giovedì 20 luglio 2017

48 ore in Romagna, come si fa a far tutto?


Il weekend scorso è stato meraviglioso, pieno. Uno di quei weekend in cui -e succede sempre più spesso quando ho amici in visita- apprezzo davvero il vivere qui, e non vorrei abitare altrove. Chi l'avrebbe mai detto, tre anni fa? L'occasione è stata la visita di Mariachiara, e con Francesca ci eravamo ripromesse di farle scoprire il meglio della Romagna, pur conoscendola lei già molto bene.
Effettivamente poi, ci siamo ritrovate a improvvisarla, compiendo anche io una piccola pecca su un posto che è bellissimo, ma in cui abbiamo mangiato male.

Questo post nasce da una riflessione che facevo questi giorni in merito ad un'iniziativa legata ad influencer e promozione della Riviera che mi sta lasciando un po' perplessa.. la seguo e confesso di aver pensato quando è uscito il bando "Che figata pazzesca", la guardo ora (anche se siamo all'inizio e aspetto a pronunciarmi e mi dico "ma è veramente questa la Romagna che stiamo proponendo come turismo?". Gli influencer in questione (tutti sotto ai trent'anni) si svegliano alle 12, postano foto da ristoranti veramente dozzinali nel maggiore dei casi, postano stories su Instagram la sera tardi tenendo il cellulare al contrario #benemanonbenissimo 😀 Un turismo insomma, sotto il livello minimo di chi arriva a Rimini, parcheggia e spera di non dover più spostare la macchina fino alla data di partenza, ignorando la bellezza dell'entroterra e di tanti paesini o locali che sono a mio avviso, la parte vera della Romagna, quella più vera. E poi ho pensato a cosa abbiamo fatto noi, fregandocene delle distanze, del freddo del caldo, del traffico della Domenica e di tutto quanto. I suggerimenti sarebbero milioni, impossibile esaurire anche solo minimamente in tre giorni tutto quello che ci sarebbe da fare, questo è solamente il post con alcuni Tips su "cosa abbiamo fatto". 

Il mio pomeriggio con Maricler comincia da Panenostro Lab, dove già si trovava ed era stata a prendere un caffè, sorpresa perché insieme al caffè le avessero portato anche le ciliegie. Ah, i romagnoli come sono ospitali. Non potevamo non fare una tappa al Bar Lento, una delle realtà più belle che abbiano aperto lo scorso inverno (o forse addirittura quello prima). Un Chai Latte per me e un Caffè Americano estratto a freddo per Mariachiara, accompagnati da mille chiacchiere lavorative e di vita (perché per chi non lo sapesse, lei è la mia guru per tutto quello che riguarda l'ambito lavorativo, le riflessioni, la comunanza di pensiero in un sacco di tematiche).

E insomma, sapevo che me le sarei ricordate per molto tempo le sue parole, e meritavano una cornice speciale. Prima di andare a Rimini una breve tappa Dalla Jole, non abbiamo preso nulla ma non potevo non mostrarle uno dei posti più romantici di Rimini (fino a che non si riempie di fighetti almeno). 😉


Prima tappa reale: Marè, Cesenatico. Mariachiara era stata molto diretta: "fate di me quello che volete, ma portatemi al Marè"... e il primo pranzo del Sabato (successivo al giretto per Cesenatico la sera prima, è stato proprio lì). Una festa, con tante amiche che erano venute per salutarla, e l'atmosfera che cercavamo, pur essendo Sabato a pranzo e le spiagge un po' full.  


Abbiamo mangiato passatelli asciutti con zucchine e gamberi, bevuto cocktail fantastici, e convenuto che il Marè è sempre una tappa fondamentale quando si vuole stupire con semplicità i propri ospiti. Perché? Perché basta il tramonto vista capanno, il servizio sempre gentile, e una cucina di alto livello pur essendo sul mare... perfetto per mettere subito a proprio agio gli amici da fuori e farli sentire a casa. 

Altri due consigli se vi trovate a Cesenatico: una visita alla Libreria Pagina27, dove Ronnie -la titolare- vi accompagnerà in un mondo meraviglioso, vi saprà consigliare i libri più adatti alla vostra anima. E un altro, il "Giardino dei Sapori Perduti", che sforna i biscotti più buoni della Romagna. All'arancia, alla rosa, al cacao e sale di Cervia. 

Altro giro altra corsa, siamo state nel pomeriggio a vedere le Saline di Cervia, ad ammirare il riflesso degli specchi e del sale nell'acqua verso l'ora del tramonto, quando tutto intorno diventa rosa. 


Mentre aspettavamo Arianna siamo invece state a Cervia... il Canalino e il susseguirsi di locali lungo la passeggiata mi danno sempre quel senso di vacanza che cerco quando voglio staccare un attimo e tornare a casa allegra. Sui locali c'è l'imbarazzo della scelta, c'è il Buteco che è brasiliano, il Catalina Sushi Bar che è un ristorantino fusion e i suoi pestati, la Pousada Beijaflor a inizio canale.
Noi abbiamo optato per il Portò, un gin tonic e una Caipirinha al Maracuja. Non è un gran che quello che propongono come accompagnamento all'aperitivo, ma la location fa il resto.



Ed arriviamo alla serata... Ammetto, non ci andavo da tanto tempo alla Casina Pontormo. Era più la voglia di far scoprire a Mariachiara e ad Arianna che non ci era mai stata, uno dei miei posti preferiti nel mondo: Bertinoro. Ci siamo decise all'ultimo, è vero. Abbiamo prenotato all'ultimo, e siamo comunque riuscite a trovare un posticino di fuori, in quella meraviglia di casa di campagna che assomiglia più ad un Cottage inglese. Tutta una lucina, un lampadario di cristallo sospeso ad un albero ed un'atmosfera stupenda. Ma il cibo no, e quando dico no io è proprio no. Di sei portate non se ne salvava una, eppure il locale è pieno sempre. L'unica riflessione che mi lascia sempre perplessa quando scopro un posto bellissimo ma in cui si mangia malissimo è: ma è così difficile cucinare bene? E niente, non mi dilungo. Ho toppato, ma almeno abbiamo visto Bertinoro.


Fine serata con pochi fronzoli, eravamo cotte sfinite e siamo andate a nanna.

La mattina dopo giocavo in casa, la partenza era fissata per le 15 e abbiamo deciso di fare un giretto a Santarcangelo. Uno dei posti più suggestivi ma assolutamente fuori dall'itinerario turistico di qualunque persona venga in Romagna, è Mutonia, il Campo della Mutoid Waste Company.


Negli anni 90', il gruppo di artisti inglesi (celebri per le sculture gigantesche e saldate create solo con materiali di recupero) si stabilì a Santarcangelo in una cava lungo il fiume Marecchia. Quando ero piccola, ricordo benissimo il loro camion, interamente strutturato come un grande mostro sul fronte, mi faceva una gran paura quando lo incontravo per le strade 😃 Dagli anni 90' i Mutoid si sono affermati e fatti conoscere nel mondoe continuano anche oggi a svolgere performance, a disseminare la Romagna con le loro creazioni. La più celebre è Shona, ed  la Chef e anima del Calycanto, c'è poi Andy, che suona nei Rock'n'Roll Kamikaze e porta in giro per il mondo il nome di Santarcangelo...




Perché una visita a Mutonia? Perché è un esperimento sociale e artistico, questo accampamento punk anglo-romagnolo. Perché non ti senti davvero a Santarcangelo ma in un film che potrebbe essere girato in tante stanze diverse, tante quante sono i camper e gli accampamenti di chi ci abita, e lascia aperte le proprie porte ai visitatori, sorvegliati a vista da robot meccanici, animali e fenicotteri di acciaio, funivie abbandonate e macchine dove manichini vengono sorpresi a fare l'amore sui sedili posteriori. I Mutoid sono artigiani postindustriali, per loro la discarica è come il campo del contadino che è pronto a ricavare dalla terra i migliori frutti: riutilizzano ciò che le persone normali getterebbero e sono riusciti a ricavare dai resti della società dei consumi (la nostra), il loro non-paesaggio. Sono dei rigattieri contemporanei, capaci di creare arte.



Dopo Mutonia un caffè veloce al Bar Commercio e un giretto per Santarcangelo nel paese vecchio.
Eravamo indecise molto sul pranzo, visto che avremmo optato come ultima tappa per un classicone. Tornando giù dalle scalinate diciamo che la finestrella aperta sul retro della Sangiovesa ci ha chiamate per nome, con tutti gli affettati in bella vista. Ecco quindi che in cinque minuti eravamo sedute, un tagliere per tre e le Tagliatelle della Minghina in tavola, come si suol dire, la degna conclusione di tre giorni in cui ci abbiamo provato a creare un collage quanto più possibile variegato. Dalla Sangiovesa che è super tradizionale, al Bar Lento che è contemporaneo, a PaneNostro che è un nuovo format di ristorazione dentro all'hotel... e voi? Che itinerari avreste scelto?
Quale è la Romagna che più vi rappresenta?

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mercoledì 5 luglio 2017

Santarcangelo dei Teatri, dove vado a mangiare?


Due anni fa la mia amica Bebe, in visita qui per Santarcangelo dei Teatri scriveva questo:

"Di come andare in un posto e trovare tutto quello di cui hai bisogno. E di come trattare una piccola città come un parco giochi facendosi meravigliare di continuo. A Santarcangelo di Romagna tutto questo è un'attitudine esistenziale naturalissima."

Ho cominciato ad amare questa manifestazione e a provare eccitazione e quell'attesa da evento imminente non da tantissimo, sono sincera. Come sempre, avere amiche smart, con interessi diversi e molto appassionate apre gli orizzonti. L'ho capito ancora una volta questo weekend, quando sono stata a Bologna a trovarle ed era un po' che non ci andavo, stare lontano da loro mi ha un po' -passatemi il termine- impoverita. Sono bastate 24 ore per rimettere in moto sinapsi che avevo scollegato e tornare giù carica e piena di propositi. Ma torniamo a noi: siete a Santarcangelo dei Teatri, dove andare a mangiare? Ogni volta mi stupisco di quanto in piccolo paesino come Santarcangelo la concentrazione di ristoranti di livello sia veramente alta, ed è una garanzia: dove vai, non sbagli. Ecco i miei tre per aperitivo/cena preferiti di quest’estate, Santa is for lovers. 

Il Calycanto 



Già recensito qui, il Calycanto non ha bisogno di presentazioni a Santarcangelo e nemmeno nei dintorni, ma potreste non conoscerlo se siete appena arrivati, e non trovarlo subito (complice anche Google a cui sembrano piacere solamente i tradizionalissimi romagnoli). Al timone della cucina del Calycanto c’è Shona, Mutoid dall'accento inglese meraviglioso e gentilezza disarmante. Tutte le cose che oramai ci sembrano normali ed entrate nella routine ristorativa, come ad esempio torte altissime, piatti rovinati che raccontano storie, bicchieri in ceramica bianchi e cose spaiate, al Calycanto ci sono già da 10 anni. 10 anni fa, in questo piccolo pezzo di mondo in questo paese che è il mio ed è sempre avanti anni luce sulle tendenze, qui c’era già tutto il divenire. Il menù è una sorta di giro del mondo di tutte le cucine, da quella africana a quella greca, fino ai classici della cucina indiana per arrivare alla Cheesecake americana, il tutto in chiave fusion. 


Il Calycanto è stato senza dubbio l’embrione di quel movimento che ha portato Santarcangelo ad essere una chicca nella Romagna, così chic e così se vogliamo anche un po’ snob, così lontana dai ristoranti romagnoli tradizionali che ci vogliono solo consumatori di piadine e tagliatelle.

Sugabòtti 


Sugabotti (foto in apertura al post) si trova in una delle posizioni più romantiche di Santarcangelo, e lo troverete facilmente… tavolini in legno, sedie, fiori dentro lampadine e tante piccole attenzioni hanno reso questa bottega di specialità ed eccellenze enogastonomiche una piccola osteria. Piccola perché ci sono solamente cinque tavolini, ma grande nella proposta, che include taglieri di salumi e formaggi, insalate, crostini con burro francese e alici del Cantabrico, e tanti altri prodotti di primissima qualità. 



Sugabotti è l’esperienza unica di andare dal proprio salumiere di fiducia e poter mangiare seduto comodo con un calice di vino. È il privilegio di poter accedere a  una dispensa magica, dove ci sono tutti i prodotti migliori che Federico e la sua famiglia hanno scelto negli anni. È un locale che mancava, e ce ne dovrebbe essere uno in ogni paesino della Romagna a mio avviso. Tu arrivi, ordini i salumi e il vino migliore all’oste, and enjoy life.

Il Lavatoio Bistrot



Poco più in su c’è il Lavatoio Bistrot, dove sarete accolti da un quadro che recita chiari gli intenti del locale: "Non usiamo la Farina 00, Non facciamo tagliatelle, Non facciamo la piadina, Non abbiamo il vino della casa. Diversamente Romagnoli". Geniali, ho pensato la prima volta, e molto coraggiosi per un paese come Santarcangelo. È certamente uno dei locali con il dehors più bello di tutta Santarcangelo, un giardino privato con tanto verde, che una volta si chiamava L’Agrumaia, e ancora prima faceva parte del vecchio lavatoio cittadino (a proposito, proprio lì dall’altra parte c’è un murales meraviglioso di Eron che riprende la vita delle donne di quel tempo, have a look!).


Il comfort food per eccellenza è rappresentato dal loro menù, che dedica una voce speciale ai Passatelli, dei quali ne vengono proposte tre varianti. I ragazzi del Lavatoio sono bravissimi, e l’atmosfera la sera con tutte le lucine, le lanterne e le candele, qualcosa di magico. 




Santa is for lovers Adresses:
Calycanto | Contrada dei Nobili 14 | 0541622518
Sugabòtti | Via Saffi 15 | 3381350331
Il Lavatoio Bistrot | Via Ruggeri 32 | 3282622180 
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domenica 2 luglio 2017

Scollina, la cena nel campo di mais del Podere Bianchi


Il mondo è pieno di cose magiche, 
pazientemente in attesa che i nostri sensi si acuiscano.

W. B. Yeats


L’anno scorso era in un campo di zucche, quest’anno per non ripetersi Marco Bianchi (non lo chef, Marco del Podere Bianchi ndr) l’ha organizzata in modo che il passaggio, attraverso una porticina in legno che da sull’infinito, fosse attraverso un campo di mais. Un labirinto creato in un campo di mais per la precisione, la cui visione d'insieme l'ho avuta solo una volta tornata a casa, guardando il video della serata ripreso dal drone. Non ci fossi stata, avrei pensato a tutti gli effetti ad uno sbarco alieno. 


Già solo il tragitto per arrivare a Cavallino, sulle colline di Rimini, attraverso distese di fiori di cipolla illuminati al tramonto e strade sassose che vi sporcheranno tutta la macchina macchissenefrega varrebbe la visita... la strada sterrata che conduce al Podere Bianchi vi farà sospettare più volte che il navigatore vi abbia ingannato. Attraverso la porticina si accede al labirinto, che è fatto di vari pit stop mangerecci, dall'aperitivo di benvenuto Rosè,  ai succosi spiedini di carne cotti sulla graticola, dal panino al latte con il pulled pork ai cassoncini con le erbe di campo.



A indicarvi la retta via, solamente dei cartelli stradali di legno con due indicazioni: di qua e di la. In cima, dove si svolge Scollina, il panorama di fronte a voi è da lasciare senza parole, e se la poesia intorno non fosse ancora abbastanza ad accogliervi nella radura un'arpa e un violino (Red Roses Duo) accompagnano l'intera serata, sulle note di Yann Tiersen.


Il menù è semplice ma buono: Tartare di carne come antipasto, cannelloni (buonissimi davvero, per me che poi non mangiavo carboidrati da un mese ancora più buoni), filetto con riduzione di Cabernet Sauvignon e patate sabbiate e alla fine, una selezione di formaggi dell'Azienda Pintus di San Savino, eccellenti. L'atmosfera di Scollina è quella di una grande festa di paese, con le lucine, la musica, la gente che chiacchiera e conversa e il tempo che scorre lento... di diverso da tante altre cene/pranzi l'età media è un po' più alta, e questo è bello perché ci sono famiglie intere, bambini, nonni che si divertono tutti insieme.

Ecco, se devo fare un piccolo appunto a Scollina è che mi aspettavo un po' più di cura nei piatti e nella presentazione dei tavoli, ma l'esperienza (ormai ventordici fra pic nic, vigne, mari e monti di questi anni) mi dice che il cibo è forse un po' la parte più trascurata, e capisco bene che in questo genere di eventi (vale per me come per tutti) bisogna sapere ed essere coscienti che è un format che si paga, una location, tante persone che lavorano e un pacchetto in cui il cibo non ha lo stesso peso dell'idea... piccola divagazione in difesa degli organizzatori di eventi (che comunque fra Siae, affitto tavoli, etc hanno un costo altissimo) e contro a chi si lamenta di tanto in tanto di questo o di quello. 

Bravo quindi Marco, che per la cronaca è giovanissimo e bravi tutti i giovani che decidono di investire e, come dice qualcuno, credere alla bellezza dei loro sogni.


Ogni portata è accompagnata da vini del Podere Bianchi, e a concludere la cena macedonia di pesche e gelato alla crema e... last but not the least fuochi artificiali, cascate d'oro luminose a rendere tutto ancora più magico. Non li vedevo da un bel po' -confesso- i fuochi d'artificio, e un po' sono tornata bambina.


Appuntamento per la prossima Scollina il 14 di Luglio, ma usciranno sicuramente anche altre date, che troverete disponibili sul sito qui.


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