giovedì 15 febbraio 2018

Innamorarsi ai fornelli: i miei etnici preferiti a Rimini che come sfondo hanno una storia d'amore


Ieri in occasione del giorno di San Valentino volevo scrivere un post di quelli cuoriciosi e che medito da un po'... era partito in realtà come una semplice classifica dei miei ristoranti etnici preferiti qui in zona, poi pensandoci bene era perfetto per il giorno degli innamorati. 
Capita sempre più spesso di conoscere persone per lavoro oggi, anzi... diciamo che nel mio caso rappresenta il 99% delle nuove conoscenze. Anche Andrea l'ho conosciuto parlando di social network, e insieme (oggi posso dirlo) fra mille milioni di litigate, prese di posizione e arrabbiature due galli insieme nello stesso pollaio non sanno stare  ma anche successi, oggi lavoriamo insieme. Io un po' metto becco nel suo e lui, con la fotografia, fa fare a me un level up incredibile nei lavori in cui è coinvolto. Certo, è molto difficile lavorare insieme, e forse tornando indietro non so se lo rifarei, se non altro per preservare il rapporto di coppia as it is, ma se due persone hanno la fortuna di capirsi ed avere la stessa passione beh, un minimo di sacrificio per un tentativo occorre farlo. 
Dalle storie d'amore nascono contaminazioni meravigliose in cucina... mi piace sempre pensare che se per esempio Nicoletta e Jorge non si fossero incontrati, non ci sarebbe stato il Kiosquito46. Allo stesso modo se Camilla e Mariano non si fossero conosciuti, non avrebbero dato vita a quel piccolo sogno che è Abocar due cucine.  Sono ristoranti diversissimi fra loro, alcuni eccellenze altri tradizionali e altri ancora veri e propri ibridi, ma che ci piacciono tanto e che partono proprio da lì: dalla storia di due innamorati. Sapete già quanto io ami la cucina contaminata, sia che sia autentica e preparata da mani esperte autoctone sia che si tratti di cucina influenzata romanticamente da quell'incontro che ti ha cambiato la vita: ecco i miei preferiti in zona.



Kiosquito46

Il carisma della Nicoletta lo conosciamo tutti, ed è stato quello che le ha permesso di vincere anche "I quattro ristoranti" la celebre trasmissione di Sky condotta da Alessandro Borghese. Perchè vi dico questo dettaglio, io che non ho nemmeno la televisione? Perchè quella trasmissione l'hanno vista tutti, da tre anni Sky ce la propina due volte a settimana, e da tutta Italia arrivano persone al Kiosquito curiose di mangiare la cucina argentinoromagnola, e conoscere Nicoletta.
Chi ha avuto la fortuna poi di passare con I Garrido anche solo una mattinata, si sarà sentito certo in un reality. Come tutte le coppie che si amano tanto, Nicoletta e Jorge si battibeccano tutto il tempo, scherzosamente e con quelle minacce amorose che tanto ci fanno sorridere "torno in Argentina e non ci vediamo più", e dopo due minuti sono pronti a darsi un bacino, dare una rimescolata alle patate nel forno, e a bisticciare di nuovo.


Il Kiosquito è un piccolo gioiello, un locale bellissimo situato nel nulla a Riccione, una piccola casa che assomiglia anche a una baita di montagna arredata con tanto amore, e che unisce il meglio della cucina argentina e di quella tradizionale romagnola. I primi piatti sono tipicamente romagnoli, e gli antipasti (tutti a banco come in una gastronomia) sono quelli tipici della tradizione sudamericana: emapandas, melanzane rellenas, i loro gratinati buonissimi, tutti accompagnati da salse piccanti, chimichurri e verdure. La carne è invece il regno di Jorge, e al Kiosquito potete mangiare uno dei migliori asado che potete immaginare, insieme a una grigliata, costicce etc. I dolci sono sempre argentinoromagnoli: dal mascarpone alle crostate di frutta fino ad arrivare agli alfajores, i tipici biscottini sudamericani con il dulce de leche e il cocco. Passateci al Kiosquito, per una giornata "in famiglia", le tagliatelle della Nico sono un comfort food meglio di quelle della mamma.


Abocar Due Cucine

Quando sono tornata dall'Uruguay sono passata da Abocar per un pranzo al volo, ed essendo vicina l'ora della chiusura mi sono fermata a prendere un caffè con Mariano (Guardianelli, lo Chef di Abocar). Sapeva del mio viaggio in Sud America e abbiamo parlato una mezzoretta di Uruguay, di come fossi rimasta colpita da quelle chakra sterminate (le case tipiche) in cui i sudamericani cominciano la mattina a cuocere e preparare l'asado, per poi trovarsi fino a sera con gli amici a mangiare, ridere, bere, fare un bagno in piscina. 


La vita dei sudamericani è molto più collettiva della nostra, molto più un movimento che porta alla convivialità all'interno della casa e non nel ristorante appena aperto o fuori. Anche uno dei miei ristoranti preferiti scoperti a Punta del Este l'ho ritrovato molto simile ad Abocar: el Abrazo, proprio come Abocar ha come elemento predominante il legno, i colori caldi, invita a godersi il pasto con tranquillità e nel silenzio. Mariano è originario di Arroyito di Cordoba, in Argentina... sin da piccolo impara ad apprezzare la cucina attraverso le sue nonne, fra tajarine e asado. Dall'altra parte del mondo proprio come nella favola di Amelie Poulain, c'è una bambina che si chiama Camilla e che, nata nel cuore del Borgo di San Giuliano, dentro la trattoria Il Lurido che era della sua famiglia, comincia a fare i primi passi in cucina. Camilla lascia Rimini a diciannove anni e dopo Valencia, Arles, Parigi e il Perù arriva in Argentina. 


Abocar in spagnolo significa avvicinare, ed è questo l'intento del ristorante: aiutare le persone ad accostarsi ad una cucina giovane e creativa. Due menù, di carne e di pesce che cambiano ogni mese proprio perchè la cucina trae la sua linfa dai prodotti migliori e non sono sempre disponibili. Gli ingredienti del menù vengono scelti all'apice della loro qualità e freschezza, e poi uniti a creare piccole opere d'arte, perchè nella cucina di Mariano c'è una grande attenzione rivolta alle tecniche di lavorazione. Camilla è la regina della sala, come una fatina vi saprà accompagnare nella scelta del menù e dei vini. Abocar è il ristorante dove con Andrea siamo andati a cena la prima volta, da Abocar siamo tornati dopo un annetto e sempre da Abocar torno quando ho in visita qualche amico capace di apprezzare la cucina eccellente (e le storie d'amore nate ai fornelli). A proposito sempre di viaggi, Abocar riaprirà fra poco, ora i ragazzi sono in ferie e sono stati a trovare la famiglia di Mariano a Cordoba. 


Ketfò a Pietracuta

Ci sono tanti altri etnici che mi piacciono in realtà, ma finiranno in un altro articolo meno a sfondo cuori e petali di rosa... sono molto dispiaciuta che poco tempo fa abbia chiuso uno storicissimo etnico che in molti conoscerete, il Ketfò, l'etiope a Pietracuta. Anche quella di Ivan e Gennet è una storia d'amore bellissima, nata a Dire Daua in Etiopia dove Ivan era ospite di una famiglia di cui Gennet era la cuoca e governante. In Etiopia si erano innamorati, e dopo essersi trasferiti in Italia, in un momento di in cui il lavoro di Ivan da grafico pubblicitario cominciava a non soddisfarlo più, avevano cominciato a fare piccole cene fra amici, per fargli conoscere la cucina etiope. La cucina di Gennet aveva riscosso subito molto consenso e grande entusiasmo, e le persone attorno alla loro tavola diventavano sempre di più. Praticamente sconosciuta prima di loro, hanno deciso di lanciare a Pietracuta la prima cucina etiope con il nome di Ketfò. Due annetti fa, dopo qualche anno di attività l'avventura si è trasformata in un food truck che ha girato un bel po' l'Italia, il Piccolo Ketfò. Grazie a questa avventura Gennet è riuscita a portare in Italia anche le sue sorelle, e sempre grazie a Ketfò hanno aperto una onlus per aiutare il villaggio originario di Gennet. Al 2015, quando ho conosciuto Ivan, avevano già adottato a distanza 14 bambini. Oggi credo che scriverò a Ivan, e aggiornerò poi il post con gli ultimi aggiornamenti... chissà dove è ora il Piccolo Ketfò e quali sono i loro prossimi progetti! 


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1 commento

Lalu ha detto...

Che belle queste storie che uniscono l'amore per l'altro a quello per gli altri attraverso il cibo
Lalu

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