giovedì 28 agosto 2014

RIVERBERA Festival, tre giorni a Rimini per scoprire e diventare parte di un progetto bellissimo.


Per oggi lascio un attimo da parte fornelli, cucine di ristoranti e aperitivi perchè vorrei segnalare un'iniziativa che a me sta molto a cuore e che comunque, trasversalmente ha a che fare con questo blog.
Un annetto fa circa, forse un po' di meno, ricevo una mail da una tale Francesca Leurini che commentava una mia recensione a questo locale molto entusiasta, e non nascondo che è proprio bello quando trovi persone affini, sulla tua stessa lunghezza d'onda,  che utilizzano i social network nella maniera in cui piace a me, ovvero come veicolo per diffondere iniziative e cose che ritengono belle.
A me perlomeno, il Web serve tantissimo in questo senso, mi tiene sul pezzo e al passo con le cose che mi piacciono, mi stimola

Francesca nella mail parlava di un gruppo di persone che si incontravano la domenica mattina per delle camminate fotografiche, armati di scarponcini da trekking e reflex alla scoperta dei borghi della Valmarecchia e di scenari meravigliosi. 
Persone accomunate dalla voglia di scoprire, di mettersi in gioco, e di condividere esperienze significative, il tutto sotto la guida di un eccellente fotografo non sconosciuto a noi riminesi, Simone Antonelli.
E mi invitava una domenica con loro, con un "vedrai che ti piacerà molto", cosa che a me fa sempre sorridere il cuore perchè presuppone che tu hai già capito chi hai davanti e fai qualcosa sapendo di renderlo felice. 

Simone Antonelli, 29 anni, aveva deciso di trasmettere la sua passione ad altri, e non da ultimo di riversare in questo progetto la sua voglia di viaggiare e scattare, fermamente convinto che nella semplicità delle cose che ci circondano sia possibile trovare tutto ciò che ci serve per stare bene.
Attorno a questo progetto si è formato un gruppo, ma che dico gruppo, una comunità di persone che ha saputo accogliere questa proposta e in un solo anno è diventato gigantesco.




Oggi il loro anno insieme si è concretizzato in un viaggio in Islanda poche settimane fa - e io bastarda schiava maledetta del sistema guardavo i loro report quotidiani dal pc- e da una mostra/festival dal nome RIVERBERA FESTIVAL che inaugurerà domani, Venerdì 29 Agosto alla Casa sull'Albero in Via Circonvallazione Occidentale 32 a Rimini.

Evento centrale del festival è la mostra collettiva di fotografie per fissare i volti, i paesaggi e le emozioni vissute in questi dodici mesi, e proporrà anche concerti, djset e workshop fotografici con camminate.
Qui il programma.





Insomma, un evento da non perdere se siete in zona, vi assicuro che in quegli scatti è racchiuso davvero molto. 
Questo blog è anche molto fotografia, ultimamente anche come lavoro vero e proprio, e quando nascono queste iniziative che alla base hanno valori come condivisione e gratuità e diventano sempre più grandi tirando in ballo tanti amici io sono sempre felice.

Tutte le foto sono di proprietà Camminate Fotografiche e io le ho rubate (:
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martedì 26 agosto 2014

L'Aperitivo al Terminal Lounge by Charles Flamminio, il bartender Picasso dei cocktail


Succede così che in una delle mie invettive su Facebook in tema aperitivo volte a sensibilizzare l'opinione comune sul tema cibo -oramai mi sento investita di questo ruolo da quando mi arrivano 20 mail/messaggi al giorno per chiedermi dove andare a mangiare o fare aperitivo- Federica, mia compagna delle elementari mi scrive "Devi andare assolutamente a provare questo posto, fanno i cocktail con i fiori".
Avevo appena finito di insultare chi proponeva cocktail con gli orsetti gommosi che tanto vanno di moda a Rimini, e l'idea di cocktail con i fiori non è nelle mie corde, diciamo che mi suscita più sottobosco cimiteriale che stupore e meraviglia.

Ma le prometto di andarci, in fondo in foto sono carini, cool, e finirò per Instagrammarmici come tutti i pirla.

Così con il bocia domenica dopo essere stati a una conferenza prendiamo il motorino e ci avventuriamo a Miramare, sul lungomare che collega Rimini a Riccione e cerchiamo l'Hotel Terminal.
E questo è uno di quei post che vorrei scrivere da un po', o meglio, una riflessione.
Un sacco di hotel a Rimini ma immagino ovunque in Italia si stanno internazionalizzando e aprendo le loro sale da pranzo o bar interni agli esterni. Sempre meno persone -e mi viene da pensare che noi giovani andremo sempre verso di più questa soluzione- sceglie la pensione completa ma nemmeno la mezza pensione e le cucine sono costrette nel peggiore dei casi a chiudere. Forse quel tipo di viaggiare è adatto a famiglie con bambini, ma nemmeno più. Se si tratta di coppie giovani vogliamo esplorare, sentire sapori tipici da ristoranti e osterie che abbiamo pianificato ancor prima di partire.
Poi se siete esauriti come me potreste addirittura arrivare a scegliere mete turistiche per la cucina e i locali del posto.
Ma questa è un'altra storia.



Ho scoperto Charles Flamminio e la sua aurea di magia così, per puro caso, per poi scoprire che in realtà era sconosciuto solamente a me -ma si sa, sono stata assente da questi lidi per un bel pezzetto.
E' il bartender della riviera per eccellenza, e dopo aver militato al Grand Hotel di Rimini per dieci anni con Barman ora prepara i suoi meravigliosi e fantasiosi cocktail al Terminal Lounge, il bar sottostante all'Hotel Terminal. 
Con tutto il mio essere molesta e inopportuna gli ho chiesto di prepararci quello che desiderasse, che si sa, a certi artisti è meglio lasciare carta bianca, e un po' i tavoli a fianco con lo spritz e il mojito semplice mi intristivano. 
Vederlo preparare i cocktail dalla parte opposta del bancone è come immaginarsi di andare a fare spesa al colorificio con Picasso. 

E' circondato da piantine di aromi di ogni genere, dal basilico al rosmarino al sedano alla frutta, e si muove con agilità fra le milioni di bottiglie bottigliette boccettine di riduzioni che lui stesso ha preparato.
Sembra un alchimista quando aggiunge centellinando le gocce di hibiscus o spruzza gli aromi -rigorosamente naturali e floreali dentro al bicchiere, e la pozione magica prende forma.

E' umile, di quell'umiltà che si percepisce dal suo modo di essere, dall'aver studiato e aver cognizione di causa in quello che ti spiega senza porsi al di sopra degli altri, e anche dal non criticare nessuno dei suoi colleghi. 
Non l'ho sentito dire una sola parola storta sugli altri locali, fa il suo lavoro e sa di farlo bene.

I nostri cocktail erano pestati con base di vodka e aromi alla violetta e rosa, veramente eccezionali da prenderne un altro. Cosa che io ho fatto :)

La cosa stupenda è che Charles si può anche richiedere per delle serate, in un locale o in feste private, e il prezzo è veramente minimo, quasi ridicolo per la sua esperienza e bravura.
Se capitate al Terminal Lounge, consiglio spassionato, lasciate carta bianca.

Hotel Terminal,
Viale Regina Margherita 100, Rimini
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sabato 23 agosto 2014

La Pousada Beijaflor a Milano Marittima: prenotare a San Valentino per la cena del 14 Agosto


Se c'è un giorno tragico durante l'anno è quello del mio compleanno. Credo di averlo già scritto in qualche altro post della svoglia verso qualsiasi cosa che mi prende quel giorno.
Mi piace ricevere auguri, certo, ma odio il tramtram di persone che vengono a farteli a casa, che ti chiamano, che smaniano solamente per dirti AUGURI. Ma dico io.
Fosse per me non lo festeggerei nemmeno, non vorrei regali per quell'occasione ma in tutti gli altri giorni dell'anno in cui -come a me capita spesso- esci, vedi qualcosa che piacerebbe tanto a quella persona, e lo prendi sapendo di farla felice.
Ad aggiungersi a questo, lavoro sempre una media di 15 ore al giorno sotto Ferragosto, e fare qualunque altra cosa mi è impossibile. Quest'anno però mio fratello -che ogni tanto qualche bella pensata ce l'ha- mi ha fatto la sorpresa di prenotare alla Pousada Beijaflor a Milano Marittima.
Erano anni che volevo provare questo ristorante brasileiro, non fosse altro che per mangiarci devi prenotare almeno tre mesi prima. Per non parlare di chi come me è nato la vigilia di Ferragosto, lì puoi proprio metterti l'anima in pace e prenotare per l'epifania.
Ero molto curiosa e ammetto un pochino prevenuta, non mi spiego il fenomeno di questi posti con così tanta richiesta, e dire che non è nemmeno piccolino.

La Pousada si trova in Viale Rismondo , pieno centro di Milano Marittima, capitale ormai in declino di vita mondana della riviera.
Appena entri vieni colpito subito dall'arredamento, stupendo e fittofitto di oggetti,  un buttasu di ciarpame in cui non sai come destreggiarti ma che comunque sia è scenografico e crea atmosfera.


La tavola è apparecchiata molto bene, con petali di rosa sparsi e piatti molto colorati e allegri, che invitano sicuramente al cibo e alla convivialità tipica delle popolazioni calde, per cui ogni piatto è da condividere dallo stesso piatto di portata appunto per questo motivo.
Un posto molto accogliente, complici anche tutte le candele accese ovunque, adatto sia alle serate in cui far baldoria con gli amici sia per una cena a due un po' più riservata, vi è infatti una zona di soli tavoli da due.

Ti siedi (un pò' strettino e limitato nei movimenti in effetti) e cominciano subito a portarti caipiroska al maracuja, vera regina della serata.
Questa caipiroska è meravigliosa, veramente buona e la cosa fantastica è che si beve solo quella durante la cena. Forse la Pousada ha anticipato la tendenza dell'estate che già con Bebe e Ivana avevamo anticipato e con cui si parlava due mesetti fa, pasteggiare con i cocktail.



Il menù è sia alla carte sia fisso, i menù costano o 28 o 33 euro, solo pesce o pesce e carne, e sono davvero abbondanti, consigliati se siete un gruppo di persone.
Tutto ricorda molto il tapear spagnolo, la religione delle tapas.
Tante cosine, tutte ricercate e particolari, curate nel dettaglio.
I gamberi sono l'ingrediente base di molte preparazioni, serviti da soli semplicemente grigliati o ad accompagnare cestini di pane in un'insalata.
Confesso di non essere questa esperta di cucina brasiliana galattica, ma sono rimasta molto sorpresa dall'equilibrio di certi piatti, dall'uso moderato delle spezie che sono un arricchimento ma non le avverti e soprattutto non mascherano i sapori.
Anche la carne è veramente buona, eccellente la picana con ananas.
I dolci sono tante monoporzioni curate e particolari, nel complesso molto buoni.
Il tutto è veramente soddisfacente, e con il fatto della caipiroska al maracuja illimitata è veramente la combo.

Credo però che sia molto sopravvalutato come ristorante, o meglio, che si sia creato un nome per questa storia delle prenotazioni di sei mesi anticipate ma sia sopravvalutato.
Unica nota di demerito il personale, veramente insofferente e ignorantello nei modi.
Siamo arrivati alle nove e ci è stato detto che alle 11 avremmo dovuto lasciare il tavolo perchè sarebbero arrivati i ballerini. Ora, io dico, sicuramente non avevi il planning della serata sotto mano quando ti ho prenotato sei mesi fa, ma avevi il mio numero di telefono.
Avresti potuto avvisare che ci sarebbe stato questo inconveniente e  che saremmo dovuti arrivare prima, o è chiedere troppo? Far alzare forzatamente dieci persone alle dieci e cinquanta dal tavolo e servirle frettolosamente e con un po' anche di arroganza non mi è sembrato proprio cortese.

Ciò detto, probabilmente ci tornerò, siamo stati bene, quando mi troverò ad annoiarmi uno di questi giorni chissà che non chiami per prenotare un tavolo... per la prossima estate ovviamente.

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domenica 17 agosto 2014

Birgo Burger, the story of how to turn a family butcher shop into a successful business company




Birgoburger may seem to be a tongue-twister, an allitteration: while you immediately understand it has to do with a burger, you fail to come to grips with that “Birgo”. Actually, birgo was a butcher, to be fair, a living legend in San Vito, a lovely village close to the “North Rimini” A14 motorway exit.
One would say a temple needs its priest – fair enough, in this case Birgo was the priest.  
Let’s be honest from the very beginning: I don’t want this to be one of my well-known Pindaric flights. Birgo’s family butcher shop was passed on to his son Paolo and wife Patrizia, and is currently managed by his two grandsons, Federico e Filippo. I’ve known Federico for long, and whenever I think of him, marvellous and visionary ideas cross my mind. 


A young Midas in his business, he is capable of turning everything he touches into gold.
With a past as chief partier in the Romagna, many people envy his CV, an excellent one, indeed, despite his young age. He is certainly full-blooded, a chap who can feel the ground vibrate under his feet, as we say, even though in my imagination he reminds me of “Novecento” by Alessandro Baricco. The pianist on the ocean who dies old on his ship because the ship is his home from which he can envision worlds and connect ideas. 
He can perceive – as well as see – scents. There is a passage that literally stirs me up: 
You could think he was mad. It wasn’t so easy, though. When one is capable of describing to you the smell that permeates Bertham Street, in the summer, as soon as it has stopped raining, you can’t think he is a madman simply because he has never been in Bertham Street. He breathed that air in somebody’s eyes, in somebody else’s words. It could well be that he had never seen the world. Yet, the world had been passing through that place, his ship, on which he could spy on it.
He was able to steal its soul – in doing he was an absolute genius. He could listen, he could read. I’m not referring to books – everyone can do that – he could read people’s minds, especially the marks impressed on them : places, noises, smells, their land, their history. Everything was written on their surface. He read and, with infinite care, he catalogued, assembled and put in order. [Novecento, Alessandro Baricco]



Federico is crazy, no doubt about that. He’s a nocturnal animal and burns by day, the sight of the country before his eyes, an everlasting passion for the joys of life. 
One of those Kerouccheans who burn and shine in the sky. Birgoburger’s character could only be born out of his imagination.


Let’s now move on to the reasons why I fell in love with this idea. It’s all about a home delivery of hamburgers, made of genuine ingredients, all from the area we live in – I’m not joking. The bread of the hamburger comes from the local baker’s shop and it’s not remotely comparable to all other types of bread on the market.
But what really makes the difference is meat, the meat of animal bred in the countryside in the open air. A thought that can take you over and makes you want it immediately at home, as affectionate a gesture as when your mum gave you a little kiss to wish you a good night when you were a child. There are four types of hamburger and simple ingredients, that Bacon Burger organic barbecue sauce that literally drives one crazy – I confess I’d love to spread it on my face ! I’ve enjoyed this idea even before they launched their new project about picnic lunches – it was high time we had picnic lunches and connected people.
Federico owned a park opposite the butcher shop which is now abandoned. 


He’s recently taken the responsibility for looking after this park, and now he sells beef clod and beer as well. His heart told him to stay where he was born and grown up, redeveloping the area, bringing new people to that godforsaken place. He did it.
Enough with poetry, let’s focus on what else Birgoburger is about. 
His workers (25 at present, counting those working in the kitchen and carries) are really handsome guys: I have no idea where he can find such individuals. There must be a casting or maybe my hormones are a bit unbalanced. Yet, they’re really good-looking and beautiful inside. When they deliver your meal they always smile, dressed in their cool uniforms and red bow ties, while their hamburgers are made a brand of.


this picture and the next one are taken by their Facebook page while the others are mine
They’re genuine chaps, you can feel they’re happy to be part of this project as if they were inspired to religiously venerate their woking place.
I’d like to see many more projects like this one, made of people, heart, passion, not just money, projects that should be proud of themselves and shouldn’t envy Jamie Oliver (always present as a background idea and lifestyle, à mon avis), ideas capable of introducing a healthy product and a nice idea in people’s lives. Obviously, as it happens with victorious ideas, many people in the Rimini area are trying to copy it – let it go, folks, you’re ludicrous.
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mercoledì 13 agosto 2014

"Voglio fare una Mirabilandia degli hamburger", Birgo Burger case history

Federico e Filippo Bordoni, ideatori e proprietari di Birgo Burger


Ci sono pochi ragazzi per cui l’ormone mi va totalmente in pappa come per i ragazzi di BirgoBurger.
Ad oggi sono 25, tutti sotto i 24 anni e sono dei fregni dell'anima #mepedofila

Non ho la più pallida idea di dove li vadano a pescare così fighi, se ci sia un casting per poter essere assunti o se sono io che effettivamente ho un qualche residuo adolescenziale.
Fatto sta che sono meravigliosi, ma belli intendo anche dentro. Ti arrivano a casa sempre sorridenti e felicioni con la loro divisa cool e il papilllon rosso, e gli hamburger nel sacchetto brandizzato. Tu sei li a casa che aspetti un hamburger come tua unica svolta esistenziale e ti si presenta uno di questi alla porta.
Sono ragazzi spontanei, li vedi che sono felici di fare parte di questo progetto, come una vocazione a non poter lavorare in nessun altro posto.







 foto rubata al loro profilo Facebook ora sul mio comodino

BirgoBurger può sembrare uno scioglilingua, un'alliterazione, capisci all'istante che si tratta di hamburger ma non capisci Birgo.
Birgo era un macellaio, anzi, il macellaio storico di San Vito, il paesino che si trova subito all'uscita Rimini Nord dell'A14. 
Ogni tempio sacro ha il suo sacerdote direbbe qualcuno, e il sacerdote della carne era Birgo.

Senza infognarmi in uno di quei voli pindarici in cui ogni volta cado, diciamo che la macelleria di famiglia di Birgo è stata passata poi al figlio Paolo Bordoni e dalla moglie Patrizia e ora ai nipoti Federico e Filippo.



Conosco Federico da un bel po' di tempo, e quando penso a lui la mia mente si affastella di immagini meravigliose e visionarie. 
E' un Re Mida in campo lavorativo, thatistosay che ogni cosa che la sua testolina tocca viene convertita in oro. Viene dal mondo delle feste romagnole Federico e dall'organizzazione degli eventi, e per avere solamente 23 anni ha già un curriculum piuttosto invidiabile. 
E' un tipo sanguigno e che sente vibrare la terra sotto ai piedi, nonostante nel mio immaginario lui è Novecento di Baricco. 
Il pianista sull'oceano che resta fino alla fine dei suoi giorni sulla nave perchè la nave è il suo mondo e dalla nave lui immagina e crea mondi, connette cose. Vede e sente profumi. C'è un passo che mi fa impazzire:

Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. Quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c'è in Bertham Street, d'estate, quando ha appena smesso di piovere, non puoi pensare che è matto per la sola stupida ragione che in Bertham Street, lui, non c'è mai stato. Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell'aria, l'aveva respirata davvero. Il mondo, magari, non l'aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave : ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l'anima.
In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso : posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia ... Tutta scritta, addosso. Lui leggeva, e con cura infinita,catalogava, sistemava, ordinava.

[Novecento, Alessandro Baricco]




Federico è matto, totale. Vive di notte e brucia di giorno, ha la campagna negli occhi ed è un totale matto di vita. Di quelli Kerouacchiani che bruciano e li vedi brillare nel cielo.
Solo dalla sua mente poteva nascere BirgoBurger

Ma passiamo al dunque e ai motivi che mi hanno fatto innamorare tanto di questa idea.


Si tratta di una consegna a domicilio di hamburger in cui ogni ingrediente è genuino e a km0, maperdavvero. Il pane è il pane del fornaio e lo senti, non è lontanamente comparabile con tutti quelli in commercio. 

Ma la carne è quello che fa realmente la differenza, proveniente da animali allevati in campagna e all'aria aperta. Un pensiero che ti conquista e senti subito di volere a casa tua, affettuoso come il bacino della buonanotte della mamma.
Quattro tipi di hamburger e ingredienti semplici, e quella salsa barbecue biologica del Bacon Burger da fare andar giù di testa, io me la spalmerei in faccia.



Ho amato sin da subito questo progetto ancora prima che lanciassero il pic-nic.
E' tempo di pic nic e di connettere persone. Federico aveva un parco davanti alla macelleria abbandonato a se stesso e si è fatto carico di tenerlo a posto e curarlo e ora la macelleria offre anche le copertine e la birra. Il cuore gli diceva di restare lì dove era cresciuto e riqualificare la zona, portare gente in quel paesino dimenticatodadio.


E ci è riuscito. 

Io vorrei più progetti come BirgoBurger, fatti di gente animata dalla passione e dal cuore , progetti che niente hanno da invidiare a Jamie Oliver (secondo me molto presente come idea di sfondo e di lifestyle) e che realmente portano nella vita delle persone un prodotto sano e un'idea di fondo bella.


Ovviamente come ogni idea vincente ora è super inflazionata nel riminese ma, #nocompetitors


Birgo Burger
Via Pareto 7
San Vito (RN)


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