venerdì 31 luglio 2015

Il Calycanto a Santarcangelo, avere il meglio a due passi da casa.

Uno dei miei preferiti, il tikka masala speziato al punto giusto e con il naan

È che per anni mi sono chiesta perché abbia viaggiato tanto senza cercare e senza desiderare altro che ristoranti e bar, atmosfere particolari e suggestioni, per poi ritrovarmi -come quasi sempre suppongo- ad avere il meglio a due passi da casa. 
Hanno avuto importanza inimmaginata luoghi in cui il pensiero corre anche da fermo, luoghi frequentati da altra gente, dove incontrare persone che, pur non facendo nulla, ti entrano comunque nell’anima e stanno lì, in silenzio eppure presenti.


Il Calycanto a Santarcangelo è uno di quei posti che avrei voluto creare io, che ogni giorno vedo cose e penso a come sarà un giorno il mio locale.
Google dice: Il ristorante propone un'ampia scelta fra cucina etnica che sfiora l'India, la Grecia e la cucina mediterranea a base di carne con salsine aromatiche e del tutto particolari.
Ho dovuto per la prima volta nella mia vita controllare una descrizione da Google e cercare un punto da cui partire, perché le suggestioni sono talmente infinite che mi perderei.

Bebe e il suo riso thai al latte di cocco e curry

Al timone della cucina del Calycanto c’è Shona, accento inglese meraviglioso, gentilezza disarmante e.. la prima volta che l’ho conosciuta anni fa aveva i capelli fuxia, si aggirava per la cucina con una Chocolate Cake alta più o meno 15 cm. Cose che oramai siamo abituati a vedere, ma nel 2005… sì, credo fossero quegli anni lì, no.
Ragionavo infatti di quanto tutte le cose che oramai ci sembrano normali ed entrate nella routine, come ad esempio torte altissime, piatti rovinati che raccontano storie, bicchieri in ceramica bianchi e cose spaiate, al Calycanto siano arrivate prima.
10 anni fa, in questo piccolo pezzo di mondo in questo paese che è il mio ed è sempre avanti anni luce sulle tendenze, qui c’era già tutto il divenire.

Ci sono stata con Bebe durante Santarcangelo dei Teatri, non siamo riuscite a mangiare fuori nel dehor per le stradine del paese vecchio ma meglio così, è rimasto prima della fine dell’estate un desiderio inespresso da depennare! 
Il menù è una sorta di giro del mondo di tutte le cucine, da quella africana a quella greca, fino ai classici della cucina indiana per arrivare alla Cheesecake americana, il tutto in chiave fusion. 
Di tutti i ristoranti che ho provato in giro per il mondo e le loro cucine, i piatti più buoni sono quelli del Calycanto, quasi come se si girasse tanto ma poi è sempre la strada di casa quella da ritrovare.
Shona e il suo animo che sicuramente tanto ha viaggiato, il suo essere una Mutoid, ovvero appartenente alla Mutoid Waste Company, la comunità di artisti, scultori e performer, che all’inizio degli anni novanta si insediò a Santarcangelo. Lungo il fiume Marecchia fondarono il loro piccolo meraviglioso regno “Mutonia” creando un villaggio degli scarti, fatto di rifiuti e pezzi di automobili a cui ridare vita, in un’ottica post-industriale.

Credo che Paola (Donini, ndr, la titolare) sia stata davvero lungimirante e avanguardistica quando ha pensato all’unione di più cucine dal mondo, a Shona, e a tutto il resto. 

La Cheesecake ai frutti di bosco, ormai emblema del Calycanto. 
Buona da svenire, per me oramai ossessione, se dovessi scegliere un dolce simbolo dell'amore sarebbe sicuramente questo.

Il Calycanto è stato senza dubbio l’embrione di quel movimento che ha portato Santarcangelo ad essere una chicca nella Romagna, così chic e così se vogliamo anche un po’ snob, così lontana dai ristoranti romagnoli tradizionali che ci vogliono solo consumatori di piadine e tagliatelle.
Quando penso al Calycanto mi si spalanca il cuore e mi sembra di vivere in un paese di ampio respiro, cosmopolita, e attento alle evoluzioni del mondo.

P.s. e se dopo il Calycanto ancora non siete on the road nel vostro viaggio personale, salite le scale della porticina accanto e vi troverete al The Noble Experiment, lo speak easy-chic e raffinato dove è residente il bartender Jonathan di Vincenzo.
Ma come per ogni speakeasy che si rispetti, non voglio svelarvi nulla.

Calycanto
Contrada dei Nobili 14
Santarcangelo, 0541.622518

venerdì 10 luglio 2015

Ca' de Be' a Bertinoro, la piada più buona della Romagna.


Capita sempre più spesso ultimamente che mi arrivino richieste su consigli sul dove mangiare e passare una bella serata via mail, e ogni volta non nascondo che la cosa mi faccia piuttosto piacere. 
I blog sono certamente canali di comunicazione capita di affezionarsi (a me per prima) alla vita della persona singola, chiedersi cosa faccia durante la giornata e andare a cercare qualche post di aggiornamento come se si fosse amici davvero.
Tutto questo fermento intorno al web, complice da sempre il blog ma anche tanto grazie al lavoro che sto facendo, mi così porta a scoprire realtà che ignoravo e conoscere persone a me affini che  mai avrei pensato di poter conoscere... 
non è poi questo il significato di “fare rete”?

Càpita così che pochi giorni fa mi scrive Chiara, e mi dice espressamente che sarà in riviera per il weekend, che malauguratamente ha scoperto dopo aver prenotato che è la Notte Rosa, e che quindi cerca un posto lontano dal casino di Rimini in cui poter mangiare romagnolo e stare bene (che sempre più si va cercando un’esperienza completa che non comprende solo il cibo).
Quale migliore occasione quindi per farle scoprire un paesino che amo tantissimo e di conseguenza, la piada migliore della Romagna? 





Di Bertinoro, della sua bellezza, di quanto per me significhi quel paese, e di quanto la mia testina si senta in vacanza quando mi capita di andarci, ho già parlato qui
Quello che ancora non avevo fatto, era parlare della Ca’ de Be’, storica osteria-enoteca simbolo della ristorazione e della cultura enogastronomica romagnola. Ca’ de Be’ rifugio dell’anima in inverno, quando si ha voglia di qualcosa di caldo e di un camino con qualche parete in legno rassicurante che ci faccia sentire in montagna.
E Ca’ de Be’ in estate, che è probabilmente una delle terrazze panoramiche o “la” terrazza panoramica più bella di tutto il circondario. 
Ci si arriva per delle stradine strette e acciottolate che sembra di essere in uno di quei paesini della Sicilia tipo Erice, fino a che non si sbuca in piazza della Libertà. 
Basterà affacciarsi infatti alla panoramica per scorgere sotto ai vostri occhi una terrazza immensa, e nell’aria un profumino di piada. 

La scorsa settimana l’idea era stata “facciamo un aperitivo” poi però dopo un po’ di  insistenza da Cesena centro sono riuscita convincere Filo ad andare a Bertinoro, e a bere una bottiglia di vino e spizzicare qualcosina alla Ca’ de Bè. Ecco quindi una cena/non cena veloce, un tagliere di affettati misti e per me che sono ingorda e ho quei gusti un po’ da camionista, anche i crostini con i fegatelli. E ovviamente, tantissima piada. 
Che parliamone, per me la piada è quella cesenate alta almeno mezzo cm e che profuma di strutto, quella che puoi tagliare nel mezzo esatto se vuoi metterci dentro il prosciutto. Astenersi quindi riminesi brutti con la piadina-foglio di giornale.


Di tutte quelle mai mangiate, quella della Ca’ de Be’ è LA piada, che unita allo spettacolo che vi si dischiude davanti agli occhi al tramonto sulla terrazza panoramica e ad una bella bottiglia di sangiovese dei colli di Bertinoro… beh, mi sembrano sufficienti motivi per una fuga romantica o rilassante nell’entroterra! 



una foto alla maglia di Filo ci stava troppo: Legalize Aliens, They are friends.

Ca' De Be' 
Piazza Libertà 10 
Bertinoro

lunedì 6 luglio 2015

Un viaggio negli anni del Proibizionismo al Belludi 42 di Riccione




Dove fosse finito Charles Flamminio con i suoi cocktail stratosferici e la sua aurea di magia nomade di spezie ed essenze orientali, me lo avete chiesto in tanti.

Perché dopo averlo scoperto l’estate scorsa qui, e dopo averlo stalkerato per bene, è nata un’amicizia che non ci saremmo aspettati e che ci ha portato ad incontrarci molto quest’inverno, dalla prima data al Club de Pirottines a Bologna, alle varie serate al Fram Cafè etc etc.








 Alcuni dettagli al Belludi, dalle (nascoste) teiere russe in samovar in cui si prepara il the, alle bottiglie bottigliette e ampolle che racchiudono essenze naturali, agli incensi di pasta egiziana che Charles si fa portare dal mondo


Dopo un inverno on the road per tutta l'Italia fra serate semprepiene, tanto studio, corsi e bighellonaggio costruttivo come solo chi come noi ha fatto del suo cazzeggio un lavoro, ora Charles è in pianta stabile a Riccione, al Belludi 42, con un cappello del mago sotto al quale si nascondono tantissime sorprese e racconti... sempre con il cuore (in questo caso intagliato nel limone ♥)

Partiamo subito con un presupposto: scordatevi di andare al Belludi e ordinare uno Spritz.

O un Moscow Mule con il cetriolo, che anche io ho fatto questa gaffe e Charles mi ha spiegato bene che non c’è traccia di cetriolo nella ricetta originale del cocktail più hipster di sempre.

Il Belludi 42 nasce e si rifà agli speakeasy del 1920-30 e al periodo conosciuto come proibizionismo, in cui la vendita, la produzione, e il trasporto di alcolici erano illegali in tutti gli Stati Uniti.

Questi esercizi commerciali chiamati appunto speakeasy, erano abusivi e nascosti in garage, stanze dismesse dietro ai portoni, nei sottoscala e in vecchie stanze di hotel sotterranee.

Cominciarono a diffondersi nei primi anni venti abusivamente e alcuni di questi appartenevano alla criminalità organizzata.






Appena arrivata ho trovato un cartello di non mio gradimento “Non fotografare il locale” #mawhatdafuck, ma mi è stato spiegato che anche questo fa parte della filosofia speakeasy, per cui il locale non si deve vedere, e in effetti nemmeno da fuori è tanto riconoscibile, dovrete proprio cercarlo.

Mi sono perciò accontentata di fotografare Charles al bancone e lascio a voi il piacere della scoperta.


La Drink List come dicevo non prevede Spritz ma classy cocktails come Moonshine e Old Fashioned, il primo cocktail ad essere stato denominato tale. Nato sempre durante il proibizionismo l’Old Fashioned vi verrà preparato con il fornelletto, il bitter sul fuoco con le spezie, “alla vecchia e originale maniera americana”.

Ai tempi, veniva aggiunta anche la soda per camuffare l’odore dell’alcol..

Io mi sono invece fidata di Charles, vista la giornata afosissima della scorsa settimana in cui ci sono andata, e ho optato per una bevanda a base di Chartreuse, liquore francese che dal 1600 viene prodotto in Francia da un gruppo di monaci certosini. Il cocktail in questione si chiama 127,  e -incredibile ma vero- è stato inventato proprio a Rimini dieci anni fa da Gianfranco Pola, ambassador italiano per Chartreuse.




Un’esperienza retrò quindi, quella al Belludi 42, che si configura come un tuffo negli anni 30’, non solo nelle atmosfere del locale ma soprattutto alla scoperta dell’arte della miscelazione autentica, che in quel periodo ebbe una spinta creativa unica.

E -non posso non dirlo senza un certo affetto- troverete anche un Charles molto cresciuto, molto preciso e attento nel dare informazioni, attento alla selezione delle materie prime e con un occhio verso il bio, un Charles preparato, che ha studiato e ha fatto sue tante tecniche, pronto a stupirvi e a incantarvi con racconti.


Belludi 42

Via Armando Diaz 20,

Riccione