martedì 19 settembre 2017

L'autunno a Rimini è alle Cantinette, e il centro si ripopola di locali giusti.


Da Santarcangiolese, le Cantinette le ho sempre frequentate poco sarò sincera. Ne ho ammirato il fascino da lontano da ragazzina, mi è sempre piaciuto il fatto che a Rimini ci fosse un posto in cui tutti i giovani si ritrovano in autunno, stretti nei loro cappotti e con una birra in mano, come in Spagna nelle piazze con i botellones, ma salvo qualche Venerdì sera non le ho mai frequentate troppo. Ultimamente poi, si erano popolate di gioventù troppo giovane che ecco, non è proprio quello che cerco quando decido di uscire il weekend.
Solo dall'anno scorso sono incominciate a piacermi e non la sera ma il pomeriggio, quando il centro sembra addormentarsi un po' ed è bello trascorrere interi pomeriggi industurbati al pc, ad osservare dalle vetrate la vita che scorre la fuori.
Alle Cantinette, il mio quartier generale è sempre il Tapioca Tea con i suoi Bubble Tea, e se proprio ho bisogno di svoltare una giornata, niente mi è di comfort food più di un bel Ramen caldo con Tempura al Noi Sushi, proprio lì di fianco. Una visione delle Cantinette alla luce del sole insomma, da consumarsi entro le 19.00. Quest'anno però, in tantissimi hanno deciso di investire proprio alle Cantinette, e mai come in quest'estate si è creato fermento attorno alla Vecchia Pescheria che, to be honest, non vedo l'ora di vedere "in moto". Si perchè se è vero che l'estate quest'anno è finita il 1 di Settembre, è vero anche che non eravamo pronti a questo cambio repentino di stagione, e nemmeno le Cantinette che ora corrono al riparo. Ma dunque, quali sono i locali che non vedo l'ora aprano, o quelli che hanno aperto quest'estate, giusto per rodarsi un attimino in tempo?



Sarò sincera, più di tutto il resto sto aspettando Ciccia&Cips.
Si tratta del vecchio Boccaccio Osteria che quest'estate ha cambiato nome, concept e anche... colore! Il payoff di Ciccia&Cips è burgerfantasia, che già lascia spazio a sogni per signorine.
Ai deliziosi hamburger di carne ma anche di pesce verranno abbinati cocktail, in un locale che è un piccolo gioiello per le Cantinette, e che pare a tutti gli effetti un film di Wes Anderson. Rosa, con carta da parati rosa, specchi e lampadari di design in rame. I lavori sono curati da Cristina Zanni che è ormai il marchio di fabbrica dei locali fatti bene a Rimini da due anni a questa parte. Cocktail e hamburger in un contesto meraviglioso, quindi... Instagramers, prepar(iamoci)!


I primi di Giugno ha aperto i battenti anche A Sèm Toast, proprio di fronte alla Vecchia Pescheria.
Ho atteso la sua apertura con simpatia, fomentata dalle frasi sui social in dialetto romagnolo, in piena linea con quella che ora è la loro proposta gastronomica: "Dai c'arvem", ci rassicuravano.
Romagna Street Food quindi, ma soprattutto Club Sandwich altissimi e goduriosi, con ingredienti di prima qualità e del territorio. Da A Sèm Toast ci insegnano che la semplicità, quella buona, è fatta di una schiacciata al rosmarino con salame romagnolo.


O da un frittino di pesce del nostro mare, una piadina con i sardoncini e la cipolla caramellata. Aperto sia a pranzo che a cena e fino a tardi, A Sèm Toast sta riscuotendo molto successo, ed è ordinabile anche a casa con Bacchetteforchette (qualora alle 22 aveste voglia di un Club Sandwich, ma non avete voglia di arrivare in centro.)

Una delle notizie più belle invece che potessero arrivarmi i primi di Settembre, è l'imminente apertura de "Il Cortile in Centro", la pizzeria gourmet che aprirà a metà Ottobre in via Sigismondo. Il nome ha un che di segreto, non è segreta invece la regia della cucina, che è di Ivan Signoretti. E se non sapete di chi si tratta, potete uscire ora da questo blog e non tornarci mai più. Amatissimo dalle food blogger, Ivan è riminesissimo è lo storico pizzaiolo di Sp.accio a San Patrignano, ma da tempo è diventato il volto del QBio a Cesena, una delle mie pizzerie preferite. Aprirà in società con Thomas Agostini del Satellite, a Bellariva, e il duo ci promette un inverno... stellare.

E ora passiamo al tema scottante delle Cantinette: l'aperitivo.
Chiunque abbia cercato di proporre negli anni scorsi un aperitivo diverso, un po' più chic, non ha funzionato. E' un dato di fatto che la clientela "aperitivo" delle Cantinette sia quella dei grandi numeri, che sgomita sul buffet per l'apericena tutto a 10€, e qualunque altra cosa non funzioni.

"Non è il luogo" mi dicono sempre da quelle parti. "Se uno vuole un aperitivo buono non viene qui", e un po' mi sembra riduttivo. I luoghi ad oggi si creano, si costruiscono quartieri a partire da pochi posti belli in certe città, e per fortuna qualcuno la pensa diversamente.
Quest'inverno il Tapioca Tea per dire, si è lanciato a proporre qualcosa di diverso. Ecco quindi che l'aperitivo da Ottobre diventerà Tacos, e non dei Tacos qualunque ma Tacos gourmet con mazzancolle, branzino, salicornia, e tante salsine una più buona dell'altra.




Non saranno solo queste le nuove aperture / nuove proposte, stanno rifacendo altri due locali alle Cantinette, si sposta in città anche il Chiringuito, e il Giardino avrà una nuova location, l'Ex Osteria del Vizio. Apre anche un ristorante hawaiano, nei pressi della Domus del Chirurgo, ma per ora non vi svelo nulla! Seguiranno aggiornamenti una volta testato tutto quanto, ora è presto per pronunciarsi, ma una cosa è certa... per noi foodies, a Rimini ci sarà da divertirsi quest'inverno.

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domenica 17 settembre 2017

Giardini D'Autore a Rimini: le novità 2017 in ambito food


Se c'è una stagione che amo, è l'autunno.
Se c'è una cosa che amo ancora di più, sono gli eventi autunnali, quelli che ancora un po' sanno di salsedine e maniche corte, ma che impertinenti desiderano il primo foliage e il Natale (al quale, ricordiamolo, mancano poco più di 100 giorni). Forse quest'anno mi perderò tutto Dicembre e il mio spirito natalizio per un viaggio meraviglioso del quale ancora non posso anticipare nulla, forse.
Nel mentre, mi godo questo tempo un po' ballerino che però mi piace tanto, perchè mi permette di stare interi weekend a casa a poltrire al pc con il maltempo di dedicarmi con calma alla casa, alla cucina, e a tutti i miei hobby. Mi mancano molto le estati passate a Londra e soprattutto i weekend che passavo fra Battersea Park, i mercatini vintage, Liverpool Street e Brick Lane, la domenica pomeriggio a ingozzarmi di mangiare bagels al salmone. E' per questo che ogni anno (nonostante mia mamma e le mie amiche pensano che io sia un pollice morto), più o meno a Marzo e a Settembre, aspetto con ansia Giardini D'Autore, perchè è uno di quegli eventi proprio come piace a me: contemporaneo, ricercato, esteticamente bellissimo, e dall'aria cosmopolita.


L'evento abbraccia diversi settori, e anche quest'anno sarà un weekend (anzi, una due giorni, Sabato 23 e Domenica 24 Settembre) in cui si potrà girare fra giardini, piante, paesaggi ma anche conoscere artigiani, designer, paesaggisti, un'occasione stupenda per cercare idee e spunti per ripensare e vivere gli spazi verdi.  E in ambito food? Cosa dobbiamo aspettarci noi ossessionati dal cibo e da Instagram?  La grande novità di questa edizione è data da Giardini Farm, ovvero uno spazio in cui sarà possibile fare la spesa acquistando frutta e verdura direttamente scegliendole dalla pianta, dai migliori produttori della zona. 


La cosa che aspetto più di ogni altra è la Colazione sull'erba, a cura di Panenostro Lab, di cui avevo già parlato qui e a cui sono molto affezionata. E' stato indubbiamente il locale rivelazione di questo inizio estate, con i suoi pranzetti, la Colazione dei Sogni il weekend, e la sua posizione così insolita per noi riminesi. All'interno dello spazio di Giardini Farm sarà possibile fare colazione sull'erba, o comodamente seduti al tavolo, magari a piedi nudi. La ricerca dei dettagli, i meravigliosi allestimenti floreali di Carlotta, la passione per i prodotti dell'orto e le torte "preparate a meraviglia" si trasferiranno per due giorni al Parco Federico Fellini, per rendere indimenticabile la colazione, il brunch e la merenda, con quel profumo di buono che ormai è il loro marchio di fabbrica.


Una persona che non vedo l'ora di conoscere nonostante sia di Santarcangelo e la cosa fa piuttosto sorridere a pensarci, è Fabio Polidori. Per la prima volta a Giardini, Fabio porterà con sè le 25 varietà di luppolo (di cui 6 selvatiche) che coltiva a Santarcangelo di Romagna. Anni di ricerca e oltre 200 piante ibride create nella sua azienda biologica con l'obiettivo di selezionare negli anni le migliori varietà... ma non è tutto, Fabio coltiva anche oltre al luppolo piselli, fave, fagiolini, Feijoa, zafferano e zenzero, fino ad arrivare alla liquirizia e alla maracuja. 


Se anche voi siete del partito che una buona e bella tavola non sia fatta di solo cibo (anche se a pensarci è l'unica cosa che si mang... ok, me la smetto) non dovete perdervi assolutamente i Workshop organizzati dall'associazione LabLab. Organizzeranno infatti laboratori creativi per la realizzazione di una composizione da tavola con elementi vegetali essicati, fiori e ortaggi... bellezza e soddisfazione alimentare sono le caratteristiche delle piante e lo scopo di LabLab... e chi non vorrebbe tornare a casa con un bel centrotavola profumato d'autunno? 


Ci sarano poi Laboratori dedicati alle piante edibili, con Degustazioni Botaniche, e ancora Laboratori di giardinaggio per scoprire le oltre 50 varietà di menta dalla collezione di Fratelli Gramaglia. Vivaisti da quattro generazioni, la famiglia Gramaglia si è specializzata nelle piante aromatiche e officinali e nella produzione del peperoncino. Con oltre 700 varietà di peperoncino è ad oggi uno dei vivai più forniti in Europa, e a Giardini d'Autore presenterà la sua collezione di 50 varietà di menta da utilizzare in cucina e nei cocktail. 


Last but not the least, ci saranno Corsi di Giardinaggio sulla coltivazione e la cura degli agrumi nel periodo invernale organizzati dal Vivaio Hortus Hesperidis (azienda siciliana specializzata) e Laboratori di giardinaggio sulla coltivazione dei frutti antichi a cura del Vivaio Belfiore. 

Ci vediamo Sabato a Giardini, dalle 9 alle 19.00... tutto il resto su Instagram, qui
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lunedì 11 settembre 2017

Bologna asiatica: da HaoWei a Yuzuya, passando per Hong Kong.


La scorsa settimana sono stata quasi tutta la settimana a Bologna. 
Lo aspettavo da prima di Settembre questo intermezzo autunnale, sapevo di doverci andare e restare un po’ per alcuni lavori, e me lo pregustavo proprio come è effettivamente stato: rilassante e con un clima meraviglioso (escluso un temporale, ma è arrivato di notte ed è stato ancora più magico). 
Chi legge questo blog da un po’ di tempo sa bene quanto per almeno due anni, ritornata da Bologna dopo aver vissuto là sei anni, io abbia sofferto qui. Qualcuno però da lassù ci guarda, e quando ho incominciato il mio lavoro nella comunicazione, uno dei primi clienti è stata la Cea Sistemi, con la quale collaboro tutt’ora, con la sua doppia sede Rimini / Bologna. Franco, il mio titolare di Bologna è uno degli uomini più splendidi che abbia mai conosciuto: brillante, simpatico, con la parola giusta quando serve fare un complimento o con la mazziata quando me la merito. 
Una cosa che non sa però, è quanto il lavorare per loro mi abbia riconciliata e fatto accusare di meno il colpo di vivere qua all’inizio, e successivamente stimolata. Ogni due mesi infatti, torno a Bologna per qualche giorno, e devo fotografare qualcosa come 15 locali in tre giorni. Nel tempo libero (visto che la ristorazione è principalmente concentrata negli orari pranzo/cena), proprio come quando ero universitaria vado in avanscoperta dei nuovi posticini aperti in città, dai bar ai ristoranti ai negozi di fiori. In alternativa, mi intrattengo nei cafè, pc acceso e lavoro. 

Ogni volta che penso al mio lavoro e come è cominciato e come sta proseguendo, non mi vergogno ad ammettere il fatto che mi sento veramente privilegiata. Ho anche capito, in quei giorni, il perché quando ero universitaria fossi molto più magra: non ero più abituata a camminare da una porta all’altra della città, a percorrere km, a correre da una destinazione all’altra sempre con mille borse addosso… tutto sommato, sono riuscita a fare tutto quello che dovevo e anche molto di più del preventivato, quindi ecco qui una breve “Quattro giorni a Bologna dopo che non ci tornavi da un po'”.


Il primo posticino ho poi scoperto essere sconosciuto ai più, ed è congeniale per chi come me arriva dall’autostrada, si muove sempre in macchina e cerca il wifi e un barettino comodo, anche per incontri di lavoro. GRADO61 è il bar sotto alla CO.TA.BO. a Bologna, la società dei taxi. Tutta la pasticceria è curata dal pasticcere Gabriele Spinelli e il locale è veramente enorme, minimal, con quel colore azzurro acido e le scritte ai muri che un po’ mi ricordano le sale comuni negli ostelli e i coworking milanesi… ho pensato appena ci sono entrata “Carino, ma non da consigliare sul blog” per poi ritrovarmi a esserci passata ogni giorno, per una breve sosta al pc. 


La prima sera era in programma una visita da Dynamo per la Cea ed è stata l’occasione per conoscere e scoprire uno dei posti preferiti dalla mia amica Wanda… ci ero già stata in realtà da Dynamo, ma con l’occasione ci siamo intrattenute un pochino di più per un aperitivo prima di raggiungere Bebe per la nostra cena di fine estate. Una cosa carina che ho scoperto è che chiunque può noleggiare le bici, per qualche ora o per una giornata intera, e muoversi per la città in bici... non vedo l'ora che arrivi la primavera per godermi questo incanto. 

La sera era in programma una cenetta nel Jardin Secret più famoso della Bolognina, ma il maltempo e le nuvolone minacciose ci hanno fatto ripiegare sulla Pagoda, uno dei ristoranti cinesi istituzione di Bologna nel quale andiamo spessissimo. Bebe aveva chiesto esplicitamente che le preparassero i Wanton con i gamberi alla vera maniera cinese e Dis non ha esitato due secondi ad accontentarla, preparandoli nel pomeriggio.


Ne abbiamo mangiati di due versioni con due tipi di impasti diversi, entrambi eccellenti. Qualche altra portata da dividersi tutte insieme e per finire il loro Sorbetto al Basilico, uno dei miei must quando mi portano lì.
La mattina dopo mi sono svegliata con un pensiero fisso: mi sono ricordata di Yuzuya, la trattoria giapponese con cucina super recensita e super apprezzata, la rivelazione giapponese dell’anno a Bologna insomma. Non prendono prenotazioni, e la sera la coda di persone arriva fino al marciapiede di fuori. Inutile dire che fino al Sabato a pranzo (unico giorno in cui prendono prenotazioni) io non sia riuscita a mangiarci. L’ossessione mi ha però accompagnata per tutti i giorni a Bologna, che da un’idea di partenza “me ne starò a casa tranquilla e a dieta” si sono trasformati in “Veronica prova tutti gli etnici e gli asiatici migliori in città”.




Giovedì sera sola soletta come ai vecchi tempi, mi sono concessa una delle cene migliori degli ultimi tempi. HaoWei ha aperto poco tempo fa a Bologna in via Casoni, e da subito si è ritagliato un bel pezzo di importanza nel panorama bolognese perché, lungi dall’essere un ristorante cinese di quelli da cliché, ha puntato su un menù oltre l’involtino primavera come decanta il payoff del sito “C’è vita oltre l’involtino primavera!” .


La cucina cinese infatti vanta una ricchezza e una complessità incredibile, malamente riproposte e rappresentate dai tanti ristoranti usa-e-getta o All You Can Eat che si sono accomodati nelle nostre sonnecchianti province. All’HaoWei ho ordinato i Ravioli di cristallo ai gamberi, gli spaghetti di pasta cinese con i gamberi e le verdure, e un dessert al cocco. A differenza di quelli classici, i ravioli di cristallo sono realizzati con farina di frumento, acqua bollente e fecola di patate, poi farciti e cotti nella vaporiera cinese in legno di bamboo. Ad accompagnare la cena, the rosso servito in una tazzina di caffè trasparente.


Il giorno dopo il programma prevedeva appuntamento alle 9.30 con Gino Fabbri, e dopo le foto di rito non mi sono fatta mancare una Svedesina con la crema. Per il pranzo invece ero dalle parti di Via Zanardi, voglia di riprendere la macchina zero, e chiedendo su Instagram che cosa mi consigliassero nelle Stories, è venuto fuori questo ristorante cinese: Hong KongSbirciato prima su Internet, mi sembrava fatto al caso mio: elegante, pulito, bianco e minimal, non il solito cinese con le carpe e i draghi disegnati al muro per intenderci (anche se quel disagio ha sempre un certo fascino su di me). 


Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal personale, cinese ma con la parlata 100% bolognese, mi ha spiegato poi la ragazza figlia dei titolari che lei è proprio originaria bolognese. Buonissimi gli involtini che fanno loro, strepitosi i ravioli di gamberi che fanno sempre loro e anche il riso alla Cantonese e il pollo alle mandorle. Menù super easy per me, approfittando della promo pausa pranzo che comprendeva tre portate a 9,90€. 
Ci ritornerò sicuramente, era tutto davvero buonissimo. 
Il pomeriggio mi sono invece fatta un giretto a Terrazze e Giardini in un’oretta e presa un’aperitivo in solitaria all’Osteria Tricheco di cui non conoscevo l’esistenza in via Rialto. Locale carinissimo dall’arredamento e colori autunnali molto accoglienti, l’Osteria da chiacchiere in cui passare un pomeriggio. 




Bellissimo anche il giardinetto interno, in cui predomina la tanto amata sedia Ikea che rende tutto così omologato ma familiare.


Un post a parte dedicherò a Yuzuya, che come dicevo ho seguito e desiderato con la passione con cui si corteggiano solo certi amanti… ci ho riprovato anche il Venerdì sera ad andarci a mangiare, andandoci alle 18.30 ma era blindato. Ho così ripiegato su un takeaway, Katsudon con cotoletta di maiale e frittatina morbida di cipolle. Un tripudio di comfort food, proprio mentre stava per cominciare a piovere. 
Ma di Yuzuya ne parleremo Giovedì in un post a sé.

P.S. A brevissimo aprirà un posto che mi sono persa a questo giro, Sentaku Ramen Bar. 

In via Saragozza, il primo Ramen Bar a Bologna, ad opera di Lorenzo Costa (già titolare di Oltre.), che sto stalkerando su Instagram da inizio estate nelle sue peregrinazioni per il mondo alla ricerca del ramen perfetto. 
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giovedì 7 settembre 2017

Lo Scalo17 e un bel libro alla Pagina27, la mia estate a Cesenatico.


L'aria che anticipa Settembre porta con sè ogni anno cambiamenti e voglia di fare, almeno a me.
L'anno prossimo Cucinopertescemo compie 10 anni (tantissimi, per una come me che dopo un po' perde entusiasmo per qualsiasi cosa) e sono quasi certa che pensieri sui cambiamenti si possano ritrovare ogni anno nei post dall'aria settembrina, intrecciati nei ricami di una frolla di una crostata ai fichi. Amavo questo periodo dell'anno quando ero universitaria, generalmente il 16 di Agosto tornavo su a Bologna e avevo casa vuota (quale altro pazzo sarebbe tornato su, con quel caldo) fino al 10 di Settembre. Era il mio tempo, potevo studiare, cucinare, fare la spesa e godermi la mia casetta in via Saragozza senza nessuno... ogni anno, puntualmente, in questo periodo, un po' mi torna la nostalgia di quei tempi, anche se negli ultimi due anni sono parecchio migliorata.


Un'altra cosa che amo fare a Settembre è perdermi fra i colori di Cesenatico, osservare come lentamente l'estate lascia spazio all'autunno, come le vie centrali tornino ad essere popolate dai locals che tornano a fare la spesa dai contadini a Piazza delle Conserve, fra casette pastello e piazzette nascoste. Quest'estate sono riuscita a tornarci molto spesso a Cesenatico, almeno una volta a settimana, scoprendo un produttore siciliano che vende pomodorini dolcissimi e capperi di Pantelleria e un'altra da cui ho trovato il Miele di Melata... il bello dell'estate è anche questo, preparare la dispensa delle cose buone per l'inverno.


Ho scoperto la mia libreria preferita sul blog di Sabrina, e non la lascerò più.
Ora, se devo prendere un libro di quelli che lascia il segno, prendo la macchina e arrivo fin là. Le parole contano, e contano molto, ci insegnano Stephanie e la mamma, francesi di origine e da sempre titolari di questo piccolo gioiello. E ieri, fra i vari discorsi, ho avuto la riconferma di qualcosa di molto di più: c'è chi possiede una vera e propria vocazione per il proprio lavoro, qualcosa che è come una calamita nei confronti delle altre persone, che prende tutte le sfere dell'essere. 
Una volta che si viene in contatto, con persone così, non si può che tornare per attingere un pochino di bellezza ogni volta.


Mi piace perdermi fra i colori delle barche sul meraviglioso porto leonardesco, soprattutto.
Accusavo però la mancanza di un bel localino non turistico in cui fare aperitivo, proprio lì, vicino a tutti quei colori. E' così che da Instagram ho scoperto lo Scalo17, la Piccola Bottega Portuale.
Non è stupendo già solo il nome? E' aperto dalla colazione al dopo cena, anche se io ci sono stata solo a fare aperitivo. Uno Spritz al Cynar per me e uno alla Zucca per mia mamma, per poi scoprire (ma solo da brille, sia mai che ogni tanto si possano evitare certe figure) che conoscevo il titolare, Lorenzo, e che ogni locale in cui mette mano diventa una piccola chicca.
Lo Scalo è proprio sul marciapiede del porto, tavolini sbrecciati come piacciono a noi Instagramers e fiori, brocche, caraffe, barattolini. Un vero Instagram spot, portuale.


Lo Scalo17 sarà aperto anche in inverno, e ha una piccola saletta, e un'altra più grande in cui poter fare la spesa di tante cosine che la Romagna offre, dall'olio, al Sale di Cervia, e altre piccole chicce. Io ho comprato la fregola sarda, che conoscevo quella normale ma non quella tostata.
Ad accompagnare l'aperitivo abbiamo scelto il piccolo piatto di salumi e formaggi, e atteso il calare del sole fra chiacchere e ricerca di appartamenti. Sì, quest'inverno ci saranno un sacco di novità.

Scalo17 | Via Corso Garibaldi 17, Cesenatico

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mercoledì 16 agosto 2017

Gita improvvisata a Bertinoro, pranzo alla Ca' de Be' ed è subito Settembre



Dei Sabati liberi da impegni amo e odio la non prevedibilità, io che sono sempre così schematica e con tutta la settimana organizzata. Fosse per me ci si dovrebbe svegliare sulle 8, primo caffè della moka a casa e poi via per la prima colazione, dopo qualche ora la seconda colazione e via. Con Andrea invece, non si può mai programmare nulla, se dico che alle 9 bisogna stare in piedi per lui sono le 11, se sono le 11 diventano le 12, salvo poi alzarsi come se niente fosse e guardarmi con quella faccia da "Hai fretta? Che fretta hai?".
Ci ho perso le speranze, me ne sono fatta una ragione e ottimizzo i tempi, diciamo così.
C'è di buono però che a volte, da una giornata in cui non si era programmato nulla se non "Dobbiamo andare a Cesena a riprendere la macchina" può saltar fuori una mezza giornata da incorniciare, di quelle in cui vai in quei posti in cui volevi tornare da un po', ti concedi il giusto tempo in quel bar che la settimana prima avevi potuto vivere solamente di corsa, ti godi il tempo, nel vero senso della parola. E' così che Sabato scorso, dopo essere appunto andati a ritirare la macchina e approfittando di quel freschetto arrivato subito dopo il temporale del giorno prima, erano le 12 e ho deciso di portarlo a mangiare alla Ca De Bè come premio (premio per non aver perso la pazienza con me in questa settimana senza macchina, per avermi impedito di fare le mie scenate da matta davanti alla categoria meccanici/carrozieri/commercialista come mio solito).


Non tornavo alla Ca De Bè dal 2015, l'ultima volta ci avevo scritto questo post. Per chi se lo fosse perso, la Ca de Bè è un'osteria-enoteca storica a Bertinoro, uno dei simboli della tradizione romagnola. La amo in ogni stagione, in inverno quando per arrivarci tocca spingere la macchina su su per viottoli annebbiati e rinchiudersi nei cappotti allegri di vino, ma ancora di più in estate, su quella terrazza panoramica che è il balcone della Romagna. Non saprei decidermi su quale sia il periodo migliore: da una parte l'inverno, i crostini con i fegatini, le minestre calde e tutto quel legno mi rassicurano tantissimo, dall'altra parte dalle ampie vetrate della sala puoi buttare un occhio in là come una promessa d'estate. Bertinoro in generale ha sempre un fascino particolare su di me, ed è lo stesso che mi fanno i paesini della Sicilia, le strade di ciottoli, le salite ripide così strette da poter spiare nelle case altrui... è un posto che mi riconcilia con il mondo.


Per il nostro pranzo veloce (solamente dalle 12.30 alle 16), abbiamo preso un antipasto di salumi misti, una ciotolona di Squaquerone, e un piatto di Tagliatelle. Piccolo inciso per la piadina della Ca De Bè, che rimane semprela mia piada preferita sul cesenate. Altissima, da tagliarsi nel mezzo al centro, calda e struttosa... uno spicchio con il salame di mora, e la felicità ha improvvisamente sostanza terrena. Io mi sono fermata all'antipasto per passare al dolce, Andre ha proseguito con le Tagliatelle al ragù, ottime.

[ Il Latteruolo semplice è indicato in ispecie per i bambini. La fragranza degli agrumi, essendo il prodotto di un olio volatile racchiuso in cellule superficiali, basterà di tagliare con il temperino un nastro sottilissimo della loro buccia, e farlo bollire nel latte che vorrete aromatizzare ]

Ricorderò questa giornata come il Latteruolo di Pellegrino Artusi e un Sabato che poteva essere un Sabato come un altro, e invece sa di Latteruolo semplice.




Prima di tornare verso casa, il caffè l'abbiamo preso in un altro posto che mi piace tantissimo, scendendo da Bertinoro, verso Cesena Centro, appena passato il Ponte Vecchio. Proprio sotto il Ponte c'è l'AcquaDolce, che una volta era un vecchio distributore di benzina all'angolo della rotonda che porta al centro, e ora è un localino aperto con una vista spettacolare, colazioni vegane e aperitivi stupendi, oltre ad avere un giardino rilassante, amache e tavolini lungo il fiume.


Sempre lì vicino, c'è la mia gelateria preferita. Avevo smesso di mangiare gelato da un po' di tempo prima di conoscere Roberto delle Gelaterie Leoni. Ci sono due Gelatterie a Cesena (nome geniale) e una Caffelatteria, il bar che Leoni ha aperto la primavera scorsa... oltre ai gusti di frutta che sono buonissimi, il mio preferito rimane sempre il Pesto di Pistacchio e Sale di Cervia. Vi consiglio di provare se siete in zona, anche perché da Leoni sono in continua evoluzione, sperimentano, creano e cambiano ogni giorno molti dei gusti che troverete in vetrina. Una settimana fa c'era la Crema con le Uova di Struzzo, poi il gusto Menta e Rosmarino, e ieri che era Ferragosto c'era il gusto ispirato alle scampagnate d'estate: Caciotta, miele e ortica. Perché chi non ricorda il pizzicotto delle ortiche durante le gite fuoriporta estive?


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lunedì 7 agosto 2017

Portico di Romagna e quella parte di Romagna che un po' è Toscana


Di Premilcuore e delle cascate di quella parte di Romagna nascosta che tanto amo, ne avevo già scritto in questo post di quattro estati fa. Il mood e anche il periodo erano gli stessi, ovvero quel nontempo di afa che va dai primi di Agosto fino al 20, quando tutti sono in vacanza, postano foto da mari cristallini e io vorrei uccidere comincio ad accusare la stanchezza, cosciente che fino a Ottobre di vacanze non ce ne saranno. Per chi lavora a Rimini, anche per un freelance, è questo il periodo di maggior impegno, presenza, eventi etc. Che poi, a pensarci (e ne ho avuto la riprova questi giorni) è terribile viaggiare ad Agosto, fa troppo caldo e anche qui, in questa parte di Appennino dove la sera l'attrazione maggiore è data dalla Sagra della Tagliatella, è pieno di gente, e a pensarci ci tornerò si, ma verso Settembre, quando è un po' più freschino.


Portico di Romagna

La nostra idea era stare un giorno intero a Premilcuore, ricordavo però un post che mi era molto piaciuto sul blog di Sabrina in cui avevo letto di Portico di Romagna, un delizioso borgo fuori dal tempo e vicinissimo alle Foreste Casentinesi, altra meta in cui volevo andare da tanto tempo. Portico sorge lungo la strada che portava a Firenze in tempi antichi, e all'epoca dei romani era famosa come luogo di mercati e di scambi. Conta poche anime e un albergo diffuso, anche se solamente l'anno scorso, come ci ha detto la proprietaria dell'Hotel, sono state accolte persone da oltre 24 paesi del mondo. Il borgo è strano ed esemplare perché è diviso strutturalmente in tre piani distinti, ma uniti da passaggi, viottoli, stradine tutte curate con fiori, gerani etc. Si narra che sia proprio fra questi portici che sbocciò l'amore fra Dante Alighieri e Beatrice, ma vi confesso una cosa: noi romagnoli lo diciamo di ogni posto 😀



Dopo un giretto per il paese e qualche foto ai fiori, ai gatti di paese che si riposavano nei pochi spazi d'ombra, e a qualche ceramica (ci sono due negozietti di ceramica tipici e molto belli), siamo andati alla Cascata che si trova sotto il Ponte della Maestà, quella che i "local" chiamano La Chiusa. "Vai giù oltre il ponte a schiena d'asino, arrivi al guado, e prosegui dritto fino alla Chiusa". Carina perché ricavata poco oltre il ruscello, ma niente di che e soprattutto superaffollata essendo su un piano solo, ecco perché vi consiglio di più la cascata di Bocconi, di cui vi parlerò fra poco.


A Portico c'è un solo hotel come dicevo, ed è il Vecchio Convento. Come ha scritto Sab, subito si viene accolti dalla signora Marisa e dal suo sorriso contagioso... il Vecchio Convento è anche l'unico ristorante in cui si può mangiare, eccezion fatta per un baretto poco più in su in prossimità dell'altra cascata. E' carino, ed è appunto un vecchio convento in cui tutte le camere conservano le caratteristiche originali, dai soffitti alti e con arcate, dai tendaggi, le lettiere in legno e gli oggetti in ferro battuto. Ha un fascino tutto suo e antico che a me è piaciuto molto, unica pecca non ha il condizionatore e per il troppo caldo che c'era abbiamo passato la notte in bianco. Andrea ha ingannato il tempo andando a fare foto alle stelle e alla luna, alle 5 poi è entrata la luce dalle finestre e le campane hanno iniziato a suonare a festa come si conviene nei paesini, fine della nottata 😃 Diversamente da quanto pensassi però, questa non è alta stagione per Portico di Romagna, quindi se volete organizzare la vostra escursione fatela assolutamente a Settembre, Ottobre, magari nel periodo del Foliage. Noi torneremo assolutamente in quel periodo lì, quando le foglie sono rosse e il profumo del sottobosco basta a riempire i cuori inquieti.

Niente da dire sulla cena al ristorante se non che è un menù studiato e pensato per turisti stranieri, mentre invece la colazione è davvero eccellente. Si fa nel piano interrato dal quale si accede ad un giardinetto esterno stupendo, tutto pieno di fiori, edere rampicanti etc. Un lungo tavolone vi attenderà con ogni ben di Dio, torte appena sfornate, pani di diversi tipi, marmellate fatte in casa, e per gioia di Andrea - che non aveva dormito tutta la notte. anche una parte salata super fornita, con formaggi di mucca, di pecora, salami e affettati da tagliare. Al Vecchio Convento sono molto attenti ai loro clienti, soprattutto agli stranieri per i quali vengono organizzati corsi di cucina ad hoc, Degustazioni di vini, visite guidate alle città d'arte, e in autunno sessioni di caccia del Tartufo Bianco... tutto quello, insomma, che un turista in Italia vuole e desidera trovare, ed è questo il motivo del loro successo.


A nemmeno 3km da Portico c'è Bocconi, altro paesino minuscolo in cui si trova una riserva naturale con le cascate, una piscina naturale e un altro ponte maestoso a tre arcate, sotto cui fare il bagno e trovare pace (sempre non ad Agosto quando è pieno di gente). Ci siamo stati a fare due tuffi il pomeriggio, a prendere un po' il sole e poi ci siamo tornati verso le 20 quando era deserto per fare due foto in solitaria, ed era tutt'un altro posto... i local a quell'ora, erano già fuggiti alla Sagra della Tagliatella a cui nemmeno noi abbiamo resistito, verso mezzanotte. Balli romagnoli, birre medie, vecchietti che ballavano il liscio e la mazurca, e quella siringata di romagnolitas che ogni tanto fa bene allo spirito.


Per la mattinata di Domenica avevamo in mente il Sentiero dell'Acqua Cheta alle Foreste Casentinesi ma la canicola, la notte in bianco e le troppe persone previsto ci hanno fatto desistere... ci torneremo ad Ottobre durante il foliage... ultima cosa: Portico si trova a soli 70km da Firenze, il Passo del Muraglione è un percorso in macchina meraviglioso per raggiungerlo, ed è quindi valutabile se soggiornate qui una fuga in Toscana per una buona Fiorentina e un bicchiere di vinello.

Tutte le foto del post sono di Andre, Andrea Casadei.

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giovedì 20 luglio 2017

48 ore in Romagna, come si fa a far tutto?


Il weekend scorso è stato meraviglioso, pieno. Uno di quei weekend in cui -e succede sempre più spesso quando ho amici in visita- apprezzo davvero il vivere qui, e non vorrei abitare altrove. Chi l'avrebbe mai detto, tre anni fa? L'occasione è stata la visita di Mariachiara, e con Francesca ci eravamo ripromesse di farle scoprire il meglio della Romagna, pur conoscendola lei già molto bene.
Effettivamente poi, ci siamo ritrovate a improvvisarla, compiendo anche io una piccola pecca su un posto che è bellissimo, ma in cui abbiamo mangiato male.

Questo post nasce da una riflessione che facevo questi giorni in merito ad un'iniziativa legata ad influencer e promozione della Riviera che mi sta lasciando un po' perplessa.. la seguo e confesso di aver pensato quando è uscito il bando "Che figata pazzesca", la guardo ora (anche se siamo all'inizio e aspetto a pronunciarmi e mi dico "ma è veramente questa la Romagna che stiamo proponendo come turismo?". Gli influencer in questione (tutti sotto ai trent'anni) si svegliano alle 12, postano foto da ristoranti veramente dozzinali nel maggiore dei casi, postano stories su Instagram la sera tardi tenendo il cellulare al contrario #benemanonbenissimo 😀 Un turismo insomma, sotto il livello minimo di chi arriva a Rimini, parcheggia e spera di non dover più spostare la macchina fino alla data di partenza, ignorando la bellezza dell'entroterra e di tanti paesini o locali che sono a mio avviso, la parte vera della Romagna, quella più vera. E poi ho pensato a cosa abbiamo fatto noi, fregandocene delle distanze, del freddo del caldo, del traffico della Domenica e di tutto quanto. I suggerimenti sarebbero milioni, impossibile esaurire anche solo minimamente in tre giorni tutto quello che ci sarebbe da fare, questo è solamente il post con alcuni Tips su "cosa abbiamo fatto". 

Il mio pomeriggio con Maricler comincia da Panenostro Lab, dove già si trovava ed era stata a prendere un caffè, sorpresa perché insieme al caffè le avessero portato anche le ciliegie. Ah, i romagnoli come sono ospitali. Non potevamo non fare una tappa al Bar Lento, una delle realtà più belle che abbiano aperto lo scorso inverno (o forse addirittura quello prima). Un Chai Latte per me e un Caffè Americano estratto a freddo per Mariachiara, accompagnati da mille chiacchiere lavorative e di vita (perché per chi non lo sapesse, lei è la mia guru per tutto quello che riguarda l'ambito lavorativo, le riflessioni, la comunanza di pensiero in un sacco di tematiche).

E insomma, sapevo che me le sarei ricordate per molto tempo le sue parole, e meritavano una cornice speciale. Prima di andare a Rimini una breve tappa Dalla Jole, non abbiamo preso nulla ma non potevo non mostrarle uno dei posti più romantici di Rimini (fino a che non si riempie di fighetti almeno). 😉


Prima tappa reale: Marè, Cesenatico. Mariachiara era stata molto diretta: "fate di me quello che volete, ma portatemi al Marè"... e il primo pranzo del Sabato (successivo al giretto per Cesenatico la sera prima, è stato proprio lì). Una festa, con tante amiche che erano venute per salutarla, e l'atmosfera che cercavamo, pur essendo Sabato a pranzo e le spiagge un po' full.  


Abbiamo mangiato passatelli asciutti con zucchine e gamberi, bevuto cocktail fantastici, e convenuto che il Marè è sempre una tappa fondamentale quando si vuole stupire con semplicità i propri ospiti. Perché? Perché basta il tramonto vista capanno, il servizio sempre gentile, e una cucina di alto livello pur essendo sul mare... perfetto per mettere subito a proprio agio gli amici da fuori e farli sentire a casa. 

Altri due consigli se vi trovate a Cesenatico: una visita alla Libreria Pagina27, dove Ronnie -la titolare- vi accompagnerà in un mondo meraviglioso, vi saprà consigliare i libri più adatti alla vostra anima. E un altro, il "Giardino dei Sapori Perduti", che sforna i biscotti più buoni della Romagna. All'arancia, alla rosa, al cacao e sale di Cervia. 

Altro giro altra corsa, siamo state nel pomeriggio a vedere le Saline di Cervia, ad ammirare il riflesso degli specchi e del sale nell'acqua verso l'ora del tramonto, quando tutto intorno diventa rosa. 


Mentre aspettavamo Arianna siamo invece state a Cervia... il Canalino e il susseguirsi di locali lungo la passeggiata mi danno sempre quel senso di vacanza che cerco quando voglio staccare un attimo e tornare a casa allegra. Sui locali c'è l'imbarazzo della scelta, c'è il Buteco che è brasiliano, il Catalina Sushi Bar che è un ristorantino fusion e i suoi pestati, la Pousada Beijaflor a inizio canale.
Noi abbiamo optato per il Portò, un gin tonic e una Caipirinha al Maracuja. Non è un gran che quello che propongono come accompagnamento all'aperitivo, ma la location fa il resto.



Ed arriviamo alla serata... Ammetto, non ci andavo da tanto tempo alla Casina Pontormo. Era più la voglia di far scoprire a Mariachiara e ad Arianna che non ci era mai stata, uno dei miei posti preferiti nel mondo: Bertinoro. Ci siamo decise all'ultimo, è vero. Abbiamo prenotato all'ultimo, e siamo comunque riuscite a trovare un posticino di fuori, in quella meraviglia di casa di campagna che assomiglia più ad un Cottage inglese. Tutta una lucina, un lampadario di cristallo sospeso ad un albero ed un'atmosfera stupenda. Ma il cibo no, e quando dico no io è proprio no. Di sei portate non se ne salvava una, eppure il locale è pieno sempre. L'unica riflessione che mi lascia sempre perplessa quando scopro un posto bellissimo ma in cui si mangia malissimo è: ma è così difficile cucinare bene? E niente, non mi dilungo. Ho toppato, ma almeno abbiamo visto Bertinoro.


Fine serata con pochi fronzoli, eravamo cotte sfinite e siamo andate a nanna.

La mattina dopo giocavo in casa, la partenza era fissata per le 15 e abbiamo deciso di fare un giretto a Santarcangelo. Uno dei posti più suggestivi ma assolutamente fuori dall'itinerario turistico di qualunque persona venga in Romagna, è Mutonia, il Campo della Mutoid Waste Company.


Negli anni 90', il gruppo di artisti inglesi (celebri per le sculture gigantesche e saldate create solo con materiali di recupero) si stabilì a Santarcangelo in una cava lungo il fiume Marecchia. Quando ero piccola, ricordo benissimo il loro camion, interamente strutturato come un grande mostro sul fronte, mi faceva una gran paura quando lo incontravo per le strade 😃 Dagli anni 90' i Mutoid si sono affermati e fatti conoscere nel mondoe continuano anche oggi a svolgere performance, a disseminare la Romagna con le loro creazioni. La più celebre è Shona, ed  la Chef e anima del Calycanto, c'è poi Andy, che suona nei Rock'n'Roll Kamikaze e porta in giro per il mondo il nome di Santarcangelo...




Perché una visita a Mutonia? Perché è un esperimento sociale e artistico, questo accampamento punk anglo-romagnolo. Perché non ti senti davvero a Santarcangelo ma in un film che potrebbe essere girato in tante stanze diverse, tante quante sono i camper e gli accampamenti di chi ci abita, e lascia aperte le proprie porte ai visitatori, sorvegliati a vista da robot meccanici, animali e fenicotteri di acciaio, funivie abbandonate e macchine dove manichini vengono sorpresi a fare l'amore sui sedili posteriori. I Mutoid sono artigiani postindustriali, per loro la discarica è come il campo del contadino che è pronto a ricavare dalla terra i migliori frutti: riutilizzano ciò che le persone normali getterebbero e sono riusciti a ricavare dai resti della società dei consumi (la nostra), il loro non-paesaggio. Sono dei rigattieri contemporanei, capaci di creare arte.



Dopo Mutonia un caffè veloce al Bar Commercio e un giretto per Santarcangelo nel paese vecchio.
Eravamo indecise molto sul pranzo, visto che avremmo optato come ultima tappa per un classicone. Tornando giù dalle scalinate diciamo che la finestrella aperta sul retro della Sangiovesa ci ha chiamate per nome, con tutti gli affettati in bella vista. Ecco quindi che in cinque minuti eravamo sedute, un tagliere per tre e le Tagliatelle della Minghina in tavola, come si suol dire, la degna conclusione di tre giorni in cui ci abbiamo provato a creare un collage quanto più possibile variegato. Dalla Sangiovesa che è super tradizionale, al Bar Lento che è contemporaneo, a PaneNostro che è un nuovo format di ristorazione dentro all'hotel... e voi? Che itinerari avreste scelto?
Quale è la Romagna che più vi rappresenta?

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