venerdì 4 ottobre 2013

MedDiet Camp a Cagliari, patrimonio da preservare e nuove amicizie da tener strette.




Ho come la netta impressione che questo post non porterà da nessuna parte, un po' come tutti i miei, direte voi.  E come darvi torto.
E' che questo MedDiet tanto aspettato per tutta l'estate è stato talmente un concentrato di emozioni e di belle cose che è difficile dipanarsi senza essere logorroici e senza cadere in ovvietà e/ romanticismi, cosa che ovviamente farò. Tanto per cominciare e dare un ordine e una serietà alle cose, comincerò con lo spiegarvi in due righe due di cosa si sia trattato, che qui mica càpitano solo foodblogger, e anzi, la percentuale di cazzeggiatori è ben più alta. 
Ma di questo parlerò più approfonditamente dopo.




Il MedDiet Camp è il primo dei cinque grandi eventi pianificati da MedDiet, progetto strategico finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma ENPI CBC Bacino del Mediterraneo 2007-2013. Con un budget complessivo pari a circa 5 milioni di euro e una durata di 30 mesi, il progetto mira a promuovere e valorizzare la Dieta Mediterranea, riconosciuta Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco nel 2010.  Oltre all’Italia, che partecipa con Unioncamere in qualità di capofila, il Centro Servizi per le imprese della Camera di Commercio di Cagliari, il Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio e l’Associazione nazionale Città dell’Olio quali partners, il progetto coinvolge altri 5 Paesi del Mediterraneo (Egitto, Grecia, Libano, Spagna e Tunisia).


Fatto sta che un giorno che non ricordo quale fosse di Giugno, mi contatta la mitica Patty di AndanteconGusto e mi invita a questa granfigatagalattica  che, nel planning generale prevede showcooking di alcuni chef di fama internazionale, corsi di fotografia e di scrittura creativa, dibattiti fra blogger ed esperti del settore gastronomico. 
Io dovevo solo portare il mio culone li.
Nemmeno il tempo di pensarci. 
Era SI.

Mi sono un po' demotivata solo quando sono cominciate ad arrivare le mail collettive e comunitarie, in cui spiccavano nomi di foodlblogger realmente con gli attributi, di quelle superprecise che cascasse il mondo pubblicano due volte a settimane, dalle foto perfette e studiate nei minimi dettagli nonchenonhannovoglia perchè va da sè che poi a forza di fotografie mangi sempre freddo :)

Ecco, li confesso di aver avuto un attimino di ansia da prestazione, di non sentirmi all'altezza. Ansia che si è concretizzata ben bene durante le presentazioni a Cagliari appena arrivati, quei timidi "Ah, sì, io ti leggo, faicagare, ahem... sei bravissima" e la consapevolezza che ne conoscevo più di quanto pensassi, e su quelle che non conoscevo, in fin dei conti sono pure felice di non averle conosciute prima, di aver associato prima un volto a un nome, e successivamente un blog.

Perchè è vero tutto quello che ci siamo detti, sull'avere diciamo quella che potrei definire una "linea editoriale" a livello di blog, il pubblicare cose coerenti, ma alla fine ognuno pubblica quello che vuole.
E ci ho pensato molto questi giorni. 
Tornata da Cagliari mi ero promessa di fare la seria, di tornare a pubblicare esclusivamente ricette valide come ai vecchi tempi, ma poi ci ho ripensato. 
Certo, lo farò, ma non solo quello.
A me piacciono le storie, i rapporti umani, le relazioni che si instaurano dietro al cibo, le persone con le loro regionalità qualora non siano addirittura nazionalità. 
Ho adorato di questi giorni a Cagliari il sentire le vostre storie, le motivazioni che stavano alla base dei vostri blog, che non erano il semplicemente il "Spero che Sale e Pepe si accorga di me e mi inserisca nella colonnina delle felici foodblogger".
C'è stata chi ha aperto un blog in seguito in seguito a una delusione, per cercare evasione, in seguito a figli che non arrivavano, chi voleva affermare se stessa.
Le motivazioni erano infinite, alla base c'era la condivisione, la condivisione di un sapere, il volersi arricchire, e secondariamente il cibo. 
O meglio, primariamente, ma non solo.

E nessuna di noi, quando l'ha aperto, credo, si aspettasse tanto da un blog.



Io perlomeno, l'ho aperto così per gioco cinque anni fa, che se ci penso ora e riguardo a quella prima ricetta, la crème brulèe con le rose tunisine, rido penso alla ricercatezza e alla finezza che avevo e poi penso, maccheccavolo avevo vent'anni, che razza di genio incompreso ero? :)

Come si è detto, dopo ricette su ricette, se non si esce dallo schermo, se non ci si confronta, non si condividono insieme esperienze, a cosa serve?

E' stato tutto stupendo, grande la disponibilità e la pazienza dei quattro chef, - l'italiano Luigi Pomata, Moustafa El Refaey, lo chef tunisino Jaoudet Turki e lo Chef Libanese Georges Kik, Chef e patron del ristorante Ratatouille di Beirut - che si sono visti assaltati da una mandria di invasate del cibo disturbatrici e pronte a immortalare ogni loro movimento armate di reflex.
Molto istruttive e grande la disponibilità e soprattutto la cordialità della Professoressa Alessandra Guigoni, che ci ha spiegato con estrema precisione e dedizione alla materia alcuni dei princìpi della dieta mediterranea. 
Si vede lontano un miglio chi sposa la causa con ardore e chi crede in quello che fa. E grazie a Carlo Cambi, matto mattatore che ha condotto con verve e simpatia i nostri due giorni, non tirandosi indietro davanti a dibattiti e scontri. Ma soprattutto un grande grazie all'Associazione Nazionale Città dell'Olio che ci ha invitate, ospitate e accolte, nonchè condotte alla scoperta non solo della dieta Mediterranea, ma anche di Cagliari.

Ma soprattutto è stato meraviglioso conoscere voi. Vi tengo nel mio cuore.






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