lunedì 5 dicembre 2016

Sono tornate le girls del Milton, ben arrivato VichyCristina!


Del Milton Beach ne avevo già parlato in questo post l'anno scorso.
Per chi non lo ricordasse o conoscesse, era quel meraviglioso ristorante sulla spiaggia a Rimini che sembrava un circo straordinario, un mix di contaminazioni che faceva sentire contemporaneamente in tanti paesi del mondo: a tratti Bali, a tratti Marocco, a tratti Costa Azzurra. Tutto fuorché Rimini.
L'avventura al Milton Beach per Vichy e Cristina è finita un giorno qualunque quest'estate, senza preavviso, e la notizia mi aveva lasciato molto triste. Ma come? E ora? E tutti quegli arredi fantastici, i lampadari, le scimmie cappuccine di Seletti, i piatti rotti in stile giapponese, dove saranno finiti? Tutti abbiamo un po' sofferto la chiusura improvvisa di quel posto dalle mille anime.
Per fortuna, la mamma e figlia più scatenate della riviera, non hanno atteso molto a farci avere loro notizie, e da circa un mesetto e mezzo sui social la pagina aveva cambiato nome in VichyCristina (nome che peraltro adoro). Tutti ordunque a seguire Vichycristina ad ogni passo, a cercare di capire quale fosse la location che avevano scelto, dove avremmo potuto trovarle.


La scorsa settimana, il Venerdì 2 Dicembre hanno inaugurato il loro nuovo locale, che questa volta è Caffetteria, Brunch della Domenica, English Tea, Dinner e Afterdinner. Amo le scommesse soprattutto quando si tratta di locali che nascono in punti poco strategici, con difficoltà di parcheggio e magari anche in quartieri non proprio belli, e la loro fama riesce comunque non solo a farli emergere ma addirittura in poco tempo, a far rivalutare tutta la zona. E questo è il mio augurio per loro perché se lo meritano, perché sono brave in quello che fanno, ti accolgono sempre con un sorriso e un "tesoro", e sono due lavoratrici instancabili.


Il posto è bellissimo, con tre aree principali diverse fra loro ma simili come ambiente, con carte da parati vistosissime ed eccentriche e tanti lampadari rossi che ricordano tanto le lanterne cinesi che si fanno volare in cielo. Il menù molto è simile a quello del Milton, cinquanta sfumature di pesce dagli antipasti fra cui i famosissimi crudi di mare e le tartare, Oyster Bar e tanti tipi di pasta (del Pastificio Mancini) dagli spaghetti alle linguine, agli gnocchi alle vongole, tutto rigorosamente a base di pesce.
Io ho optato per degli spaghettoni con alici, zafferano, uvetta e pan grattato, gli spaghetti di tonno, Carlotta i crudi di mare. Immancabile la tempura di gamberi di VichyCristina, che perfortuna si sono portate in menù dal Milton Beach... sublime!



Unici puntini di sospensione, ma è un giudizio mio che non so come esprimere in altro modo è che  secondo me sarà un locale (come lo era il Milton) molto targetizzato in base alle fasce orarie, ovvero: chi lo frequenta la mattina non credo saranno le stesse persone a cena la sera.
Ho avuto come la sensazione di essere fuori luogo fra le persone che c'erano per cena, cosa che invece non avvertivo al Milton, ma probabilmente perché era formato da più spazi appartati e non una grande sala unica. Magari è solo una mia impressione, sicuramente non vedo l'ora di provarlo in versione daily ma come dire, se l'aperitivo al Milton per qualcuno risultava eccessivo, ho come l'idea che VichyCristina sarà ancora più estremo.

VichyCristina
Corso Giovanni XXIII 74, Rimini
http://www.vichycristina.it

lunedì 28 novembre 2016

Garden Bulzaga a Faenza, my Christmas Fairy Tale.



Devo fare comin'out: io del Garden Bulzaga prima di quest'anno non ne conoscevo l'esistenza. E ci tengo a dirlo perché ancora una volta -come quasi sempre da tre anni a sta parte- ho scoperto di questo piccolo angolo di paradiso grazie ai social network.
Si parla tanto di millenials ma in pochi imprenditori lungimiranti comprendono che il nostro motore di ricerca è Instagram, che Facebook serve, che foto sensate e con una stessa linea servono a trasmettere un'immagine precisa, che coinvolgere blogger e influencers ragionevolmente serve (e per ragionevolmente intendo che dovete innanzitutto capire CHI siete, e da lì troverete chi volete che racconti chi siete come voi volete)Ci tengo a precisarlo perché parlando con un'amica di Brisighella ieri, alla mia affermazione "Li ho scoperti perché li ho visti ultimamente spesso sui social" mi ha risposto che sì, quest'anno avevano fatto qualche Sponsorizzata Facebook su Rimini. Basta una sponsorizzata su Rimini per far prendere la macchina a me di Domenica pomeriggio e farmi percorrere 60 km?  Smetto di tediarvi con le mie paranoie da social media manager marketing strategist sticaz per parlarvi invece di questo posto meraviglioso.



Ho appurato che Garden Bulzaga c'è da tantissimo tempo, e che gli abitanti di Faenza e Brisighella attendono come bambini ogni anno i primi di Novembre l'apertura del Christmas Fairy TaleOgni anno si cambia tema e si vive un incanto diverso, e se l'anno scorso erano il bosco, la natura, gli scoiattoli e le case sull'albero a dominare la scena, quest'anno è lo stile gustaviano, un incontro fra neoclassico e rococò... un tintinnio di forchette dalle mille vite, di piattini e ceramiche, di alzatine in fil di ferro e posate spaiate. E ancora tavolate sommerse di candele, servizi da the e atmosfere da sogno. Il tutto in vendita, sotto una neve che scende soffice dal cielo dentro la serra e che ha reso la Domenica improvvisata con mia mamma veramente unica.

Ma l'esperienza al Bulzaga non è solo questo: è anche enormi serre di ciclamini, piante natalizie, abeti nordici e abeti sempreverdi, cartoleria tutta dedicata al natale e un reparto speciale per le candele e essenze. C'è la serra dedicata alle piante grasse e quella meravigliosa dove avrei comprato tutto dedicata al legno e alle costruzioni in legno: cassettine, vassoi, taglieri... C'è poi Naturalmente, il piccolo market dedicato agli acquisti bio e naturali in cui potrete trovare tantissime specialità per riempire il vostro cesto di Natale. 




Ma soprattutto, c'è la celebre Pasticceria Fiorentini di Faenza (che si autodefinisce la sartoria del dolce), con il suo Zabaione orgasmico e le sue torte da Afternoon Tea a Buckingham Palace.
In una cornice perfettamente in linea con i trend del momento, con i tavoli sbrecciati e tantissimi quadrettini appesi con le forchette, i mestoli e le zuccheriere. Dopo la torta non ho resistito a due bignè allo zabaione puro e nemmeno a due vasettini da portare via, da mangiare a Natale con il panettone... 


Garden Bulzaga,
Via Firenze 479, Faenza
www.gardenbulzaga.com

mercoledì 9 novembre 2016

Williamsburg: camicie a quadretti, hipster cafè e party sui tetti.


E' con non poca emozione che vi racconto di questi dieci giorni a New York appena trascorsi. Aspettavo il momento di ritornarci da sette anni, dalla prima volta che ci ho messo piede con due miei amici per quella che forse è stata una delle vacanze più divertenti della mia vita... ma si sa, una donna con due amici maschi è vincere facile quando si è universitari!
Di quella volta, avevo un solo unico rammarico: non aver organizzato io la vacanza. Ricordavo infatti tutti i posti, ma non ricordo assolutamente come ci muovessimo, non ricordavo di aver mai preso la metro se non due volte, e soprattutto la lista di localini foodie che avevamo frequentato non era stata studiata prima. E' così che per questa vacanza invece, mi ero cominciata a preparare molto prima, con una guida infinita a partire dalla classica Routard, a vari e svariati blog, al blog di Gnambox e soprattutto alla guida "J'aime New York" di Alain Ducasse, che avevo regalato a lui un giorno che l'avevo trovata scontata e bellissima in tutta la sua mastodonticità al Block60 a Riccione.
Sono un tipo fin troppo curioso e da anni ormai scelgo di soggiornare nelle città con Airbnb preferendolo al posto degli hotel... mi fa sentire più into the city, mi permette sempre di conoscere un host che sia un abitante del luogo e che possa darmi consigli da inhabitant,  mi consente di "non staccare il filo", ommeglio, rimanere in parte sintonizzata con dei doveri quali rifarsi il letto, ogni tanto mettere in ordine e svolgere tutte quelle piccole cose come andare al supermercato, sbirciare fra gli scaffali pieni di quei prodotti dai font e dai packaging meravigliosi. Cose che qualcuno non vorrebbe mai fare in vacanza, a me la fanno vivere meglio. Avevamo Avevo deciso di dormire 5 giorni ad Harlem e gli altri 3 di decidere in seguito una volta lì, in base a dove ci sarebbe piaciuto di più, non escludendo nemmeno l'ipotesi di un hotel super avanguardistico o uno da mille e una notte, per chiudere bene questa gita. Alla fine invece, abbiamo scelto un altro Airbnb bellissimo,  a Williamsburg. Williamsburg è il quartiere più artistico, indie e hipster a Brooklyn, uno dei più stimolanti ed entusiasmanti e vi racconterò perché. 



La descrizione di Airbnb diceva proprio così: "camicie a quadretti, bici a due posti e party sui tetti". Ma non preoccupatevi amiche, se come me non vi siete portate l'hipster con la camicia a quadretti da casa, i vostri occhi avranno di che contemplare fra i cafè sulla Broadway, nei negozietti vintage e nei negozi alla moda di Bedford Avenue. All the world is hispter, e Williamsburg ne è proprio la culla.
Negli ultimi dieci anni infatti il quartiere si è completamente trasformato e reinventato, ed è a mio avviso uno di quei pochi posti in cui passeggiando avverti proprio "energia creativa", stimolo che ti fa tornare a casa più ricco (almeno nell'animo). I posti sono infiniti, dai negozi vintage di vestiti a quelli di mobili a tutto quello che, preso da cose che andrebbero scartate può essere invece rimesso a nuovo e riacquistare nuova vita. 



A Williamsburg vecchi oggetti raccolti in magazzini abbandonati sono diventati pezzi da collezione, l'idea del riutilizzo è da sempre al centro dell'attenzione e questo si riscontra in tutto: nell'arredamento dei locali, negli spazi comuni, nei grandi murales che hanno reso opere d'arte vecchi palazzi diroccati.
Scegliere fra la quantità e la proposta gastronomica e culturale che Williamsburg propone è impossibile, ma vi racconto una lista di posti del cuore fra i miei preferiti.

Cafè Colette, 79 Berry street

L'atmosfera di Cafè Colette è quella di un bistrot francese, con l'aria un po' retrò e il legno come elemento predominante. Vicinissimo a Bedford street, la via principale per lo shopping,  è il luogo ideale per la colazione, ma anche per un caffè veloce, un pranzo o un brunch. Il giardinetto interno è veramente magico, con una luce nitidissima che entra dal cielo come fosse una serra, quel legno di tanti tipi diversi a renderlo cosy, e le abat-jour verdi in stile americano. 




Noi ci siamo fermati con l'idea di un caffè al volo, poi i piatti ci hanno incuriosito e abbiamo optato per un salmone con avocado e uova sode (salmone eccellente, il migliore mai mangiato) e un hamburger con uova sempre, bacon etc. La cucina vuole abbracciare un'idea di cucina americana nuova, influenzata da sapori e profumi spagnoli e mediterranei. Tutti i prodotti sono organic e local, ma questa che in Italia è ancora una tendenza propria di alcuni locali, a New York è la regola.



Martha's Country Bakery, 263 Bedford Avenue

Dal 1972  una delle bakery più importanti di NYC, con due punti anche in Astoria e Forest HillsCome entrate sarete impressionati dalla vetrata enorme e lunghissima di dolci, torte, cupcakes ai mille gusti e altissime. L'intera vetrata è lunga più o meno sette metri, sarete davvero in difficoltà su cosa scegliere.





Noi abbiamo optato per una Oreo Cheese Cake molto buona e una Red Velvet che sognavo da una vita. Ovviamente, due mattonate fra capo e collo che poi non ci hanno permesso di pranzare (si certo come no). Bravissimi anche e specializzati nella selezione di caffè, Chai Latte, Americano, Espresso e tutta la caffetteria possibile e inimmaginabile.

Maison Première, 298 Bedford Avenue




Da Maison Première e da Apotheke (che vi racconterò in un altro post) sognavo di andarci già da molto tempo prima di arrivare. Uno di quei posti cult ma non troppo, ricercato e hipster ma anche dall'allure magica. Si tratta di un vero gioiellino, un locale incastonato fra le variopinte vie di Williamsburg anticipato solo da un'insegna invecchiata fuori con la scritta Bar Oysters.
Le innumerevoli foto online che avevo trovato mi sembravano ritrarre ambienti molto più luminosi e accoglienti, mentre la volontà di questo posto pare proprio quella di rimanere segreto e di dischiudere la sua bellezza solamente a chi entri e si avventuri. Cocktail bar prima di tutto nel quale scoprire tutta la cura dei newyorkesi e la maniacalità nel preparare pozioni che, a differenza nostra non sono abbellite e rese estrose da decorazioni esuberanti, ma servite in bicchieri classici e semplici, come a sottolineare che l'essenza stessa è lì, nella miscela. 




L'atmosfera di Maison Première è quella di un club di New Orleans, un vecchio bistrot fumoso e lussurioso. La specialità della casa oltre ai cocktail e all'Assenzio (esiste solo una carta di Assenzi di diverse parti del mondo) sono le Ostriche. Anche per queste, un menù interamente dedicato nel quale sono spiegate tutte le varie tipologie, provenienze e accompagnamenti consigliati. Ce ne sono circa 30 tipi, provenienti dalla Costa dell'Est (leggermente più salate) e dell'Ovest, più dolci, ciccione e cremose. I prezzi variano dai 2,50 dollari l'una ai 4.95 dollari circa, ma con una trentina di dollari potrete provare una Chef's Selection di 12 tipi che non vi lascerà affatto delusi.  Delizioso anche il piatto con le uova poche, le patate e la zuppa di Ostriche, super super consigliato.


Pies'n' Thigs, 166 South 4th Street (at Driggs) 

Partiamo dal nome, e dal logo di Pies'n'Thigs, che basterebbe questo a me e alla mia amica @soppawanda a farci venire gli occhi a cuore. Significa "Dolcetti e Cosciotti", e voi direte... quindi?
No, avete capito bene. Questo posto è un buco piccolissimo a Williamsburg che propone (peraltro in un menù delizioso tutto disegnato come i libri di grammatica di una volta ne ho rubati una decina) torte fantasmagoriche in perfetto stile americano (Pecan Pie, Pumpkin Pie, Apple Pie and so on) e pollo fritto. E che pollo fritto.. io non credo di aver mai amato tanto il pollo fritto come in questa vacanza, che poi meriterà un capitolo a sé, quando vi parlerò di Harlem e del soul food.


Torte e cosciotti dicevamo, e questo localino che avevo segnato dalla guida di Alain Ducasse, 
e di tutto mi sarei aspettata se non: 
- che fosse così piccolo e informale, da Ducasse mi aspettavo solo posti con un certo aplombe e devo dire che invece mi ha assai sorpresa e si merita ora un posto nel mio cuore.
- che fosse esattamente sotto casa nostra, a due metri proprio... che se come me quando andate via non pensate mai al roaming dati e alla connessione internet, sappiate che a NY son  cazzi amari problemi quando poi non si trova la strada per tornare. Che se è vero che "In New York you never get lost" come mi hanno detto appena arrivata, io con tutte quelle vie numerate non è che mi orienti poi bene. E quando ho scoperto che era li sotto proprio a 350 metri, potete capire quanto fossi felice.
Non sognatevi nemmeno per sogno di uscire da questo posto senza aver provato i Biscuits: che non sono dolci, hanno la forma un po' degli scones inglesi, sono burrosissssimi e sono la quintessenza anzi l'unica dimensione possibile che riesco a immaginare ora che sono le tre di notte per ciò che dovrebbe essere il comfort food. Meravigliosi da soli, ancora più buoni se farciti a mò di panino con il pollo fritto e piccantino. Voto 10+.



Esaurire Williamsburg in un post senza annoiarvi non è stato possibile, quindi segue la seconda parte prestissimo (e vi consiglio proprio di leggerla perché ci saranno due tre posticini proprio super)E ringraziate che vi evito una recensione dettagliata di tutti i food delivery che abbiamo provato a casa, alle ore più tarde della notte. E non certo perché avessimo fame, no no avevamo già mangiato. Ma si sa, il pretesto di questa vacanza era "fare ricerca e tornare illuminati dalla luce divina" e Mr. Hipster Bacchette li voleva proprio provare tutti quanti. Nota di super merito per i packaging dei cinesi... incredibile a dirsi, ma si sono rivelati i più belli di tutti.


to be continued...

martedì 6 settembre 2016

Coccole di fine estate, il picnic della Locanda i Girasoli


Coccole di fine estate è stato il titolo del quinto appuntamento sur l’herbe organizzato la settimana scorsa dalla Locanda i Girasoli, che vedrà questo Giovedì l’ultimo picnic della stagione, con il tema Il Profumo del mosto

Li puntavo dall’inizio dell’estate conoscendoli già come catering e come Hotel Lungomare, con la certezza che a Riccione quello che propongono ( il Leardini Group conta ben nove attività fra hotellerie, locali e ristorazione) è sempre di altissimo livello. 
Li puntavo per capire -e lo ammetto senza peli sulla lingua- se su questa storia dei picnic che in Romagna è cominciata tre anni fa ed è esplosa quest’anno ancora di più- ci credono davvero o  se semplicemente avevano cavalcato l’onda. Che di picnic quest’estate ne avrò fatti 5, ma su questo blog ne sono finiti solo due e gli altri tre una delusione totale.
E la domanda è sempre, come in ogni ambito della vita: ma a far le cose bene, e a farle male, non ci vuole più o meno lo stesso tempo? E qui chiudo la parentesi, che ai Girasoli sanno bene quello che fanno e tutto era semplicemente perfetto.


Partiamo dall’arrivo: io e lui (reduce da un virus intestinale mortale) al quale ho dovuto omettere che c’erano già dei miei amici ad aspettarci altrimenti mi avrebbe mandato da sola, e alla fine gli uomini sono quegli individui mai in pace che snobbano i picnic i fiocchettini i cestini con i tovagliolini e le lucine e i piattini ma poi alla fine della fiera notano (non tutti eh) quei particolari che tu distratta non noteresti e che quando è ora di tirare le somme fanno sempre la differenza. Ciò per dire che alla fine  se cresciuto e coltivato bene un uom…. anche questa volta ho mangiato per due pas mal.


La location è meravigliosa, una vecchia casa padronale del 1800 che guardata dal lato della piscina con la fontana sembra una tenuta inglese del CotsWolds, dentro arredata magnificamente e nella quale abitualmente si svolgono matrimoni e cerimonie. 
Sul davanti poco prima di arrivare al grande parco con gli ulivi, una terrazza e un orto in cui crescono zucche, zucchine pomodori etc.
È proprio sulla terrazzaveranda che si svolge la prima parte del picnic, poco prima di prendere il cestino. Un aperitivo di benvenuto con finger food di ogni genere da piccole brioche a paninini a torte salate e sangria, tantissima sangria… ed è in questa prima parte che si avverte un pochino l’atmosfera e l’esperienza da anni di catering ma ci sta e tutto sommato da allure al picnic. Altra cosa che mi ha fatto sorridere è che questo è un picnic elegante, si sente tanto (almeno per me piccola contadina e testina agricola di Santarcangelo) che sei a Riccione, le vedi le persone più tirate più eleganti, più modaiole,  più "riccionesi”. 


La seconda parte  prevede invece il cestino con nel quale potrete trovare focaccine e panini, prima che vi vengano servite tre portate, nel nostro caso lasagne (veramente ottime, e lo dice una per cui sono buone solo quelle di sua mamma), carne alla griglia (come ho visto tutto lo stand e tutti i grill della Weber mi sono emozionata) e il buffet di dolci. 


Mi piace questa impostazione di picnic in cui comunque qualcosa ti viene servito al tavolo con i piatti e le posate (a propose, ai Girasoli non si sta seduti per terra ma si mangia sui tavolini di legno e ci si siede sulle balle di paglia). L’atmosfera è veramente chic, non lo definirei un picnic bucolico quanto più un picnic shabby chic, con le scalette bianche, i lampadarietti di cristallo e qua e la qualche peluche. Il prezzo è di 35€ a persona, super onesto per tutto quello che si mangia e per l’allestimento da favola. Ora non resta che attendere, siamo tutti quasi certi che la moda del prossimo anno saranno i matrimoni bucolici…

p.s. mi perdonate  per la quantità di -ino -ina -ini utilizzata in questo post? 
Da domani la smetto, giuro.



lunedì 29 agosto 2016

E ora, dove verremo a cercarti Piergiorgio Parini?


Amo leggere i libri scritti dagli chef, ne ho divorati una quantità industriale durante il periodo universitario... passavo serate in compagnia di Anthony Bourdain, degli scritti di Gualtiero Marchesi. Me li sono sempre immaginati con un quadernino e la mano un po' unta dopo il servizio, appoggiati al bancone con sopra tutte le ordinazioni depennate lasciare libero il flusso dei loro pensieri. Non sono però mai stata il tipo di persona che al ristorante smania per conoscere lo chef e volerlo per forza assillare di domande, anche se quelle poche volte che capita di parlarci rimango affascinata e in uno stato di contemplazione per diversi giorni.
Sono comunque dell'idea che gli chef parlino attraverso i piatti che creano, quello è il filtro della loro arte e il loro modo di relazionarsi al mondo.


Capita però di incontrare delle fatine della sala che ti sanno coinvolgere e appassionare.
E' stata Stefania (patron del ristorante) a farmi innamorare ancora di più della cucina di Piergiorgio Parini, che non aveva bisogno di spiegazioni nella sua perfezione, ma grazie a un occhio attento e la sua esperienza è stata illuminante.
Una donna innamorata della cucina, le cui osservazioni e appunti sarebbero da trascrivere e ricordare nei secoli, vent'anni di esperienza alle spalle (per chi non lo sapesse ancora, il Povero Diavolo a Torriana il 31 Agosto chiuderà i battenti per un pochetto, dopo la decisione di Pier Giorgio Parini di lasciare il locale nell'ottica di aprire un locale suo -si vocifera).



Dicevo, una donna che insieme al marito ha saputo precedere l'avanguardia, creare cultura in un posto come Torriana e far sì che tantissime persone decidessero di intraprendere le roads romagnole per una cena al Povero Diavolo. La conduzione famigliare e la tranquillità del locale, come riporta il loro sito, inducono a contatti molto ravvicinati ed è così che lo spazio del dopocena o della colazione (il Povero Diavolo è anche locanda) si dilatano nella conversazione, nello scambio di idee e convivialità... è proprio questo che ricorderò di questa cena, la parola convivialità.

Il menù del Povero Diavolo ha tre opzioni: 3, 6, 9 rispettivamente tre portate, sei portate e nove portate. Un percorso che attraversa tutti i sensi e tutte le forme della materia e delle consistenze: dal mare, alla pasta alla carne. Dietro ad ogni piatto una ricerca e uno studio incredibili, una passione viscerale per le erbe che sono il fil rouge di tutti i piatti e di cui Parini è il re incontrastato.


Ecco il menù che abbiamo scelto, nove portate:

- Sgombro marinato e arrostito con cetriolo, ginepro e basilico
- Calamaro grigliata con crema di zucca, succo di alloro, polvere di cipolla e salsa di aglio nero arrosto
- Scampo grigliato con capperi, salsa di mandorla grattugiata, pesca grigliata e gelatina di pesca
- Gnocchi di patate con cozze, ricci di mare, vongole, polvere di finocchietto selvatico, polvere di aneto, cozze e limone nero libanese
- Risotto cotto in acqua di pomodoro aromatizzato al Pepe di Sichuan
- Animelle con Ylang Ylang
- Purè di patate arrostite con polvere di gemme di pioppo
- Carne di pecora con crema di carote e cipresso (potrei aver sbagliato la dicitura "carne di pecora")
- Semifreddo al cioccolato bianco, Chartreuse e basilico, gelato al dragoncello e polvere ghiacciata di levistico (sedano selvatico di montagna)


Difficile scegliere il piatto che porterò nel cuore, difficile decretarne anche due o tre.
Ho amato ogni secondo, ogni boccone, ogni racconto che si accompagnava al piatto, e sono sempre più convinta che lo storytelling sia fondamentale anche quando l'arte sia assoluta (dal latino absolvere= sciolta da qualsiasi cosa). 

Rimangono le emozioni, i sapori, rimane un sigillo come marchiato sulla carne.

E in cuor mio, anche la speranza che Fauso Fratti (patron del Povero Diavolo) e Stefania continuino questa tradizione, la locanda, continuino a seminare cultura e professionalità in questa terra meravigliosa che è la Romagna che non è solo mare ma è anche un meraviglioso entroterra.

martedì 16 agosto 2016

Le Giare a Montiano e la cucina di Gianluca Gorini, la cucina che fa boom


Della cucina di Gianluca Gorini ognuno ha la sua idea ben chiara e definita. 
Era tanto che volevo provare Le Giare a Montiano, tantissimo… e così il 14 Agosto -peraltro il giorno del mio compleanno- ho deciso che era giunto il momento, ora anche io ho la mia.

Premetto che questo non è un blog per palati sopraffini nouvelle cuisine o critici enogastronomici super esperti -è più il blog dei gastronerd- e non ho nemmeno intenzione di risparmiarvi delle mie sbrodolate di affetto e amore vario solo perché si tratta di un super ristorante con un super chef :) Lettore avvisato, mezzo salvato. 


Comincio con il dire che, pur abitando a 15 km di distanza, io a Montenovo di Montiano non ci sarei mai finita nemmeno per sbaglio se non fosse stato per Le Giare, e avrei fatto un grave errore. Montiano è carinissima, una cittadella in pieno stile romagnolo veramente adorabile, e la posizione in cui si trova il Ristorante Le Giare, qualcosa di superbo. 
Una splendida vista panoramica sulle rilassanti colline di Romagna là dove tramonta il sole e tutto diventa di una luce rarefatta e dorata.

Il ristorante è realizzato a vetrate e uno specchio d’acqua all’esterno  fa da cornice all’estremo che ci separa dalla valle, con la quale gioca senza soluzione di continuità, con eleganza e raffinatezza.  Purtroppo non siamo riusciti a cenare di fuori come avevo sognato da tempo, ma il locale all’interno è ugualmente meraviglioso, con quelle lampade sul tavolo di vetro increspato lì a ricordarti che sì, hai compiuto 28 anni, sì non è la fine del mondo, sì, invecchierai anche tu come tutti e dovrai passare sopra a molte cose se vuoi arrivare alla felicità vera ma queste considerazioni sono saggezza che potrete provare contemplando i vasi solo al quinto bicchiere del Menù.


Quando ho chiesto ad Andre cosa ne pensasse della cucina e dei piatti squisiti e armonicamente perfetti e imperfetti che avevamo appena finito di mangiare mi ha risposto che "è come un boom”, e quale espressione più semplice e perfetta di quella che viene senza pensarci e spontanea.


Un’esplosione di un sapore forte, molto forte e predominante attorno al quale ruotano tutti gli altri elementi del piatto, combinati con sapienza e maestria. 
Un menù complesso che evidenzia l’altissima qualità dei prodotti e un’amarezza ricorrente in tutti i piatti che crea poesia. Niente è lasciato al caso, dalle spezie alle erbe aromatiche, ogni singolo elemento cambia la storia del piatto. 
Ogni piatto, come ha scritto qualcuno, è un appuntamento con una piccola storia.


Del menù Degustazione di 7 portate che abbiamo scelto dal nome “Estrapola” ho adorato il Risotto allo Squacquerone e ricci di mare con curcuma e finocchio di mare, nota amara prevalente e il profumo del mare prepotente e travolgente, il piatto migliore restano i Ravioli di melanzana affumicata con caprino ed emulsione all’erba cipollina, e il Piccione, il petto di piccione migliore della mia vita. Ad Andre sono invece piaciute molto le Mazzancolle con cubetti di anguria, gelatina di Bitter e rucoletta selvatica, riprova che anche nei toni aspri, ognuno ha il suo gusto personale. Nota di merito per il patron del Ristorante, il Signor Amadori che per tutta la cena ci ha “accompagnati”, consigliandoci sugli abbinamenti con i vini, e riprendendomi quando non stavo degustando qualcosa correttamente.


Buonissimi anche il pane, che ti portano caldo con a parte l’olio di Brisighella come entrèe e l’entrèe di piccoli finger food che subito danno un’idea di come sarà la cena: io personalmente ho adorato la rapa rossa cruda con la colatura di alici del Cantàbrico.
La cena si conclude con una Granita di mela verde, spuma di menta e polvere di liquirizia celestiale, e un assortimento di Petit Fours che, come diceva Andrea sono un “boom” e concludono meravilgliosamente la cena. Per lo più liquidi, un piccolo cocomero, un cioccolatino alla crema di Whiskey, Mela disidratata con crema alla cannella etc. Inaspettati, liquidi, interi, pieni come le storie che cominciano difficili e sono le più belle… ogni tanto fanno BOOM anche loro.


p.s. La prima volta che siamo stati a cena insieme la ricordo come fosse ieri per la paura che non avessimo niente da dirci prima di arrivare e per il “oh no devi già andare via”, le troppe parole durante e quell’ “È incredibile, è davvero incredibile” prima di chiudere la portiera. Volevo scrivere di Abocar da un sacco di tempo ma il giorno dopo non ricordavo nulla né di quello che avevo mangiato, né dei nomi di piatti. Una cosa solo avevo capito: che qualunque cosa sarebbe venuta dopo, io finalmente avevo trovato qualcuno uguale a me, senza pretese ma con alte aspettative, assente e presente, un’anima gemella a prescindere, chissà poi se è vero che nella vita ce n’è solo una o ce ne sono di più. Sei tu il regalo più bello di quest’anno, e ci siamo meritati un’altra cena di cui non ricorderò nulla, in fondo è bello così con te