lunedì 4 maggio 2015

L'Enoteca Porta dei Merli, in collina poco lontano da Rimini


Direi una stupidaggine se dicessi che non me lo sentivo che sarebbe andata a finire così...
che dopo un'estate meravigliosa e di nuove cose come quella scorsa non fosse stato naturale che mi ritirassi in letargo (dio, quanti congiuntivi, fortuna che sono una copy)

Il fatto che poi che nella mia testa la mia latitanza dal blog coincidesse con ritiri spirituali e tranquillità interiore, lontano dagli aperitivi con cui mi sono ammazzata trastullata la scorsa estate, e non con un ritmo di lavoro spaventoso e da non lasciare il tempo di fare nulla beh, è un altro paio di maniche.
Ma bando alle ciance sono qui per tediarvi ancora una volta, e siccome questi ultimi mesi si è fatta sempre più concreta la necessità di tornare a scrivere per diletto e non per imposizione, con quella naturalezza che è più un consiglio da amica, eccomi qui di nuovo...







Questa cena risale a circa due mesetti fa, con le mie amiche Maddy e Sandra. 
Sì, due mesi che devo postarla.

E' stata una serata meravigliosa, una di quelle cene in cui tre amiche (anche abbastanza esaurite ognuna per i suoi motivi) si vedono e decidono di non avere barriere, di raccontarsi tutto.. una di quelle cene in cui torni a casa con la certezza che stai vivendo la vita che vuoi, e vai a nanna con il cuore più leggero.

L'Enoteca Porta dei Merli si trova a San Clemente, sulle colline sopra Rimini andando su e ancora più su, che se dovessi portarvi io ed è buio sicuramente non ci arriveremmo.
Il locale è unico nel suo genere, si trova infatti dentro la torre dell'orologio del borgo malatestiano di San Clemente, e fu eretta nel XIV secolo.
L'ingresso è una scala a chiocciola ripida verso il primo piano della torre alla fine della quale vi troverete davanti a un angolo magico, isolati dal mondo intorno. 
E se avete la fortuna di avere a fianco un moroso a cui volete davvero bene e una candela con cui fare tutto più romantico, o come nel mio caso delle amiche e una bottiglia di vino, ecco è presto fatta la serata perfetta, che sia invernale e con il camino acceso come la nostra, o estiva e rinfrescante lontano dal caos di Rimini.




Il Menù di Porta dei Merli è molto semplice ma d’effetto, dai taglieri di salumi e formaggi, ai deliziosi crostini e crostoni, alla carta dei tomini.
Avete capito bene, nel menù ci sono almeno quattro tipi di tomini diversi, uno più comfort dell’altro.
Il nostro era con mele, noci e miele, buono da svenire.
Nota di merito anche per i dolci, tutti fatti in casa, dalla tenerina al sangiovese alla zuppa inglese… vi consiglio caldamente il taglierino con l'assaggio di tutti i dolci! 
Purtroppo non li ho fotografati, e anche le altre foto sono un tantino troppo a lume di candela, ma quella è l’atmosfera, ed è meravigliosa. 










Enoteca Porta dei Merli
Piazza Giuseppe Mazzini 16, San Clemente
0541980680
www.portadeimerli.it

mercoledì 25 febbraio 2015

To Steki a Bologna, di Vinicio Capossela e rebetiko


Da quando ho letto Tefteri di Vinicio Capossela nonostante gli anni di liceo classico e tutta la letteratura studiata, per me la Grecia ora ha quell'immaginario e vive dell'humus di quel libro meraviglioso.
Perché parla dei giovani, della Grecia che ad oggi combatte e discute e organizza i suoi incontri nelle taverne, tirando tardi la notte. 
Brindando e sentendo di poter creare e cambiare le cose.
Il cibo è presente nel libro, ma non al centro. Al centro ci è il vino, il rebetiko, una rivoluzione al gusto di tzatziki e rebetiko che scorre nel sangue. 
Vinicio ha percorso le strade della Grecia nell’anno del tracollo finanziario. 
Ha incontrato quel che resta dei leggendari rebetes nelle taverne di Atene, Salonicco, Creta, catturando visioni, ebbrezze, magie e illusioni su un piccolo taccuino, il suo Tefteri.
La Taverna è la sua chiesa.
Non ho potuto non pensarci e non sentirmici un po' dentro il weekend scorso quando ho provato questo ristorante meraviglioso a Bologna, che in effetti significa proprio "il ritrovo", to Steki. 


Il To Steki si trova in Largo Respighi a Bologna, in pieno centro universitario e riesce ad attrarre d'estate quando mette fuori la pedana ma anche d'inverno (il locale si è allargato notevolmente da due anni a questa parte) universitari e gente in giacca e cravatta, senza escludere nessuno. 
La parte nuova è enorme, ma nonostante questo vi consiglio sempre di prenotare perché, nonostante il turnover altissimo, è sempre pieno. Tutto bianco, con le sedie di legno marroncino e i tavoli marroncini, a richiamare i ristoranti della madrepatria.

Fra i fattori vincenti di questo locale, c'è in assoluto la qualità dei prodotti, tutti freschissimi (e si sente) e provenienti solo ed esclusivamente dalla Grecia. E quando tu offri il meglio, le persone non potranno che tornare con il sorriso. Ci ero stata un mesetto fa con Sylwia, e avevo promesso di parlarne qui. Ci sono poi ritornata dopo una giornata estenuante di corso marketing la scorsa settimana con Bebe e Ivana, e questa cenetta mi ha realmente rimessa in piedi dopo una giornata bella piena sui banchi universitari.
Il menù è molto ampio, tantissime proposte di carne come la pita gyros, pesce, e sopratutto di formaggi. Tutti divini. Dalla feta su insalata e olive kelemata, alla mia recente scoperta ricotta di Manuri, ricotta pressata e grigliata, deliziosa con l'olio a crudo e un pizzico di paprika.

(la ricotta Manuri, il piattino con la salsa tzatziki e di melanzane, il pesce spada fritto e le classiche caraffe greche per il vino, di allumino o rame)
Noi abbiamo incominciato con delle polpettine dai nomi meravigliosi come Tyrokeftedes, Revithokeftedes and so on, ovvero polpettine di ceci, di formaggi, di zucca, accompagnate dalla loro meravigliosa Tzatziki e da una polpa di melanzane che ancora mi sogno la notte.
Poi feta, spiedini di pesce spada che a detta di Bebe erano strepitosi e io invece un piatto unico con la carne al centro, i Dolmatakia, i loro involtini di foglie di vite ripieni con riso e tutte le salse di contorno, da mangiare con la Pita.
Ad accompagnare il tutto, due birre greche. La Mythos, e la Fix (la mia), dolcina e avvolgente.


Per concludere in bellezza, lo yogurt greco con la frutta, il miele greco e le noci.
Io non ve lo dico quanto sia cremoso e buono, vi obbligo ad andarci. 
Mi è rimasta una voglia di To Steki, di cultura che passa dai libri di Capossela e di voglia di vivere dal weekend scorso, che non capitava da un po'. 
Bologna e le amiche del cuore mi fanno sempre questo effetto.

To Steki 4E, 
Largo Respighi, Bologna

lunedì 2 febbraio 2015

Osteria del Borgo a Montebello e il castello di Azzurrina


La seconda metà di Gennaio ci ha regalato domeniche di tempo spettacolare, dall'aria pungente e primaverile che mi facevano svegliare con la voglia di lavorare, di uscire con il mio pc in borsa e fare colazione fuori come fosse già primavera, fare quartiergenerale da un bar in centro piuttosto che da casa, dal fare km in macchina verso i posti da fotografare. E così è stato anche Sabato mattina, e mi ero illusa potesse essere una bella giornata anche ieri.. primo giorno di Febbraio, in cui per la prima di tante domeniche come gli anni passati fino a finire a Settembre d'estate Chizu and family verranno a trovarmi in Romagna.
Che poi, l'ho già scritto in altri post l'anno scorso, è sempre terapeutico quando vengono amici a trovarmi, mi sembra di vedere con occhi diversi questi paesi e persino il mio, che invece do per scontato il resto dei giorni.
Mi viene voglia di cercare il posto migliore, i tour da fare, organizzare escursioni fuori porta in Romagna.. I programmi di questa Domenica sarebbero stati estremamente semplici: 
il loro arrivo previsto per le 11, un breve giretto al mercatino dell'antiquariato di ogni prima domenica del mese a Santarcangelo, pranzo fuori e poi alle 4 saremmo dovuti ri-essere a Santarcangelo perché Chizu doveva fare una delle sue meravigliose installazioni al B&B Le Contrade.

Ogni scusa è buona per me per tirare fuori il mio lato malefico e stronzo e terrorizzare la piccola Yuma con la storia di Azzurrina, la bimba-fantasma del castello di Montebello sparita da piccolina mentre rincorreva la sua palla giù per le scale.
E così abbiamo colto la palla al balzo (umorismo terribile oggi) e abbiamo prenotato il nostro tavolo per 4+seggiolone all'Osteria del Borgo, a 200mt dal Castello. 
Ora, va precisato che l'istituzione di Montebello è il ristorante Pacini, superfamoso soprattutto nella mia memoria per il porcospino, il dolce romagnolo a base di crema di burro al caffè con le mandorle tostate, la cui forma appunto, ricorda quella di un porcospino.


Poi però i giorni scorsi, in una disquisizione sulla migliore tagliatella in zona, mi era stato detto che in realtà quella perfetta in tutte le sue proprietà si trovava a Montebello, e non da Pacini bensì all'Osteria del Borgo, che è di proprietà di Elide, la sorella del famoso ristoratore.
Mi affascinano sempre un casino le storie di fratelli/rivali che fanno lo stesso lavoro, un po' come Mick Jagger e Chris Jagger, uno leader dei Rolling Stones e l'altro, anche lui talentoso, che lo scorso anno venne a suonare alla Festa Irlandese a Bologna davanti a quattro poveri stronzi.
Devo confermare questa storia sulla tagliatella migliore della Romagna, e la verità è che, di tutte quelle assaggiate fin'ora dacché ne ricordi, la migliore è proprio questa.
Sia come ragù, che è meraviglioso e non carico di tutta quell'untuosità che di solito è regina dei piatti romagnoli, a consistenza della tagliatella in sé, porosa al punto giusto, cotta abbastanza ma non eccessivamente al dente.
Oltre alla tagliatella al ragù (e agli stridoli) abbiamo anche provato gli altri due cavalli di battaglia della casa: il Coniglio in porchetta (eccezionale, con il finocchietto selvatico) e il porcospino.
Tutto qui? Ovviamente no, anche il castrato, le costine e quella vagonata di contorni misti.








  



Uscendo poi e voltandomi mi sono anche intorrogata (e forse qualcuno potrà darmi risposta) sul perché i migliori ristoranti "alla buona" romagnoli sorgano sempre in prossimità di tabaccherie e bar. 
Ci avevo già pensato tempo fa, dopo un pranzo da Zaganti, o da Otello in montagna.
E' un format solo romagnolo e dei paesi di montagna emiliano-romagnoli? 
Mi documenterò.



venerdì 23 gennaio 2015

Il pranzo dei riminesi è al Bio's Kitchen


Chi è abbastanza fortunato di voi da non seguirmi sulla Pagina Facebook di Cucinopertescemo, e nemmeno su quella Instagram, si è risparmiato certamente la filippica che dal primo dell'anno sto facendo su dieta e mangiar sano. Che, da me, insomma.. non ci si crede.
Sia che siamo amici nella vita reale e me lo sentiate dire più o meno dalle scuole medie sia che un minimo vi sia capitato di leggere queste pagine capirete che suona strano.
E invece sì, ho incominciato a stare attenta  dieta.
Con un regime discutibile da qualcuno e che ancora non vi svelo, e di cui vi posterò invece foto porno non appena avrò perso 10 kg, a mò di "hai visto brutta stronza?"

Una cosa invece su cui mi avrete certamente e da un bel po' visto più attenta è stato sicuramente il mangiare sano, o comunque cercare di proporre ricette sane, privilegiare verdure al posto della carne.

Lungi da me ancora il veganesimo, ma sul vegetariano oramai posso dire di esserci quasi, è sempre più raro che mangi carne.
Questo si riflette ovviamente anche sul mangiare fuori, cercare sempre posti in cui si mangi realmente bene e sano, posti in cui alzato da tavolo ti senti di aver conquistato punti in salute e di esserti diciamo, voluta bene un po' di più.
E fra questi, un'abitudine che è diventata ormai un must settimanale se non addirittura di due volte a settimana, è andare a pranzo al Bio's Kitchen a Rimini.




Non so esattamente da quanto ci sia, poco più di due anni credo, so però che fa tanto parlare di sé, e generalmente i motivi quando questo accade sono due.
Del Bio's si parla perché effettivamente è un posto in cui si mangia bene. Sano. Colorato.

E, mi viene da aggiungere, perché è un ristorante in cui si punta al massimo della qualità degli ingredienti, rigorosamente bio e di stagione, anche un po' vegetariano (ma ci sono comunque proposte di carne), ma senza quell'integralismo forsennato che hanno certi posti vegani in cui chi è onnivoro si sente discriminato.
La sera il Bio's è pizzeria, ma a pranzo è un self-service meraviglioso e coloratissimo in cui tu vai, ti siedi, prendi il tuo piatto, scegli quello che vuoi mangiare dalle tante proposte, pesi, e spendi per quello che hai preso.



Le proposte variano tantissimo, da vari tipi di Seitan con verdure, al Bulgur con lenticchie zucca e cavolfiore, alla zucca e a tante verdure cotte al vapore e poi aromatizzate con spezie, al miglio e al couscous. Una proposta completa insomma, varia e che ti lascia sempre felice, perché quando vado al buffet sono sincera, i colori di tutte quelle verdure mi mettono allegria.
Penso sempre che è meraviglioso averne così tante a disposizione, e quando compongo il mio piatto mi sento come se stessi creando un'opera d'arte.
Un po' di questo colore, un po' di quello.
Ne ho una collezione, ogni volta lo fotografo. Potrei aprire quasi un social "le stagioni e i colori al Bio's Kitchen". Mi resta da provare la pizza, poi aggiornerò il post e scriverò anche di quella.
Sono particolarmente in fissa anche sui posti in cui si mangi sano e bene a pranzo, visto che accade più o meno tutti i giorni, e standoci attenta, mi cerco ristorantini e mi documento.
Se avete proposte valide, si accettano suggerimenti.
Non credo riuscirete a schiodarmi dal Bio's, by the way.

Anche perché, questo forse non dovrei scriverlo, ma a pranzo ci trovate sempre un figone stratosferico che risponde al nome di Gianni, una persona bella e dal cuore raro, una di quelle che ti fa piacere sempre incontrare. E quasi quando ti senti spaesato e pensi a dove andare a mangiare a pranzo in una giornata magari come quelle di questi giorni, piovose e tristi, torni lì solo perché sai che c'è il suo sorriso rassicurante e amico ad attenderti.


Bio's Kitchen
Via della Fiera
Rimini

sabato 3 gennaio 2015

La zuppa del cavolo di inizio anno


Se c'è una cosa che invidio profondamente alle foodblogger di cui realmente provo invidia -che guardacaso sono tutte straniere- come ad esempio Fanny di Like a Strawberry Milk, è quel senso di identità forte che hanno e che riescono a esprimere tramite la lingua inglese.
Aggettivi come cosy, scrumptious, warmy, comforting, steaming hot soup sono aggettivi potenti, che scaturiscono emozioni. 

Ora, l'italiano è una lingua meravigliosa, ma abbiamo aggettivi così evocativi per definire il cibo?
Penso a zuppa e leggo sempre "corroborante". 
Ma quanto è cacofonico corroborante riferito a una zuppa? 
Ecco, se per questo blog dovessi esprimere un desiderio nel 2015 sarebbe quello di avere un lessico appropriato, o comunque riuscire a creare un "mood", come molte invece riescono attraverso le immagini, la grafica. 
Un qualcosa che segua una linea.
Che poi a quello servono i blog, almeno a me. 
Dei mondi paralleli e sicuri che ogni tanto vai e ti fai un giro nella vita delle persone, a cui ti affezioni, di cui ti senti partecipe.
Ne parlavo ieri sera con un'amica ad un aperitivo che è stato credo il modo migliore per cominciare questo 2015. 
Era un po' che ero sulle sue tracce, direi dal 2007 quando mi è stato fatto il suo nome come di "quella compaesana che frequenta l'Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo", la Mecca per una come me. E ci siamo scritte, a periodi più o meno alterni, senza però mai esserci incontrate perché poi lei ora lavora in Svizzera e scende poco, ed io non è che sia sempre qui.
Tre ore di chiacchiere non-stop che ne valgono diciotto di ore, per la quantità di stimoli che mi ha dato e per quel piccolo fuoco acceso che ho, che ieri era gigante.
E' una fortuna avere una passione che nella vita tenga vivi e svegli, con gli occhi aperti.
E' bello trovare persone affini, con le quali si è sulla stessa frequenza e che quel fuoco, lo alimentano.
E' come avere la certezza, in pomeriggi come ieri, che si è sulla strada giusta.
Che anche in quei pomeriggi vuoti e in cui non succede niente, e, come in queste feste ti ritrovi senza macchina perché l'hai rotta/senza wifi perché non riparte/ col bancomat clonato e le banche chiuse, comunque hai una certezza di fondo: sei in pista.


Ho deciso di celebrare questa certezza di ieri che però mi è rimasta addosso anche oggi, con una delle cose più certe che vi siano al mondo: una zuppa da mangiare caldissima, con almeno dieci tipi di legumi diversi e una base del cavolo di cavolo.
Preparata ieri pomeriggio sul tardino, due ore di cottura mentre io lavoravo al pc e la sera scendeva.
Preparata, ovviamente, in quantità da poterci sfamare il Sud-Africa, tutto il mio quartiere mangerà zuppa per giorni credo :)
Questo mese è il mese del cavolo anche sul portale scrivilatuaricetta, vi ricordate il concorso?
Si tratta del concorso indetto da A&O e Famila che vi permette di vincere spesa del valore di 50 e 100 euro proponendo la vostra ricetta con l'ingrediente del mese.
Cosa aspettate a partecipare? E' molto molto semplice ed è anche divertente.
E poi, se non lo aveste ancora fatto, date un'occhiata al database in cui sono raccolte tutte le ricette, chissà che non troviate anche nuove ispirazioni.



La zuppa del cavolo 

Ingredienti (per tutto il quartiere):

1 cavolo verza (da tagliare a listarelle)
1 kg di legumi secchi misti: fagioli rossi, fagioli neri, fagioli borlotti, lenticchie arancioni, lenticchie normali, orzo perlato etc. (Io generalmente ho un giorno ogni due mesi che vado in un negozietto a Bologna che ha solo spezie e legumi secchi, ne prendo un mezzo kg di ogni tipo e poi mischio tutto insieme e faccio un megamix. Ho questa pessima abitudine anche per i muesli e i frutti rossi)
7 patate
1 gambo di sedano
3 carote
1 cipolla
3 litri di brodo vegetale
olio q.b.
sale
pepe
qualche fogliolina di timo

Procedimento

Sciacquare sotto l'acqua corrente a temperatura ambiente i legumi, per alcuni minuti.
Tagliare le foglie del cavolo precedentemente lavate a listarelle, sbucciare le patate e tagliarle a dadini. Lasciare in ammollo una mezz'ora le patate nell'acqua per privarle dell'amido e renderle più digeribili. Nel frattempo tritare grossolanamente sedano, carota e cipolla, raccogliere il trito in una casseruola e soffriggere in abbondante olio.
Aggiungere poi il cavolo tagliato a listarelle e insaporire per alcuni minuti. 
Aggiungere le patate, il timo tritato e tutti i legumi sgocciolati dall'ammollo.
Coprire tutto con abbondante brodo vegetale freddo, salare e cuocere la zuppa per almeno due ore a fiamma bassa, mescolando ogni tanto.
Servire calda in zuppiere di coccio, magari accompagnate da crostini di pane.
Io mi sentivo particolarmente a dieta e non ho osato :)

mercoledì 31 dicembre 2014

Il 2015 sarà meraviglioso, me lo sento.


Ma lo scrivo o non lo scrivo che il 2014 è stato proprio bello, in tutto quanto?

Che su Facebook è tutto un gran lagnarsi e poi se invece mi estraneo, leggo qualche blog amico, parlo con qualcuno degli amici e delle amiche sognatrici di cui mi piace circondarmi, non è andata così male, e anzi... non si vede l'ora di sapere come sarà questo 2015 e cosa riserverà.

Penso al 2014 e a tutti i cambiamenti che ha portato, soprattutto lavorativi.
L'ultima battuta in questo senso è stata pochi giorni fa con il titolare di un'azienda che mi aveva contattato perché seguissi la loro comunicazione social. 
Parliamo da un'oretta, mi spiega tutto -alcuni sono settori da studiare da zero, non il cibo con cui oramai ho confidenza- e quando gli chiedo:
"Ma quindi, quale messaggio vorresti far passare?"
ci pensa due secondi e con l'aria più tenera del mondo mi risponde:
"Ma sì, infondo siamo tutti uguali al momento nella comunicazione... 
io vorrei davvero far capire che alla gente gli voglio bene."

Ed è questo che auguro a voi per il 2015.
Di volere bene. 
E di trovare al vostro fianco persone con questo sguardo, che ve ne vogliano e che vogliano farvelo capire. 
E parlo anche lavorativamente, che quest'anno più di ogni altro è stato di cambiamento in positivo dopo l'estate migliore di sempre - sì, avete letto bene. ho amato l'estate scorsa.

Che niente vi spaventi anche se di questi tempi alcuni cambi radicali sono dei veri e propri salti nel vuoto, che troviate qualcosa a chi non l'ha ancora trovato che realmente vi realizzi e in cui spendere voi stessi.. che quando si fa qualcosa in cui ci si sente al proprio posto le ore di lavoro non contano più, il cervellino gira come un criceto impazzito tutte le ore del giorno e i mesi passano e tu sei ancora lì, alla fine dell'estate con duemila link aperti.

Brindo alla vostra. Ovviamente con un cocktail del mitico Charles, che è stato davvero il personaggio del mio 2014. Una di quelle persone meravigliose e umili che era destino che incontrassi quel giorno di Agosto in cui come dice sempre lui "sei arrivata in motorino  con il tuo moroso vestita come una barbona con le infradito e con una macchina fotografica più grande di te".
Destino che ti incontrassi e che nascesse un'amicizia limpida e vera, fatta di incoraggiamenti reciproci e tanto bene.

Sarò breve e concisa. 
Non parlerò d'amore che al momento è un'incognita e nemmeno di amicizie che grazie a Dio, sono una certezza. 
Un 2015 che sia all'altezza di voi stessi, tutto qui.

lunedì 1 dicembre 2014

Il pippone del primo Dicembre e Carpaccio di pesce spada con finocchio e vinaigrette all'arancia



Ci sono periodi più o meno lunghi in cui una persona è portata dalle circostanze a farefarefare e produrreprodurreprodurre senza sosta, senza la possiblità (anche se sembra semplice a dirsi) di fermarsi e prendersi del tempo per sé. 
Che non significa miseramente come vorrebbero la maggior parte delle pubblicità (sistema e meccanismo poi di cui sono del tutto parte) concedersi le terme, il pedicure e un impacco al cetriolo.
Prendersi del tempo per sé per riflettere, su cosa stai facendo, dove stai incanalando tutte le tue energie, se è realmente quello che desideri. 
C'è un post bellissimo di qualche tempo fa di Benedetta di Fashion Flavors che mi aveva fatto riflettere molto, e diceva esattamente questo.
A volte ti rendi conto che non tutti noi saremo felici a diventare famosi o i primi nel nostro settore, che a volte occorre interrogarsi più a fondo e ascoltarsi, perché le strade che il mondo ci indica come ambite o più fighe non sono magari quelle a cui corrisponde il nostro cuore.
Scelte pertanto dettate dal cuore e meno da imposizioni esterne, più traguardi personali e meno dettati da persone. 
Quel post rimane realmente esemplare, non  nascondo di rileggerlo molto spesso e mi ci annego proprio in giornate come queste, in cui ogni cosa dal lavoro ai rapporti a tutto quanto viene messo in discussione per capire cosa eliminare, a cosa dare priorità e a cosa no. 
C'è di bello che diversamente da tante altre volte (e chi mi conosce sa quanto possa poi facilmente sfociare in paranoia) a questo giro sono abbastanza serena e conscia di quello che sta capitando, sicuramente più certa di chi sono e con attorno le persone giuste. 

Carpaccio di pesce spada con insalatina di finocchio e vinaigrette all'arancio



Fine del pippone per proporvi la ricetta di oggi, che doveva essere la prima di una serie di cose che avevo in mente pre-natalizie e che spaziavano da antipasti a dolci a tutto quanto, ma che resterà invece una cosa isolata fra recensioni e altre ricette poi perché non si possono seguire troppe cose contemporaneamente, e ho deciso che il blog, seppure fondamentale, al momento resterà lì per quando io me la senta. 



Il tema del contest di dicembre per la sfida scrivilatuaricetta di A&O e Famila era le arance, e credo che non potessero scegliere cosa più adatta insieme anche ai mandarini, per rappresentare questo Dicembre che oggi comincia, e che sarà il mese delle feste, dei pranzi in famiglia col camino acceso, ma soprattutto -senza scendere nello specifico cattolico- delle persone che vuoi accanto.
Il profumo poi delle arance e dei mandarini è un qualcosa di estremamente natalizio, per me ha un richiamo di infanzia, di corse in giardino quando fa freddo, di casa che sa di casa.
Questo che potrebbe essere a tutti gli effetti un antipasto di Natale se avete in mente di rinunciare alla carne e buttarvi sul pesce, è anche un piatto veloce che potrete mangiare tutti i giorni, preparato la sera affinchè la marinatura nella vinaigrette sia ancora più incisiva. Un piatto che potrebbe essere estivo ma anche nordico, dal design molto minimal ed essenziale.
A voi la scelta.
Vi ricordo che con la sfida di scrivilatuaricetta ogni mese potrete concorrere alla vincita di buoni spesa di 50 e 100 euro presso i supermercati A&O e Famila, semplicemente partecipando al concorso sul sito e postando la vostra ricetta, questo mese a tema arance.

Ingredienti:

1 confezione di pesce spada affumicato
1 confezione di salmone affumicato (entrambi reperibili al supermercato)
4 arance
1 finocchio
olio
sale e pepe q.b.

Preparazione:

Creare innanzitutto in un bicchiere una vinaigrette ottenuta con la spremuta di un'arancia, un pizzico di sale, e 1 cucchiaio di olio evo dal sapore delicato.
Disporre poi su un piatto le fettine sottilissime di pesce spada e separatamente, in un altro piatto, quelle di salmone, facendo attenzione che non si rompano.
Irrorare ciascuna fettina con un cucchiaio di vinaigrette.
Tagliare poi a striscioline sottili il finocchio e l'arancio in quarti e poi ancora in quarti, fino ad ottenere degli spicchi piccolissimi. 
Condire l'insalata di finocchi e arancio con la vinaigrette e disporre poi sul piatto.
La marinatura del pesce spada e del salmone sarà efficace quanto più in anticipo verrà fatta, la sera prima sarebbe ideale.

giovedì 20 novembre 2014

Un giretto a Parigi, il Soul Kitchen a Montmartre le amicizie


E poi prima della partenza decidi che sì, Parigi è decisamente raggiungibile da Londra
E vuoi non fare un salto a Parigi quando sei a Londra?
Avevo già fatto questo giochino anni fa, prendendo il trenino che passa per l'Eurotunnel, sotto il canale della Manica che hey- esiste davvero, non solo sui libri di geografia delle scuole delle medie.
Mica come la barbabietola da zucchero, che era il jolly quando si studiava, ogni stato nella propria agricoltura enumerava fra le sue coltivazioni la barbabietola da zucchero. Ma nessuno l'ha mai vista.

C'era anche la mia amica Anna che ora vive a Parigi -, quella che quando metto le sue foto vi innamorate tutti- e vuoi non andarla a trovare? Così prendo, prenoto e via.
Alle nove del mattino sono a Parigi, giusto in tempo per non riuscire a beccarci per farmi lasciare le chiavi del suo appartamento che avrei squattato -una casina deliziosa a Strasbourg Saint Denis, con un pavimento di legno molto shabby su cui verrebbero da dio tutte le foto di cibo del mondo.
Della serie che se abitassi a casa sua, probabilmente apparecchierei sempre per terra #cosedafoodblogger
Però, e qui aprirò una parentesi infinita e smielosa prima di arrivare a parlarvi del Soul Kitchen, arriva Lei.

 

Un annetto fa circa, anzi due anni fa ormai, collaboravo con Davide Rondoni per delle cose e mi aveva chiesto di poter pubblicare il mio blog sul suo giornale, ClanDestino.
Io incredula che tante inutilità potessero interessargli gli rispondo che sì, certo che poteva pubblicarlo, non vedo cosa c'entri con politica e religione ma sì, che bello, dopotutto lui è il mio scrittore/poeta preferito in Italia. 
Se non che, mi scrive nel tempo che questo blog del cavolo piace ed è contento della sua scelta, e fra i tanti, lo legge Maria Chiara, che però si palesa solo sei mesi fa, scrivendomi su Facebook.

Fa sempre strano ricevere complimenti sinceri e sentiti, soprattutto quando capisci che realmente vengono dal cuore di una persona molto simile a te in tutto, con la stessa carica e voglia di vivere, con lo stesso entusiasmo e con l'adrenalina a mille. 
MariaChiara vive a Parigi da un po' con il suo adorabile marito e il suo delizioso figlioletto, lavora in un ospedale immenso vicino alla Gare du Nord e vive in una casa da sogno. 
Mi scrive dall'assoluto nulla senza avermi mai vista che mi lascia tranquillamente le chiavi di casa sua per lasciare le 3 valige che per due miseri giorni mi ero portata dietro, di non preoccuparmi, che sono tutti a lavoro e se voglio posso farmi una doccia, un party, mettermi a cucinare, fare come se fosse casa mia.
Ma what da fuck MariaChiara, nessuno ti ha detto che sono una cleptomane di oggetti bellissimi e da cucina? Solitamente non accetto inviti da sconosciuti ma decido di fidarmi, e mi si prostra davanti agli occhi la casa più bella del mondo. 
A Montmartre, vista Sacre-Coeur, a vetrate con vista su tutti quei tetti parigini da far commuovere.
La mia gita a Parigi poteva già finire lì per la soddisfazione, mi sono immaginata cene romantiche a lume di candela nella sua sala, che si sa come vanno a finire le cene romantiche in un privèe come quello, con tutta Parigi illuminata ai piedi di notte, cenette a base di Chateaubriand con salsa bernese, foie gras e Champagne.
Ma... dovevo andare a pranzo -ce l'ho fatta dopo diecimila battute inutili ad arrivare al punto, del meraviglioso posticino che mi ha fatto scoprire Chiara parlerò invece domani.




Dovevo andare al Soul Kitchen, bistrot parigino che mi aveva consigliato Elena del Fram e che aspettavo più o meno da quando avevo deciso di venire a Parigi. 
Già Soul Kitchen è uno dei miei film preferiti, visto all'università in lingua e adorato perché parla dell'amore per la cucina e per un gusto ricercato ben lontano dagli schemi, con un linguaggio a volte anche rude, gente che fa a botte, insomma.. il concetto e l'amore passano nonostante questo.
Appena arrivata ho capito subito il perché delle sue parole. 
Mi aveva scritto un giorno "appena l'ho visto ho capito che ero sulla strada giusta per il Fram, quando poi ho visto la gabbietta appesa al vetro (che per chi non lo sapesse è il logo da sempre del Fram) mi si è fermato il cuore, non mi sono più fermata da quel momento".


E in effetti il Soul Kitchen assomiglia senza conoscersi e senza saperlo per molto versi al Fram.
Quell'espressione che ad oggi è super inflazionata e ha un po' rotto le scatole "si sta come a casa", che però rende il concetto, e che indica quel fattore X per cui tu entri in un posto e ti senti speciale.
Sei trattato diversamente, i toni della voce sono bassi, c'è nell'aria quell'eleganza raffinata che però non esclude nessuno, dallo studente alla donna in carriera a chi sta lavorando al communal table al pc.
Uno di quei posti in cui entri, appoggi la borsa e senti che ti ci potresti fermare per sempre.
I suoi tavolini di legno un po' sbrecciati e ri-dipinti dai colori pastello, il pavimento volutamente lasciato com'era, il bancone dei dolci e del cibo tutto rigorosamente biologico e vegetariano, le insalate curate nel dettaglio con dressing fenomenali.



Noi abbiamo preso una Tarte che aveva la pasta brisèe più buona mai sentita, con dentro carote, cavoli tutte le verdure più comfort invernali del mondo, e un cous cous speziato alle verdure, che era delizioso. 
Mai assaggiato un cous cous così equilibrato, spezie dosate perfettamente, uvetta e mandorle tostate. Il menù pranzo costa 13,50 euro, onestissimo per essere a Montmartre, a Parigi.
Ho pensato che potrei mangiare tutti i giorni così sano, e che se davvero ne avessi la voglia di prepararmi tutto o avessi un posto come questo vicino a casa, o come il Fram, io mangerei così sempre e potrei realmente diventare vegetariana.
Ora l'ho detto. E pure scritto.

Soul Kitchen
33 Rue Lamarck, Paris
Poco sotto Montmartre

lunedì 17 novembre 2014

Richmond upon Thames e la visita obbligata alle Petersham Nurseries


Mi dimentico sempre di quanto sia bella Richmond upon Thames ogni volta che ci vengo.
La prima volta nel 2007, semplicemente per venire alle Petersham Nurseries, poi nel 2010 e 2011 con amici, per fargli vedere le Petersham. E ieri, domenica pomeriggio, perché in una delle ultime mie visite non così di settore avevo scoperto avendo a disposizione più tempo, che Richmond è in effetti un piccolo angolo di paradiso obbligatorio da ritagliarsi quando si visita Londra per più di due giorni.
Dico più di due giorni perché per raggiungere e visitare Richmond contate di impiegarci e dedicarle una mezza giornata, preferibilmente mattina.


Se poi ci capitate in primavera o estate, quando tutti sono sulla riva del Tamigi a prendere il sole, o i pescatori stanno dipingendo con colori sgargianti le loro barche di legno, beh.. vi assicuro che vorrete fermarvi qui per sempre.
Richmond è un delizioso quartiere inglese molto posh che si trova a sud-ovest di Londra, all'ultima fermata della District Line o raggiungibile con la Overground.
Per il suo essere così cosy, chic e soprattutto ricchissimo di verde è stato per tantissimo tempo meta preferita dei reali britannici e di tantissime star e celebrities, per il suo essere così intimo e quasi nascosto, proiettarti fuori dalla frenesia metropolitana e farti ritrovare in un romanzo fatto di comignoli, caminetti che fumano, giardinetti perfettamente curati nel dettaglio e voglia anche di rilassarsi, che a Londra non è così facile da trovare.
La visita di ieri è stata pazzesca, autunno in piena esplosione e parchi coloratissimi, foliage e anche un po' di fango che tanto mi ha fatto desiderare gli stivaletti di gomma che vedrete dopo alle Petersham.
Avevo proprio bisogno di questo, una giornata di pieno autunno, la pioggerellina fitta inglese, e il lusso di potersi sedere a sorseggiare un English Rose tea in un tavolino, magari dentro ad una serra. Ma questo spettacolo metropolitano vale ancora di più d'estate, purtroppo non trovo al momento le foto del 2012 altrimenti ve ne avrei offerto uno scorcio, fra carrettini di gelati, zucchero filato e bambini col monopattino. Anche un giretto però per le viette di Richmond con tutti i loro negozietti altolocati e supercarini vale una visita, un the, una Red Velvet.
Passando per il mercatino interno che si tiene ogni domenica nella Duck Arcade, che potete raggiungere anche costeggiando il fiume, proseguite ora lungo la riverside e passate sopra al ponte, ancora dritto per 1 miles e vi sembrerà di essere totalmente immersi nella English countryside.
Arriverete così alle Petersham Nurseries, il mio paradiso.

...di questo ragazzo qui che lavora in cucina, con il suo apron verde e intento a scrivere la comanda, mi sono un po' innamorata ieri pomeriggio. 

E qui apro una parentesi velocissima. Prima che l'avvento dei foodblog arrivasse prepotente nel 2009-2010 in Italia e anche il cane del vostro vicino di casa avesse un blog, ce n'erano veramente pochi, e veramente di qualità. Non che il mio lo sia, nessuna presunzione, ma ora ce ne sono davvero troppi e alcuni tremendamente inguardabili e senza contenuto.
Dicevo, gli unici tre che seguivo con la mia fedele amica Didi con cui blateravamo e fantasticavamo di blog già nel 2005 erano Fiordizucca (che è il periodo aureo delle blogger, un blog che c'è da sempre con foto meravigliose, precursore di tutti quelli moderni), Calme et Cacao (anche lei meravigliosamente parigina ma ricette e testo in italiano) e Cavoletto di Bruxelles (ora a NY, un must per tutti quanti, la blogger che ha portato la cucina italiana sui blog, e come si dice spesso, una belga che diffonde e fa capire all'Italia quanto sia bella la propria cucina)
Un elogio a Fiordizucca perché mi ha dato tanto in termini di passione e anche di scoperta di Londra, fra cui le Petersham Nurseries. Grazie a lei avevo ben chiaro nel 2006 perché sarei venuta a Londra, a cercare e scoprire e approfondire il cibo in tutte le sue forme, e oggi è ancora è il mio leitmotiv esistenziale.
io molto felice, un po' Amelie in wonderlandm, le ceramiche delle Petersham e un oggettino che era in vendita e che mi ha fatto pensare alla mia amica Chizu, che a Bologna produce oggetti e sculture artistiche in fil di ferro molto più belle di questo, dateci un'occhiata qui 

Le Petersham Nurseries non saranno mai da me sufficientemente lodate nella scrittura quanto invece mi ringrazierete e omaggerete di complimenti se ci andate di persona, come hanno fatto molti miei amici. Sul sito la chiamano Tea House, ma è estremamente riduttivo, perché le Petersham sono anche un vivaio con milioni di fiorellino e semini per piantare qualunque cosa, un negozio super chic di oggetti vintage della tradizione inglese, anche questi molto shabby e collegati al gardening, un bistrot e un ristorante super elegante ma anche informale, e un corner dolci con tantissimi cookies, blend di caffè di ogni tipo e English cakes come non ci fosse un domani.



Tutto questo, distribuito in quattro serre gigantesche, in cui si cammina sulla terra e ci si può dolcemente perdere e annientare fra coltivazioni, piantine, pergolati da cui scendono fiori meravigliosi, e prati.
Che la scorsa volta che ci ero venuta qui, avevamo fatto una sorta di dejeuner su l'erbe con Sheila, e un sacco di inglesi e non solo turisti erano a spasso.  

Il menù del ristorante è molto ricercato e tende un po' al veggie, salads di ogni tipo con fiorellino eduli e piantine, ma anche salmone, e altre delikatessen tutte inglesi.
Nemmeno troppo costoso, vi è la possibilità di fare Set menù 2 dishes o 3 dishes, a 17 e 25 pound.
Per la location che è, davvero poco.
Questo è probabilmente uno dei luoghi e uno dei post a cui sono più affezionata perché racchiude tanta dell'Inghilterra che piace a me, dove ho lasciato e disseminato sogni e pezzi di cuore, e voglio dedicarlo a tutte le persone amiche che sempre penso quando sono qui, con cui vorrei prenderci un the. A Bebe, Ivana, Elena e a Fede di BirgoBurger, che da SanVito sogna ed è sempre con me in viaggio, a Sara la mia pasticcera del cuore, a Marina e a Ele di Asinochileggeancora (peraltro oggi esce il suo secondo libro "Ciccioni per finta", non perdetevelo che è una meraviglia ed è un ottimo pretesto per un regalo di Natale simpatico") .
A L. che mi ha tenuto compagnia tutta la mattina nella stesura di questa pezza di papiro.
E alla mia mamma.

Petersham Nurseries, Richmond Upon Thames

domenica 16 novembre 2014

La magia del Borough Market, a rainbow of colours.


Ho tenuto questo post non per primo perché volevo la massima attenzione, quella che si merita un posto incantevole come questo.
Il Borough Market è il mercato di food che sogno la notte, a cui penso come riferimento quando medito sul da farsi, il mercato genuino e allo stesso tempo mondiale per cui partire anche solo un weekend per Londra- che tanto è il Venerdì e Sabato.


Ci sono stata la prima volta nel 2006, e ad oggi sono di certo cambiati alcuni food truck, ma l'anima e il cuore sono rimasti gli stessi, uguali a se stessi e autentici.
Chiamarlo farmer market sarebbe riduttivo, le delicatessen e la varietà di cibo e prodotti di qualità che propone è veramente sterminata.
L'ambientazione è quanto di più cosmopolita possiate immaginare, molto newyorkese ma anche molto underground, colonne vittoriane color verde Birgo altissime, sotto una Tube Station della Overground.
Il Borough Market è il più antico di Londra, i primi riferimenti a questo mercato rionale si hanno dal 1200, e ancora ad oggi la gente continua ad accalcarsi fra questa nuvola di colori e profumi, pentole bollenti e enormi coloratissime che emanano nell'aria nuvole di fumo e sapore. +Non è un mercato per rivenditori il Borough, ma per allevatori, pescatori, fornai e piccoli produttori che qui vengono da tutto il Regno Unito e anche da tantissimi altri paesi per portare il meglio dei loro prodotti.


Ci sono profumi da tutto il mondo, stand da tutto il mondo e le cucine più disparate.
I greci, la cucina araba, tante tantissime proposte anche per vegetariani e vegani, che qui sono veramente alla pari di un normale carnivoro, e trovano ovunque sempre tantissime cose anche per loro, dal supermercato al ristorante.
Ci sono specialità spagnole, piadina romagnola, stupendi panini con la famosa salsiccia bianca di Norimberga, e tu passi dall'assaggio di un Camembert da urlo a una salsa stranissima, da un frullato di rabarbaro al dulce de leche e al foie gras.

Quello che più mi emoziona sono gli stand della frutta e della verdura.
Tantissimi tipi di pomodori che noi ci sogniamo -e pensare che da noi crescerebbero all'aria aperta sotto al sole e non nelle glass houses come qui-. quei deliziosi pomodorini giallo sole che sempre Jamie Oliver usa nelle sue ricette e che da noi sono difficilissimi da trovare, a parte a Rimini al Pomod'Oro, ristorante che ne coltiva ben 24 specie.
La frutta e la verdura non vi sarà mai sembrata così invitante e colorata, distese di arance e peperoni rossissimi, funghetti marroni e violetti, a real rainbow of colours.
Sarà bello e interessante se ci tornerete più volte vedere come cambiano le persone a seconda degli orari e dei giorni.


Essendo situato nel centro della City, a London bridge, il Venerdì all'ora di pranzo tutti i dipendenti impiegati, uomini di business e signore in trench elegantissime vanno lì a pranzare.
In coda davanti a voi avrete signori eleganti e charmant in giacca e cravatta,  e donne elegantissime.
Il Sabato invece è perlopiù turistica.
E' stupendo vedere anno dopo anno quanto questo mercato arrivi lentamente a tutti, non solo agli appassionati di cibo e foodies. Per un fanatico come me è stata la prima meta da visitare anni fa, ma scommetto che moltissimi di voi sono stati a Londra almeno tre volte e non ci sono mai stati.
Amo, letteralmente amo, il giornale che ti viene regalato quando arrivi, o forse sono stata io ad andarlo a cercare, non ricordo, il newspaper che presenta la Market Life con tutti i produttori, e i vari dossier sui formaggi, sulle sauces. Il tutto nello stile Jamie Oliver, che a questo mercato ha dato veramente tantissimo come visibilità e pubblicità.





Anni fa vi erano sul web tantissime foto di lui che andava in vespa a far spesa per ristorante e per casa, a scegliere qui i propri prodotti.
E se sulla sua genuinità raccomanda Jamie, beh.. noi ci crediamo.

Borough Market,
fermata metro London Bridge, Jubilee Line
Venerdì e Sabato