, mi cerco ristorantini e mi documento.
Se avete proposte valide, si accettano suggerimenti.
Non credo riuscirete a schiodarmi dal Bio's, by the way.

Anche perché, questo forse non dovrei scriverlo, ma a pranzo ci trovate sempre un figone stratosferico che risponde al nome di Gianni, una persona bella e dal cuore raro, una di quelle che ti fa piacere sempre incontrare. E quasi quando ti senti spaesato e pensi a dove andare a mangiare a pranzo in una giornata magari come quelle di questi giorni, piovose e tristi, torni lì solo perché sai che c'è il suo sorriso rassicurante e amico ad attenderti.


Bio's Kitchen
Via della Fiera
Rimini

sabato 3 gennaio 2015

La zuppa del cavolo di inizio anno


Se c'è una cosa che invidio profondamente alle foodblogger di cui realmente provo invidia -che guardacaso sono tutte straniere- come ad esempio Fanny di Like a Strawberry Milk, è quel senso di identità forte che hanno e che riescono a esprimere tramite la lingua inglese.
Aggettivi come cosy, scrumptious, warmy, comforting, steaming hot soup sono aggettivi potenti, che scaturiscono emozioni. 

Ora, l'italiano è una lingua meravigliosa, ma abbiamo aggettivi così evocativi per definire il cibo?
Penso a zuppa e leggo sempre "corroborante". 
Ma quanto è cacofonico corroborante riferito a una zuppa? 
Ecco, se per questo blog dovessi esprimere un desiderio nel 2015 sarebbe quello di avere un lessico appropriato, o comunque riuscire a creare un "mood", come molte invece riescono attraverso le immagini, la grafica. 
Un qualcosa che segua una linea.
Che poi a quello servono i blog, almeno a me. 
Dei mondi paralleli e sicuri che ogni tanto vai e ti fai un giro nella vita delle persone, a cui ti affezioni, di cui ti senti partecipe.
Ne parlavo ieri sera con un'amica ad un aperitivo che è stato credo il modo migliore per cominciare questo 2015. 
Era un po' che ero sulle sue tracce, direi dal 2007 quando mi è stato fatto il suo nome come di "quella compaesana che frequenta l'Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo", la Mecca per una come me. E ci siamo scritte, a periodi più o meno alterni, senza però mai esserci incontrate perché poi lei ora lavora in Svizzera e scende poco, ed io non è che sia sempre qui.
Tre ore di chiacchiere non-stop che ne valgono diciotto di ore, per la quantità di stimoli che mi ha dato e per quel piccolo fuoco acceso che ho, che ieri era gigante.
E' una fortuna avere una passione che nella vita tenga vivi e svegli, con gli occhi aperti.
E' bello trovare persone affini, con le quali si è sulla stessa frequenza e che quel fuoco, lo alimentano.
E' come avere la certezza, in pomeriggi come ieri, che si è sulla strada giusta.
Che anche in quei pomeriggi vuoti e in cui non succede niente, e, come in queste feste ti ritrovi senza macchina perché l'hai rotta/senza wifi perché non riparte/ col bancomat clonato e le banche chiuse, comunque hai una certezza di fondo: sei in pista.


Ho deciso di celebrare questa certezza di ieri che però mi è rimasta addosso anche oggi, con una delle cose più certe che vi siano al mondo: una zuppa da mangiare caldissima, con almeno dieci tipi di legumi diversi e una base del cavolo di cavolo.
Preparata ieri pomeriggio sul tardino, due ore di cottura mentre io lavoravo al pc e la sera scendeva.
Preparata, ovviamente, in quantità da poterci sfamare il Sud-Africa, tutto il mio quartiere mangerà zuppa per giorni credo :)
Questo mese è il mese del cavolo anche sul portale scrivilatuaricetta, vi ricordate il concorso?
Si tratta del concorso indetto da A&O e Famila che vi permette di vincere spesa del valore di 50 e 100 euro proponendo la vostra ricetta con l'ingrediente del mese.
Cosa aspettate a partecipare? E' molto molto semplice ed è anche divertente.
E poi, se non lo aveste ancora fatto, date un'occhiata al database in cui sono raccolte tutte le ricette, chissà che non troviate anche nuove ispirazioni.



La zuppa del cavolo 

Ingredienti (per tutto il quartiere):

1 cavolo verza (da tagliare a listarelle)
1 kg di legumi secchi misti: fagioli rossi, fagioli neri, fagioli borlotti, lenticchie arancioni, lenticchie normali, orzo perlato etc. (Io generalmente ho un giorno ogni due mesi che vado in un negozietto a Bologna che ha solo spezie e legumi secchi, ne prendo un mezzo kg di ogni tipo e poi mischio tutto insieme e faccio un megamix. Ho questa pessima abitudine anche per i muesli e i frutti rossi)
7 patate
1 gambo di sedano
3 carote
1 cipolla
3 litri di brodo vegetale
olio q.b.
sale
pepe
qualche fogliolina di timo

Procedimento

Sciacquare sotto l'acqua corrente a temperatura ambiente i legumi, per alcuni minuti.
Tagliare le foglie del cavolo precedentemente lavate a listarelle, sbucciare le patate e tagliarle a dadini. Lasciare in ammollo una mezz'ora le patate nell'acqua per privarle dell'amido e renderle più digeribili. Nel frattempo tritare grossolanamente sedano, carota e cipolla, raccogliere il trito in una casseruola e soffriggere in abbondante olio.
Aggiungere poi il cavolo tagliato a listarelle e insaporire per alcuni minuti. 
Aggiungere le patate, il timo tritato e tutti i legumi sgocciolati dall'ammollo.
Coprire tutto con abbondante brodo vegetale freddo, salare e cuocere la zuppa per almeno due ore a fiamma bassa, mescolando ogni tanto.
Servire calda in zuppiere di coccio, magari accompagnate da crostini di pane.
Io mi sentivo particolarmente a dieta e non ho osato :)

mercoledì 31 dicembre 2014

Il 2015 sarà meraviglioso, me lo sento.


Ma lo scrivo o non lo scrivo che il 2014 è stato proprio bello, in tutto quanto?

Che su Facebook è tutto un gran lagnarsi e poi se invece mi estraneo, leggo qualche blog amico, parlo con qualcuno degli amici e delle amiche sognatrici di cui mi piace circondarmi, non è andata così male, e anzi... non si vede l'ora di sapere come sarà questo 2015 e cosa riserverà.

Penso al 2014 e a tutti i cambiamenti che ha portato, soprattutto lavorativi.
L'ultima battuta in questo senso è stata pochi giorni fa con il titolare di un'azienda che mi aveva contattato perché seguissi la loro comunicazione social. 
Parliamo da un'oretta, mi spiega tutto -alcuni sono settori da studiare da zero, non il cibo con cui oramai ho confidenza- e quando gli chiedo:
"Ma quindi, quale messaggio vorresti far passare?"
ci pensa due secondi e con l'aria più tenera del mondo mi risponde:
"Ma sì, infondo siamo tutti uguali al momento nella comunicazione... 
io vorrei davvero far capire che alla gente gli voglio bene."

Ed è questo che auguro a voi per il 2015.
Di volere bene. 
E di trovare al vostro fianco persone con questo sguardo, che ve ne vogliano e che vogliano farvelo capire. 
E parlo anche lavorativamente, che quest'anno più di ogni altro è stato di cambiamento in positivo dopo l'estate migliore di sempre - sì, avete letto bene. ho amato l'estate scorsa.

Che niente vi spaventi anche se di questi tempi alcuni cambi radicali sono dei veri e propri salti nel vuoto, che troviate qualcosa a chi non l'ha ancora trovato che realmente vi realizzi e in cui spendere voi stessi.. che quando si fa qualcosa in cui ci si sente al proprio posto le ore di lavoro non contano più, il cervellino gira come un criceto impazzito tutte le ore del giorno e i mesi passano e tu sei ancora lì, alla fine dell'estate con duemila link aperti.

Brindo alla vostra. Ovviamente con un cocktail del mitico Charles, che è stato davvero il personaggio del mio 2014. Una di quelle persone meravigliose e umili che era destino che incontrassi quel giorno di Agosto in cui come dice sempre lui "sei arrivata in motorino  con il tuo moroso vestita come una barbona con le infradito e con una macchina fotografica più grande di te".
Destino che ti incontrassi e che nascesse un'amicizia limpida e vera, fatta di incoraggiamenti reciproci e tanto bene.

Sarò breve e concisa. 
Non parlerò d'amore che al momento è un'incognita e nemmeno di amicizie che grazie a Dio, sono una certezza. 
Un 2015 che sia all'altezza di voi stessi, tutto qui.