giovedì 11 gennaio 2018

Viaggiare per imparare a vivere, benvenuto 2018!


Contavo di scrivere questo post il 1 di Gennaio ma siamo ormai al 15. 
Quando ho scritto l'ultimo post prima di partire per l'Uruguay mai avrei pensato che il post successivo (ovvero questo) l'avrei scritto dalla mia casina nuova. Anzi, dalla nostra casina nuova, che poco importa se è temporanea e solo fino a Giugno, ciò che conta è la decisione di cambiare, cominciare, anche quando sai benissimo che non sarà semplice. Ma torniamo a noi. Della meraviglia di Punta del Este vi parlerò presto, qui parleremo della fine del 2017, e vi lascerò una ricetta.
Ci siete cascati, eh? 😃
Questo post ha poco a che fare con i localini intorno a Rimini, con i viaggi in giro per il mondo e con l'ultima vacanza nella fattispecie, anche se da quella infondo trae la sua origine... perchè se c'è una cosa che un bel viaggio può fare oltre che cucirti addosso ricordi meravigliosi, è insegnarti a vivere, nel senso vero della parola. Ed è questo il cambiamento e l'effetto che hanno avuto su di me i 20 giorni in Uruguay, lontano da tutto e tutti, proprio nel periodo peggiore per lasciare il lavoro, all'inizio di Dicembre e alle porte del Natale.


Quando in Agosto mi è stato proposto ero abbastanza stressatina, come in tutto il 2017 (che non fraintendetemi, è stato un anno meraviglioso ma con un carico lavorativo che nemmeno due persone). Non è una lamentela -andasse sempre così bene- ma ho constatato solo da poco di quante cose abbia perso per strada per stare dietro alla mia passione, e quanto abbia trascurato me stessa, Andrea etc, sempre con quella scusa del cazzo "non posso, devo lavorare".
Ho temporeggiato e non ho detto subito sì, ma lentamente ho cominciato a vedere la luce infondo al tunnel e, fatta eccezione per Novembre che ovviamente dovevo lavorare anche per Dicembre, la prospettiva di un viaggetto mi ha fatto affrontare diversamente ogni giornata.

Che poi, chiariamoci. Io odio il mare da sempre, non andrei al mare in spiaggia per nessun motivo al mondo. E la vacanza non era con un gruppo di amiche alla scoperta del Sud America, ma con una mia amica (ok, una delle persone che ami e stimi di più) con annesso neonato di un anno e mezzo.
Ci hanno provato a scoraggiarmi "Ma che ci vai a fare tu con un bambino? Quelli sono impegnativi!" per poi ritrovarmi ora a implorarla di mandarmi sue foto, suoi video, sorrisini ruttini etc etc, una vera idiota lessa innamorata di un bambino di un anno e mezzo con soli due dentini sotto.
Non ricordo di aver avuto mai, almeno negli ultimi dieci anni, la sensazione di aver la testa vuota. Vuota e leggera come una nuvola, libera da impegni e soprattutto libera da obblighi.

Quello che questo viaggio mi ha fatto capire più di ogni altra cosa è che chi ha una vita complicata, incastrata sempre male, chi ha le giornate full, chi non c'è mai, semplicemente ha scelto di averla la vita incasinata, e ha scelto di esserla, quella persona. Concetto semplice? Mica tanto, quando tutto va a gonfie vele, si vorrebbe fare sempre di più e sempre di più. E l'ho capito in un posto bellissimo, da molti considerato un paradiso per la sua ricchezza (questo mito lo sfaterò nel prossimo post).
Non immaginavo mai mi sarebbe piaciuta così tanto Punta, mai avrei pensato che in un posto così ricco ed in cui tutto è bellissimo, chic, cool, il lusso vero, fosse proprio il tempo.

Ridimensionare le cose, ridare a tutto un giusto peso, relativizzare.
Queste sono le parole chiave con cui parte questo mio 2018, in una nuova casa, con un'iscrizione in palestra, una nuova dieta da seguire, una nuova partita iva (a questa ci avrei rinunciato volentieri, sarò sincera).

p.s. forse ho messo troppa carne al fuoco, ci sapremo dire l'esito di tutti questi cambiamenti poi fra un mesetto.
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