lunedì 5 febbraio 2018

Ma dove vanno la Domenica i bolognesi: la Locanda Pincelli a Molinella


Some plates are songs, certi piatti sono canzoni.
E certi posti anche, posti che vanno vissuti con un certo rituale di preparazione e di coinvolgimento.
La Locanda Pincelli la puntavo da un bel po', l'avevo letta nella guida di Bebe ed è uno dei posti preferiti di Ivana, che significa quasi sempre certezza. Certezza perchè i posti che piacciono a quelle due hanno un'anima, presuppongono un viaggio, valgono una trasferta di 70km l'unica domenica di sole dall'inizio dell'anno nella sperduta campagna di Castel San Pietro, posto in cui qualora vi fossero state diverse condizioni meteo, sarebbe stato un mare di nebbia.


Amo da sempre il pranzo della Domenica, e lo amo ancora di più in Emilia, a Bologna.
La Locanda Pincelli è uno dei pochissimi posti aperti la Domenica a pranzo, la Domenica in Emilia Romagna è il giorno della famiglia, si mangia a casa, e apprezzo quella tradizione (per quanto sia l'unico giorno che possa concedermi il pranzo fuori con calma) dei ristoratori di tenere chiuso per scelta. Credo ci identifichi molto come italiani e sia sintomo di tradizioni belle, di quel mettere prima la famiglia rispetto al lavoro che ormai sta scomparendo. La cucina emiliana come la famiglia è una cosa solida, saporita e generosamente condita. Molinella è un borgo pieno di storia nella bassa bolognese, e la Locanda una vecchia stalla ora Osteria che da fuori sembra un normalissimo bar di provincia, di quelli in cui le chewing-gum sono lì almeno dal 1998. Fuori, tavolini in plastica verde e tanti vecchietti che giocano a carte dal primo pomeriggio... da lontano, un posto in cui al massimo puoi ambire ad un buon caffè corretto.



Ciò che invece si trova dentro, è un'ambiente meraviglioso. Al confine fra il rustico e il decadente, un enorme bancone verde e un portabottiglie in cui trovare tutti gli amari possibili immaginabili incluse le famose caramelle di cui prima. I tavoli sono tanti ma ben distanziati, verso le 13 si riempie di famiglie e signori ma non c'è mai quel casino assordante tipico di questi posti, e l'apparecchiatura semplice e le porte retrò non danno particolarmente nell'occhio. Solo quando arriva il menù, capisci di essere in un posto che merita davvero, un posto tradizionale ma ricercato e con un'influenza giovane sia negli ingredienti sia nella presentazione, un posto in cui anche l'occhio vuole la sua parte.

Vellutata pura di cacio e pepe, polenta, nocciole tostate, scorze di arancia, olio di agrumi e fave di cacao

Lo Chef è infatti giovanissimo, si chiama Marco Cavalli e, tornando al fatto che certi piatti sono canzoni, è sia uno Chef sia un appassionato di musica. Di giorno infatti conduce programmi musicali in radio e la sera sta ai fornelli. Ma passiamo ai piatti: siamo stati accolti da un'entrèe di spuma di mortadella e crostino di pane, e Andrea (che sempre prova un po' di sincera invidia per i vecchietti che hanno raggiunto la pace dei sensi) ha ordinato un prosecchino. 


Tortino di zucca, purea ed estratto di zucca, mousse di pecorino e polvere di liquirizia

Io sono stata conquistata subito da un piatto chiamato I Bottoni e il Bollito, Bottoni ripieni di lingua di vitello e fondo bruno con gocce di prezzemolo, aglio, limone, aneto e burro di pinoli... sinceramente uno dei piatti migliori se non il migliore da quando è cominciato quest'anno. Andrea invece, un classicone, i tortellini in brodo, buonissimi anche quelli. 




Rimpiango di non aver assaggiato la Tagliatella di cipolla in tre consistenze, con la Vellutata di cipolla rossa e whiskey torbato, battuto di cipolla bianca, aceto di umeboshi, cipolla e porro fritto.
La signora come secondo ci ha consigliato la Tagliata, un consiglio poco audace per me che amo sperimentare sempre cose nuove.


L'abbiamo comunque ordinata, cotta al momento nel suo olio con il sale grosso e il rosmarino, ideale per una scarpetta finale (anche i pani sono di tre quattro tipi e buonissimi). Oltre alla tagliata, il secondo piatto più buono mangiato quest'anno, la Faraona: petto di faraona ricoperto di briciole di bacon con petali di cipolla rossa in agrodolce ed estratto di salvia... un connubio di sapori incredibile e una carne tenerissima.


Dulcis in fundo, per me la Zuppa Inglese, per lui la Torta di tagliolini, rivisitazione della Torta Bolognese, entrambi paradisiaci. Un'altra riflessione sulla Locanda Pincelli è il quantità/prezzo. Si tratta obiettivamente di un posto economico rispetto a tanti altri, pur essendo la materia prima eccellente, e le porzioni sono giuste, che significa nè troppo ne poco, quel giusto che quando una cosa è sensazionale come i miei Bottoni di Bollito ti lascia una voglia di tornarci incredibile.
Li ho pensati ieri sera, questa mattina, e ora che sto scrivendo il post, come quelle canzoni che ti entrano in testa e non vanno più via.



Per concludere la nostra gita fuoriporta a Bologna siamo stati a prendere un caffè da Vetro, la serra dentro ai Giardini Margherita che è anche un posto veramente veramente bello e cosmopolita. Ve ne ho già parlato un sacco di volte, perchè è uno dei miei posti preferiti e mi mette subito nel giusto mood (da sottolineare che parcheggio sempre la macchina dentro ai giardini quindi mi viene proprio comodo). Un giretto in centro, un kg di tortellini da Sfoglia Rina in centro da portare a casa per rendere più comfort la settimana, e qualche acquisto in libreria hanno poi reso la Domenica da incorniciare,


Vetro a Bologna, serra con ristorante e bar dentro ai Giardini Margherita, spazio di lavoro, coworking e luogo di cultura. Meravigliosamente malinconico in inverno, stupendo in primavera/estate. 

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