lunedì 12 marzo 2018

Corso di vera cucina casereccia giapponese e un giretto ad Ascoli Piceno


Quando penso a una città in cui vorrei vivere se non abitassi qui rispondo sempre Bologna. Ci ho vissuto i miei anni più belli, ci ho passato i tempi più spensierati, è stata la città che mi ha formata a livello di studi e mi ha fatto capire cosa avrei voluto dalla mia vita. Soprattutto, è stata la città che mi ha dato le amicizie più importanti, quella in cui ogni caffè e ogni posticino era una scoperta e tutto una sorpresa mai scontata... anche oggi, a distanza di ormai dieci anni, la guardo con gli occhi di una turista che scende dal treno per la prima volta, e nutro per lei i sentimenti simili di una ragazza scaricata dall'ex fidanzato. Se tu sei a Bologna e io no in questo momento, io ti odio sono gelosa.


Bologna mi ha donato soprattutto l'amicizia di Chizu, l'arrivo di Yuma, e tante emozioni che avevo scritto malissimo qui cinque anni fa, persone che sono nel mio cuore nonostante il tempo purtroppo sia sempre tiranno e mi porti pochissimo da quelle parti. L'amicizia con Chizu mi ha fatto conoscere tante altre sue amiche giapponesi, e dovete sapere che a Bologna ci sono tantissime ragazze jap una più cazzuta dell'altra... e se Chizu è la regina del fil di ferro, Mari è una blogger e guida turistica meravigliosa, un'altra loro amica produce terracotte incantevoli, l'altra ancora è una cantante lirica da far venire la pelle d'oca. Concludo questa sbrodolata di nostalgia dicendo che ogni volta che vado a Bologna e lo sapete bene, non mi fiondo sui tortellini ma sugli ultimi asiatici aperti, perchè a casa di Chizu di cose buonissime negli anni ne ho mangiate tante, e sedermi in una tavola calda asiatica ovunque io sia è un po' come ritrovarla (oltre al fatto che Bologna e ancora di più Milano sono avantissimo sulla questione, cose a Rimini impensabili). 
E' stata Mari a parlarmi un giorno durante un caffè di una sua amica, Chie, che faceva corsi di Cucina giapponese casereccia nelle Marche. Dopo aver provato Yuzuya a Bologna e dopo i gyoza di Sentaku qualche settimana fa, la cucina di casa nipponica è una vera ossessione, e così ho ripreso i contatti con Chie poco tempo fa e mi sono organizzata per andarci Domenica. 


La mia ignoranza geografica mi faceva Ascoli molto più vicina, e quando Sabato ho constatato che si trattava di due ore e passa di macchina con sveglia domenicale alle 7 per essere lì alle 10, già sentivo i moccoli di Andrea. Il menù a base di Ramen e Gyoza nello stesso corso però l'ha convinto, e siamo partiti senza ucciderci problemi. Chie Yoshida è una violinista meravigliosa, di una grazia e di una compostezza come solo le donne giapponesi sanno essere, ed vive in Italia dal 98', felicemente sposata a un delizioso ragazzo italiano e con una bimba stupenda. Il nome della sua pagina Facebook, NON SOLO SUSHI- Corso di vera cucina casereccia giapponese mi fa impazzire. 




Ti accoglie nella sua casetta avvisandoti la sera prima che come da tradizione non si entra con le scarpe, e che quindi portarsi le ciabatte da casa è buona cosa. Casa sua accoglie ogni Domenica 6 persone a pranzo dopo il corso, e nei giorni infrasettimanale tanti chef vanno a perfezionarsi e migliorarsi ai suoi corsi che hanno tutto il sapore di un corso casalingo, senza fronzoli, fatto di chiacchiere e the al gelsomino prima di mettersi a preparare. 


Del Ramen ho scoperto che arriva dalla Cina e si tratta di street food, non di cucina di casa, che ne esistono di 4 tipi e che io credo di amare quello con la salsa di soia. Che il procedimento è molto lungo e parte giorni prima con la rosolatura della pancetta, ma che anche in Giappone ora lo preparano spesso e molto spesso con additivi chimici, più che altro per renderlo sempre uguale e ripetibile. Prepararselo da soli però, dal brodo ai noodles, non ha prezzo ed è una sensazione veramente appagante.  Dopo il corso ci si siete tutti insieme a tavola, e si mangia insieme, un modo bellissimo per conoscere ancora meglio le persone con cui già si è condivisa la cosa forse più intima che ci sia: preparare insieme del cibo.


Dei Gyoza ho imparato che potrei mangiarne 20 senza problemi, che sono molto più facili come preparazione rispetto al Ramen e proverò sicuramente a replicarli, soprattutto per quel procedimento intermedio (confermato da chef giapponesi) di mettere tutto l'impasto in due sacchettini gelo, e calpestarlo con i piedi ripetute volte per compattarlo e allargarlo. Anche questo è molto appagante e liberatorio. Oltre al Ramen e Gyoza abbiamo preparato Harusame sarada (insalata con spaghettini di soia e verdure) e Anin Doufu (budino al latte di mandorle e bcche di goji). Un corso molto divertente e una domenica diversa dal solito.


Sto cercando di convincere Chie a venire a Rimini, avremmo già la location, per un corso con menù giapponese (cambia sempre, ne ha tantissimi diversi e la prossima domenica comincerà quelli primaverili). Chi di voi è interessato (dai 150 messaggi non letti su Instagram di ieri che chiedevano info direi molti. Mandate mail a cucinopertescemo@gmail.com e verrete esauditi! 


Se non bastasse questo per prendere la macchina, il viaggetto a Ascoli vale la pena, è una città piccola ma stupenda, lo sapevo per sentito dire ma non mi aspettavo così tanto. Un giretto veloce sotto il sole, un caffè dallo storico Caffè Meletti in Piazza del Popolo (annoverato fra i 150 caffè storici d'Italia e famosissimo per l'Anisetta Meletti) e uno sguardo a tutto quel Liberty stupendo, e la vostra Domenica è bella che fatta. 



p.s. per i non foodblogger, l'Anisetta è un liquore a base di anice verde, ed ha un sapore a metà fra il finocchio e la menta. Buonissima as it is con il ghiaccio ma ancora più buona a correggere il caffè, l'Anisetta nasce ad Ascoli Piceno e dal 1870 viene prodotta dal Caffè Meletti. 
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