venerdì 31 luglio 2015

Il Calycanto a Santarcangelo, avere il meglio a due passi da casa.

Uno dei miei preferiti, il tikka masala speziato al punto giusto e con il naan

È che per anni mi sono chiesta perché abbia viaggiato tanto senza cercare e senza desiderare altro che ristoranti e bar, atmosfere particolari e suggestioni, per poi ritrovarmi -come quasi sempre suppongo- ad avere il meglio a due passi da casa. 
Hanno avuto importanza inimmaginata luoghi in cui il pensiero corre anche da fermo, luoghi frequentati da altra gente, dove incontrare persone che, pur non facendo nulla, ti entrano comunque nell’anima e stanno lì, in silenzio eppure presenti.

Il Calycanto a Santarcangelo è uno di quei posti che avrei voluto creare io, che ogni giorno vedo cose e penso a come sarà un giorno il mio locale.
Google dice: Il ristorante propone un'ampia scelta fra cucina etnica che sfiora l'India, la Grecia e la cucina mediterranea a base di carne con salsine aromatiche e del tutto particolari.
Ho dovuto per la prima volta nella mia vita controllare una descrizione da Google e cercare un punto da cui partire, perché le suggestioni sono talmente infinite che mi perderei.

Bebe e il suo riso thai al latte di cocco e curry

Al timone della cucina del Calycanto c’è Shona, accento inglese meraviglioso, gentilezza disarmante e.. la prima volta che l’ho conosciuta anni fa aveva i capelli fuxia, si aggirava per la cucina con una Chocolate Cake alta più o meno 15 cm. Cose che oramai siamo abituati a vedere, ma nel 2005… sì, credo fossero quegli anni lì, no.
Ragionavo infatti di quanto tutte le cose che oramai ci sembrano normali ed entrate nella routine, come ad esempio torte altissime, piatti rovinati che raccontano storie, bicchieri in ceramica bianchi e cose spaiate, al Calycanto siano arrivate prima.
10 anni fa, in questo piccolo pezzo di mondo in questo paese che è il mio ed è sempre avanti anni luce sulle tendenze, qui c’era già tutto il divenire.
Ci sono stata con Bebe durante Santarcangelo dei Teatri, non siamo riuscite a mangiare fuori nel dehor per le stradine del paese vecchio ma meglio così, è rimasto prima della fine dell’estate un desiderio inespresso da depennare! 
Il menù è una sorta di giro del mondo di tutte le cucine, da quella africana alla greca, ai classici della cucina indiana per arrivare alla cheesecake americana, il tutto in chiave fusion. 
Di tutti i ristoranti che ho provato in giro per il mondo e le loro cucine, i piatti più buoni sono quelli del Calycanto.
Shona e il suo animo che sicuramente tanto ha viaggiato, il suo essere una Mutoid, ovvero appartenente alla Mutoid Waste Company, la comunità di artisti, scultori e performer, che all’inizio degli anni novanta si insediò a Santarcangelo. Lungo il fiume Marecchia fondarono il loro piccolo meraviglioso regno “Mutonia” creando un villaggio degli scarti, fatto di rifiuti e pezzi di automobili a cui ridare vita, in un’ottica post-industriale.

Credo che Paola (Donini, ndr, la titolare) sia stata davvero lungimirante e avanguardistica quando ha pensato all’unione di più cucine dal mondo, a Shona, e a tutto il resto. 

La Cheesecake ai frutti di bosco, ormai emblema del Calycanto. 
Buona da svenire, per me oramai ossessione, se dovessi scegliere un dolce simbolo dell'amore sarebbe sicuramente questo.

Il Calycanto è stato senza dubbio l’embrione di quel movimento che ha portato Santarcangelo ad essere una chicca nella Romagna, così chic e così se vogliamo anche un po’ snob, così lontana dai ristoranti romagnoli tradizionali che ci vogliono solo consumatori di piadine e tagliatelle.
Quando penso al Calycanto mi si spalanca il cuore e mi sembra di vivere in un paese di ampio respiro, cosmopolita, e attento alle evoluzioni del mondo.

P.s. e se dopo il Calycanto ancora non siete on the road nel vostro viaggio personale, salite le scale della porticina accanto e vi troverete al The Noble Experiment, lo speak easy-chic e raffinato del bartender Jonathan di Vincenzo.
Ma come per ogni speakeasy che si rispetti, non voglio svelarvi nulla.

Calycanto
Contrada dei Nobili 14
Santarcangelo, 0541.622518

venerdì 10 luglio 2015

Ca' de Be' a Bertinoro, la piada più buona della Romagna.


Capita sempre più spesso ultimamente che mi arrivino richieste su consigli sul dove mangiare e passare una bella serata via mail, e ogni volta non nascondo che la cosa mi faccia piuttosto piacere. 
I blog sono certamente canali di comunicazione capita di affezionarsi (a me per prima) alla vita della persona singola, chiedersi cosa faccia durante la giornata e andare a cercare qualche post di aggiornamento come se si fosse amici davvero.
Tutto questo fermento intorno al web, complice da sempre il blog ma anche tanto grazie al lavoro che sto facendo, mi così porta a scoprire realtà che ignoravo e conoscere persone a me affini che  mai avrei pensato di poter conoscere... 
non è poi questo il significato di “fare rete”?

Càpita così che pochi giorni fa mi scrive Chiara, e mi dice espressamente che sarà in riviera per il weekend, che malauguratamente ha scoperto dopo aver prenotato che è la Notte Rosa, e che quindi cerca un posto lontano dal casino di Rimini in cui poter mangiare romagnolo e stare bene (che sempre più si va cercando un’esperienza completa che non comprende solo il cibo).
Quale migliore occasione quindi per farle scoprire un paesino che amo tantissimo e di conseguenza, la piada migliore della Romagna? 





Di Bertinoro, della sua bellezza, di quanto per me significhi quel paese, e di quanto la mia testina si senta in vacanza quando mi capita di andarci, ho già parlato qui
Quello che ancora non avevo fatto, era parlare della Ca’ de Be’, storica osteria-enoteca simbolo della ristorazione e della cultura enogastronomica romagnola. Ca’ de Be’ rifugio dell’anima in inverno, quando si ha voglia di qualcosa di caldo e di un camino con qualche parete in legno rassicurante che ci faccia sentire in montagna.
E Ca’ de Be’ in estate, che è probabilmente una delle terrazze panoramiche o “la” terrazza panoramica più bella di tutto il circondario. 
Ci si arriva per delle stradine strette e acciottolate che sembra di essere in uno di quei paesini della Sicilia tipo Erice, fino a che non si sbuca in piazza della Libertà. 
Basterà affacciarsi infatti alla panoramica per scorgere sotto ai vostri occhi una terrazza immensa, e nell’aria un profumino di piada. 

La scorsa settimana l’idea era stata “facciamo un aperitivo” poi però dopo un po’ di  insistenza da Cesena centro sono riuscita convincere Filo ad andare a Bertinoro, e a bere una bottiglia di vino e spizzicare qualcosina alla Ca’ de Bè. Ecco quindi una cena/non cena veloce, un tagliere di affettati misti e per me che sono ingorda e ho quei gusti un po’ da camionista, anche i crostini con i fegatelli. E ovviamente, tantissima piada. 
Che parliamone, per me la piada è quella cesenate alta almeno mezzo cm e che profuma di strutto, quella che puoi tagliare nel mezzo esatto se vuoi metterci dentro il prosciutto. Astenersi quindi riminesi brutti con la piadina-foglio di giornale.


Di tutte quelle mai mangiate, quella della Ca’ de Be’ è LA piada, che unita allo spettacolo che vi si dischiude davanti agli occhi al tramonto sulla terrazza panoramica e ad una bella bottiglia di sangiovese dei colli di Bertinoro… beh, mi sembrano sufficienti motivi per una fuga romantica o rilassante nell’entroterra! 



una foto alla maglia di Filo ci stava troppo: Legalize Aliens, They are friends.

Ca' De Be' 
Piazza Libertà 10 
Bertinoro

lunedì 6 luglio 2015

Un viaggio negli anni del Proibizionismo al Belludi 42 di Riccione


Dove fosse finito Charles Flamminio con i suoi cocktail stratosferici e la sua aurea di magia nomade di spezie ed essenze orientali, me lo avete chiesto in tanti. 
Perché dopo averlo scoperto l’estate scorsa qui, e dopo averlo stalkerato per bene, è nata un’amicizia che non ci saremmo aspettati e che ci ha portato ad incontrarci molto quest’inverno, dalla prima data al Club de Pirottines a Bologna, alle varie serate al Fram Cafè etc etc. 



 Alcuni dettagli al Belludi, dalle (nascoste) teiere russe in samovar in cui si prepara il the, alle bottiglie bottigliette e ampolle che racchiudono essenze naturali, agli incensi di pasta egiziana che Charles si fa portare dal mondo 

Dopo un inverno on the road per tutta l'Italia fra serate semprepiene, tanto studio, corsi e bighellonaggio costruttivo come solo chi come noi ha fatto del suo cazzeggio un lavoro, ora Charles è in pianta stabile a Riccione, al Belludi 42, con un cappello del mago sotto al quale si nascondono tantissime sorprese e racconti... sempre con il cuore (in questo caso intagliato nel limone ♥)
Partiamo subito con un presupposto: scordatevi di andare al Belludi e ordinare uno Spritz. 
O un Moscow Mule con il cetriolo, che anche io ho fatto questa gaffe e Charles mi ha spiegato bene che non c’è traccia di cetriolo nella ricetta originale del cocktail più hipster di sempre.
Il Belludi 42 nasce e si rifà agli speakeasy del 1920-30 e al periodo conosciuto come proibizionismo, in cui la vendita, la produzione, e il trasporto di alcolici erano illegali in tutti gli Stati Uniti.
Questi esercizi commerciali chiamati appunto speakeasy, erano abusivi e nascosti in garage, stanze dismesse dietro ai portoni, nei sottoscala e in vecchie stanze di hotel sotterranee. 
Cominciarono a diffondersi nei primi anni venti abusivamente e alcuni di questi appartenevano alla criminalità organizzata. 


Appena arrivata ho trovato un cartello di non mio gradimento “Non fotografare il locale” #mawhatdafuck, ma mi è stato spiegato che anche questo fa parte della filosofia speakeasy, per cui il locale non si deve vedere, e in effetti nemmeno da fuori è tanto riconoscibile, dovrete proprio cercarlo. 
Mi sono perciò accontentata di fotografare Charles al bancone e lascio a voi il piacere della scoperta.

La Drink List come dicevo non prevede Spritz ma classy cocktails come Moonshine e Old Fashioned, il primo cocktail ad essere stato denominato tale. Nato sempre durante il proibizionismo l’Old Fashioned vi verrà preparato con il fornelletto, il bitter sul fuoco con le spezie, “alla vecchia e originale maniera americana”.
Ai tempi, veniva aggiunta anche la soda per camuffare l’odore dell’alcol..
Io mi sono invece fidata di Charles, vista la giornata afosissima della scorsa settimana in cui ci sono andata, e ho optato per una bevanda a base di Chartreuse, liquore francese che dal 1600 viene prodotto in Francia da un gruppo di monaci certosini. Il cocktail in questione si chiama 127,  e -incredibile ma vero- è stato inventato proprio a Rimini dieci anni fa da Gianfranco Pola, ambassador italiano per Chartreuse.


Un’esperienza retrò quindi, quella al Belludi 42, che si configura come un tuffo negli anni 30’, non solo nelle atmosfere del locale ma soprattutto alla scoperta dell’arte della miscelazione autentica, che in quel periodo ebbe una spinta creativa unica. 
E -non posso non dirlo senza un certo affetto- troverete anche un Charles molto cresciuto, molto preciso e attento nel dare informazioni, attento alla selezione delle materie prime e con un occhio verso il bio, un Charles preparato, che ha studiato e ha fatto sue tante tecniche, pronto a stupirvi e a incantarvi con racconti.

Belludi 42
Via Armando Diaz 20,
Riccione

lunedì 29 giugno 2015

L'aperitivo alla Sex and The City con le amiche, all'Hotel Lungomare di Riccione.


Mai come questa estate sono partita con le idee chiare su quale avrei voluto fosse il mood della stagione. Lavorare sì, tanto, ma anche riuscire a ritagliarsi del tempo e staccare per quelle ore necessarie la testolina senza la preoccupazione di oddioilmondomoriràseiononsonodavantialpc.
Ma soprattutto, imperativo categorico numero uno, dare spazio agli amici, ai nuovi incontri e alle chiacchere sincere a notte fonda e durante gli aperitivi, quando la pelle sa di doposole, i capelli un po' arruffati dal vento e chissenefrega se non siamo eleganti in un hotel super chic.

Dell'Hotel Lungomare è un po' che sento parlare, e qui voglio spendere un'altra parola come era già successo qualche post fa su quanto, ad oggi, sia fondamentale promuoversi bene sui social network.

Io il loro aperitivo al Settimo Piano l'ho scoperto proprio così, tramite Instagram.
Nessun informer, nessuna mediazione da parte di trendsetter della riviera, salvo poi scoprire che il mega terrazzo l'ha disegnato una delle mie migliori amiche. 
Casi ormai frequenti in cui la virtualità precede la vita vera :)



Ieri sera si trovava in Romagna Ivana, adorabile e meravigliosa svizzera che avevo avuto il piacere di conoscere un mesetto fa al suo matrimonio..la promessa era stata "ci vediamo quando vengo a Rimini quest'estate", che è un po' come dire "si dai ci si becca in giro a New York".
Invece ha mantenuto quanto detto e l'occasione è stata buona per provare questo aperitivo on the rooftop. Si entra dall'ingresso principale dell'Hotel, e si sale verso il 5' piano, dove da una porta di vetro potrete scorgere la sala da pranzo dell'Hotel.. meravigliosa in una giornata cristallina come ieri e con il mare che sembra lì da poter mettere i piedi sotto il tavolo e bagnarli nell'acqua, con tutte le sue sfumature di azzurro.


L'ultima rampa di scale a piedi e les-voilà, un paradiso total-white e un aperitivo fingerfood da perderci la testa, al vostro cospetto. 

Design super contemporaneo e location molto chic, per un aperitivo con le amiche alla Sex and The City o una cena romantica  a due a lume di candela, un pochino più tardi.
Il buffet è veramente curatissimo, dai mini piattini di crudi di mare alle insalatine alla mignon salata, tutto curato nei dettagli con quella cura che mi piace trovare. 
E mi rendo conto che il trend di quest'estate siano veramente pic-nic all'aperto e gli aperitivi negli hotel, che è bello andarci senza dover soggiornare per forza ma da turisti della propria città, e vedere che aria tira.

P.s. prima che me lo chiediate in 18 :) 

Il prezzo è quello di un aperitivo normale, anzi, a parer mio anche molto sotto la media... noi in tre abbiamo preso uno Spritz, un Negroni e un analcolico, ci è stata portata una piada farcita intera e assaggini vari dal buffet, prezzo totale 22 euro, modestissimo per la location, la cura e tutto il resto.



Hotel Lungomare

Viale Milano 7, Riccione
Instagram @hotellungomarericcione

lunedì 22 giugno 2015

Un tuffo nella riminesità autentica, il pranzo Dalla Marianna



... capita così che mentre sul lungomare c'è Al Mèni -il circo degli chef-  tu hai un ospite a casa davvero speciale per il weekend, e a cui in tre giorni vuoi far vedere il meglio della Romagna. 

Un tour de force easy e no-stress ma in cui una persona che è stata qui per lavorare a un progetto possa anche portarsi a casa qualche ricordo che non sia solo mare affollato.
La giornata di Sabato parte così alle 9.00 sfidando il traffico dell’Adriatica, e da Santarcangelo andiamo a fare colazione al Marè a Cesenatico -comodo no?- per poi inoltrarci nella pineta fra Pinarella, Cervia e Milano Marittima, dove già dal primo mattino tante famiglie in bici con bambini e zainetti con teli da mare pedalavano verso l’orizzonte azzurro. 

Amo quella parte di Romagna brulla e selvatica dove i chioschi delle piadine sono bungalow a righe verticali così romantici e riconoscibili, e dove ci sono ancora villaggi di pescatori, saline che regalano tramonti rosa meravigliosi e campeggi. 
Tutto mi sembra meno patinato e finto rispetto invece a quella parte di Romagna che proprio non mi rispecchia, tipo Milano Marittima -discorso a parte invece per Riccione, che adoro.
Passa così la mattinata fra Cesenatico- Cervia- Milano Marittima e ritorniamo verso Rimini, dove all’ora di pranzo senza averci pensato mi sorge il quesito: e mo’, dove andiamo a pranzo?



Penso subito alla parte più bella secondo me di Rimini, il Borgo San Giuliano, e la risposta viene da sé: la Marianna. 
Alla Marianna c’ero stata recentemente sotto Natale, con lo staff di Officina Photografica, in una delle due meravigliose palle di legno che la Marianna mette nel dehor d’inverno.. se non capite di cosa stia parlando -perchè ammetto che è palledilegno non è proprio il top della descrizione, date un’occhiata qui.

Da oltre 100 anni La Marianna è meta di quanti da Nord entrino da Rimini, prima con i cavalli poi con le auto. La trattoria di mare proponeva infatti, oltre al pescato fresco che la Signora Marianna cucinava in una piccola stanza adibita a cucina, la possibilità di alloggiare al piano superiore. 
E a me basterebbero questa descrizione e questo immaginario per perdermi nella fantasia. 
Il menù della Marianna è semplice e genuino, un menù della tradizione con alcune rivisitazioni interessanti ma che non tralascia i grandi classici.. in grado di appagare le voglie di frittino di pesce (eccezionale, peraltro) e tagliatelle alle vongole, cosa avrà mai potuto ordinare il mio turista? 
[parentesi di silenzio quando l’ho visto prendere forchetta e coltello per dividere la vongola dall’interno senza prenderla con le mani come gli animali come me, ma tant’è.]


La Marianna è un posto tranquillo e riservato per quanto sempre pieno di gente, un locale interamente in legno nella sua parte esterna dove il dettaglio fa la differenza e dove i colori non potranno non farvi sentire in vacanza, anche se siete di Rimini, con quelle scritte color turchese sul bianco, i tovaglioli a righine bianche e azzurre che pensi “oh come sarebbe bello avere una camicia con queste nuance”


Noi abbiamo ordinato un antipasto freddo di mare, tagliatelle con le vongole, e il fritto. 
Tutto perfetto e anche in porzioni super abbondanti, come tradizione romagnola vuole.
Era pranzo e non potevo bere, pena l’andareapputtane di tutta la giornata poi, ma ho un vago e annebbiato ricordo di Natale e di un digestivo al finocchietto selvatico eccezionale che ti portano a fine pasto! 




 il ricettario della tradizione riminese che Dalla Marianna ti portano e ti regalano al momento del conto: un piccolo souvenir per gli ospiti che mi ha fatto pensare con orgoglio a quanto noi romagnoli, quando si tratta di marketing siamo i numeri uno

E ovviamente, dopo il pranzo, un giretto per il borgo di San Giuliano, con le sue stradine e piazzette, le finestre colorate, i dipinti che ritraggono Fellini sulle facciate delle case, da sembrare un museo en plein air…  e quell’arcobaleno di colori che mi fa sentire ancora ventenne, a spasso per Portobello Road.

Trattoria La Marianna 
Viale Tiberio 19
Rimini
www.trattorialamarianna.it

venerdì 5 giugno 2015

Scamporella e la magia del picnic insolito fra gli ulivi.


Anticipo subito ancora prima di iniziare, dicendo che Scamporella è un’idea meravigliosa, che avrei voluto avere io.
Correva l’anno scorso, l’estate del 2014 precisamente, e i picnic erano già una cosa che a Bologna fra le nostre amiche si sentiva parecchio… in Romagna invece -non come ora che anche il mio vicino di casa che non ha un ristorante e nemmeno un cestino crea eventi picnic-  ne esistevano DUE, di cui uno era Scamporella.



Impossibile non averlo presente nel proprio immaginario, se si frequentano un minimo i social o si ha una schiera di informers svegli e sul pezzo, in quanto l'evento si è imposto subito all’attenzione per quel suo essere così perfetto, così ricercato, delizioso con quei palloncini bianchi appesi al cestino del picnic e le tovagliette a scacchi bianchi e rossi e le buste del pane con il timbro Scamporella sopra.

Ripensando all'atmosfera ieri sera e riguardando le foto questa mattina, vorrei che il mood di questa estate 2015 fosse proprio questo: serate relax, pic-nic meravigliosi, aspettare il calar del sole in campagna con le cicale che cantano attorno.
Magari con un djset e un bel calice di vino.
E magari con un figaccione di fianco e non il tuo migliore amico :)


Scamporella nasce dall’idea del vulcanico Andrea Cappelletti, patron dell’Enoteca Vivì in centro a Cesena di cui avevo già parlato qui, e che- non contento di due attività, fra pochissimo si dedicherà anche ad Agricola Casa Cucina e Bottega, sempre a Cesena. 
E come notavamo ieri sera con Filo -mio migliore amico e l’unico uomo che avrei voluto vicino in una serata del genere- ormai il marchio Scamporella/Vivì/Agricola è consolidato e ha un suo nome forte, ovvero se li scegli sai che troverai qualcosa di fatto bene, ricercato e dal mood romantico, un po’ vintage e un po’ shabby.




Scamporella si svolge a Rio Marano, collina totalmente immersa nel verde poco prima di Cesena dal panorama meraviglioso.
La magia e il calarsi nell’atmosfera bucolica comincia subito dopo aver parcheggiato la macchina. 
Un trenino trainato da un trattore infatti con vagoni ricavati da scatoloni di plastica vi attenderà per portarvi su diretti al parco, precorrendo un sentiero di ulivi, lucine e cestini di paglia.
Diletta -figlia di Filo e mio soggetto preferito insieme a Yuma quando si tratta di strumentalizzare bambini per le foto del blog- appena salita sul trenino era già emozionatissima e non vedeva l’ora di avere fra le mani il suo cestino.



Un’altra cosa stupenda di Scamporella è che il picnic è davvero aperto a tutti, e ideale per tutti.
Dalla fake famiglia come noi tre, alla coppietta che si apparta e dopo un po’ di calici guarda le stelle e comincia a farsi selfie e a sussurrarsi cose romantiche, alle amiche che si sentono un po’ dentro ad un Sex and the City bucolico e fanno il loro aperitivo/cena parlando di abbronzatura e quelcasinolà in materia di uomini.





Davvero un evento -che da ieri 4 Giugno, ci sarà ogni Giovedì d’estate- aperto a tutti, e che non deluderà nessuno.
Un’altra cosa che notavo di questo evento super mondano per quanto in realtà trionfo di un’idea molto semplice alla base, è la vitalità di Scamporella, il suo essere profondamente un evento social.



La prima cosa che fai appena arrivi è fotografare, quando ti arriva la portatina carina gli fai una fotina, così come alla forchettina e al rosmarino legato attorno al bicchierino-tuttomoltoino.
Credo sia inevitabile, non solo perché tutti hanno uno smartphone ma perché è sempre più raro oggi trovare idee così semplici e poetiche, eppure così strutturate.
Il cestino contiene spianatine, panini con verdure grigliate, salame e formaggio, e un barattolo con l’insalata di riso (ieri con scamorza, mais e pisolini). Il bere è illimitato, e un bancone con vino, birra Viola e bevande Bio della Galvanina è situato proprio vicino alla consolle.
Durante la serata poi, vi verranno portate altre mini portate di tante cose, nell’ordine ieri sera:
*cous cous al curry speziato
*altra insalata di riso
*alette di pollo
*insalata
*patate al forno
*polpette 
*dolce, il tutto dentro a barattolini di vetro e packaging di carta apposta.
Nulla è lasciato al caso a Scamporella.
Il costo della serata è di 35 euro a testa, compreso di tutto, cibo e beverage illimitato.


Da ieri sera come anticipavo, Scamporella ci sarà ogni Giovedì, e voci di corridoio mi dicono che gli appuntamenti e le prenotazioni per l’estate sono tantissime e quasi soldout, affrettatevi quindi a prenotare se non volete perdervi l’occasione di un picnic fra gli ulivi..

Scamporella

Rio Marano, Cesena

lunedì 25 maggio 2015

Il panino nero social: Kuro Burger allo Sirocco Street Food a Bellaria

il Kuro Burger del Sirocco Street Food a Bellaria: pane al nero di seppia, tonno fresco scottato, germogli di soia e cremina alla salsa di soia

Ci sono cibi che pregusti da un sacco di tempo prima, che ti immagini e che restano sempre in cima alla lista delle cose che vuoi assaggiare. 

Ma poi si sa, il tempo è tiranno, rimandi l’occasione buona -perché magari a volte ci sarebbe ma sei dall’altra parte della regione, o non hai la reflex dietro, insomma, cose da esaurita come solo io posso essere. 
Fino al giorno in cui decidi di andarci, e capisci che è a 5 km dall’ufficio dove sei ora in coworking. Perfetto! 
Consulti Google Maps, pure la street view, che già che sei invornita e non hai il navigatore meglio andare a colpo sicuro.
Tutto pianificato, alla rotonda delle vele a destra poi a sinistra poi ancora a destra.
Peccato che, in questo momento, a Bellaria stiano facendo i lavori sulle rotonde, e tu sei ormai arrivata a Ravenna e nessuna vela all’orizzonte.
Il giorno dopo, ancora scoraggiata e con quella voglia in sospeso dal giorno prima, decidi che ci saresti andata, anche da sola.  
Ma le cose belle vengono sempre non organizzate, e così ho la fortuna di andarci con tutto l’ufficio in pausa pranzo.

Il Kuro Burger del Ristorante Sirocco credo di averlo visto sui social a Febbraio/Marzo perché Gabriele Nanni, chef del ristorante, non è solo bravissimo ai fornelli ma sa anche promuoversi molto bene sui social network, cosa di questi tempi fondamentale. 
Passando io per lavoro tanto tempo su Facebook di tanto in tanto capitava la foto di questo panino, che ai tempi era con il pollo e la salsa teriyaki… 
impossibile non notarlo, con quel suo colore nero nero.
Kuro in giapponese significa appunto "nero", e questo hamburger pare -dalle mie ricerche pressapochiste- esser stato ri-lanciato dalla catena fast food Burger King proprio l'anno scorso, addirittura in versione total black, con anche il formaggio nero.


Rimpiango un pochino di non essere riuscita ad assaggiare quello con la salsa teriyaki, ma anche quello mangiato pochi giorni fa con il pane al nero di seppia, i germogli di soia, la salsa di soia e il burger di tonno fresco appena scottato, era spettacolare. 
Un equilibrio di sapori che si fa ricordare, e che da ora diventerà una voglia.

Accompagnato poi dalla birra artigianale Enkir, con quel suo gusto acidulo che si specchia in un color oro carico, è definitivamente nella top ten delle pause pranzo che vorrò ripetere questa estate. 



Ho assaggiato anche il Nova bagel al salmone e crema di formaggio, e per un istante mi sono sentita ancora diciottenne, a spasso per Londra con una casa tutta mia, e uno dei tanti pranzi dal famoso Beigel Bake a Brick Lane.
Il Sirocco però è sopratutto ristorante di pesce, con un’ampissima proposta di primi e secondi, e voci di corridoio mi dicono che siano meravigliosi i calamari ripieni.
Un motivo in più per tornare!

Sirocco Street Food

Via Publio Ovidio Nasone, 59, Igea Marina RN
0541 331963

lunedì 4 maggio 2015

L'Enoteca Porta dei Merli, in collina poco lontano da Rimini


Direi una stupidaggine se dicessi che non me lo sentivo che sarebbe andata a finire così...
che dopo un'estate meravigliosa e di nuove cose come quella scorsa non fosse stato naturale che mi ritirassi in letargo (dio, quanti congiuntivi, fortuna che sono una copy)

Il fatto che poi che nella mia testa la mia latitanza dal blog coincidesse con ritiri spirituali e tranquillità interiore, lontano dagli aperitivi con cui mi sono ammazzata trastullata la scorsa estate, e non con un ritmo di lavoro spaventoso e da non lasciare il tempo di fare nulla beh, è un altro paio di maniche.

Ma bando alle ciance sono qui per tediarvi ancora una volta, e siccome questi ultimi mesi si è fatta sempre più concreta la necessità di tornare a scrivere per diletto e non per imposizione, con quella naturalezza che è più un consiglio da amica, eccomi qui di nuovo...








Questa cena risale a circa due mesetti fa, con le mie amiche Maddy e Sandra. 
Sì, due mesi che devo postarla.

E' stata una serata meravigliosa, una di quelle cene in cui tre amiche (anche abbastanza esaurite ognuna per i suoi motivi) si vedono e decidono di non avere barriere, di raccontarsi tutto.. una di quelle cene in cui torni a casa con la certezza che stai vivendo la vita che vuoi, e vai a nanna con il cuore più leggero.


L'Enoteca Porta dei Merli si trova a San Clemente, sulle colline sopra Rimini andando su e ancora più su, che se dovessi portarvi io ed è buio sicuramente non ci arriveremmo.

Il locale è unico nel suo genere, si trova infatti dentro la torre dell'orologio del borgo malatestiano di San Clemente, e fu eretta nel XIV secolo.
L'ingresso è una scala a chiocciola ripida verso il primo piano della torre alla fine della quale vi troverete davanti a un angolo magico, isolati dal mondo intorno. 
E se avete la fortuna di avere a fianco un moroso a cui volete davvero bene e una candela con cui fare tutto più romantico, o come nel mio caso delle amiche e una bottiglia di vino, ecco è presto fatta la serata perfetta, che sia invernale e con il camino acceso come la nostra, o estiva e rinfrescante lontano dal caos di Rimini.




Il Menù di Porta dei Merli è molto semplice ma d’effetto, dai taglieri di salumi e formaggi, ai deliziosi crostini e crostoni, alla carta dei tomini.
Avete capito bene, nel menù ci sono almeno quattro tipi di tomini diversi, uno più comfort dell’altro.
Il nostro era con mele, noci e miele, buono da svenire.
Nota di merito anche per i dolci, tutti fatti in casa, dalla tenerina al sangiovese alla zuppa inglese… vi consiglio caldamente il taglierino con l'assaggio di tutti i dolci! 
Purtroppo non li ho fotografati, e anche le altre foto sono un tantino troppo a lume di candela, ma quella è l’atmosfera, ed è meravigliosa. 










Enoteca Porta dei Merli
Piazza Giuseppe Mazzini 16, San Clemente
0541980680
www.portadeimerli.it

mercoledì 25 febbraio 2015

To Steki a Bologna, di Vinicio Capossela e rebetiko


Da quando ho letto Tefteri di Vinicio Capossela nonostante gli anni di liceo classico e tutta la letteratura studiata, per me la Grecia ora ha quell'immaginario e vive dell'humus di quel libro meraviglioso.
Perché parla dei giovani, della Grecia che ad oggi combatte e discute e organizza i suoi incontri nelle taverne, tirando tardi la notte. 
Brindando e sentendo di poter creare e cambiare le cose.
Il cibo è presente nel libro, ma non al centro. Al centro ci è il vino, il rebetiko, una rivoluzione al gusto di tzatziki e rebetiko che scorre nel sangue. 
Vinicio ha percorso le strade della Grecia nell’anno del tracollo finanziario. 
Ha incontrato quel che resta dei leggendari rebetes nelle taverne di Atene, Salonicco, Creta, catturando visioni, ebbrezze, magie e illusioni su un piccolo taccuino, il suo Tefteri.
La Taverna è la sua chiesa.
Non ho potuto non pensarci e non sentirmici un po' dentro il weekend scorso quando ho provato questo ristorante meraviglioso a Bologna, che in effetti significa proprio "il ritrovo", to Steki. 


Il To Steki si trova in Largo Respighi a Bologna, in pieno centro universitario e riesce ad attrarre d'estate quando mette fuori la pedana ma anche d'inverno (il locale si è allargato notevolmente da due anni a questa parte) universitari e gente in giacca e cravatta, senza escludere nessuno. 
La parte nuova è enorme, ma nonostante questo vi consiglio sempre di prenotare perché, nonostante il turnover altissimo, è sempre pieno. Tutto bianco, con le sedie di legno marroncino e i tavoli marroncini, a richiamare i ristoranti della madrepatria.

Fra i fattori vincenti di questo locale, c'è in assoluto la qualità dei prodotti, tutti freschissimi (e si sente) e provenienti solo ed esclusivamente dalla Grecia. E quando tu offri il meglio, le persone non potranno che tornare con il sorriso. Ci ero stata un mesetto fa con Sylwia, e avevo promesso di parlarne qui. Ci sono poi ritornata dopo una giornata estenuante di corso marketing la scorsa settimana con Bebe e Ivana, e questa cenetta mi ha realmente rimessa in piedi dopo una giornata bella piena sui banchi universitari.
Il menù è molto ampio, tantissime proposte di carne come la pita gyros, pesce, e sopratutto di formaggi. Tutti divini. Dalla feta su insalata e olive kelemata, alla mia recente scoperta ricotta di Manuri, ricotta pressata e grigliata, deliziosa con l'olio a crudo e un pizzico di paprika.

(la ricotta Manuri, il piattino con la salsa tzatziki e di melanzane, il pesce spada fritto e le classiche caraffe greche per il vino, di allumino o rame)
Noi abbiamo incominciato con delle polpettine dai nomi meravigliosi come Tyrokeftedes, Revithokeftedes and so on, ovvero polpettine di ceci, di formaggi, di zucca, accompagnate dalla loro meravigliosa Tzatziki e da una polpa di melanzane che ancora mi sogno la notte.
Poi feta, spiedini di pesce spada che a detta di Bebe erano strepitosi e io invece un piatto unico con la carne al centro, i Dolmatakia, i loro involtini di foglie di vite ripieni con riso e tutte le salse di contorno, da mangiare con la Pita.
Ad accompagnare il tutto, due birre greche. La Mythos, e la Fix (la mia), dolcina e avvolgente.


Per concludere in bellezza, lo yogurt greco con la frutta, il miele greco e le noci.
Io non ve lo dico quanto sia cremoso e buono, vi obbligo ad andarci. 
Mi è rimasta una voglia di To Steki, di cultura che passa dai libri di Capossela e di voglia di vivere dal weekend scorso, che non capitava da un po'. 
Bologna e le amiche del cuore mi fanno sempre questo effetto.

To Steki 4E, 
Largo Respighi, Bologna

lunedì 2 febbraio 2015

Osteria del Borgo a Montebello e il castello di Azzurrina


La seconda metà di Gennaio ci ha regalato domeniche di tempo spettacolare, dall'aria pungente e primaverile che mi facevano svegliare con la voglia di lavorare, di uscire con il mio pc in borsa e fare colazione fuori come fosse già primavera, fare quartiergenerale da un bar in centro piuttosto che da casa, dal fare km in macchina verso i posti da fotografare. E così è stato anche Sabato mattina, e mi ero illusa potesse essere una bella giornata anche ieri.. primo giorno di Febbraio, in cui per la prima di tante domeniche come gli anni passati fino a finire a Settembre d'estate Chizu and family verranno a trovarmi in Romagna.
Che poi, l'ho già scritto in altri post l'anno scorso, è sempre terapeutico quando vengono amici a trovarmi, mi sembra di vedere con occhi diversi questi paesi e persino il mio, che invece do per scontato il resto dei giorni.
Mi viene voglia di cercare il posto migliore, i tour da fare, organizzare escursioni fuori porta in Romagna.. I programmi di questa Domenica sarebbero stati estremamente semplici: 
il loro arrivo previsto per le 11, un breve giretto al mercatino dell'antiquariato di ogni prima domenica del mese a Santarcangelo, pranzo fuori e poi alle 4 saremmo dovuti ri-essere a Santarcangelo perché Chizu doveva fare una delle sue meravigliose installazioni al B&B Le Contrade.

Ogni scusa è buona per me per tirare fuori il mio lato malefico e stronzo e terrorizzare la piccola Yuma con la storia di Azzurrina, la bimba-fantasma del castello di Montebello sparita da piccolina mentre rincorreva la sua palla giù per le scale.
E così abbiamo colto la palla al balzo (umorismo terribile oggi) e abbiamo prenotato il nostro tavolo per 4+seggiolone all'Osteria del Borgo, a 200mt dal Castello. 
Ora, va precisato che l'istituzione di Montebello è il ristorante Pacini, superfamoso soprattutto nella mia memoria per il porcospino, il dolce romagnolo a base di crema di burro al caffè con le mandorle tostate, la cui forma appunto, ricorda quella di un porcospino.


Poi però i giorni scorsi, in una disquisizione sulla migliore tagliatella in zona, mi era stato detto che in realtà quella perfetta in tutte le sue proprietà si trovava a Montebello, e non da Pacini bensì all'Osteria del Borgo, che è di proprietà di Elide, la sorella del famoso ristoratore.
Mi affascinano sempre un casino le storie di fratelli/rivali che fanno lo stesso lavoro, un po' come Mick Jagger e Chris Jagger, uno leader dei Rolling Stones e l'altro, anche lui talentoso, che lo scorso anno venne a suonare alla Festa Irlandese a Bologna davanti a quattro poveri stronzi.
Devo confermare questa storia sulla tagliatella migliore della Romagna, e la verità è che, di tutte quelle assaggiate fin'ora dacché ne ricordi, la migliore è proprio questa.
Sia come ragù, che è meraviglioso e non carico di tutta quell'untuosità che di solito è regina dei piatti romagnoli, a consistenza della tagliatella in sé, porosa al punto giusto, cotta abbastanza ma non eccessivamente al dente.
Oltre alla tagliatella al ragù (e agli stridoli) abbiamo anche provato gli altri due cavalli di battaglia della casa: il Coniglio in porchetta (eccezionale, con il finocchietto selvatico) e il porcospino.
Tutto qui? Ovviamente no, anche il castrato, le costine e quella vagonata di contorni misti.








  



Uscendo poi e voltandomi mi sono anche intorrogata (e forse qualcuno potrà darmi risposta) sul perché i migliori ristoranti "alla buona" romagnoli sorgano sempre in prossimità di tabaccherie e bar. 
Ci avevo già pensato tempo fa, dopo un pranzo da Zaganti, o da Otello in montagna.
E' un format solo romagnolo e dei paesi di montagna emiliano-romagnoli? 
Mi documenterò.