lunedì 1 dicembre 2014

Il pippone del primo Dicembre e Carpaccio di pesce spada con finocchio e vinaigrette all'arancia



Ci sono periodi più o meno lunghi in cui una persona è portata dalle circostanze a farefarefare e produrreprodurreprodurre senza sosta, senza la possiblità (anche se sembra semplice a dirsi) di fermarsi e prendersi del tempo per sé. 
Che non significa miseramente come vorrebbero la maggior parte delle pubblicità (sistema e meccanismo poi di cui sono del tutto parte) concedersi le terme, il pedicure e un impacco al cetriolo.
Prendersi del tempo per sé per riflettere, su cosa stai facendo, dove stai incanalando tutte le tue energie, se è realmente quello che desideri. 
C'è un post bellissimo di qualche tempo fa di Benedetta di Fashion Flavors che mi aveva fatto riflettere molto, e diceva esattamente questo.
A volte ti rendi conto che non tutti noi saremo felici a diventare famosi o i primi nel nostro settore, che a volte occorre interrogarsi più a fondo e ascoltarsi, perché le strade che il mondo ci indica come ambite o più fighe non sono magari quelle a cui corrisponde il nostro cuore.
Scelte pertanto dettate dal cuore e meno da imposizioni esterne, più traguardi personali e meno dettati da persone. 
Quel post rimane realmente esemplare, non  nascondo di rileggerlo molto spesso e mi ci annego proprio in giornate come queste, in cui ogni cosa dal lavoro ai rapporti a tutto quanto viene messo in discussione per capire cosa eliminare, a cosa dare priorità e a cosa no. 
C'è di bello che diversamente da tante altre volte (e chi mi conosce sa quanto possa poi facilmente sfociare in paranoia) a questo giro sono abbastanza serena e conscia di quello che sta capitando, sicuramente più certa di chi sono e con attorno le persone giuste. 

Carpaccio di pesce spada con insalatina di finocchio e vinaigrette all'arancio



Fine del pippone per proporvi la ricetta di oggi, che doveva essere la prima di una serie di cose che avevo in mente pre-natalizie e che spaziavano da antipasti a dolci a tutto quanto, ma che resterà invece una cosa isolata fra recensioni e altre ricette poi perché non si possono seguire troppe cose contemporaneamente, e ho deciso che il blog, seppure fondamentale, al momento resterà lì per quando io me la senta. 



Il tema del contest di dicembre per la sfida scrivilatuaricetta di A&O e Famila era le arance, e credo che non potessero scegliere cosa più adatta insieme anche ai mandarini, per rappresentare questo Dicembre che oggi comincia, e che sarà il mese delle feste, dei pranzi in famiglia col camino acceso, ma soprattutto -senza scendere nello specifico cattolico- delle persone che vuoi accanto.
Il profumo poi delle arance e dei mandarini è un qualcosa di estremamente natalizio, per me ha un richiamo di infanzia, di corse in giardino quando fa freddo, di casa che sa di casa.
Questo che potrebbe essere a tutti gli effetti un antipasto di Natale se avete in mente di rinunciare alla carne e buttarvi sul pesce, è anche un piatto veloce che potrete mangiare tutti i giorni, preparato la sera affinchè la marinatura nella vinaigrette sia ancora più incisiva. Un piatto che potrebbe essere estivo ma anche nordico, dal design molto minimal ed essenziale.
A voi la scelta.
Vi ricordo che con la sfida di scrivilatuaricetta ogni mese potrete concorrere alla vincita di buoni spesa di 50 e 100 euro presso i supermercati A&O e Famila, semplicemente partecipando al concorso sul sito e postando la vostra ricetta, questo mese a tema arance.

Ingredienti:

1 confezione di pesce spada affumicato
1 confezione di salmone affumicato (entrambi reperibili al supermercato)
4 arance
1 finocchio
olio
sale e pepe q.b.

Preparazione:

Creare innanzitutto in un bicchiere una vinaigrette ottenuta con la spremuta di un'arancia, un pizzico di sale, e 1 cucchiaio di olio evo dal sapore delicato.
Disporre poi su un piatto le fettine sottilissime di pesce spada e separatamente, in un altro piatto, quelle di salmone, facendo attenzione che non si rompano.
Irrorare ciascuna fettina con un cucchiaio di vinaigrette.
Tagliare poi a striscioline sottili il finocchio e l'arancio in quarti e poi ancora in quarti, fino ad ottenere degli spicchi piccolissimi. 
Condire l'insalata di finocchi e arancio con la vinaigrette e disporre poi sul piatto.
La marinatura del pesce spada e del salmone sarà efficace quanto più in anticipo verrà fatta, la sera prima sarebbe ideale.

giovedì 20 novembre 2014

Un giretto a Parigi, il Soul Kitchen a Montmartre le amicizie


E poi prima della partenza decidi che sì, Parigi è decisamente raggiungibile da Londra
E vuoi non fare un salto a Parigi quando sei a Londra?
Avevo già fatto questo giochino anni fa, prendendo il trenino che passa per l'Eurotunnel, sotto il canale della Manica che hey- esiste davvero, non solo sui libri di geografia delle scuole delle medie.
Mica come la barbabietola da zucchero, che era il jolly quando si studiava, ogni stato nella propria agricoltura enumerava fra le sue coltivazioni la barbabietola da zucchero. Ma nessuno l'ha mai vista.

C'era anche la mia amica Anna che ora vive a Parigi -, quella che quando metto le sue foto vi innamorate tutti- e vuoi non andarla a trovare? Così prendo, prenoto e via.
Alle nove del mattino sono a Parigi, giusto in tempo per non riuscire a beccarci per farmi lasciare le chiavi del suo appartamento che avrei squattato -una casina deliziosa a Strasbourg Saint Denis, con un pavimento di legno molto shabby su cui verrebbero da dio tutte le foto di cibo del mondo.
Della serie che se abitassi a casa sua, probabilmente apparecchierei sempre per terra #cosedafoodblogger
Però, e qui aprirò una parentesi infinita e smielosa prima di arrivare a parlarvi del Soul Kitchen, arriva Lei.

 

Un annetto fa circa, anzi due anni fa ormai, collaboravo con Davide Rondoni per delle cose e mi aveva chiesto di poter pubblicare il mio blog sul suo giornale, ClanDestino.
Io incredula che tante inutilità potessero interessargli gli rispondo che sì, certo che poteva pubblicarlo, non vedo cosa c'entri con politica e religione ma sì, che bello, dopotutto lui è il mio scrittore/poeta preferito in Italia. 
Se non che, mi scrive nel tempo che questo blog del cavolo piace ed è contento della sua scelta, e fra i tanti, lo legge Maria Chiara, che però si palesa solo sei mesi fa, scrivendomi su Facebook.

Fa sempre strano ricevere complimenti sinceri e sentiti, soprattutto quando capisci che realmente vengono dal cuore di una persona molto simile a te in tutto, con la stessa carica e voglia di vivere, con lo stesso entusiasmo e con l'adrenalina a mille. 
MariaChiara vive a Parigi da un po' con il suo adorabile marito e il suo delizioso figlioletto, lavora in un ospedale immenso vicino alla Gare du Nord e vive in una casa da sogno. 
Mi scrive dall'assoluto nulla senza avermi mai vista che mi lascia tranquillamente le chiavi di casa sua per lasciare le 3 valige che per due miseri giorni mi ero portata dietro, di non preoccuparmi, che sono tutti a lavoro e se voglio posso farmi una doccia, un party, mettermi a cucinare, fare come se fosse casa mia.
Ma what da fuck MariaChiara, nessuno ti ha detto che sono una cleptomane di oggetti bellissimi e da cucina? Solitamente non accetto inviti da sconosciuti ma decido di fidarmi, e mi si prostra davanti agli occhi la casa più bella del mondo. 
A Montmartre, vista Sacre-Coeur, a vetrate con vista su tutti quei tetti parigini da far commuovere.
La mia gita a Parigi poteva già finire lì per la soddisfazione, mi sono immaginata cene romantiche a lume di candela nella sua sala, che si sa come vanno a finire le cene romantiche in un privèe come quello, con tutta Parigi illuminata ai piedi di notte, cenette a base di Chateaubriand con salsa bernese, foie gras e Champagne.
Ma... dovevo andare a pranzo -ce l'ho fatta dopo diecimila battute inutili ad arrivare al punto, del meraviglioso posticino che mi ha fatto scoprire Chiara parlerò invece domani.




Dovevo andare al Soul Kitchen, bistrot parigino che mi aveva consigliato Elena del Fram e che aspettavo più o meno da quando avevo deciso di venire a Parigi. 
Già Soul Kitchen è uno dei miei film preferiti, visto all'università in lingua e adorato perché parla dell'amore per la cucina e per un gusto ricercato ben lontano dagli schemi, con un linguaggio a volte anche rude, gente che fa a botte, insomma.. il concetto e l'amore passano nonostante questo.
Appena arrivata ho capito subito il perché delle sue parole. 
Mi aveva scritto un giorno "appena l'ho visto ho capito che ero sulla strada giusta per il Fram, quando poi ho visto la gabbietta appesa al vetro (che per chi non lo sapesse è il logo da sempre del Fram) mi si è fermato il cuore, non mi sono più fermata da quel momento".


E in effetti il Soul Kitchen assomiglia senza conoscersi e senza saperlo per molto versi al Fram.
Quell'espressione che ad oggi è super inflazionata e ha un po' rotto le scatole "si sta come a casa", che però rende il concetto, e che indica quel fattore X per cui tu entri in un posto e ti senti speciale.
Sei trattato diversamente, i toni della voce sono bassi, c'è nell'aria quell'eleganza raffinata che però non esclude nessuno, dallo studente alla donna in carriera a chi sta lavorando al communal table al pc.
Uno di quei posti in cui entri, appoggi la borsa e senti che ti ci potresti fermare per sempre.
I suoi tavolini di legno un po' sbrecciati e ri-dipinti dai colori pastello, il pavimento volutamente lasciato com'era, il bancone dei dolci e del cibo tutto rigorosamente biologico e vegetariano, le insalate curate nel dettaglio con dressing fenomenali.



Noi abbiamo preso una Tarte che aveva la pasta brisèe più buona mai sentita, con dentro carote, cavoli tutte le verdure più comfort invernali del mondo, e un cous cous speziato alle verdure, che era delizioso. 
Mai assaggiato un cous cous così equilibrato, spezie dosate perfettamente, uvetta e mandorle tostate. Il menù pranzo costa 13,50 euro, onestissimo per essere a Montmartre, a Parigi.
Ho pensato che potrei mangiare tutti i giorni così sano, e che se davvero ne avessi la voglia di prepararmi tutto o avessi un posto come questo vicino a casa, o come il Fram, io mangerei così sempre e potrei realmente diventare vegetariana.
Ora l'ho detto. E pure scritto.

Soul Kitchen
33 Rue Lamarck, Paris
Poco sotto Montmartre

lunedì 17 novembre 2014

Richmond upon Thames e la visita obbligata alle Petersham Nurseries


Mi dimentico sempre di quanto sia bella Richmond upon Thames ogni volta che ci vengo.
La prima volta nel 2007, semplicemente per venire alle Petersham Nurseries, poi nel 2010 e 2011 con amici, per fargli vedere le Petersham. E ieri, domenica pomeriggio, perché in una delle ultime mie visite non così di settore avevo scoperto avendo a disposizione più tempo, che Richmond è in effetti un piccolo angolo di paradiso obbligatorio da ritagliarsi quando si visita Londra per più di due giorni.
Dico più di due giorni perché per raggiungere e visitare Richmond contate di impiegarci e dedicarle una mezza giornata, preferibilmente mattina.


Se poi ci capitate in primavera o estate, quando tutti sono sulla riva del Tamigi a prendere il sole, o i pescatori stanno dipingendo con colori sgargianti le loro barche di legno, beh.. vi assicuro che vorrete fermarvi qui per sempre.
Richmond è un delizioso quartiere inglese molto posh che si trova a sud-ovest di Londra, all'ultima fermata della District Line o raggiungibile con la Overground.
Per il suo essere così cosy, chic e soprattutto ricchissimo di verde è stato per tantissimo tempo meta preferita dei reali britannici e di tantissime star e celebrities, per il suo essere così intimo e quasi nascosto, proiettarti fuori dalla frenesia metropolitana e farti ritrovare in un romanzo fatto di comignoli, caminetti che fumano, giardinetti perfettamente curati nel dettaglio e voglia anche di rilassarsi, che a Londra non è così facile da trovare.
La visita di ieri è stata pazzesca, autunno in piena esplosione e parchi coloratissimi, foliage e anche un po' di fango che tanto mi ha fatto desiderare gli stivaletti di gomma che vedrete dopo alle Petersham.
Avevo proprio bisogno di questo, una giornata di pieno autunno, la pioggerellina fitta inglese, e il lusso di potersi sedere a sorseggiare un English Rose tea in un tavolino, magari dentro ad una serra. Ma questo spettacolo metropolitano vale ancora di più d'estate, purtroppo non trovo al momento le foto del 2012 altrimenti ve ne avrei offerto uno scorcio, fra carrettini di gelati, zucchero filato e bambini col monopattino. Anche un giretto però per le viette di Richmond con tutti i loro negozietti altolocati e supercarini vale una visita, un the, una Red Velvet.
Passando per il mercatino interno che si tiene ogni domenica nella Duck Arcade, che potete raggiungere anche costeggiando il fiume, proseguite ora lungo la riverside e passate sopra al ponte, ancora dritto per 1 miles e vi sembrerà di essere totalmente immersi nella English countryside.
Arriverete così alle Petersham Nurseries, il mio paradiso.

...di questo ragazzo qui che lavora in cucina, con il suo apron verde e intento a scrivere la comanda, mi sono un po' innamorata ieri pomeriggio. 

E qui apro una parentesi velocissima. Prima che l'avvento dei foodblog arrivasse prepotente nel 2009-2010 in Italia e anche il cane del vostro vicino di casa avesse un blog, ce n'erano veramente pochi, e veramente di qualità. Non che il mio lo sia, nessuna presunzione, ma ora ce ne sono davvero troppi e alcuni tremendamente inguardabili e senza contenuto.
Dicevo, gli unici tre che seguivo con la mia fedele amica Didi con cui blateravamo e fantasticavamo di blog già nel 2005 erano Fiordizucca (che è il periodo aureo delle blogger, un blog che c'è da sempre con foto meravigliose, precursore di tutti quelli moderni), Calme et Cacao (anche lei meravigliosamente parigina ma ricette e testo in italiano) e Cavoletto di Bruxelles (ora a NY, un must per tutti quanti, la blogger che ha portato la cucina italiana sui blog, e come si dice spesso, una belga che diffonde e fa capire all'Italia quanto sia bella la propria cucina)
Un elogio a Fiordizucca perché mi ha dato tanto in termini di passione e anche di scoperta di Londra, fra cui le Petersham Nurseries. Grazie a lei avevo ben chiaro nel 2006 perché sarei venuta a Londra, a cercare e scoprire e approfondire il cibo in tutte le sue forme, e oggi è ancora è il mio leitmotiv esistenziale.
io molto felice, un po' Amelie in wonderlandm, le ceramiche delle Petersham e un oggettino che era in vendita e che mi ha fatto pensare alla mia amica Chizu, che a Bologna produce oggetti e sculture artistiche in fil di ferro molto più belle di questo, dateci un'occhiata qui 

Le Petersham Nurseries non saranno mai da me sufficientemente lodate nella scrittura quanto invece mi ringrazierete e omaggerete di complimenti se ci andate di persona, come hanno fatto molti miei amici. Sul sito la chiamano Tea House, ma è estremamente riduttivo, perché le Petersham sono anche un vivaio con milioni di fiorellino e semini per piantare qualunque cosa, un negozio super chic di oggetti vintage della tradizione inglese, anche questi molto shabby e collegati al gardening, un bistrot e un ristorante super elegante ma anche informale, e un corner dolci con tantissimi cookies, blend di caffè di ogni tipo e English cakes come non ci fosse un domani.



Tutto questo, distribuito in quattro serre gigantesche, in cui si cammina sulla terra e ci si può dolcemente perdere e annientare fra coltivazioni, piantine, pergolati da cui scendono fiori meravigliosi, e prati.
Che la scorsa volta che ci ero venuta qui, avevamo fatto una sorta di dejeuner su l'erbe con Sheila, e un sacco di inglesi e non solo turisti erano a spasso.  

Il menù del ristorante è molto ricercato e tende un po' al veggie, salads di ogni tipo con fiorellino eduli e piantine, ma anche salmone, e altre delikatessen tutte inglesi.
Nemmeno troppo costoso, vi è la possibilità di fare Set menù 2 dishes o 3 dishes, a 17 e 25 pound.
Per la location che è, davvero poco.
Questo è probabilmente uno dei luoghi e uno dei post a cui sono più affezionata perché racchiude tanta dell'Inghilterra che piace a me, dove ho lasciato e disseminato sogni e pezzi di cuore, e voglio dedicarlo a tutte le persone amiche che sempre penso quando sono qui, con cui vorrei prenderci un the. A Bebe, Ivana, Elena e a Fede di BirgoBurger, che da SanVito sogna ed è sempre con me in viaggio, a Sara la mia pasticcera del cuore, a Marina e a Ele di Asinochileggeancora (peraltro oggi esce il suo secondo libro "Ciccioni per finta", non perdetevelo che è una meraviglia ed è un ottimo pretesto per un regalo di Natale simpatico") .
A L. che mi ha tenuto compagnia tutta la mattina nella stesura di questa pezza di papiro.
E alla mia mamma.

Petersham Nurseries, Richmond Upon Thames

domenica 16 novembre 2014

La magia del Borough Market, a rainbow of colours.


Ho tenuto questo post non per primo perché volevo la massima attenzione, quella che si merita un posto incantevole come questo.
Il Borough Market è il mercato di food che sogno la notte, a cui penso come riferimento quando medito sul da farsi, il mercato genuino e allo stesso tempo mondiale per cui partire anche solo un weekend per Londra- che tanto è il Venerdì e Sabato.


Ci sono stata la prima volta nel 2006, e ad oggi sono di certo cambiati alcuni food truck, ma l'anima e il cuore sono rimasti gli stessi, uguali a se stessi e autentici.
Chiamarlo farmer market sarebbe riduttivo, le delicatessen e la varietà di cibo e prodotti di qualità che propone è veramente sterminata.
L'ambientazione è quanto di più cosmopolita possiate immaginare, molto newyorkese ma anche molto underground, colonne vittoriane color verde Birgo altissime, sotto una Tube Station della Overground.
Il Borough Market è il più antico di Londra, i primi riferimenti a questo mercato rionale si hanno dal 1200, e ancora ad oggi la gente continua ad accalcarsi fra questa nuvola di colori e profumi, pentole bollenti e enormi coloratissime che emanano nell'aria nuvole di fumo e sapore. +Non è un mercato per rivenditori il Borough, ma per allevatori, pescatori, fornai e piccoli produttori che qui vengono da tutto il Regno Unito e anche da tantissimi altri paesi per portare il meglio dei loro prodotti.


Ci sono profumi da tutto il mondo, stand da tutto il mondo e le cucine più disparate.
I greci, la cucina araba, tante tantissime proposte anche per vegetariani e vegani, che qui sono veramente alla pari di un normale carnivoro, e trovano ovunque sempre tantissime cose anche per loro, dal supermercato al ristorante.
Ci sono specialità spagnole, piadina romagnola, stupendi panini con la famosa salsiccia bianca di Norimberga, e tu passi dall'assaggio di un Camembert da urlo a una salsa stranissima, da un frullato di rabarbaro al dulce de leche e al foie gras.

Quello che più mi emoziona sono gli stand della frutta e della verdura.
Tantissimi tipi di pomodori che noi ci sogniamo -e pensare che da noi crescerebbero all'aria aperta sotto al sole e non nelle glass houses come qui-. quei deliziosi pomodorini giallo sole che sempre Jamie Oliver usa nelle sue ricette e che da noi sono difficilissimi da trovare, a parte a Rimini al Pomod'Oro, ristorante che ne coltiva ben 24 specie.
La frutta e la verdura non vi sarà mai sembrata così invitante e colorata, distese di arance e peperoni rossissimi, funghetti marroni e violetti, a real rainbow of colours.
Sarà bello e interessante se ci tornerete più volte vedere come cambiano le persone a seconda degli orari e dei giorni.


Essendo situato nel centro della City, a London bridge, il Venerdì all'ora di pranzo tutti i dipendenti impiegati, uomini di business e signore in trench elegantissime vanno lì a pranzare.
In coda davanti a voi avrete signori eleganti e charmant in giacca e cravatta,  e donne elegantissime.
Il Sabato invece è perlopiù turistica.
E' stupendo vedere anno dopo anno quanto questo mercato arrivi lentamente a tutti, non solo agli appassionati di cibo e foodies. Per un fanatico come me è stata la prima meta da visitare anni fa, ma scommetto che moltissimi di voi sono stati a Londra almeno tre volte e non ci sono mai stati.
Amo, letteralmente amo, il giornale che ti viene regalato quando arrivi, o forse sono stata io ad andarlo a cercare, non ricordo, il newspaper che presenta la Market Life con tutti i produttori, e i vari dossier sui formaggi, sulle sauces. Il tutto nello stile Jamie Oliver, che a questo mercato ha dato veramente tantissimo come visibilità e pubblicità.





Anni fa vi erano sul web tantissime foto di lui che andava in vespa a far spesa per ristorante e per casa, a scegliere qui i propri prodotti.
E se sulla sua genuinità raccomanda Jamie, beh.. noi ci crediamo.

Borough Market,
fermata metro London Bridge, Jubilee Line
Venerdì e Sabato

mercoledì 12 novembre 2014

Brixton, fra esplosione di colori, Brixton food market e musica raggae

Brixton Academy Mural, fra colori e utopia

Avevo preannunciato ieri su Facebook che il coloratissimo post di oggi l'avrei dedicato alla mia amica Elena, meravigliosa titolare del Fram Cafè a Bologna.
Per i colori che questo post e questi luoghi portano con sé, per quanto c'era da scoprire, per i mille localini tutti meravigliosi che abbiamo visto, e soprattutto per la multietnicità e la bellezza e il fascino che è l'essere diversi appartenere a culture diverse.
Tutto questo come dice Elena e come ne è testimone la sua vita, può portare solo a Amore e a sentirsi innamorati della vita e dell'umanità.


Tornando a noi, di tutte le volte a Londra questa è stata la prima a Brixton Village, e mi chiedo come sia potuto succedere. E' vero anche che tantissime volte -e mi ero giurata tempo fa che sarebbe stata l'ultima- sono venuta con amici e fidanzati che Londra non l'avevano mai vista, e per quanto sia bella e faccia piacere vedersi la National Gallery qualcosa come 7 volte comincia a essere peso.
A sto giro quindi mi ero imposta solamente giretti e vagabondaggi nuovi, quartieri inesplorati prima, oppure visite a vecchi quartieri per vedere quanto fossero cambiati post-olimpiadi 2012, che ne avevano progettati di cambiamenti per quell'occasione.
Chi di voi conosce Guns of Brixton dei Clash sicuramente ha nel suo immaginario una visione di Brixton di luogo malfamato, teatro di rivolta e ribellione e sede di spacciatori di droga.
Il motivo per cui ci ero andata io, sempre in cerca di un po' di sano disagio :)
Purtroppo però, questo quartiere -che si trova a Sud di Londra all'ultima fermata della Victoria line (quella azzurrina) in Zone 2, ha da tempo perso questa nomea facendo invece spazio a nuovi concetti e nuovi orizzonti.
Con il tempo è diventato il quartiere di artisti e della comunità gay, e pacificamente convivono con la comunità giamaicana e afro-antillana. Qui è nato David Bowie e qui ha vissuto per un periodo anche Van Gogh.  Non è difficile orientarsi in quanto tutta la vita, compreso il Brixton Market di cui vi parlerò a breve, si concentra attorno all'area metropolitana, compreso il vecchio mercato Market Row.


Brixton è un luogo dai mille contrasti, così come vivaci e accesi sono i colori ovunque, da quelli del cibo ai murales, e alla musica raggae che sentirete sempre e comunque provenire da una cassa stereo o da un locale.
Un'esplosione di colori e di contrasti urbani, una linea sottile che non fa comprendere se questo sia il luogo dell'emarginazione sociale o della troppa integrazione.
Di certo vi accorgerete di essere voi gli strangers, ed è una sensazione meravigliosa.
Questo quartiere è famoso per essere stato negli anni anche recenti, l'ultimo nel 1981, focolaio di guerriglie urbane di origine razziale, e proprio a seguito degli scontri del 1981 è stato dipinto il Brixton Academy Mural, finanziato insieme ad altri dal Council locale.
Murales quindi come espressione di convivenza pacifica, natura e politica, bambini di diverse etnie che sorridono insieme. Avrei voluto tre giorni solamente per girare Brixton e ogni sua via nascosta, dire una preghiera sotto ogni murales che gridasse pace.
Di tutte le etnie e colori e musica, quella predominante anche numericamente rimane la comunità jamaicana.

Il Brixton Market venne creato nel 1870 all'esterno della stazione ferroviaria, sotto arcate metalliche azzurre e gialle e milioni di prodotti, carni, pesci, verdure tropicali e tuberi giganteschi, vasetti di vetro e animali appesi a testa in giù come da tradizione.
Le vie principali sono certamente Atlantic Road, punto di incontro della comunità afro-caraibica  e Electric Avenue, specializzata nella frutta e nella verdura.
Ce ne sarebbero miliardi, ma le scoprirete da soli.


Vorrei dedicare e ci sarebbe da farlo un altro post solamente ai ristorantini presenti sotto alle arcate del Market. Riflettevamo appunto ieri sera con Elena di quanto ognuno fosse caratteristico e meraviglioso e rappresenti una realtà definita, tutti stupendi e nessuno che fa concorrenza all'altro.
In nemmeno mezzo km quadrato avete a disposizione una boulangerie francese, ristoranti jamaicani e messicani, italiani, cupcakes, vegan e organic restaurant, afrocaraibici e quanto la vostra immaginazione possa desiderare.
Noi abbiamo optato per il colombiano. Era delizioso anche quello thailandese e la fromagerie francese, ma andando a Parigi stanotte ne avremo domani di autoctoni.
Mi dilungherei una vita e altri mille post su quartieri caratteristici e non turistici come questo, dove puoi realmente incontrare i locali, e il tuo sguardo si perde ebete fra la pelle color ebano e quei lineamenti che fanno sognare.
Ma vi tedierei, e quindi la smetto.
Spero solo in cuor mio che se capitate a Londra, abbiate il privilegio di capitare qui.

martedì 11 novembre 2014

Un giretto allo Spitalfield Market e a Brick Lane


Proseguiamo quindi la giornata ideale della domenica londinese passata alla ricerca di profumi e sapori asiatici nell'East End e passiamo dal Columbia Market a Shoreditch, che fa sempre parte come Hoxton e Spitalfields di quei quartieri popolari eredi della rivoluzione industriale in cui varie etnie si sono mescolate e incontrate pur mantenendo la propria forte individualità. 
Per pranzo hoo scelto un delizioso ristorante vietnamita, il Viet Grill al numero 72 di Kingsland Road, e già da diversi giorni non vedevo l'ora di andarci.



Personalmente amo la cucina vietnamita e i suoi nems croccanti, le zuppe speziate ad arte e i piatti di carne ricchi di sapore e spezie, a cui poi aggiungi il riso basmati o jasmine. Di questo ristorante mi avevano consigliato soprattutto il phò, la zuppa con onion sprint, gamberi e verdure, anche se ne esistono varianti anche con la carne.



Da Shoreditch si va a piedi a Liverpool Street, passando per i pub più insoliti, le facce più folkloristiche -perdonate la mia fase della vita Humans of London- e soprattutto dei capolavori di street art da non credere. 
A Shoreditch come ti giri ci sono murales, alcuni veramente spettacolari. 
Il più bello e significativo che ho incontrato, in una stradina secondaria peraltro, è stato questo. Let's adore and endure each other. Credo che in un quartiere cosmopolita e multietnico come questo sia un grande grido di speranza e di pace.

Lo Spitalfields Market è uno dei quartieri più caratteristici dell'Est londinese, per il suo mercato molto alternativo e underground e per la vivacità e l'atmosfera della sua via principale, Brick Lane, dove negli anni varie ondate di immigrazione indiana e pakistana hanno totalmente colonizzato la strada, tanto che questo quartiere viene chiamato in gergo Bangladeshi.
La Domenica fino alle cinque di pomeriggio ha luogo a Brick Lane uno dei mercati più caratteristici di Londra, un ammasso disordinato e incredibile di oggetti di antiquariato, dischi, tessuti, abiti, vinili, accessori homemade.
Si dice che qui si venda quello che gli altri mercati posh non vogliano, ovviamente quello che invece voglio io :) 



Uno dei miei barettini preferiti di sempre è Verde&Company, che vende specialità thai -o almeno così dicono- ma il cui arredamento all'interno, pur essendo minuscolo, è completamente all'italiana, con un tavolo di legno, la stufa, i mandarini appesi al soffitto e mille lucine.
E scatole di pasta, sughi.. insomma, a tutti gli effetti il rifugio ideale per italiani nostalgici all'estero.
Allo Spitalfields Market c'è anche lo stand di Lola's cupcake
I cupcake sono le specialità inglesi di dolci e devo ammettere che la prima volta che sono venuta qui e ci sono restata per tre mesi, nell'estate 2007, per me erano una vera ossessione. L'anno dopo arrivavano anche in Italia come moda, e a me avevano già stancato e nauseato.
Molti sono realmente troppo dolci, ma se fatti bene, bilanciati nel gusto e nella zuccherosi alcuni sono veramente buoni. Il mio preferito -come del resto anche la torta- è il Red Velvet.



A Brick Lane c'è una quantità disumana di negozietti e barettini che potrei consigliarvi, ma deciderete da soli una volta lì, la scelta è vastissima. 
Non potete perdere sicuramente una visita a Beigel Bake, la panetteria che vende baigel 24 ore su 24 al 159 di BrickLane. 
E' una tappa obbligatoria per i suoi prezzi bassissimi e i baigel, il mio preferito di anni fa era quello al salmone e cream cheese. 

p.s. Mi sono innamorata di questa signora di colore che lavorava in questo food truck di cucina nigeriana, è stata molto carina e questa domenica sicuramente tornerò a farle visita e le porterò questa foto stampata. Il suo sguardo è meraviglioso e credo sia forse una delle foto più belle che sia mai riuscita a scattare, uno di quei frammenti di realtà da fermare per sempre.

lunedì 10 novembre 2014

Domenica mattina al Columbia Flower Road Market e East End


Primo post da Londra, che emozione.
Come sempre promettevo di scrivere fiumi e fiumi di parole ma poi quando sono arrivata, pur restando due settimane in totale cazzeggio erano talmente tante le cose che avrei voluto fare che non sono riuscita a postare. E' anche difficile per me dare degli input su Londra, date le numerose volte che ci sono stata e i tour che sono sempre cambiati. 
Ho cercato sempre di darmi dei topic diversi per ogni volta, dalla settimana alla scoperta della culla del romanticismo inglese a quella dei migliori cupcake anche se il perno attorno a cui tutti girava, come voi ben immaginate, era sempre il cibo
I'm a foodie inside.
In ogni sua forma, declinazione, scoperta, emozione.
Perché è impossibile non emozionarsi davanti al cibo quando si è qui. 
Nei tempi d'oro in cui ci venivo quattro volte all'anno per svariati mesi ricevevo tonnellate di mail su indirizzi, cose da vedere, da fare. 
Ho deciso di chiarirveli tutti in queste settimane, facendo una guida molto personalizzata e poco turistica dei luoghi che realmente mi sono nell'anima. 
Se poi ne scoprirete di nuovi o vorrete mandarmi un saluto da un luogo che avete scoperto grazie a questi inutili post, l'hashtag #cucinopertescemo è sempre un pensiero colmo d'affetto su Instagram.
Controllo quasi ogni giorno.
Partiamo dai market, vedrò di non dilungarmi anche se è difficile.
Una cosa che mi sono accorta questi giorni, dovendo organizzare una guida anche per i miei amici qui è stato il fatto che si capisce sempre poco o comunque merita una ricerca più approfondita sul web la parte dedicata a quando visitare i mercati, che non ci sono sempre tutti tutti i giorni.


Ieri era Domenica e le domeniche a Londra sono impagabili se si sceglie di non frequentare i luoghi turistici. Sveglia tardi, almeno tre colazioni, e quella calma in giro per le strade e per i quartieri meravigliosi come West Hampstead in cui vedi gente vestita come realmente vuole e non in giacca/cravatta/trench che ancora un po' addormentata vagabonda per i cafe'.
Abbiamo optato per andare il mattino al Columbia Flower Road Market, fermata Hoxton della Overground, zona East End.


E devo spendere due parole sull'East End, di cui ogni volta mi innamoro di più.
Io ho sempre vissuto nel West End, per scelta della prima volta che sono venuta qui e poi per abitudine e tradizione. 
Il West End è una sono super posh, super ricca, super residenziale e in cui, davvero, sei in un mondo isolato da quella Londra frenetica. Basti pensare a quartierini come West Hampstead, Hampstead e Primrose Hill, e capirete di cosa parlo.
L'East End ha invece tutt'altra storia alle spalle, è la Londra delle periferie, dei quartieri popolari, poveri e cosmopoliti, eredi delle periferie industriali del XIX secolo. 
Ad oggi naturalmente le cose sono cambiate, anche se è riuscito a conservare quella mescolanza di profumi caratteristici, etnie e comunità molto bene. 
Un incrocio di deriva urbana e poesia proletaria, naturalmente quello che cercavo.


Il Columbia Flower Road Market è essenzialmente un mercato in cui si vendono fiori, è affacciato su Columbia Road ed è uno dei mercati più variopinti e confusionari mai visti. 
Fiori, piante, bulbi da piantare. Io poi ho una predilezione particolare per le piante invernali e che vogliono il freddo, per cui questo era proprio il mio periodo.
Columbia Road e dintorni è anche ricca però di numerosi stalls di cibo, dialetti e scorci meravigliosi, negozietti ricercatissimi e di antiquariato, e vintage.
Vi perderete in tutto questo folkore e nei ristorantini, io per oggi vi consiglio un caffè che mi ha fatto impazzire per la sua posizione.


All'inizio di Columbia Road sulla destra al numero 82 c'è un negozietto vintage che si chiama Vintage Heaven, che all'interno in un piano due tre scalini sotto ha un cafe' piccolo e meraviglioso chiamato Cake Hole. Torte meravigliose e inglesissime, il classico caffettino che trovi e pensi "ho trovato un gioiellino", il cafe' in cui mi perderei per ore a scrivere un romanzo e a riordinare i pensieri e tutta la vita che passa di qui questi giorni. 
A domani com Shoreditch e lo Spitafield Market, in particolare BrickLane.
Una delle mete irrinunciabili se volete respirare un po' di cosmopolitismo.

mercoledì 5 novembre 2014

Dalla Saraghina, la colazione a Rimini della Domenica mattina


Nell'attesa di tormentarvi dalla prossima settimana con localini e ultime tendenze dalla capitale britannica, non posso non parlarvi della migliore colazione che ci sia ora a Rimini, a mio avviso.
Sono una fan delle colazioni e questo si è capito, quest'estate su Instagram è stata una battaglia alla colazione migliore nel circondario, poi all'aperitivo, e insomma, quando si tratta di cibo avete capito che non ho pace. 
E' più forte di me, credo sia la mia pulsione principale quella di scoprire sempre le nuove tendenze, di essere a volte anche molto tranchant e non simpatica nei commenti. 
Avendo lavorato nel settore ricoprendo tutte le mansioni possibili compreso la lavapiatti posso dire di avere un pochino di esperienza sul campo, e quindi le disattenzioni o le innovazioni mi saltano sicuramente più all'occhio che ad altri. 
Fine dell'autocelebrazione e altruidistruzione per lodare invece un locale che esiste da due annetti sul lungomare di Rimini, dal logo molto riconoscibile e che ricorda vagamente quello della Sangiovesa. Una stesa, mentre invece La Saraghina -celebre personaggio felliniano di 8 1/2- è in piedi, con il suo seno prosperoso e il suo culone da vera romagnola che la domenica tira la sfoglia col mattarello.




La Saraghina si trova sul Lungomare Murri, attraversi la strada e sei al mare.
Anche se nel giro di un anno ha aperto anche un altro ristorante dello stesso stile a Miramare, poco distante. Adoro lo stile di questo locale, che si gioca un po' sul riuso dei materiali, con le sedie che ricordano i banchi di scuola delle elementari e i tavoli di legno, compreso il tavolone  della sala centrale con tutti i quotidiani e che prende la mossa dai comunale table inglesi.
Anni e anni fa amavo questo rituale di Londra, andare da Le Pain Quotidien e sedermi al tavolo e nel frattempo bere un the, scrivere al pc. Vedere che in questi anni queste tipologie di svago possibile nei locali sono cominciate non solo in Italia ma addirittura a Rimini -che comunque è indietro rispetto a Bologna o Cesena per dire- mi riempie il cuore di gioia e mi fa sentire nel mio posto, esattamente dove voglio essere.



La colazione della domenica mattina da Saraghina è il perfetto equilibrio e sintesi fra la tradizione romagnola e invece un respiro più ampio di internazionalità, una di quelle colazioni che a volte ti puoi sognare perfino negli hotel migliori del mondo. Comincia alle sette, per quelli che anche la domenica mattina come me sono in piedi dalle sei, già col cervello a mille, e finisce alle 11.30, quando poi comincia il pranzo. Amo le domeniche mattine presto al mare, e dopo una passeggiata in spiaggia sul mare d'inverno questo è esattamente il posto dove vorrei finire.

Si ostinano a chiamarla colazione perché la tradizione è uno dei primi valori della Saraghina, ma è a tutti gli effetti un brunch. Brioche dolci e salate, panettoni salati fatti in casa farciti, almeno quattro tipi di torte dolci , dalla torta di mele bella alta come piace a me, a quella al formaggio agli amaretti e ai biscottino caserecci. 
Mille tipi di muesli e granola di  tutti i tipi, e il banco del salato, con i plumcake salati, il fornelletto per tostare il pane e gli affettati, le uova strapazzate e il bacon, e proposte calde.
Insomma, un vero brunch, ma con un sapore tutto romagnolo.
Il caffè, rigorosamente nella moka e nella tazzina brandizzata Saraghina, tutto qui dentro dai prodotti della bottega alle tovagliette alle brocche dell'acqua e del vino riporta il logo Saraghina, e vorresti avere tutto quanto. 
Il prezzo è la cosa sconvolgente: tutto il buffet e la colazione costa solo 5 euro
Sul lungomare a Rimini, un buffet incredibile a 5 euro. 
Roba che nemmeno un cappuccino e due brioche, poco più avanti. 
Mi pare di aver capito che da metà Novembre La Saraghina sul lungomare chiuderà per qualche mese, e tutto questo rituale si sposterà pochi km più avanti, alla Saraghina Miramare, in Viale Principe di Piemonte. Stesso rito stesso format.



La colazione qui la Domenica mattina è il rituale di riconciliazione col mondo e con il mare che non voglio perdere per tutto l'inverno. 
Ci si vede lì ogni domenica, io sarò la sociopatica al pc nel suo mondo, scuotemi se volete la mia attenzione :)

domenica 2 novembre 2014

Crostata salata di zucca e foliage londinese


Non ho ancora deciso se mi è piaciuto o no quest'anno a livello di stagioni.
L'estate non estate è stata decisamente la mia, sempre col golfino chic con la felpa col cappuccio da vera hipster e i jeans lunghi, e la sera freddino. L'autunno invece sta un po' stentando ad arrivare, e così si susseguono giorni da manica corta e giorni da cappottino. 
Il foliage è il periodo più bello dell'anno nei parchi e nei giardini in città, il periodo in cui preferisco anche fare vacanze e muovermi. Centomila volte una vacanza anche in pieno inverno che una in estate. 
Ed è per questo che giovedì mattina partirò, per ben 15 giorni, per una vacanza non-vacanza (perché da là comunque continuerò a lavorare e farò dei giretti mirati) a Londra, con intermezzo parigino di tre giorni. 
Sono secoli che non ci torno e non era mai successo, in tempi di università passavo là tantissimo tempo, mesi e lunghi periodi con la scusa di imparare l'inglese.
Ho tantissime ricette vecchie e tantissimi posticini che avevo scoperto condivisi fra le pagine su questo blog, e tantissimi altri nuovi ve ne farò scoprire in queste settimane, data anche la mia nuova occupazione come coolhunter.
Intanto, se volete farvene un'idea, qui c'è la pagina Discover the world e tutti i post britannici.

A propose di Londra, una delle cose che amo di più è girare per i supermercati.
L'avevo già scritto in tanti post come questo, ma ecco, lo ribadisco. Farei una vacanza a Londra o in qualsiasi altro paese straniero solamente per girovagare per supermercati.
La zucca, che in cucina è uno dei miei ingredienti preferiti, come qui ha tantissime declinazioni anche là, compresa quella famosa butternut squash che noi ossessionate di Jamie Oliver sempre stentiamo a trovare e che lui utilizza ogni tre per due.


La zucca è l'ingrediente di questo mese per la sfida mensile di scrivilatuaricetta, il contest promosso da A&O e Famila che da la possibilità a tutti i residenti in Emilia Romagna di partecipare e vincere bonus spesa di 50 e 100 euro nei supermercati.

Qui il form e tutti i dettagli per partecipare, invitate quanti più amici e soprattutto, usate questo portale come database se cercate ricette con la zucca.
Non credo ci sia un ingrediente più comfort food della zucca per l'autunno. 
Ho deciso di proporvi non una ma ben due ricette a base di zucca, due torte salate diverse una più buona dell'altra, non so decidermi quale sia la migliore.
A voi la scelta.


Crostata di zucca, patate, porcini secchi, pinoli e prosciutto crudo

Ingredienti (per una crostata di 26 cm)

Per la frolla salata
 270 g di farina 00
30 g di farina integrale
75 g di olio extra-vergine d'oliva delicato
1 tuorlo d'uovo
acqua fredda q.b
sale q.b

Per il ripieno
700 g di polpa di zucca
2 patate di medie dimensioni
1 noce di burro (circa 15 g)
1 piccola cipolla (per me di Tropea). Perfetti anche porro o cipollotto.
rosmarino fresco q.b
Parmigiano Reggiano grattugiato q.b
150 g di prosciutto crudo a fette non troppo fini
sale q.b
un po' di funghi porcini secchi da ammollare in acqua tiepida1 uovo intero + un albume (per riutilizzare quello avanzato dalla frolla)
pinoli q.b (per decorare o, se preferite, anche da inserire nel ripieno)

Procedimento

Preparate dapprima la base per il vostro ripieno: mettete a bollire una pentola piena d'acqua leggermente salata (per scottare gli ortaggi) e, nel frattempo, mondate le verdure. Tagliate a pezzi grossi patate e zucca e tritate la cipolla (o il porro/cipollotto).
Quando l'acqua sarà arrivata a bollore, buttate solo le patate e lasciatele cuocere per 5 minuti. Poi aggiungete la zucca e cuocete per 5 minuti ancora. Durante questi ultimi minuti, mettete una noce di burro in una padella capiente e, quando si sarà sciolto, fate rosolare la cipolla. Trascorsi i 5 minuti, scolate patate e zucca e metteteli a rosolare nella padella insieme alla cipolla. Aggiustate di sale e aggiungete rosmarino a piacere, poi portate a cottura zucca e patate, facendo sì che i sapori si amalgamino e che l'acqua contenuta negli ortaggi evapori.
A fine cottura, avrete un composto molto morbido, perché zucca e patate saranno per buona parte ridotti ad una sorta di purea. Togliete il rosmarino e mettete il composto in una terrina a raffreddare.
Nel frattempo, preparate la frolla salata. Volevo che la mia frolla avesse un tocco rustico, ma che al contempo fosse delicata nel gusto, quindi ho scelto di utilizzare questa ricetta della bravissima (e pure compaesana) Sandra del blog Un tocco di zenzero. Io ho aumentato le dosi (mantenendo le proporzioni date da lei), ma ho sostituito parte della farina bianca con una piccola percentuale di farina integrale; voi potete tranquillamente usare solamente farina bianca.
In una terrina mescolate l'olio extra-vergine con la farina e il sale; aggiungete quindi il tuorlo d'uovo leggermente sbattuto ed inizate ad impastare, aggiungendo via via acqua fredda, fin quando otterrete un impasto elastico. Seguendo il consiglio di Sandra, non ho fatto riposare in frigo l'impasto (come si farebbe normalmente con una frolla a base di burro), perché diverrebbe troppo rigido. Stendete 2/3 della pasta frolla fino ad ottenere un disco della misura desiderata e foderate lo stampo da crostata, precedentemente imburrato ed infarinato. Bucherellate la pasta e dedicatevi nuovamente al ripieno, ormai raffreddato.
Innanzitutto foderate il fondo dell'impasto con 3/4 fette di prosciutto crudo. Schiacciate poi con una forchetta il composto di zucca e patate (non frullatelo, così che si senta la consistenza dei due ortaggi) e aggiungete il parmigiano grattugiato, il prosciutto crudo tagliato a listarelle (lasciate ancora 2-3 fette da parte) e l'uovo più l'albume, mescolando fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo al quale, se volete, aggiungerete anche i pinoli e i porcini secchi, precedentemente ammollati in acqua calda. 
Riempite il guscio di frolla con il ripieno così ottenuto.
Pre-riscaldate il forno a 180°C.
Aggiungete qualche pinolo a decorazione ed infornate in forno già caldo per 30 minuti.
Sfornate, lasciate intiepidire e poi gustate questa fantastica crostata salata.

Crostata con zucca, verza, patate e semi di zucca

Ingredienti

Per la pasta:
300g di farina bianca 00
2 cucchiai di olio d’oliva extravergine
1 bustina di lievito per torte salate
sale

Per il ripieno:
250g polpa di zucca 
1 patata grande a pasta gialla
1/4 di verza
1/2 cipolla bionda
3 cucchiai di olio d’oliva extravergine
brodo vegetale 
sesamo nero/semi di zucca opzionali
sale

Procedimento

Setacciate la farina con il lievito e il sale, aggiungete l’olio d’oliva extravergine e l’acqua tiepida poco alla volta, fino a ottenere una pasta omogenea ed elastica. Tritate la cipolla e stufatela in casseruola con l’olio, aggiungete la patata a fette e fatela rosolare. 
Salate leggermente e dopo 5 minuti aggiungete la verza lavata e tagliata a giuliane. 
Fate cuocere a fuoco medio per 20 minuti bagnando con il brodo caldo fino a che le patate e la verza saranno cotte al dente.
Intanto cuocete la zucca tagliata a dadini in casseruola con poco olio e brodo bollente, fate raffreddare e mescolate le due preparazioni. 
Foderate uno stampo per torte con la pasta, quindi riempite con il composto di verdure.
Spolverate la superficie con il sesamo nero e le infornate a 180° per 30-40 minuti.
Dieci minuti prima di toglierla cospargere anche di semi di zucca.  Servire tiepida.


mercoledì 29 ottobre 2014

Le riflessioni sulla vita di cui non avevate bisogno e Asinochileggeancora



(Eleonora di Asinochileggeancora, il castello di Bellinzona e la scultura di Chizu Kobayashi per l'asina) 

Càpita così che l'anno scorso verso Settembre -un breve resumen qui- venissi invitata a Cagliari dall'attuale AIFB (Associazione Food Blogger Italia) per una tre-giorni approfondimento e valorizzazione della cultura mediterranea molto bella.
Non mi ri-dilungherò sui vari "what da fuck am I doing there fra tutte queste foodblogger vere e super appassionate", e nemmeno sul quanto fosse stato bello incontrare persone nuove.
Mi dilungherò invece sullo stato d'animo mio #unbelpipponenonvelotoglienessuno

Era un periodo terribile l'anno scorso di questi tempi, reduce da un'estate passata a interrogarmi e martoriarmi sul che cosa farò ora/ sto crescendo/devo prendere una decisione. 
Fermo restando che lavoro per scelta da quando ho 14 anni, sono laureata e non è mai stato un problema il non sapere cosa fare un domani basta che intanto stia lavorando/mi piace quello che faccio/riesca a mantenermi, quell'estate mi era presa malissimo, complici anche vicissitudini sentimentali non proprio stabili e che mi avevano fatto interrogare tanto sul senso di un po' tutto.



Arrivo a Cagliari con tutti gli interrogativi di sto mondo e càpita che per qualche ragione comincio a rilassarmi, non a essere la cazzona che sono oggi e che ero prima, anzi piuttosto seriosa, ma mi rilasso e la prendo bene.
Fra le varie persone che conosco e vedo per la prima volta, conosco Eleonora.
Impossibile non notarla anche se eravamo 40 perché è bellissima e smart, simpatica di quella simpatia un po' cogliona che piace a me.
E perché è svizzera.
L'unica oltrestivale era lei, che è arrivata dalla Svizzera nel terzo mondo Italia con un quintale di cioccolatini che ho provveduto a saccheggiare manco non avessi mai visto del cioccolato.
Passano serate in quella Cagliari meravigliosa e ancora estiva, passano corsi di cucina mediterranea e cene al porto e abbuffate epiche e la conosco meglio, e una sera a un tavolino in cui a sera tarda ci eravamo isolate in quattro lei racconta la sua storia, i suoi dubbi, il suo trascorso a Parigi, il suo anno al Cordon Bleu, i suoi corsi di cucina.
Per un'appassionata di cucina come me tutto questo è sinfonia, ci sarebbero duemiliardi di particolari che avrebbero realmente potuto farmi innamorare di lei, ma mi innamoro di lei per quello meno evidente probabilmente -dai su indovinate

Alla domanda "ma perché hai aperto un blog" ogni foodblogger sempre se la mena un po' e finge umiltà dicendo "volevo catalogare tutte le mie ricette in modo da non perderle".

Sì certo, trullallero.
E talvolta mi verrebbe da rispondere "se dovevi solo trascriverle spiegami perchècazzo perdi ore a cercare la luce perfette, hai una reflex da miliardi e perdi tempo a scrivere allora".

Molto meglio una verità sincera, del tipo "Mi ritengo di aver qualcosa da insegnare", o nel mio caso "Volevo trovare interlocutori che avessero il mio stesso interesse e poter parlare con persone che come me si commuovessero davanti alla perfezione di un piatto".




Eleonora no, si firma con lo pseudonimo Elvira Coot e ammette con tutta l'umiltà di questo mondo

"Ero curiosa di vedere se potesse interessare qualcosa di quello che lei scriveva, usando uno pseudonimo, se avessi scritto con il mio nome in Svizzera sanno chi sono e non sarebbe stata la stessa cosa."
Mi ghiaccia immediatamente e penso al disagio (mia parola preferita) che questa povera creatura meravigliosa svizzera deve avere addosso per scrivere sotto pseudonimo, e diventa subito la mia preferita.
Ora non vi sto a spiegare nessi della sua vita privata, siate pur liberi di pensare che scriva sotto pseudonimo perché cinque anni fa ha accoltellato la sua dog-sitter e ora deve riscattare la sua immagine agli occhi dell'opinione pubblica del Canton Ticino, o che sia scappata di casa a tredici anni e non vuole che i suoi genitori la trovino.
I motivi sono ben altri e ben più felici, ma non è questo che ci interessa.

Dopo Cagliari continuiamo a sentirci con regolarità e le prometto che sarei andata a trovarla in Svizzera, e così è, a Maggio di quest'anno.
Una gita da pazza, in macchina da sola fino a Bellinzona e poi fino a Lucerna, solo perché realmente avevo voglia di vederla.
Involontariamente in me aveva gettato un seme di luce, la sua positività e determinazione contagiano.
Forse perché è un po' come me, Eleonora ironizza, sulla vita su se stessa, con quell'atteggiamento che a volte può passare per faciloneria e di cui spesso accusano anche me "sembra sempre che tu sia pressapochista, che per te tutto sia facile".
Mentre invece no, non c'è niente di facile, e l'autoironia o la coglionaggine a mio avviso sono proprie di quelle persone che si interrogano più degli altri ma che sono 2.0, hanno pensato, elaborato la cosa, e ora possono ridercene sopra.

Eleonora racconta del suo ragazzo, Matteo, di come l'ha cambiata e spinta a credere nei suoi sogni, a non smettere di cercare quello che realmente volesse dalla sua vita, di come l'abbia spinta lui a fare il corso a Parigi e, nel momento in cui il suo lavoro in una multinazionale famosa non le piaceva più, avesse mollato baracca e burattini e fossero partiti insieme per 100 giorni in Asia, nei paesi più poveri.  Per ristabilire un contatto con le priorità della vita, perché delle volte ci imparanoiamo davvero sulle cazzate, abbiamo tutto e non ce ne rendiamo conto. E vedere chi davvero non ha nulla, ristabilire un contatto con se stessi e con quello che davvero conta nella vita è fondamentale.
Improvvisamente il capo stronzo della multinazionale per cui lavora diventa il nulla.
Amo già anche Matteo solamente per quello che lei mi racconta di lui, perché credo sia meraviglioso avere a fianco una persona che ti sproni a dare il meglio di te, e che si sappia godere la vita.

"Matteo mi ha insegnato a godermi la vita, pensa che da piccola ero talmente sfigata che per paura di rovinare le cose non le usavo. Ho trovato ieri un pacchetto di adesivi che adoravo e tenevo gelosamente chiusi in un cassetto. E ora? Ho 28 anni e per me sono due adesivi del cavolo, li avessi usati da piccola sarei sicuro stata meno sfigata e più felice".



E niente, questo post aveva l'intento di presentarvela e farla amare anche voi, lei e il suo meraviglioso blog "Asino chi legge ancora", in cui si trovano realmente ricette, molto molto valide (io devo averne riproposte due o tre qui) e la sua vita, la quotidianità con Zac il cagnone e le sue peripezie.

E il viaggio in Asia, che è disegnato con un segnalibro sulla destra nella HomePage, A come Asia, e che io, avendola conosciuta dopo, mi ritrovo a ripercorrere a ritroso nelle mattine all'alba in cui mi sveglio troppo presto, leggo un po' qua e sogno con qualche foto di la.

Ieri Eleonora mi è venuta a trovare a Santarcangelo, due giorni meravigliosi e intensi come due mesi, al mare in collina in paese e di nuovo al mare.
Avrei voluto farle vedere tutto, farle conoscere tutti ma il tempo era davvero troppo poco, ma è comunque servito a rimettermi in linea con tante cose, a "far tornare la quadra".
Sono rari quegli amici con cui parli senza frontiere né dogana, perché siete sulla stessa lunghezza d'onda, quegli amici che ammiri incondizionatamente anche se a troppikmdidistanza e a cui vuoi bene e per cui vuoi sempre il meglio.
Che non importa quanto vi vediate, hanno gettato luce in te e involontariamente fatto tornare il sereno, e non puoi che esser colmo di gratitudine, per averli come amici e per come ti hanno portato ad essere.

Ripropongo in caso ve li siate persi i Miroirs di Eleonora, i miei biscotti preferiti, una nuvola meravigliosa che dovete assolutamente provare.

p.s. con questi Collage partecipo ufficialmente a tutti i contest "Collage di merda" presenti sulla rete, vi prego toglietemi questa app, sembro regredita ai dieci anni.



Miroirs con confettura di fichi

Ingredienti

250g burro
100g zucchero al velo
2 cucchiaini di zucchero vanigliato
1 pizzico di sale
1 albume
350g farina
200g circa di marmellate varie


Procedimento


Ammollare il burro in una ciotola e aggiungere lo zucchero al velo, quello vanigliato e il sale.

 Lavorare finché la massa diventa bianca. 
Aggiungere un albume leggermente sbattuto (con una forchetta) e incorporarlo.
Aggiungere la farina e lavorare finché diventa una pasta, formare una palla e mettere in fresco per 1h.
Togliere l'impasto dal frigorifero e lasciare riposare a temperatura ambiente per 30 minuti circa. Riscaldare il forno a 200°C.
Spianare la pasta (in un sacco di plastica, nella pellicola o facendo molta attenzione) a 2mm di spessore e con l'aiuto di un coppapasta tagliare delle formine. Nella metà delle formine creare un buchino nel mezzo (ci sono i coppapasta creati appositamente, altrimenti prendetene di due forme diverse). Disporrei biscotti su una placca provvista di carta da forno e lasciar riposare al fresco per 15 minuti.

Infornare per 6-8 minuti e lasciare raffreddare su una griglia.
In un pentolino far scaldare la marmellata finché diventa liquida. 
Cospargere la metà di biscotti senza buco (senza esagerare) e spolverare la metà col buco di zucchero al velo. Unire.