martedì 8 dicembre 2015

C'è MissBake a Bologna, per i dolci anglosassoni come piacciono a me.


È stato un ponte molto lento, quello appena trascorso… l’avevo detto su Instagram che mi sarei riposata, che non avrei fatto nulla di speciale se non leggere davanti al camino, preparare biscotti, stare con lui. 
E così è stato, fino a ieri sera... un weekend lungo e totalmente ovattato. 
Fino a ieri mattina, quando mi sono ricordata che sarei dovuta andare a prendere mio fratello a Bologna in aeroporto di ritorno da Madrid, e ho approfittato per un giretto in centro ai Mercatini Francesi in Piazza Minghetti e una visita alla cara Stefania, che da poco ha aperto MissBake, proprio vicinissimo a Piazza Maggiore.


Quando penso a  di quartiere, di quelle inglesi in cui andare la domenica mattina per una fettina di torta e una dose illimitata di caffè americano, di quelle con le vetrate trasparenti da cui puoi scorgere un barbiere vintage dall’altro lato della strada, penso a qualcosa di piccolo e minimal come MissBake. 
Missbake è piccino piccino, o almeno.. la parte destinata alle persone è piccola, mentre il laboratorio a vista proprio lì dietro è enorme. Come in tutte le cose piccole però, ci sono quei tre o quattro elementi fondamentali che subito ti fanno sentire al tuo posto. 
Le torte, quel colore azzurroverde danese davanti al quale spesso sbrodoliamo nelle cucine delle instagramers di Stoccolma, il legno, e le opere in fil di ferro di Chizu Kobayashi.


Missbake nasce dal progetto imprenditoriale di Stefania Vergnani, che dal 2011 (anno in cui per stranissime e surreali coincidenze ci siamo conosciute) ne ha fatta di strada…per finire poi l’inverno scorso a Londra direttamente da Miss Peggy Porschen, per un corso al Cordon Bleu. Di Stefania ho sempre amato due dolci: i cupcakes con il salidou e la focaccia belga dolce, una sorta di “spianata” alla romagnola con olio d'oliva ma con la crosticina croccante di zucchero di canna. 

(nel piattino: Missbake Lemon Meringue Pie, Torta di grano saraceno e nocciole con confettura di mirtilli rossi e ganeau allo zabaione, cake con ganeau ai fiori d'arancio e cranberries.
Ganeau è la ganache speciale di MissBake con il marchio depositato, senza panna)

Ieri invece, ho provato un tris di torte (tutte le torte vanno a peso, ne potete prendere anche un assaggio di tutte) e un piccolo assaggio di Cheesecake al caffè con base di pistacchio, deliziosa!Ho come l’impressione che MissBake seguirà il ritmo metropolitano e lavorativo della città.. è infatti possibile anche prendere da asporto per il pranzo zuppe, ricotte cunzate, e gallettes bretonnes… e le ricotte cunzate sono una cosa che non ne avete un’idea.
E se non ci siete vicino per pranzo, sono sicura che qualsiasi ragazza capitolerà ai vostri piedi la sera se le portate a casa una Red Velvet o dei brownies, ma anche un classico panone bolognese rivisitato alla maniera di Stefania :)

Via Marsili 1/c, Bologna

giovedì 3 dicembre 2015

A Rimini è autunno di bakery: la White Bakery


E’ un autunno quello di Rimini, che è cominciato all’insegna delle bakery. 
La primissima Wilmer Bakery in cui ancora devo andare, meravigliosa ma partita in sordina, senza troppa comunicazione e nemmeno una pagina Facebook.. e da addetta ai lavori mi chiedo come sia possibile che nel 2016 un’attività apra senza un minimo di comunicazione prima, e senza creare nelle persone aspettativa.  


Mentre ancora ci dovevamo accorgere di Wilmer, ecco arrivare prepotentemente White Bakery, in centro in piazza Malatesta. 
Una bakery grandissima, enorme, che ricorda quella grandezza e quella megalomania degli americani,  così ben studiata architettonicamente e così bella con la cucina in legno a vista, le bandiere americane, la vetrina in cui spiccano quelle torte alte 10 cm dai tanti strati e i tanti hg di formaggio spalmabile. Un concept perfetto e impeccabile, il menù dei sogni per chi ama la tradizione delle torte anglosassoni e i caffè americani, ma anche i cookies, i pancakes e le Red Velvet. 

Un format perfetto anche per la vendita al dettaglio di tutto ci che la vostra mente possa immaginare nel grande brainstorming Dolci Americani: un sogno per me trovare vicino a casa il Golden Syrup, e Doctor Peppers. 
Ci sono stata due volte alla White Bakery, una per una merenda pomeridiana di quelle in cui si ha bisogno di certezze, e una a pranzo. Devo essere onesta, e per quanto la “scatola” sia bellissima, il contenuto della White Bakery mi ha deluso abbastanza. Sulla parte dolci, sia le torte sia i cookies lontani anni luce dalle ricette originali, la Red Velvet strana e dal retrogusto di marshmallow. 





Per il pranzo invece, ci sono stata Sabato scorso e dopo averci portato il menù con le mille allettanti proposte (fra le quali io avevo scelto Egg Benedict con salmone) ci è stato comunicato che quel giorno, per problemi legati alla cucina, avrebbero fatto solamente hamburger e hot dog.  
Esperienza deludente, come potrete immaginare. 
Gli hamburger che nelle foto sono bellissimi e sembrano allettantissimi, sono buoni ma comunissimi hamburger, niente per cui tornerei. 
 Ho visto in generale molta disorganizzazione, ma ci sta e sono tollerante, hanno appena aperto e ci vuole un po' di rodaggio iniziale. 
Quello che invece mi chiedo è sempre nel 2016, a fronte di molte delusioni recenti dentro a pacchetti “bellissimi”, come si possa pensare a locali esteticamente impeccabili, curati nei minimi dettagli e dimenticarsi della cucina.

mercoledì 25 novembre 2015

L'olio non cresce sugli alberi, e la blending experience dell'Oleificio Zucchi.


Una cosa mi è tornata alla mente subito, complice l'esperienza vissuta con Zucchi due settimane fa.
Una cosa che a mio avviso è imprescindibile per chi ama il mondo del cibo, sia un appassionato semplice, un creatore di cibo, uno del settore, o una come me che è due anni ormai che non tocca padella perché è sempre in giro…
Una cosa semplice, ovvero che si ha sempre nel cuore qualcuno quando si cucina. 
L’ho capito pensando a me e alla mia compagna di banco, nel momento in cui è stato chiesto di creare ad ognuna di noi il proprio blend… e mi è venuto da sorridere.  
L’idea di partenza era “pensate a come volete abbinarlo, a cosa volete nel piatto”, e nella mia testa infreddolita da una Bologna già invernale e con le luminarie natalizie appese sono arrivate immagini di rossi e succosi pomodori estivi, friselle e bruschette consumate sotto a cieli azzurri e passeggiate con lui in riva al mare la mattina all’alba.
Che dite, mi sta piacendo l’inverno? 

Le materie prime erano 4 oli di differenti Cultivar fra cui uno amaro, uno piccante e due fruttati. Ho preparato quindi un blend dal sentore piccante e intenso, di quelli in cui le olive le senti davvero e sanno di estate.
Connie invece, la vedevo miscelare tutte le boccettine che al mio palato rimanevano molto più che delicate, quasi impercettibili.
Le chiedo: “Che fai?” e stava preparando un olio il più delicato possibile per il suo bimbo, di appena cinque mesi. 
Pensi sempre alle persone a cui vuoi bene, quando pensi a con chi condividere il cibo. 



Devo ammettere che la Blending Experience che ha organizzato l’Oleificio Zucchi per noi foodblogger ed “addetti ai lavori” è stata molto interessante e mi ha chiarito non pochi dubbi su uno degli ingredienti che io ami di più, e che ho imparato ad amare grazie ai tanti coinquilini pugliesi, calabresi e del Sud che ogni anno si davano il cambio nel nostro appartamento, tutti con il loro olio personale da far sembrare l’unica tavola comune un campo di combattimento fra bottiglie d’olio.
Grazie alla lezione tenuta da Giovanni Zucchi, (attualmente amministratore delegato dell’Oleificio), ho compreso meglio un lavoro du cui, prima di quel giorno, ignoravo l’esistenza: il BlendMaster.
Il blending è il processo di selezione e miscelazione di oli extravergini di diversa varietà e origine, a fronte di una materia prima come l’olio che è sempre variabile. Ci sono elementi del blending -come ho appreso poi dal libro “L’olio non cresce sugli alberi” sempre di Zucchi- che non possono prescindere dalla componente umana, si rifanno ad una componente immateriale e al “saper fare” del masterblender. Questo aspetto mi ha affascinata e incuriosita molto..


Di questo incontro e approfondimento mi porto a casa tre cose:
il mio super blend che centellinerò, e che la blendmaster ha definito “elegante” (a me?!?!) la voglia di approfondire la mia conoscenza sull’olio d’oliva e il desiderio di non accontentarmi più di una sottomarca, o di un prodotto non degno della storia che porta con sé… informiamoci, anche a fronte dello scandalo da poco uscito sull’olio d’oliva.. per avere buoni prodotti sugli scaffali è necessario che per primi noi consumatori siamo i primi ad essere consapevoli.


Post realizzato in collaborazione con Oleificio Zucchi

EVENTO ZUCCHI BOLOGNA

mercoledì 4 novembre 2015

La Domenica a pranzo alla Terra dei Kaki, a Montiano.


Me lo chiedo spesso ultimamente, da quando è cominciata questa nuova vita e questo nuovo lavoro, cosa significhi essere coerenti, sposare delle scelte che alla fine resteranno immutate nonostante il mercato, le richieste, le proposte che offrono più denaro ma remano contro a quello che il proprio cuore desidera. 
E' in mezzo a questo imparanoiamento generale  che ho conosciuto Alessio e Greta. O meglio, non li ho conosciuti davvero prima di andarci, ma ho incominciato a seguirli sui social, ad appassionarmi alla loro scelta di vita in campagna e all'Agriturismo Terra dei Kaki che da un anno gestiscono sulle colline prima di Cesena.

Così ci sono stata a Gennaio per il compleanno di un ragazzo che non vedeva l'ora di farmi scoprire il posto, e ricordo questi cantuccini salati con sopra un chutney di cipolle rosse spaziale e degli strozzapreti fantastici.
Ma non avevo avuto occasione di gustare appieno l'esperienza che invece un agriturismo richiede, e così due domeniche fa ci sono stata per il classico pranzo della domenica, un rituale lento e dal quale ci si può permettere di uscire satolli e felici.


Alessio e Greta sono due miei coetanei, sulla trentina, che un anno e mezzo fa appunto, hanno deciso di dare una svolta alle loro vite come individui e come coppia, trovando nell'agricoltura una risposta alle proprie necessità. Cercavano un locale all'inizio, ma il fuoco interiore li ha spinti sempre verso vecchie case di campagna e casolari spersi nella Romagna, fino a giungere alla Terra dei Kaki, dove hanno creato -dopo lunghi mesi di lavoro- la loro azienda agricola di 12 ettari, per lo più orticola ma con anche tanto bosco da visitare.


Come si entra nel loro mondo, si è subito accolti da un ambiente familiare, divani in velluto e dai tessuti adorabilmente vintage, affiancati ad un tavolino di legno turchese che più turchese non si può, che ti trasporta a quei colori così vivi della Grecia e delle città di mare. Ma ti senti a casa.
Perché La Terra dei Kaki quello è: la loro casa, un "rifugio di campagna", dove poter gustare piatti tipici della tradizione romagnola ma anche tutto quello che loro producono, a km0 o proveniente da aziende agricole che adottano il metodo biologico. C'è anche una piccola dispensa con i prodotti e le conserve che loro stessi producono, e a cui credo andrò a fare spese prima di Natale per preparare qualche cestino di quelli speciali per le amiche!


E quello che mi sorprende, ogni volta che vedo quello pubblicano, quello che scrivono, è che questi due ragazzi questo tipo di vita l'hanno scelta e la perseguono davvero, nelle decisioni di ogni giorno.
E a me questa cosa fa impazzire, che fra noi giovani e le nostre vite frenetica si nasconda ragazzi veramente in gamba, che decidono di offrire la loro vita alla terra e di tornare ai mestieri di una volta, di seguire il ritmo della natura e il susseguirsi delle stagioni.

Io e i miei due eroi dei due mondi abbiamo optato per un antipasto misto di crostini, quiches, cardi e patate, frittatine e strudel salati... a seguire tortelli di formaggio di pecora e melanzane, e gnocchi di rapa rossa al ragù... tutto eccellente e tutto "raccontato" nei minimi dettagli...
A seguire, non c'è domenica romagnola che si rispetti senza una grigliata mista di quelle fatte bene, che le senti che hanno una marcia in più.


Un posticino di quelli che vale la pena di scoprire, una storia che è bello sentire raccontare, perché da fiducia e rassicurazione, e si ha sempre bisogno di queste cose.

Agriturismo La Terra dei Kaki
Via Goleano 225
Montiano, Cesena

lunedì 5 ottobre 2015

Una domenica a Comacchio e una bella storia da raccontare.


C’è una cooperativa sociale a Comacchio che produce cose straordinarie e che ogni giorno cerca, attraverso la riscoperta della tradizione umana, lavorativa, culturale ed enogastronomica, di ricordare ai propri ragazzi che anche nella difficoltà della vita, la vita è bella. 



Con Francesca ho frequentato tutto il liceo classico, e ricordo ancora fra le tante volte in cui mi aiutava a studiare (non perché fossi poi scema ma di voglia di studiare al liceo ero parecchio sprovvista) quel giorno prima del mio esame di maturità orale. 
Lei aveva già finito, ma non si sentiva in vacanza fino a che non l’avevo finito io.
Voleva essere certa che mi sbattessero fuori da quel liceo, e passava quel caldo pomeriggio di inizio Luglio ad interrogarmi.
Piccola doverosa introduzione per dire che Francesca è un’amica vera, di quelle che poi finito il liceo non lasci più e tendi a tenere al tuo fianco per tutta la vita. E da cui accetteresti qualunque proposta…

E’ stato così, in seguito al suo invito a Comacchio alla Sagra dell’Anguilla, che il weekend scorso sono stata due giorni a scoprire la realtà che sta dietro alla preparazione dei Marinati di Comacchio
Quante volte abbiamo visto quella scatolina in latta rossa gialla e verde? Io personalmente tantissime, sarà quel font, sarà quell’insieme di colori un po’ circense se vogliamo, la riconoscerei fra un milione.




Quello che non sapevo però, è che dall’anno scorso, la produzione e la lavorazione dell’anguilla marinata Presidio Slow Food, delle acciughe, e di tutto quello che c’è dietro alla marinatura di questi pescioni di laguna, fosse stata affidata ad una cooperativa sociale di Ferrara, (Work and Services ndr), che è probabilmente una delle realtà più belle che mi sia capitato di incontrare ultimamente. 
Oltre ai locali che ci piacciono e non ci piacciono, su questo blog si è sempre alla ricerca di storie vere, di storie belle e indirizzate al bene. 
Come quella di questa cooperativa che educa al bello e al gusto del vero, attraverso il lavoro.
Sorta per libera iniziativa di un gruppo di giovani laureati (Francesca stessa è in realtà laureata in architettura), Work and Services aiuta le persone in situazione di disagio e svantaggio, accompagnandole in percorsi di reinserimento nella vita attiva attraverso il lavoro e cercando di fare leva sulle caratteristiche personali, motivando e valorizzando le capacità di ognuno, ma soprattutto volendo bene alle persone. 
Il risultato, se ci pensate, è solo uno: queste persone sono felici di lavorare.


La Sagra dell’Anguilla ci sarà anche il prossimo weekend, a Comacchio.
La storia di questo pesce è interessantissima, così come è meraviglioso il perdersi in una giornata di nebbia, umidità e assoluto nulla di quelle che caratterizzano il delta del Po’. Il rapporto instabile fra acqua e terra, il precario equilibrio e lo smarrimento sono sentimenti che si percepiscono e vi tengono compagnie, di quella compagnia un po’ fastidiosa perché fa interrogare. 
Vi propongo pertanto una gita turistica, a Comacchio, alla Sala dei Fuochi dentro la Manifattura dei Marinati dove si cuoce l’anguilla appena pescata, e quei minigamberetti tipici di queste zone, che creano dipendenza.


Questo autunno-inverno sarà così su questo blog, storie vere che si lasciano raccontare. 

Solitamente ci si dà da fare per essere amati, mentre la questione è che si fa perché si è amati, cioè si fa perché si sa che cosa si è al mondo a fare. E questo fa la differenza. 
[G. Cesana]

lunedì 21 settembre 2015

Il Nona a Riccione e il Carnevale di Rio.


“ Il Nona è un locale da capire”, mi avevano avvisato.
Bene, se c’era qualcosa da capire, a me non è arrivato. 
Dopo un’estate in cui il ristorante si è promosso in tutti i modi possibili -e questo è lodevole- anche io sono stata attirata come le api al miele, più per l’ambiente e per quel lungo communal table e i lampadari meravigliosi che per altro.
In realtà, la visita al Nona è stata molto più di altre volte stimolo e occasione di riflessione, mi ha fatto capire di cosa vado in cerca quando vado al ristorante.


Vado in cerca di un ambiente ben preciso, che al Nona pensavo di trovare ma mi sono sbagliata. La parte interna è suddivisa in tre ampi spazi che non c’entrano nulla l’uno con l’altro, e il risultato finale per l’animo che cerca una precisa esperienza in un ambiente definito è la sensazione da cui si è pervasi quando si va alla Maison du Monde. Tanti ambienti a sé stanti, e passi da un secondo da quello etnico a quello cosmopolita, alla pizzeria senz’anima con i murales, al dehor in cui vi è un gruppo che suona, e le sedie sono quelle da regista brandizzate con il nome del locale. 


Idem per il Menù, che racchiude pizzeria, sushi (molto valida), primi di pesce e hamburger. Carnevale! Ah, e la musica dal vivo. Troppo alta, da rendere almeno fuori quasi impossibile una conversazione, e i tavoli troppo ammassati. 


Ciò detto, il sushi merita davvero. 
Uno dei sushi rielaborati migliori che abbia mai mangiato. 
Pesce fresco e riso cotto alla perfezione. Noi abbiamo optato per 24 pezzetti di sushi misto, un piatto di cappesante crude veramente eccellenti, e due porzioni di gamberi in Tempura. Che non era tempura, ma erano da urlo, croccantissimi e con una salsina di accompagnamento molto buona. 
Nulla da ridire sul cibo, anzi. 
Non ho provato ahimè cocktail (che però sono presentati in un menù CockTales molto bello) né hamburger. 
Il conto un po’ altino, 120 euro in due (a tutto quello elencato sopra c’era da aggiungere solo una bottiglia di vino da 20 euro e un dolce).
Non so se ci tornerò, anche se sarei curiosa di provare le pizze, dai nomi originali e dagli ingredienti interessanti.

Mi aspettavo molto di più, o forse sono la comunicazione e la pubblicità patinata a rendere tutto più bello, a farti credere che proverai un’esperienza unica. 
Questo è stato ulteriore spunto di riflessione perché il mio lavoro vorrebbe che si comunicasse sempre e solo il top in modo da far sembrare tutto bellissimo, quando poi spesso vai in un posto e la realtà dei fatti è che rimani deluso.

Nona
Via Torino 29, Riccione

venerdì 18 settembre 2015

L'Amarissimo a Lido di Savio e la leggerezza del vivere sospesi.


Pensavo da tempo a un rituale, un modo degno per salutare l’estate -almeno 
nella mia testa- e a pensarci, lo volevo proprio così. 
Un Lunedì di ferie -che tendenzialmente il Lunedì per me è il giorno più schizofrenico della settimana, con la tachicardia già dalle sei del mattino e quelle cinquanta chiamate/messaggi- un po’ di pioggia e quel tempo indefinito e meteoropatia in cui sai già in partenza che ti è precluso lo star bene a prescindere, anche se farai cose meravigliose.
A completare la cornice la mia amica CaraWanda, pervasa dallo stesso sentimento di saudade e gnagna.


L’Amarissimo lo pregustavo da Luglio, dopo esserci stata per un matrimonio e in occasione del “BBQ sotto le stelle", una delle tante serate veramente belle che ha all’Osteria con cucina nel sul palinsesto estivo.. mi ero ripromessa di tornarci con calma, che si sa, è da sciocchi giudicare e andare a provare un locale in Agosto. 
O meglio si fa, ma ne si accettano poi le conseguenze di troppagente troppocaldo troppafrenesia. 
Una spiaggia easy, alla buona, con i bagnini che portano i lettini sullo skateboard in passerella, con i bagnini con i rasta abbronzatissimi e i sorrisoni bianchi. E un ristorante, conipiedinellasabbia (espressioneabusatissima quest’estate).
Un posto che non esclude nessuno, e credo sia proprio questo il punto di forza, in un momento in cui i locali sembrano un po’ omologarsi tutti e diventare di nicchia “il covo degli hipster” “il ritrovo della riminibene”... all’Amarissimo si è creato un ambiente libero e bello per tutti, dal fighetto al freak al polleggiato. E non è poco, non è poco per niente.




Seconda considerazione: era un sacco di tempo che non mangiavo così bene.
E per così bene intendo un posto che, come diceva mia nonna “ti lascia la voglia”. 
Io e Ivana abbiamo preso un’insalata di seppia ai due pomodori, con olive taggiasche, meravigliosamente buona anche se forse un po’ scarsa, rispetto a quello che poi sono stati i primi.
Come primo invece, per me Chitarrino al ragù di mare eccellente, mai mangiato un qualcosa di così sublime, dalla texture e la cottura della pasta al sugo, ricco e gustoso... quello che chiameremmo comfort food. 
Per Ivana invece, anche se alla fine poi ci siamo smezzate tutto, un passatello alle vongole con scorfano e pesto leggero di verdure, delicato ed equilibratissimo. 
E, per tutta la durata del pranzo, pioggia e acquazzone e poi sole e il mare che avrà cambiato almeno dieci tonalità.
La leggerezza del vivere sospesi. 


 Unico rammarico, averlo provato troppo tardi. L’Amarissimo chiuderà infatti il 27 Settembre, la prossima settimana.
Ma resterà nella top-list dei desideri da depennare l'anno prossimo ad Aprile, un desiderio nell'aria che in un caffè di Gennaio al MamBo tireremo fuori come "Quanto manca all'apertura dell'Amarissimo?"


L'Amarissimo
Viale Romagna 323/h
Lido di Savio

giovedì 20 agosto 2015

E' già autunno per me, al Pappa Reale a Cesena.


Ci pensavo proprio ieri mattina, persa nei miei pensieri e in quel freddino di agosto ma che sembrava autunno, a quanto le cose possano, nell’arco di un anno, cambiare. A quanto di base io sia una entusiasta della vita ma anche sempre inquieta e quindi mai ferma e soddisfatta pienamente grazie a Dio. 
 A quanto, se un anno fa mi avessero detto che sarei andata in una giornata felice a mangiare fuori qualcosa da sola, per il piacere di stare da sola, non ci avrei creduto. Non che non sappia stare da sola, io sono di base una simpatica asociale. Ma il mangiare da sola non mi ha mai attratto, e per esasperarlo ancora di più mi ha sempre fatto venire in mente quel verso di Baglioni che dice “ed ho mangiato a prezzo fisso seduto accanto ad un dolore”, uno dei versi più potenti in assoluto. 
Forse perché lo sento molto, forse perché l’ho sperimentato davvero, in quelle fucking lonely estati inglesi di un po’ di anni fa.




Il Pappa Reale a Cesena però, ha un qualcosa nell'aria che non può farti sentire solo. Saranno quelle mattonelline bianche con scritto sopra il menù del giorno con il pennarello, sarà quell'aria vintage che mi ricorda locali del Nord Europa, sarà il bancone dei dolci e del salato sempre pieno di cose buone...
io qui mi sento a casa. 
E’ stato per tantissimo tempo quest’inverno e quello scorso il mio headquarter cesenate quando avevo bisogno di un po’ di tempo al pc, salvo poi essere raggiunta per un Chai Latte o una cioccolata da Filo a chiusura del negozio e perderci in chiacchiere e aforismi.
Il Pappa Reale è il preferito di Elena del Fram, e se vado lì, posso pensarla più intensamente.


Ieri mattina, dopo una colazione romantica e ventiquattromilabaci al risveglio (attenzione, potrei addirittura tornare a cucinare) era la giornata perfetta per me per rimanere imbambolata nel mio mondo, senza contatto con quello reale, anzi sì, che per un po’ di peoplespotting il Pappa Reale è proprio il posto giusto. 
Così sono arrivata, cercato il tavolino in fondo nell’angolo, aperto il pc, e dopo un caffè ho deciso anche di fermarmi per il pranzo, meravigliosamente da sola.

Un estratto al limone e cetriolo (che quest’anno è l’anno degli estratti) e un piatto di polpettine vegan con verdure cotte al forno (divinamente) e insalata, e quel profumino che usciva dalla cucina invitante e che mi ha messo milioni di propositi addosso.


Che poi me l’avevano detto, che da quando avrei avuto l’Iphone avrei smesso di portarmi dietro la reflex ma non ci credevo mica. 

Pappa Reale
Via Fra' Michelino 1,
Cesena 

lunedì 3 agosto 2015

Bevabbè, atmosfera di una calle andalusa nel centro di Riccione.


Ho tardato un po’ a parlare di questo posto, il tempo necessario che separa l’amare un posto e il voler prendere a craniate il suo proprietario.
Io ho questa tendenza alla nostalgia di non so cosa poi che mi porta sempre ad amare sempre i luoghi che richiamano altro da quello che sono. Sono a Londra e amo gli scorci che mi ricordano Parigi. Vado in Sicilia, e nel blu del mare mi specchio e penso a quanto sarebbe bello essere in Grecia.



Ad esempio, amo questo locale e questa piazzetta di Riccione all'ora dell'aperitivo perché mi sembra di essere in una calle andalusa, una di quelle stradine strette con i bar ad angolo e sopra una distesa di fiori, e non a due metri da Viale Ceccarini… 
Ho scoperto il Bevabbè quest’inverno, in un pomeriggio di quelli freddi in cui andare a vedere vetrine a Riccione e un giro al Block60 paiono essere l’unica consolazione.
Un locale studiato, un po' newyorkese se vogliamo, con un grande divano in pelle su cui svaccarsi sedersi, e tanti di quegli oggettini da perderci la testa. 
Ma è solo dopo un paio di frequentazioni quest’estate, che mi sento di aver colto l’anima del locale (e del proprietario :)


Una serie di sedie di legno fuori con sopra scritte frasi divertenti e improbabili, cose che ognuno può aver pensato di tanto in tanto, ma che solo lui, Riccardo Parisio (il proprietario ndr) ha avuto il coraggio di scrivere e mettere nero su bianco.
Così come il menù, ironico e divertente, ma che si è nel tempo, come le migliori cose, attirato alcune critiche.
Fra le proposte per vegetariani infatti, spicca un “perché purtroppo ci siete anche voi”...


Del Bevabbè mi piace l’ambiente, la drink-list dai nomi improbabili, e il menù, che spazia da taglieri dei migliori salumi in circolazione, a piatti freddi del giorno, e cosine da mangiare fra un drink e l’altro.
Come tapas, come companatico, senza la pretesa di elevarsi a ristorazione ma avendo comunque in carta produttori di una certa importanza e di qualità.
Le alici del Cantabrico e la burrata, e il pesce spada marinato di Moreno Cedroni. 
E ancora una selezione di 55 gin e tanto altro ancora. 
Dietro all’apparente strapotenza del Bevabbè c’è tanta ricerca, di prodotti e di genuinità.
E obiettivamente, un posto immerso nel centro della movida, a due passi dai negozi griffati, ma alla buona e in cui fare chiacchiere nelle sere d’estate, a Riccione mi mancava proprio. 


Bevabbè,
Viale Corridoni
Riccione