mercoledì 25 febbraio 2015

To Steki a Bologna, di Vinicio Capossela e rebetiko


Da quando ho letto Tefteri di Vinicio Capossela nonostante gli anni di liceo classico e tutta la letteratura studiata, per me la Grecia ora ha quell'immaginario e vive dell'humus di quel libro meraviglioso.
Perché parla dei giovani, della Grecia che ad oggi combatte e discute e organizza i suoi incontri nelle taverne, tirando tardi la notte. 
Brindando e sentendo di poter creare e cambiare le cose.
Il cibo è presente nel libro, ma non al centro. Al centro ci è il vino, il rebetiko, una rivoluzione al gusto di tzatziki e rebetiko che scorre nel sangue. 
Vinicio ha percorso le strade della Grecia nell’anno del tracollo finanziario. 
Ha incontrato quel che resta dei leggendari rebetes nelle taverne di Atene, Salonicco, Creta, catturando visioni, ebbrezze, magie e illusioni su un piccolo taccuino, il suo Tefteri.
La Taverna è la sua chiesa.
Non ho potuto non pensarci e non sentirmici un po' dentro il weekend scorso quando ho provato questo ristorante meraviglioso a Bologna, che in effetti significa proprio "il ritrovo", to Steki. 


Il To Steki si trova in Largo Respighi a Bologna, in pieno centro universitario e riesce ad attrarre d'estate quando mette fuori la pedana ma anche d'inverno (il locale si è allargato notevolmente da due anni a questa parte) universitari e gente in giacca e cravatta, senza escludere nessuno. 
La parte nuova è enorme, ma nonostante questo vi consiglio sempre di prenotare perché, nonostante il turnover altissimo, è sempre pieno. Tutto bianco, con le sedie di legno marroncino e i tavoli marroncini, a richiamare i ristoranti della madrepatria.

Fra i fattori vincenti di questo locale, c'è in assoluto la qualità dei prodotti, tutti freschissimi (e si sente) e provenienti solo ed esclusivamente dalla Grecia. E quando tu offri il meglio, le persone non potranno che tornare con il sorriso. Ci ero stata un mesetto fa con Sylwia, e avevo promesso di parlarne qui. Ci sono poi ritornata dopo una giornata estenuante di corso marketing la scorsa settimana con Bebe e Ivana, e questa cenetta mi ha realmente rimessa in piedi dopo una giornata bella piena sui banchi universitari.
Il menù è molto ampio, tantissime proposte di carne come la pita gyros, pesce, e sopratutto di formaggi. Tutti divini. Dalla feta su insalata e olive kelemata, alla mia recente scoperta ricotta di Manuri, ricotta pressata e grigliata, deliziosa con l'olio a crudo e un pizzico di paprika.

(la ricotta Manuri, il piattino con la salsa tzatziki e di melanzane, il pesce spada fritto e le classiche caraffe greche per il vino, di allumino o rame)
Noi abbiamo incominciato con delle polpettine dai nomi meravigliosi come Tyrokeftedes, Revithokeftedes and so on, ovvero polpettine di ceci, di formaggi, di zucca, accompagnate dalla loro meravigliosa Tzatziki e da una polpa di melanzane che ancora mi sogno la notte.
Poi feta, spiedini di pesce spada che a detta di Bebe erano strepitosi e io invece un piatto unico con la carne al centro, i Dolmatakia, i loro involtini di foglie di vite ripieni con riso e tutte le salse di contorno, da mangiare con la Pita.
Ad accompagnare il tutto, due birre greche. La Mythos, e la Fix (la mia), dolcina e avvolgente.


Per concludere in bellezza, lo yogurt greco con la frutta, il miele greco e le noci.
Io non ve lo dico quanto sia cremoso e buono, vi obbligo ad andarci. 
Mi è rimasta una voglia di To Steki, di cultura che passa dai libri di Capossela e di voglia di vivere dal weekend scorso, che non capitava da un po'. 
Bologna e le amiche del cuore mi fanno sempre questo effetto.

To Steki 4E, 
Largo Respighi, Bologna

lunedì 2 febbraio 2015

Osteria del Borgo a Montebello e il castello di Azzurrina


La seconda metà di Gennaio ci ha regalato domeniche di tempo spettacolare, dall'aria pungente e primaverile che mi facevano svegliare con la voglia di lavorare, di uscire con il mio pc in borsa e fare colazione fuori come fosse già primavera, fare quartiergenerale da un bar in centro piuttosto che da casa, dal fare km in macchina verso i posti da fotografare. E così è stato anche Sabato mattina, e mi ero illusa potesse essere una bella giornata anche ieri.. primo giorno di Febbraio, in cui per la prima di tante domeniche come gli anni passati fino a finire a Settembre d'estate Chizu and family verranno a trovarmi in Romagna.
Che poi, l'ho già scritto in altri post l'anno scorso, è sempre terapeutico quando vengono amici a trovarmi, mi sembra di vedere con occhi diversi questi paesi e persino il mio, che invece do per scontato il resto dei giorni.
Mi viene voglia di cercare il posto migliore, i tour da fare, organizzare escursioni fuori porta in Romagna.. I programmi di questa Domenica sarebbero stati estremamente semplici: 
il loro arrivo previsto per le 11, un breve giretto al mercatino dell'antiquariato di ogni prima domenica del mese a Santarcangelo, pranzo fuori e poi alle 4 saremmo dovuti ri-essere a Santarcangelo perché Chizu doveva fare una delle sue meravigliose installazioni al B&B Le Contrade.

Ogni scusa è buona per me per tirare fuori il mio lato malefico e stronzo e terrorizzare la piccola Yuma con la storia di Azzurrina, la bimba-fantasma del castello di Montebello sparita da piccolina mentre rincorreva la sua palla giù per le scale.
E così abbiamo colto la palla al balzo (umorismo terribile oggi) e abbiamo prenotato il nostro tavolo per 4+seggiolone all'Osteria del Borgo, a 200mt dal Castello. 
Ora, va precisato che l'istituzione di Montebello è il ristorante Pacini, superfamoso soprattutto nella mia memoria per il porcospino, il dolce romagnolo a base di crema di burro al caffè con le mandorle tostate, la cui forma appunto, ricorda quella di un porcospino.


Poi però i giorni scorsi, in una disquisizione sulla migliore tagliatella in zona, mi era stato detto che in realtà quella perfetta in tutte le sue proprietà si trovava a Montebello, e non da Pacini bensì all'Osteria del Borgo, che è di proprietà di Elide, la sorella del famoso ristoratore.
Mi affascinano sempre un casino le storie di fratelli/rivali che fanno lo stesso lavoro, un po' come Mick Jagger e Chris Jagger, uno leader dei Rolling Stones e l'altro, anche lui talentoso, che lo scorso anno venne a suonare alla Festa Irlandese a Bologna davanti a quattro poveri stronzi.
Devo confermare questa storia sulla tagliatella migliore della Romagna, e la verità è che, di tutte quelle assaggiate fin'ora dacché ne ricordi, la migliore è proprio questa.
Sia come ragù, che è meraviglioso e non carico di tutta quell'untuosità che di solito è regina dei piatti romagnoli, a consistenza della tagliatella in sé, porosa al punto giusto, cotta abbastanza ma non eccessivamente al dente.
Oltre alla tagliatella al ragù (e agli stridoli) abbiamo anche provato gli altri due cavalli di battaglia della casa: il Coniglio in porchetta (eccezionale, con il finocchietto selvatico) e il porcospino.
Tutto qui? Ovviamente no, anche il castrato, le costine e quella vagonata di contorni misti.








  



Uscendo poi e voltandomi mi sono anche intorrogata (e forse qualcuno potrà darmi risposta) sul perché i migliori ristoranti "alla buona" romagnoli sorgano sempre in prossimità di tabaccherie e bar. 
Ci avevo già pensato tempo fa, dopo un pranzo da Zaganti, o da Otello in montagna.
E' un format solo romagnolo e dei paesi di montagna emiliano-romagnoli? 
Mi documenterò.