martedì 4 aprile 2017

L'Osteria Gourmet di Paolo Teverini


Se c’è una cosa che non ho mai capito da quando ho cominciato a frequentare un po’ di più i ristoranti di un certo livello e quelli stellati, è il perché tutto sia sempre così ovattato e altisonante da mettermi un po’ a disagio. Per carità, un’esperienza simile merita la preparazione interiore / esteriore ed estetica migliore che si possa sfoggiare, un dress code adeguato all’occasione, una gestualità e un parlare sottovoce che è indice di rispetto della materia prima di tutto.  Mi sono giustificata per molto tempo dicendomi che io sedutina e composta a tavola per ore non ci so stare, che quando parlo anche il telefono le vajasse napoletane mi rispondono dai Quartieri Spagnoli, che quello non fosse proprio il mio ambiente.  L’ho capito ancora di più quando una settimana fa sono stata a Bagno di Romagna per la prima di Osteria Gourmet di Paolo Teverini, e a fine cena quando lo Chef è passato da tutti i commensali al tavolo per il saluto, ho chiesto proprio a lui che cosa ne pensasse, se fosse necessaria tutta quella patina. 
Ci sono pochi sguardi al mondo comprensivi e serafici come il suo, e la risposta è stata che a lui (a me e a mia moglie, precisamente) piace proprio prendersi del tempo, anche 4 ore per provare un ristorante, restare seduti a tavola, osservare la gestualità dei camerieri, il lessico e gli aggettivi con cui spiegano i piatti. Un approccio quasi contemplativo, un qualcosa che ha a che fare con un altro modo di vivere la vita.


Ma torniamo a noi, il nuovo format Osteria Gourmet. Di cosa si tratta? 
Osteria in quanto si vuol sottolineare la volontà di avvicinare l'alta cucina ad un più ampio numero di commensali (grazie ovviamente anche a prezzi più bassi del solito). Gourmet perché l’esperienza ha come fine il mantenere l'eccellenza dell'esperienza gourmet, ovvero ricerca delle migliori materie prime per esprimere al meglio i piatti della tradizione. 


Non sapevo realmente cosa aspettarmi da una serata del genere, ma i miei desideri sono subito stati scardinati e superati dalle due Entree: pane preparato dalla cucina con assaggio di tre burri, e sotto una campana di vetro un panino in lievitazione.  La pazienza è un'arte che si impara nell'attesa, l’atteggiamento di chi è in grado di accettare i contrattempi e il ritmo lento del profumo del lievito che diventa pane, della natura che fa il suo corso. 
E questo è stato un po’ il fil rouge della cena, che è proseguita portando in a cuocere il panino lievitato in cucina e che è stato poi successivamente accompagnato da una candela di lardo (si, avete capito bene, lardo sottoforma di candela) che lo Chef Teverini ha progettato insieme alla famosissima macelleria di Simone Fracassi. Vi lascio solo immaginare la croccantezza e il gusto di un panino aromatico appena sfornato accompagnato da quale ricciolino di lardo.



Fra i miei preferiti a seguire l’uovo affogato con crema di parmigiano e tartufo nero di Norcia e il risotto agli scampi, asparagi di mare e gocce di caffè. Altra sorpresa il dolce, il classico “Vaso del mio Orto”, germogli di piantine dolci che nascono e fioriscono da una terra croccante di cacao e noci. Ritorna anche il tema del divenire, del saper attendere che la natura faccia il suo corso. Nel sottosuolo una mousse al frutto della passione, cioccolato e amaretti... il modo migliore per concludere quest’esperienza sensoriale che sì ci ha permesso di scoprire la cucina di Teverini ma sicuramente in una maniera molto più informale e più young.  Il prezzo, popolarissimo, 55 € a testa con in abbinamento una scelta di tre vini. Svegliarsi poi la mattina dopo all'Hotel Tosco Romagnolo fra le montagne, aprire la finestra per respirare l’aria frizzantina e sentire il fiume che scorre lì vicino beh… quelle sono sensazioni di libertà che non si raccontano facile.


La serata Osteria Gourmet si ripeterà domani, Mercoledì 5 Aprile.

Hotel Tosco Romagnolo | Ristorante Paolo Teverini
Piazza Dante Alighieri, 2
Bagno di Romagna (FC)
www.hoteltoscoromagnolo.it

martedì 21 febbraio 2017

Tre giorni a Marrakech: nuove ispirazioni fra Medina e design


Ci sono città che più di altre sanno trasmettere sensazioni forti e che si custodiscono a lungo. Fra tutte quelle che ho visitato, Marrakech è una di quelle che rimarrà sicuramente per molto nel mio cuore.  Di Marrakech mi ricorderò sempre il profumo della menta piperita. Di quella freschissima unita al the verde in infusione nelle sontuose teiere d’argento ricoperte di pizzo, quasi sempre troppo dolci.  Di quella in un mazzolino che ci è stata regalata prima di entrare in una conceria di pelli, e non avevamo capito che serviva per respirarla, perché non avremmo resistito all’odore nauseabondo. 
L’esperienza di un luogo e di una persona per me, è sempre concisa con l’assegnazione di un determinato profumo, o più profumi. 


Tre ragazze in partenza per Marrakech possono avere motivazioni e interessi diversissimi, e mai e poi mai avrei pensato di essere quella delle tre che avrebbe speso di più in cremine, savon noir all’eucalipto, olio d’Argan dalle mille proprietà.
Di Marrakech ricorderò la polvere che si alza verso l’ora del tramonto su piazza Djemaa El Fna, la piazza centrale. Visitare in tre giorni Marrakech può sembrare un'impresa difficile, la immaginiamo lontana e di un altro pianeta... in realtà è fattibilissimo e molto più a portata di mano di quanto crediamo, anche se a posteriori avremmo cambiato qualche itinerario.  Per esempio, se dovessi tornare, una notte la vorrei trascorrere nel deserto, cosa che in tre giorni non si riesce a fare, un giorno lo dedicherei a Spa ed Hammam, e un solo giorno alla Medina. Ma procediamo con ordine, cosa secondo me bisogna assolutamente fare/ da cosa non farsi incantare.

Dove dormire

Ci sono molti pareri contrastanti sul dove dormire, sicuramente il modo più caratteristico e alla Sex and The City è scegliere un riad, la tipica abitazione marocchina a pianta quadrata senza finestre sull’esterno ma con una corte interna da mille e una notte. 


Nei cortili interni vi sono piccoli giardini, fontane e piscine dove potersi fermare e gustare un ottimo the, o dal tramonto in poi trasferirsi sul terrazzo all’ultimo piano e farsi una birra ghiacciata. Inutile raccontarcela: la vera esperienza di Marrakech scorre nella città vecchia, e se il vantaggio di alloggiare fuori dalla Medina è quello di essere fuori dalla confusione, sappiate che però perderete tantissimo, soprattutto l’occasione di lasciarsi sedurre da un fascino ancora intatto e non contaminato della città, anche nei suoi aspetti più crudi. Noi abbiamo soggiornato a Le Jardin d’Abdou, bellissimo e super rilassante a cinque minuti a piedi dal centro, ma ce ne sono davvero tantissimi e val la pena esplorare quello che piace di più, fra azulejos e petali di rosa.


La Medina

Passeggiare senza tempo in quel labirinto di viuzze e pon-pon colori sgargianti e specchietti e lustrini che è la Medina e lasciarsi catturare dalle botteghe del souk è un’esperienza che vi farà sentire veramente parte della città. Ci si incanta ad osservare gli artigiani al lavoro, chi incastona gioielli, chi con il telaio crea coperte e cuscini, chi impaglia borse di rafia e cestini, chi modella la terracotta. 
In principio il souk era suddiviso in tanti settori specifici, ognuno per l’attività che vi si svolgeva, ora i confini sono un po’ più meno definiti ma comunque si può riconoscere una parte della Medina più per turisti e una un poi più raffinata, con negozi di design e influenze europee molto più forti. 


Info utile: entrare nella Medina è facile, uscirne velocemente o orientarsi non è così scontato… ad ogni modo la gente del luogo è molto disponibile e ti accompagna ovunque, precisa sempre di non essere una guida (perché non chiedono soldi direttamente a noi per il favore ma prenderanno poi provvigioni sui nostri acquisti dai negozianti) ed è utile ogni tanto lasciarsi accompagnare perché realmente conoscono la città e ti sanno condurre in posti che diversamente non troveremmo. Non tornerete a casa felici e appagate se non avrete speso qualche Dihram in: pon pon, nappette, olio di Argan ed essenze, lampade berbere di quelle bucherellate d’ottone che si riveleranno utili una volta tornati a casa per le serate romantiche (soffitto della camera che sembra La notte stellata di Van Gogh, presente?) coperte e cestini di paglia, e qualche braccialetto di cuoio. Preciso anche che la visita della Medina richiede un po’ di spirito d’adattamento, nella parte più centrale diventa veramente caotica, ogni secondo i vostri piedini sono a rischio perché in una stradina di 2 metri di ampiezza vi ritroverete a passare voi, quattro persone e 5 motorini.



Altra info utile: contrattate. Anche se non è nella vostra indole, anche se non sapete come si fa e l’idea vi mette in imbarazzo, a Marrakech è la regola. I prezzi sono sempre almeno quattro volte più alti di quello che li paghereste realmente e quello è il loro modo di fare, quindi scendete, fate finta di non essere interessate, e vi troverete con un venditore alle calcagne anche per mezz’ora e tornerete a casa fesse e contente. Marrakech è anche una fucina incredibile di designer emergenti, nella zona industriale di Sidi Ghanem è possibile visitare negozi di arredamento e accessori di design per la casa davvero interessanti.

La cucina marocchina: mini-guida di quello che proprio non dovete perdervi

Sono partita con un’altissima aspettativa sulla cucina marocchina, per le spezie usate con maestria, per le Tajine e le carni dalla cottura lenta, per le albicocche disidratate che ho sempre visto utilizzare in ogni preparazione. Ho in realtà scoperto che Tajine può essere un po’ ogni cosa, tutto quello che viene cotto nella pentola di terracotta dal coperchio a cono decorato, è Tajine. 

Sbizzarritevi quindi con Tajine di agnello (la mia preferita), di pesce, di sole verdure, di cous cous o di quello che più vi aggrada, e d’obbligo è l’intingolo poi del pane nel sughetto denso e sfrigolante che rimarrà. Quello che invece non immaginavo è che le spezie appesantiscono tantissimo, e che al terzo giorno mai avrei pensato di sognare riso bianco o frutta fresca. 
Mi sarei invece portata via kg di olive, con cui i marocchini cominciano ogni pasto. Olive nere o verdi insaporite con agrumi, spezie e vinaigrette. 
Il cous cous è un altro piatto che dovrete assolutamente provare, per sentire la vera consistenza della semola di grano, niente a che vedere con quello che troviamo qui.

Ed ora passiamo ad alcuni indirizzi, e se questa vacanza è stata un tripudio di sapori e cibo per l’anima devo un grazie immenso alla Carley, la nostra compagna di viaggio/guida che per mesi si è studiata l’itinerario scegliendo con cura ristoranti, boutique hotel e itinerari.
Non ci fosse stata lei sarebbe stato davvero tutto un'altro viaggio, immensamente grata per averti come amica.

Al via quindi con gli indirizzi: 

Su Piazza delle Spezie ci sono tantissimi ristorantini carini, e alzando il naso all’insù verso il cielo all’ora di cena sarà bello osservare i rooftop altissimi popolati di giovani che mangiano a lume di candela. 
  • NOMAD: è stata la nostra scelta della prima sera, e direi il benvenuto migliore a Marrakech. Una cucina marocchina contemporanea, un ambiente informale e giovane e piatti veramente superbi.  E’ iniziata qui la mia storia d’amore con le Tajine. Meraviglioso anche al piano terreno il negozietto-boutique di artigianato tipico Chabi Chic, che propone ceramiche, bicchieri in vetro soffiato e le spezie utilizzate nel ristorante. Grande rimpianto non aver acquistato quelle per i pop-corn che ti servono all’inizio della cena, veramente da urlo.  (Nomad, 1 Derb Rahba Lakdima, Marrakech)

  • Sempre della famiglia del NOMAD (e per famiglia intendo che ci sono 4 locali top a Marrakech che appartengono a una stessa famiglia) è il Cafè des Epices, posto in linea d’aria dall’altro estremo della piazza. Meta ideale all’ora del tramonto, per l’aperitivo o per una sosta a base di estratti naturali durante lo shopping nella Medina. (Cafè des Epices, Derb Rahba Lakdima, Marrakech, Marocco)
  • Le Jardin: anche questo è un indirizzo da segnare. Ci siamo state il secondo giorno a pranzo, con un sole e un’arietta che era un preludio alla primavera meraviglioso (e angosciante, di quelli in cui pensi “Cazzo devo mettermi a dieta prima di subito, l’estate è dietro l’angolo).  Mi ha ricordato molto 10CorsoComo a Milano, per la quantità di verde presente e i banani altissimi, la terrazza ampia e la terrazza nel piano di mezzo, con la boutique di design all’interno. Uno spazio ampio e all'aperto in cui pranzare velocemente, anche questo con molte proposte vegetariane. Il concept dei ristoranti di grido a Marrakech è inaspettatamente europeo, elegante e ricercato… mai mi sarei aspettata di scoprire posti così sorprendentemente del mio gusto in un paese di una cultura totalmente opposta. (Le Jardin, 32 Souk Jeld Sidi Abdelaziz, Marrakech)


  • Restaurant La Famille: questo è stato l’ultimo pasto che abbiamo consumato, e non si sarebbe potuta concludere la vacanza in maniera migliore. Decisamente il più bel restaurant boutique in cui siamo state, frutto dell’ingegno e dell’eleganza della designer francese di bijoux Stephanie Giribone. Il ristorante è nascostissimo nel souk, e si dischiude all'interno di un giardino nascosto su due piani pieno di piante, piccoli aranci e limoni. Menù prevalentemente vegetariano, qui abbiamo mangiato un cous cous con il melograno, noci e formaggio di capra veramente celestiale e un pane arabo sempre con creme fraiche e funghi. Ottimi anche i dolci.  Stupenda anche la parte boutique, e il mini ricettario della Famille da comprare, anche se abbastanza rustico.  All’appello mancano ancora due tre cose importantissime: i Boutique Hotel, le spa e gli Hammam, e una lista di indirizzi per gli acquisti… ma ve li lascio per il prossimo post!        (Restaurant La Famille, 42 Rue Riad Zitoun el Jdid, Marrakesh)




lunedì 5 dicembre 2016

Sono tornate le girls del Milton, ben arrivato VichyCristina!


Del Milton Beach ne avevo già parlato in questo post l'anno scorso.
Per chi non lo ricordasse o conoscesse, era quel meraviglioso ristorante sulla spiaggia a Rimini che sembrava un circo straordinario, un mix di contaminazioni che faceva sentire contemporaneamente in tanti paesi del mondo: a tratti Bali, a tratti Marocco, a tratti Costa Azzurra. Tutto fuorché Rimini.
L'avventura al Milton Beach per Vichy e Cristina è finita un giorno qualunque quest'estate, senza preavviso, e la notizia mi aveva lasciato molto triste. Ma come? E ora? E tutti quegli arredi fantastici, i lampadari, le scimmie cappuccine di Seletti, i piatti rotti in stile giapponese, dove saranno finiti? Tutti abbiamo un po' sofferto la chiusura improvvisa di quel posto dalle mille anime.
Per fortuna, la mamma e figlia più scatenate della riviera, non hanno atteso molto a farci avere loro notizie, e da circa un mesetto e mezzo sui social la pagina aveva cambiato nome in VichyCristina (nome che peraltro adoro). Tutti ordunque a seguire Vichycristina ad ogni passo, a cercare di capire quale fosse la location che avevano scelto, dove avremmo potuto trovarle.


La scorsa settimana, il Venerdì 2 Dicembre hanno inaugurato il loro nuovo locale, che questa volta è Caffetteria, Brunch della Domenica, English Tea, Dinner e Afterdinner. Amo le scommesse soprattutto quando si tratta di locali che nascono in punti poco strategici, con difficoltà di parcheggio e magari anche in quartieri non proprio belli, e la loro fama riesce comunque non solo a farli emergere ma addirittura in poco tempo, a far rivalutare tutta la zona. E questo è il mio augurio per loro perché se lo meritano, perché sono brave in quello che fanno, ti accolgono sempre con un sorriso e un "tesoro", e sono due lavoratrici instancabili.


Il posto è bellissimo, con tre aree principali diverse fra loro ma simili come ambiente, con carte da parati vistosissime ed eccentriche e tanti lampadari rossi che ricordano tanto le lanterne cinesi che si fanno volare in cielo. Il menù molto è simile a quello del Milton, cinquanta sfumature di pesce dagli antipasti fra cui i famosissimi crudi di mare e le tartare, Oyster Bar e tanti tipi di pasta (del Pastificio Mancini) dagli spaghetti alle linguine, agli gnocchi alle vongole, tutto rigorosamente a base di pesce.
Io ho optato per degli spaghettoni con alici, zafferano, uvetta e pan grattato, gli spaghetti di tonno, Carlotta i crudi di mare. Immancabile la tempura di gamberi di VichyCristina, che perfortuna si sono portate in menù dal Milton Beach... sublime!



Unici puntini di sospensione, ma è un giudizio mio che non so come esprimere in altro modo è che  secondo me sarà un locale (come lo era il Milton) molto targetizzato in base alle fasce orarie, ovvero: chi lo frequenta la mattina non credo saranno le stesse persone a cena la sera.
Ho avuto come la sensazione di essere fuori luogo fra le persone che c'erano per cena, cosa che invece non avvertivo al Milton, ma probabilmente perché era formato da più spazi appartati e non una grande sala unica. Magari è solo una mia impressione, sicuramente non vedo l'ora di provarlo in versione daily ma come dire, se l'aperitivo al Milton per qualcuno risultava eccessivo, ho come l'idea che VichyCristina sarà ancora più estremo.

VichyCristina
Corso Giovanni XXIII 74, Rimini
http://www.vichycristina.it