giovedì 20 luglio 2017

48 ore in Romagna, come si fa a far tutto?


Il weekend scorso è stato meraviglioso, pieno. Uno di quei weekend in cui -e succede sempre più spesso quando ho amici in visita- apprezzo davvero il vivere qui, e non vorrei abitare altrove. Chi l'avrebbe mai detto, tre anni fa? L'occasione è stata la visita di Mariachiara, e con Francesca ci eravamo ripromesse di farle scoprire il meglio della Romagna, pur conoscendola lei già molto bene.
Effettivamente poi, ci siamo ritrovate a improvvisarla, compiendo anche io una piccola pecca su un posto che è bellissimo, ma in cui abbiamo mangiato male.

Questo post nasce da una riflessione che facevo questi giorni in merito ad un'iniziativa legata ad influencer e promozione della Riviera che mi sta lasciando un po' perplessa.. la seguo e confesso di aver pensato quando è uscito il bando "Che figata pazzesca", la guardo ora (anche se siamo all'inizio e aspetto a pronunciarmi e mi dico "ma è veramente questa la Romagna che stiamo proponendo come turismo?". Gli influencer in questione (tutti sotto ai trent'anni) si svegliano alle 12, postano foto da ristoranti veramente dozzinali nel maggiore dei casi, postano stories su Instagram la sera tardi tenendo il cellulare al contrario #benemanonbenissimo 😀 Un turismo insomma, sotto il livello minimo di chi arriva a Rimini, parcheggia e spera di non dover più spostare la macchina fino alla data di partenza, ignorando la bellezza dell'entroterra e di tanti paesini o locali che sono a mio avviso, la parte vera della Romagna, quella più vera. E poi ho pensato a cosa abbiamo fatto noi, fregandocene delle distanze, del freddo del caldo, del traffico della Domenica e di tutto quanto. I suggerimenti sarebbero milioni, impossibile esaurire anche solo minimamente in tre giorni tutto quello che ci sarebbe da fare, questo è solamente il post con alcuni Tips su "cosa abbiamo fatto". 

Il mio pomeriggio con Maricler comincia da Panenostro Lab, dove già si trovava ed era stata a prendere un caffè, sorpresa perché insieme al caffè le avessero portato anche le ciliegie. Ah, i romagnoli come sono ospitali. Non potevamo non fare una tappa al Bar Lento, una delle realtà più belle che abbiano aperto lo scorso inverno (o forse addirittura quello prima). Un Chai Latte per me e un Caffè Americano estratto a freddo per Mariachiara, accompagnati da mille chiacchiere lavorative e di vita (perché per chi non lo sapesse, lei è la mia guru per tutto quello che riguarda l'ambito lavorativo, le riflessioni, la comunanza di pensiero in un sacco di tematiche).

E insomma, sapevo che me le sarei ricordate per molto tempo le sue parole, e meritavano una cornice speciale. Prima di andare a Rimini una breve tappa Dalla Jole, non abbiamo preso nulla ma non potevo non mostrarle uno dei posti più romantici di Rimini (fino a che non si riempie di fighetti almeno). 😉


Prima tappa reale: Marè, Cesenatico. Mariachiara era stata molto diretta: "fate di me quello che volete, ma portatemi al Marè"... e il primo pranzo del Sabato (successivo al giretto per Cesenatico la sera prima, è stato proprio lì). Una festa, con tante amiche che erano venute per salutarla, e l'atmosfera che cercavamo, pur essendo Sabato a pranzo e le spiagge un po' full.  


Abbiamo mangiato passatelli asciutti con zucchine e gamberi, bevuto cocktail fantastici, e convenuto che il Marè è sempre una tappa fondamentale quando si vuole stupire con semplicità i propri ospiti. Perché? Perché basta il tramonto vista capanno, il servizio sempre gentile, e una cucina di alto livello pur essendo sul mare... perfetto per mettere subito a proprio agio gli amici da fuori e farli sentire a casa. 

Altri due consigli se vi trovate a Cesenatico: una visita alla Libreria Pagina27, dove Ronnie -la titolare- vi accompagnerà in un mondo meraviglioso, vi saprà consigliare i libri più adatti alla vostra anima. E un altro, il "Giardino dei Sapori Perduti", che sforna i biscotti più buoni della Romagna. All'arancia, alla rosa, al cacao e sale di Cervia. 

Altro giro altra corsa, siamo state nel pomeriggio a vedere le Saline di Cervia, ad ammirare il riflesso degli specchi e del sale nell'acqua verso l'ora del tramonto, quando tutto intorno diventa rosa. 


Mentre aspettavamo Arianna siamo invece state a Cervia... il Canalino e il susseguirsi di locali lungo la passeggiata mi danno sempre quel senso di vacanza che cerco quando voglio staccare un attimo e tornare a casa allegra. Sui locali c'è l'imbarazzo della scelta, c'è il Buteco che è brasiliano, il Catalina Sushi Bar che è un ristorantino fusion e i suoi pestati, la Pousada Beijaflor a inizio canale.
Noi abbiamo optato per il Portò, un gin tonic e una Caipirinha al Maracuja. Non è un gran che quello che propongono come accompagnamento all'aperitivo, ma la location fa il resto.



Ed arriviamo alla serata... Ammetto, non ci andavo da tanto tempo alla Casina Pontormo. Era più la voglia di far scoprire a Mariachiara e ad Arianna che non ci era mai stata, uno dei miei posti preferiti nel mondo: Bertinoro. Ci siamo decise all'ultimo, è vero. Abbiamo prenotato all'ultimo, e siamo comunque riuscite a trovare un posticino di fuori, in quella meraviglia di casa di campagna che assomiglia più ad un Cottage inglese. Tutta una lucina, un lampadario di cristallo sospeso ad un albero ed un'atmosfera stupenda. Ma il cibo no, e quando dico no io è proprio no. Di sei portate non se ne salvava una, eppure il locale è pieno sempre. L'unica riflessione che mi lascia sempre perplessa quando scopro un posto bellissimo ma in cui si mangia malissimo è: ma è così difficile cucinare bene? E niente, non mi dilungo. Ho toppato, ma almeno abbiamo visto Bertinoro.


Fine serata con pochi fronzoli, eravamo cotte sfinite e siamo andate a nanna.

La mattina dopo giocavo in casa, la partenza era fissata per le 15 e abbiamo deciso di fare un giretto a Santarcangelo. Uno dei posti più suggestivi ma assolutamente fuori dall'itinerario turistico di qualunque persona venga in Romagna, è Mutonia, il Campo della Mutoid Waste Company.


Negli anni 90', il gruppo di artisti inglesi (celebri per le sculture gigantesche e saldate create solo con materiali di recupero) si stabilì a Santarcangelo in una cava lungo il fiume Marecchia. Quando ero piccola, ricordo benissimo il loro camion, interamente strutturato come un grande mostro sul fronte, mi faceva una gran paura quando lo incontravo per le strade 😃 Dagli anni 90' i Mutoid si sono affermati e fatti conoscere nel mondoe continuano anche oggi a svolgere performance, a disseminare la Romagna con le loro creazioni. La più celebre è Shona, ed  la Chef e anima del Calycanto, c'è poi Andy, che suona nei Rock'n'Roll Kamikaze e porta in giro per il mondo il nome di Santarcangelo...




Perché una visita a Mutonia? Perché è un esperimento sociale e artistico, questo accampamento punk anglo-romagnolo. Perché non ti senti davvero a Santarcangelo ma in un film che potrebbe essere girato in tante stanze diverse, tante quante sono i camper e gli accampamenti di chi ci abita, e lascia aperte le proprie porte ai visitatori, sorvegliati a vista da robot meccanici, animali e fenicotteri di acciaio, funivie abbandonate e macchine dove manichini vengono sorpresi a fare l'amore sui sedili posteriori. I Mutoid sono artigiani postindustriali, per loro la discarica è come il campo del contadino che è pronto a ricavare dalla terra i migliori frutti: riutilizzano ciò che le persone normali getterebbero e sono riusciti a ricavare dai resti della società dei consumi (la nostra), il loro non-paesaggio. Sono dei rigattieri contemporanei, capaci di creare arte.



Dopo Mutonia un caffè veloce al Bar Commercio e un giretto per Santarcangelo nel paese vecchio.
Eravamo indecise molto sul pranzo, visto che avremmo optato come ultima tappa per un classicone. Tornando giù dalle scalinate diciamo che la finestrella aperta sul retro della Sangiovesa ci ha chiamate per nome, con tutti gli affettati in bella vista. Ecco quindi che in cinque minuti eravamo sedute, un tagliere per tre e le Tagliatelle della Minghina in tavola, come si suol dire, la degna conclusione di tre giorni in cui ci abbiamo provato a creare un collage quanto più possibile variegato. Dalla Sangiovesa che è super tradizionale, al Bar Lento che è contemporaneo, a PaneNostro che è un nuovo format di ristorazione dentro all'hotel... e voi? Che itinerari avreste scelto?
Quale è la Romagna che più vi rappresenta?

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mercoledì 5 luglio 2017

Santarcangelo dei Teatri, dove vado a mangiare?


Due anni fa la mia amica Bebe, in visita qui per Santarcangelo dei Teatri scriveva questo:

"Di come andare in un posto e trovare tutto quello di cui hai bisogno. E di come trattare una piccola città come un parco giochi facendosi meravigliare di continuo. A Santarcangelo di Romagna tutto questo è un'attitudine esistenziale naturalissima."

Ho cominciato ad amare questa manifestazione e a provare eccitazione e quell'attesa da evento imminente non da tantissimo, sono sincera. Come sempre, avere amiche smart, con interessi diversi e molto appassionate apre gli orizzonti. L'ho capito ancora una volta questo weekend, quando sono stata a Bologna a trovarle ed era un po' che non ci andavo, stare lontano da loro mi ha un po' -passatemi il termine- impoverita. Sono bastate 24 ore per rimettere in moto sinapsi che avevo scollegato e tornare giù carica e piena di propositi. Ma torniamo a noi: siete a Santarcangelo dei Teatri, dove andare a mangiare? Ogni volta mi stupisco di quanto in piccolo paesino come Santarcangelo la concentrazione di ristoranti di livello sia veramente alta, ed è una garanzia: dove vai, non sbagli. Ecco i miei tre per aperitivo/cena preferiti di quest’estate, Santa is for lovers. 

Il Calycanto 



Già recensito qui, il Calycanto non ha bisogno di presentazioni a Santarcangelo e nemmeno nei dintorni, ma potreste non conoscerlo se siete appena arrivati, e non trovarlo subito (complice anche Google a cui sembrano piacere solamente i tradizionalissimi romagnoli). Al timone della cucina del Calycanto c’è Shona, Mutoid dall'accento inglese meraviglioso e gentilezza disarmante. Tutte le cose che oramai ci sembrano normali ed entrate nella routine ristorativa, come ad esempio torte altissime, piatti rovinati che raccontano storie, bicchieri in ceramica bianchi e cose spaiate, al Calycanto ci sono già da 10 anni. 10 anni fa, in questo piccolo pezzo di mondo in questo paese che è il mio ed è sempre avanti anni luce sulle tendenze, qui c’era già tutto il divenire. Il menù è una sorta di giro del mondo di tutte le cucine, da quella africana a quella greca, fino ai classici della cucina indiana per arrivare alla Cheesecake americana, il tutto in chiave fusion. 


Il Calycanto è stato senza dubbio l’embrione di quel movimento che ha portato Santarcangelo ad essere una chicca nella Romagna, così chic e così se vogliamo anche un po’ snob, così lontana dai ristoranti romagnoli tradizionali che ci vogliono solo consumatori di piadine e tagliatelle.

Sugabòtti 


Sugabotti (foto in apertura al post) si trova in una delle posizioni più romantiche di Santarcangelo, e lo troverete facilmente… tavolini in legno, sedie, fiori dentro lampadine e tante piccole attenzioni hanno reso questa bottega di specialità ed eccellenze enogastonomiche una piccola osteria. Piccola perché ci sono solamente cinque tavolini, ma grande nella proposta, che include taglieri di salumi e formaggi, insalate, crostini con burro francese e alici del Cantabrico, e tanti altri prodotti di primissima qualità. 



Sugabotti è l’esperienza unica di andare dal proprio salumiere di fiducia e poter mangiare seduto comodo con un calice di vino. È il privilegio di poter accedere a  una dispensa magica, dove ci sono tutti i prodotti migliori che Federico e la sua famiglia hanno scelto negli anni. È un locale che mancava, e ce ne dovrebbe essere uno in ogni paesino della Romagna a mio avviso. Tu arrivi, ordini i salumi e il vino migliore all’oste, and enjoy life.

Il Lavatoio Bistrot



Poco più in su c’è il Lavatoio Bistrot, dove sarete accolti da un quadro che recita chiari gli intenti del locale: "Non usiamo la Farina 00, Non facciamo tagliatelle, Non facciamo la piadina, Non abbiamo il vino della casa. Diversamente Romagnoli". Geniali, ho pensato la prima volta, e molto coraggiosi per un paese come Santarcangelo. È certamente uno dei locali con il dehors più bello di tutta Santarcangelo, un giardino privato con tanto verde, che una volta si chiamava L’Agrumaia, e ancora prima faceva parte del vecchio lavatoio cittadino (a proposito, proprio lì dall’altra parte c’è un murales meraviglioso di Eron che riprende la vita delle donne di quel tempo, have a look!).


Il comfort food per eccellenza è rappresentato dal loro menù, che dedica una voce speciale ai Passatelli, dei quali ne vengono proposte tre varianti. I ragazzi del Lavatoio sono bravissimi, e l’atmosfera la sera con tutte le lucine, le lanterne e le candele, qualcosa di magico. 




Santa is for lovers Adresses:
Calycanto | Contrada dei Nobili 14 | 0541622518
Sugabòtti | Via Saffi 15 | 3381350331
Il Lavatoio Bistrot | Via Ruggeri 32 | 3282622180 
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domenica 2 luglio 2017

Scollina, la cena nel campo di mais del Podere Bianchi


Il mondo è pieno di cose magiche, 
pazientemente in attesa che i nostri sensi si acuiscano.

W. B. Yeats


L’anno scorso era in un campo di zucche, quest’anno per non ripetersi Marco Bianchi (non lo chef, Marco del Podere Bianchi ndr) l’ha organizzata in modo che il passaggio, attraverso una porticina in legno che da sull’infinito, fosse attraverso un campo di mais. Un labirinto creato in un campo di mais per la precisione, la cui visione d'insieme l'ho avuta solo una volta tornata a casa, guardando il video della serata ripreso dal drone. Non ci fossi stata, avrei pensato a tutti gli effetti ad uno sbarco alieno. 


Già solo il tragitto per arrivare a Cavallino, sulle colline di Rimini, attraverso distese di fiori di cipolla illuminati al tramonto e strade sassose che vi sporcheranno tutta la macchina macchissenefrega varrebbe la visita... la strada sterrata che conduce al Podere Bianchi vi farà sospettare più volte che il navigatore vi abbia ingannato. Attraverso la porticina si accede al labirinto, che è fatto di vari pit stop mangerecci, dall'aperitivo di benvenuto Rosè,  ai succosi spiedini di carne cotti sulla graticola, dal panino al latte con il pulled pork ai cassoncini con le erbe di campo.



A indicarvi la retta via, solamente dei cartelli stradali di legno con due indicazioni: di qua e di la. In cima, dove si svolge Scollina, il panorama di fronte a voi è da lasciare senza parole, e se la poesia intorno non fosse ancora abbastanza ad accogliervi nella radura un'arpa e un violino (Red Roses Duo) accompagnano l'intera serata, sulle note di Yann Tiersen.


Il menù è semplice ma buono: Tartare di carne come antipasto, cannelloni (buonissimi davvero, per me che poi non mangiavo carboidrati da un mese ancora più buoni), filetto con riduzione di Cabernet Sauvignon e patate sabbiate e alla fine, una selezione di formaggi dell'Azienda Pintus di San Savino, eccellenti. L'atmosfera di Scollina è quella di una grande festa di paese, con le lucine, la musica, la gente che chiacchiera e conversa e il tempo che scorre lento... di diverso da tante altre cene/pranzi l'età media è un po' più alta, e questo è bello perché ci sono famiglie intere, bambini, nonni che si divertono tutti insieme.

Ecco, se devo fare un piccolo appunto a Scollina è che mi aspettavo un po' più di cura nei piatti e nella presentazione dei tavoli, ma l'esperienza (ormai ventordici fra pic nic, vigne, mari e monti di questi anni) mi dice che il cibo è forse un po' la parte più trascurata, e capisco bene che in questo genere di eventi (vale per me come per tutti) bisogna sapere ed essere coscienti che è un format che si paga, una location, tante persone che lavorano e un pacchetto in cui il cibo non ha lo stesso peso dell'idea... piccola divagazione in difesa degli organizzatori di eventi (che comunque fra Siae, affitto tavoli, etc hanno un costo altissimo) e contro a chi si lamenta di tanto in tanto di questo o di quello. 

Bravo quindi Marco, che per la cronaca è giovanissimo e bravi tutti i giovani che decidono di investire e, come dice qualcuno, credere alla bellezza dei loro sogni.


Ogni portata è accompagnata da vini del Podere Bianchi, e a concludere la cena macedonia di pesche e gelato alla crema e... last but not the least fuochi artificiali, cascate d'oro luminose a rendere tutto ancora più magico. Non li vedevo da un bel po' -confesso- i fuochi d'artificio, e un po' sono tornata bambina.


Appuntamento per la prossima Scollina il 14 di Luglio, ma usciranno sicuramente anche altre date, che troverete disponibili sul sito qui.


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venerdì 23 giugno 2017

Sac a poche, il nuovo laboratorio di pasticceria della Brasserie a Riccione.


Quando al liceo paccavo la scuola la meta era sempre una: Riccione. 
Passavo le mattine in viale Ceccarini con la mia amica Barbara a guardare negozi, e l’itinerario per arrivarci era l’unico che due adolescenti senza patente come noi potevano concedersi: l’autobus 11 che da Rimini porta a Riccione Terme. Mi ricordo benissimo la sensazione (in quelle mattine d’inverno fredde in cui si è accappottati e infreddoliti) di quando scendevo dal bus e mi trovavo davanti alla Brasserie, a pochi metri dalle pensiline del bus: è così che deve essere il paradiso, è così che vorrei un giorno il mio ristorantino dei sogni", pensavo. 




Milena Neri a Riccione non ha bisogno di presentazioni, come ha detto Alessandro Borghese poco tempo fa “La Brasserie riesce a fare uscire i clienti dall’autostrada con l’unico scopo di andare al ristorante, e per questo bisogna essere molto bravi”

Ha inaugurato ormai una settimana fa Sac a Poche, un piccolo laboratorio di pasticceria, quello che a tutti gli effetti potremmo definire l'angolo dolce della Brasserie, il sunnyside aperto di giorno e dove poter andare per una crostata ai frutti rossi, un pasticcino, o una torta Rosso Valentino, la preferita di Milena. 

Il laboratorio è piccolino, intimo e dalle tinte parigine color pastello... mi ha ricordato Ladurèe a tratti. Fuori poche sedie in legno bianco, e un corner speciale, quello dei fiori.
Quante volte l'abbiamo sognato, un posticino in cui andare a fare colazione, prendere una torta, leggere il giornale e tornare a casa con un bel mazzo di fiori? Credo sia il sogno di ogni donna, anche il mio che non sono proprio negli stereotipi della femminilità. 
Ci sono stata l'altra mattina, accolta da un inebriante profumo di mandorle sabbiate ancora calde che il pasticcere stava preparando, e nonostante sia a dieta non sono riuscita a resistere dall'assaggiare una. Una nuvoletta croccante di paradiso, in una soleggiata Riccione che si prepara all'estate (quella vera) con questo angolo così meravigliosamente chic.



(mandorle sabbiate in preparazione in laboratorio)


Sac a Poche
Via Latini 4, Riccione



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martedì 30 maggio 2017

Benvenuto a casa tua, Benvenuto da panenostro!



"Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono." 

Le estati a Londra che ho trascorso per tutto il periodo dell'università e i tanti anni a Bologna hanno segnato tantissimo il mio modo di essere e di vedere le cose, mi rendo conto adesso. Alcune amicizie poi come quella con Bebe sono state proprio in grado di spostarmi completamente alcuni orizzonti, farmi vedere le cose da un'altra prospettiva. Una cosa fra tutte, di lei ho sempre amato il fatto di trovare eccezionale tutto quello che non fosse dove ce lo si aspettava. "Pensa che bello poter andare a fare una colazione o un brunch in hotel senza averci dormito" era solo una delle tante cose che trovava extra-ordinarie e per questo straordinarie... il potersi ogni tanto estraniare dalla propria vita e vivere un'altra realtà. L'eccitazione per eventi poi come l'apertura di un ristorantino in aeroporto senza l'attesa del viaggio, semplicemente facendo peoplewatching è una di quelle strane meraviglie che solo a noi è compresa.

È così che ho aspettato con trepidazione l'apertura di panenostro, che ha inaugurato Domenica 28 Maggio, un laboratorio di cucina naturale aperto dalle 7 alle 15 situato proprio all'interno di un Hotel, il Villa Rosa Riviera a Rimini. Della poesia e del tocco magico di Carlotta su questo blog ne ho parlato tantissimo, dalla cena in vigna l'anno scorso di cui ancora mi arrivano mail a distanza di un anno per sapere quando si ripeterà. Ci sono poche persone veramente appassionate alle cose che fanno, e si riconoscono da lontano. Come dice la frase iniziale, anche per lei l'amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra. Due anni fa ho invece conosciuto Gigi a Lugano, panenostro non era ancora nell'aria primaverile e nel venticello che tirava sul lungolago quel giorno. A Carlotta mancavano un posto dove andarla trovare, e ora c'è. Mancavano due braccia forti e maschili in cucina, ed ora c'è Luigi... una fusione in cucina che promette tanto tantissimo di buono! 


Panenostro nasce dalla passione per le cose autentiche, da un rispetto profondo per il prodotto e il valore degli ingredienti... un progetto che vuole farci innamorare del profumo dei fichi di Settembre e dei pomodori in Agosto con un filo d’olio buono. Una storia che comincia dalle nostre campagne e arriva sulla nostra tavola quotidianamente. 



Entrando dalla Hall dell'Hotel e arrivando dentro a panenostro si ha l'impressione che ogni cosa sia esattamente al proprio posto: dal lungo tavolo conviviale alle mattonelline bianche, fino alla carta da parati a fiori, in cui spiccano tre fragoline nei diversi stadi della loro maturazione. La cucina a vista invece ci permette di abbattere quel muro che di solito divide chi prepara da chi è seduto a tavola, e ci permette di dialogare e osservare tutto il rituale della preparazione del cibo. Il menù è semplice ma con ingredienti molto ricercati, ideale anche per chi vuole stare attento a quello che mangia ma senza un compromesso sul gusto. 




Piccola anticipazione, panenostro quest'estate non sarà solamente lì, ma si trasformerà in una serie di eventi itineranti e appuntamenti interessanti e inusuali, ma per questi dettagli dovremo aspettare ancora un pochetto... nel frattempo Benvenuto panenostro! 


Alcune foto di sono di Flavio Ricci, altre di Andrea Casadei, altre mie. 
Panenostro è bello così, perché ognuno ci mette del suo.


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martedì 4 aprile 2017

L'Osteria Gourmet di Paolo Teverini


Se c’è una cosa che non ho mai capito da quando ho cominciato a frequentare un po’ di più i ristoranti di un certo livello e quelli stellati, è il perché tutto sia sempre così ovattato e altisonante da mettermi un po’ a disagio. Per carità, un’esperienza simile merita la preparazione interiore / esteriore ed estetica migliore che si possa sfoggiare, un dress code adeguato all’occasione, una gestualità e un parlare sottovoce che è indice di rispetto della materia prima di tutto.  Mi sono giustificata per molto tempo dicendomi che io sedutina e composta a tavola per ore non ci so stare, che quando parlo anche il telefono le vajasse napoletane mi rispondono dai Quartieri Spagnoli, che quello non fosse proprio il mio ambiente.  L’ho capito ancora di più quando una settimana fa sono stata a Bagno di Romagna per la prima di Osteria Gourmet di Paolo Teverini, e a fine cena quando lo Chef è passato da tutti i commensali al tavolo per il saluto, ho chiesto proprio a lui che cosa ne pensasse, se fosse necessaria tutta quella patina. 
Ci sono pochi sguardi al mondo comprensivi e serafici come il suo, e la risposta è stata che a lui (a me e a mia moglie, precisamente) piace proprio prendersi del tempo, anche 4 ore per provare un ristorante, restare seduti a tavola, osservare la gestualità dei camerieri, il lessico e gli aggettivi con cui spiegano i piatti. Un approccio quasi contemplativo, un qualcosa che ha a che fare con un altro modo di vivere la vita.


Ma torniamo a noi, il nuovo format Osteria Gourmet. Di cosa si tratta? 
Osteria in quanto si vuol sottolineare la volontà di avvicinare l'alta cucina ad un più ampio numero di commensali (grazie ovviamente anche a prezzi più bassi del solito). Gourmet perché l’esperienza ha come fine il mantenere l'eccellenza dell'esperienza gourmet, ovvero ricerca delle migliori materie prime per esprimere al meglio i piatti della tradizione. 


Non sapevo realmente cosa aspettarmi da una serata del genere, ma i miei desideri sono subito stati scardinati e superati dalle due Entree: pane preparato dalla cucina con assaggio di tre burri, e sotto una campana di vetro un panino in lievitazione.  La pazienza è un'arte che si impara nell'attesa, l’atteggiamento di chi è in grado di accettare i contrattempi e il ritmo lento del profumo del lievito che diventa pane, della natura che fa il suo corso. 
E questo è stato un po’ il fil rouge della cena, che è proseguita portando in a cuocere il panino lievitato in cucina e che è stato poi successivamente accompagnato da una candela di lardo (si, avete capito bene, lardo sottoforma di candela) che lo Chef Teverini ha progettato insieme alla famosissima macelleria di Simone Fracassi. Vi lascio solo immaginare la croccantezza e il gusto di un panino aromatico appena sfornato accompagnato da quale ricciolino di lardo.



Fra i miei preferiti a seguire l’uovo affogato con crema di parmigiano e tartufo nero di Norcia e il risotto agli scampi, asparagi di mare e gocce di caffè. Altra sorpresa il dolce, il classico “Vaso del mio Orto”, germogli di piantine dolci che nascono e fioriscono da una terra croccante di cacao e noci. Ritorna anche il tema del divenire, del saper attendere che la natura faccia il suo corso. Nel sottosuolo una mousse al frutto della passione, cioccolato e amaretti... il modo migliore per concludere quest’esperienza sensoriale che sì ci ha permesso di scoprire la cucina di Teverini ma sicuramente in una maniera molto più informale e più young.  Il prezzo, popolarissimo, 55 € a testa con in abbinamento una scelta di tre vini. Svegliarsi poi la mattina dopo all'Hotel Tosco Romagnolo fra le montagne, aprire la finestra per respirare l’aria frizzantina e sentire il fiume che scorre lì vicino beh… quelle sono sensazioni di libertà che non si raccontano facile.


La serata Osteria Gourmet si ripeterà domani, Mercoledì 5 Aprile.

Hotel Tosco Romagnolo | Ristorante Paolo Teverini
Piazza Dante Alighieri, 2
Bagno di Romagna (FC)
www.hoteltoscoromagnolo.it
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martedì 21 febbraio 2017

Tre giorni a Marrakech: nuove ispirazioni fra Medina e design


Ci sono città che più di altre sanno trasmettere sensazioni forti e che si custodiscono a lungo. Fra tutte quelle che ho visitato, Marrakech è una di quelle che rimarrà sicuramente per molto nel mio cuore.  Di Marrakech mi ricorderò sempre il profumo della menta piperita. Di quella freschissima unita al the verde in infusione nelle sontuose teiere d’argento ricoperte di pizzo, quasi sempre troppo dolci.  Di quella in un mazzolino che ci è stata regalata prima di entrare in una conceria di pelli, e non avevamo capito che serviva per respirarla, perché non avremmo resistito all’odore nauseabondo. 
L’esperienza di un luogo e di una persona per me, è sempre concisa con l’assegnazione di un determinato profumo, o più profumi. 


Tre ragazze in partenza per Marrakech possono avere motivazioni e interessi diversissimi, e mai e poi mai avrei pensato di essere quella delle tre che avrebbe speso di più in cremine, savon noir all’eucalipto, olio d’Argan dalle mille proprietà.
Di Marrakech ricorderò la polvere che si alza verso l’ora del tramonto su piazza Djemaa El Fna, la piazza centrale. Visitare in tre giorni Marrakech può sembrare un'impresa difficile, la immaginiamo lontana e di un altro pianeta... in realtà è fattibilissimo e molto più a portata di mano di quanto crediamo, anche se a posteriori avremmo cambiato qualche itinerario.  Per esempio, se dovessi tornare, una notte la vorrei trascorrere nel deserto, cosa che in tre giorni non si riesce a fare, un giorno lo dedicherei a Spa ed Hammam, e un solo giorno alla Medina. Ma procediamo con ordine, cosa secondo me bisogna assolutamente fare/ da cosa non farsi incantare.

Dove dormire

Ci sono molti pareri contrastanti sul dove dormire, sicuramente il modo più caratteristico e alla Sex and The City è scegliere un riad, la tipica abitazione marocchina a pianta quadrata senza finestre sull’esterno ma con una corte interna da mille e una notte. 


Nei cortili interni vi sono piccoli giardini, fontane e piscine dove potersi fermare e gustare un ottimo the, o dal tramonto in poi trasferirsi sul terrazzo all’ultimo piano e farsi una birra ghiacciata. Inutile raccontarcela: la vera esperienza di Marrakech scorre nella città vecchia, e se il vantaggio di alloggiare fuori dalla Medina è quello di essere fuori dalla confusione, sappiate che però perderete tantissimo, soprattutto l’occasione di lasciarsi sedurre da un fascino ancora intatto e non contaminato della città, anche nei suoi aspetti più crudi. Noi abbiamo soggiornato a Le Jardin d’Abdou, bellissimo e super rilassante a cinque minuti a piedi dal centro, ma ce ne sono davvero tantissimi e val la pena esplorare quello che piace di più, fra azulejos e petali di rosa.


La Medina

Passeggiare senza tempo in quel labirinto di viuzze e pon-pon colori sgargianti e specchietti e lustrini che è la Medina e lasciarsi catturare dalle botteghe del souk è un’esperienza che vi farà sentire veramente parte della città. Ci si incanta ad osservare gli artigiani al lavoro, chi incastona gioielli, chi con il telaio crea coperte e cuscini, chi impaglia borse di rafia e cestini, chi modella la terracotta. 
In principio il souk era suddiviso in tanti settori specifici, ognuno per l’attività che vi si svolgeva, ora i confini sono un po’ più meno definiti ma comunque si può riconoscere una parte della Medina più per turisti e una un poi più raffinata, con negozi di design e influenze europee molto più forti. 



Info utile: entrare nella Medina è facile, uscirne velocemente o orientarsi non è così scontato… ad ogni modo la gente del luogo è molto disponibile e ti accompagna ovunque, precisa sempre di non essere una guida (perché non chiedono soldi direttamente a noi per il favore ma prenderanno poi provvigioni sui nostri acquisti dai negozianti) ed è utile ogni tanto lasciarsi accompagnare perché realmente conoscono la città e ti sanno condurre in posti che diversamente non troveremmo. Non tornerete a casa felici e appagate se non avrete speso qualche Dihram in: pon pon, nappette, olio di Argan ed essenze, lampade berbere di quelle bucherellate d’ottone che si riveleranno utili una volta tornati a casa per le serate romantiche (soffitto della camera che sembra La notte stellata di Van Gogh, presente?) coperte e cestini di paglia, e qualche braccialetto di cuoio. Preciso anche che la visita della Medina richiede un po’ di spirito d’adattamento, nella parte più centrale diventa veramente caotica, ogni secondo i vostri piedini sono a rischio perché in una stradina di 2 metri di ampiezza vi ritroverete a passare voi, quattro persone e 5 motorini.





Altra info utile: contrattate. Anche se non è nella vostra indole, anche se non sapete come si fa e l’idea vi mette in imbarazzo, a Marrakech è la regola. I prezzi sono sempre almeno quattro volte più alti di quello che li paghereste realmente e quello è il loro modo di fare, quindi scendete, fate finta di non essere interessate, e vi troverete con un venditore alle calcagne anche per mezz’ora e tornerete a casa fesse e contente. Marrakech è anche una fucina incredibile di designer emergenti, nella zona industriale di Sidi Ghanem è possibile visitare negozi di arredamento e accessori di design per la casa davvero interessanti.

La cucina marocchina: mini-guida di quello che proprio non dovete perdervi

Sono partita con un’altissima aspettativa sulla cucina marocchina, per le spezie usate con maestria, per le Tajine e le carni dalla cottura lenta, per le albicocche disidratate che ho sempre visto utilizzare in ogni preparazione. Ho in realtà scoperto che Tajine può essere un po’ ogni cosa, tutto quello che viene cotto nella pentola di terracotta dal coperchio a cono decorato, è Tajine. 



Sbizzarritevi quindi con Tajine di agnello (la mia preferita), di pesce, di sole verdure, di cous cous o di quello che più vi aggrada, e d’obbligo è l’intingolo poi del pane nel sughetto denso e sfrigolante che rimarrà. Quello che invece non immaginavo è che le spezie appesantiscono tantissimo, e che al terzo giorno mai avrei pensato di sognare riso bianco o frutta fresca. 
Mi sarei invece portata via kg di olive, con cui i marocchini cominciano ogni pasto. Olive nere o verdi insaporite con agrumi, spezie e vinaigrette. 
Il cous cous è un altro piatto che dovrete assolutamente provare, per sentire la vera consistenza della semola di grano, niente a che vedere con quello che troviamo qui.

Ed ora passiamo ad alcuni indirizzi, e se questa vacanza è stata un tripudio di sapori e cibo per l’anima devo un grazie immenso alla Carley, la nostra compagna di viaggio/guida che per mesi si è studiata l’itinerario scegliendo con cura ristoranti, boutique hotel e itinerari.
Non ci fosse stata lei sarebbe stato davvero tutto un'altro viaggio, immensamente grata per averti come amica.

Al via quindi con gli indirizzi: 

Su Piazza delle Spezie ci sono tantissimi ristorantini carini, e alzando il naso all’insù verso il cielo all’ora di cena sarà bello osservare i rooftop altissimi popolati di giovani che mangiano a lume di candela. 
  • NOMAD: è stata la nostra scelta della prima sera, e direi il benvenuto migliore a Marrakech. Una cucina marocchina contemporanea, un ambiente informale e giovane e piatti veramente superbi.  E’ iniziata qui la mia storia d’amore con le Tajine. Meraviglioso anche al piano terreno il negozietto-boutique di artigianato tipico Chabi Chic, che propone ceramiche, bicchieri in vetro soffiato e le spezie utilizzate nel ristorante. Grande rimpianto non aver acquistato quelle per i pop-corn che ti servono all’inizio della cena, veramente da urlo.  (Nomad, 1 Derb Rahba Lakdima, Marrakech)

  • Sempre della famiglia del NOMAD (e per famiglia intendo che ci sono 4 locali top a Marrakech che appartengono a una stessa famiglia) è il Cafè des Epices, posto in linea d’aria dall’altro estremo della piazza. Meta ideale all’ora del tramonto, per l’aperitivo o per una sosta a base di estratti naturali durante lo shopping nella Medina. (Cafè des Epices, Derb Rahba Lakdima, Marrakech, Marocco)
  • Le Jardin: anche questo è un indirizzo da segnare. Ci siamo state il secondo giorno a pranzo, con un sole e un’arietta che era un preludio alla primavera meraviglioso (e angosciante, di quelli in cui pensi “Cazzo devo mettermi a dieta prima di subito, l’estate è dietro l’angolo).  Mi ha ricordato molto 10CorsoComo a Milano, per la quantità di verde presente e i banani altissimi, la terrazza ampia e la terrazza nel piano di mezzo, con la boutique di design all’interno. Uno spazio ampio e all'aperto in cui pranzare velocemente, anche questo con molte proposte vegetariane. Il concept dei ristoranti di grido a Marrakech è inaspettatamente europeo, elegante e ricercato… mai mi sarei aspettata di scoprire posti così sorprendentemente del mio gusto in un paese di una cultura totalmente opposta. (Le Jardin, 32 Souk Jeld Sidi Abdelaziz, Marrakech)


  • Restaurant La Famille: questo è stato l’ultimo pasto che abbiamo consumato, e non si sarebbe potuta concludere la vacanza in maniera migliore. Decisamente il più bel restaurant boutique in cui siamo state, frutto dell’ingegno e dell’eleganza della designer francese di bijoux Stephanie Giribone. Il ristorante è nascostissimo nel souk, e si dischiude all'interno di un giardino nascosto su due piani pieno di piante, piccoli aranci e limoni. Menù prevalentemente vegetariano, qui abbiamo mangiato un cous cous con il melograno, noci e formaggio di capra veramente celestiale e un pane arabo sempre con creme fraiche e funghi. Ottimi anche i dolci.  Stupenda anche la parte boutique, e il mini ricettario della Famille da comprare, anche se abbastanza rustico.  All’appello mancano ancora due tre cose importantissime: i Boutique Hotel, le spa e gli Hammam, e una lista di indirizzi per gli acquisti… ma ve li lascio per il prossimo post!        (Restaurant La Famille, 42 Rue Riad Zitoun el Jdid, Marrakesh)




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