domenica 18 agosto 2013

Ma l'estate paziente ritorna lo stesso.











ho lo zaino già pronto all'ingresso
ma poi tanto tu già lo sai
che ritorno da te
senza niente da dire
senza tante parole
ma con in mano un raggio di sole per te


Non è estate per me se non ci sono frequenti escursioni fuori porta alla scoperta della inner Romagna. 
E' un'abitudine consueta oramai da due anni, una volta a settimana. 
Ultimamente riconosco di sentire il bisogno di boccate d'aria e di immersioni nel verde molto più di altri tempi. 
Di avere bisogno continuamente di stimoli, di nuove scoperte. E' un annetto che non viaggio (fatta eccezione a Dicembre il viaggio in Polonia e i soliti trottolamenti in giro per l'Italia quest'inverno) ed è decisamente troppo tempo, per una come me 
Essere lavoratori stagionali in una città in cui il turismo è il settore più sviluppato però (anche se quest'anno molto meno degli altri anni) comporta non avere che mezza giornata di riposo nel migliore dei casi. 
E quindi il richiamo della natura e della libertà pura sotto quei ritmi di lavoro serrati e frenetici per me rappresenta un richiamo fortissimo.

Così Giovedì scorso, svegliati prestissimo e colazione in macchina con i biscotti del forno, io, fratello e Rosa e amico di mio fratello siamo andati a Premilcuore. Un paesino stupendo, in provincia di Forlì-Cesena.

Uno di quei posti che non ti aspetti, in cui si alternano diversi tipi di paesaggi.
Mi ha sorpreso il patrimonio ambientale di questo posto in cui il fiume (Rabbi ndr) ha creato nei secoli cascate e gorghi, piccole oasi in cui potersi fermare, fare un bagno o un picnic. 
Un paradiso per quelli come me un po' selvatici, che malsopportano il sovraffollamento agostano da spiaggia adriatica.
L'intero fiume si può risalire e ogni tanto si incontra una cascata, e allora ci si ferma, si appoggiano lo zaino e le scarpe e si fa un tuffo in quelle acque gelide che sembrano li per dirti "Svegliati Veronica, è tutto qui."




Mentirei se dicessi che ci eravamo organizzati e ho preparato torte salate e panini la sera prima in vista della scampagnata, però c'è questa torta che abbiamo preparato questi giorni per gli aperitivi in pasticceria e che mi è piaciuta tantissimo. Molto semplice, una sorta di Pasqualina ma non con le bietole. Una di quelle torte talmente semplici e rustiche che fanno casa e cose buone, che preparerei sempre.

Ma prima della ricetta, grande news: dal 27 al 29 Settembre sarò a Cagliari insieme alla creme della creme delle foodblogger italiane -che io in confronto sono una schiappa e non mi spiego come mi abbia invitato- per il MED DIET CAMP. Un'iniziativa stupenda in cui si alterneranno laboratori di cucina, fotografia, storia del'alimentazione, tutto concentrato sulla dieta mediterranea.  Dire che sono super esaltata è dire poco, non vedo l'ora. 
Sarà una meravigliosa occasione per imparare e conoscere, ma soprattutto per socializzare. 
E cosa socializza meglio del cibo e della passione per la buona cucina? 




Torta salata con ricotta e spinaci

Ingredienti:
2 rotoli di pasta sfoglia
1 kg di spinaci freschi 
250g di ricotta
100g di pinoli
3 uova
150g di parmigiano grattugiato
50g di burro
sale, pepe, noce moscata

Procedimento:
Lavare bene gli spinaci e lessarli in acqua salata. 
Scolare e lasciar raffreddare, dopodichè strizzarli bene e tagliarli a coltello. Passarli poi in padella con 50g di burro e far saltare per qualche minuto. Aggiustare di sale e, una volta intiepiditi, trasferire in un recipiente e aggiungere la ricotta, il parmigiano grattugiato, le uova, i pinoli, sale pepe e noce moscata. Lasciar riposare poi il composto per una mezzoretta in frigorifero per far amalgamare bene tutti i sapori.
Nel frattempo accendere il forno a 180° e stendere in una tortiera rotonda o quadrata la pasta sfoglia. Distendere poi il composto e porre sopra un altro disco di pasta sfoglia. 
Praticare dei piccoli tagli sulla superficie e cuocere per 40minuti.
Servire a temperatura ambiente.

venerdì 2 agosto 2013

Morirò senza amore ma con la mia torta di more.




[ A 'sto cuore muscoloso
piace fare l'indifeso
ma ti spaccherebbe il muso, e il silenzio sa che
sostenerti è la mia impresa
giorni neri giorni rosa
e il finale è una sorpresa che non voglio sapere ]


E poi ci sono quei giorni un po' così, che non sai perchè ma ti svegli e tutto quello che fino al giorno prima ti andava bene non ti va più e necessiti cambiamenti che siano radicali. 

Giorni in cui devi rassegnarti all'umore altalenante e ai vuoti.
Ho sempre letto molto d'estate, interminabili ore a leggere e leggere qualsiasi cosa, da raccolte di poesie a grandi romanzi. 
Credo che sia fondamentale leggere libri quando si ha bisogno di ritrovarsi un attimo. Ultimamente però -sono sincera- pochi romanzi hanno saputo prendermi. Tanti libri cominciati e lasciati a metà. 
Fino a quando, in una sera di quelle da pianto ininterrotto e canzoni come quella li sopra a ripetizione, non inciampi in un post, nel post che volevi leggere come se qualcosa cospirasse affinchè tu capitassi proprio li. 
E che avevi bisogno di leggere, perchè descrive perfettamente l'abisso ma lascia anche intravedere la possibilità di uno spiraglio di luce, la possibilità del deserto.
E a scriverlo è lei, la Simo, la magica Simo, e mi va di citarla perchè questo post è splendido e non nascondo di averlo riletto molte e molte volte questi giorni.
Questa volta ti sei superata, mi hai dato fiducia e te ne sono grata.
Vi consiglio comunque di leggerlo tutto, il suo post, perchè merita davvero.
In fondo l'estate per me ha sempre coinciso con grandi periodi di cambiamento. Settembre è il mio mese preferito, c'è sempre qualche salto nell'aria e nel buio da compiere. 
Quando frequentavo l'università era il periodo degli esami, che sembravano ragioni di vita. L'ansia cominciava a prendermi da metà Agosto e non avevo pace finchè non mi sedevo davanti al foglio bianco e cominciavo a scrivere.
E mi piaceva studiare, da matti. 
Finita l'università si attraversa in genere un periodo medio-buio di Medioevo in cui non si sa cosa si vuole fare, qualunque strada sembra chiusa e impossibile, e il periodo certo non aiuta. 
Poi arriva il giorno, il giorno in cui smetti di imparanoiarti su quale strada prenderai, su quale sarà il tuo destino -che tanto noi siamo gli arbitri della nostra vita fino a un certo punto- e cominci a vivere. A respirare.
A provare tutte le strade, tutte quelle che interessano, e andare a fondo a ogni passione. E allora la crisi, la disoccupazione e tutti i pensieri negativi con cui costantemente veniamo bombardati ti sembrano piccoli, perchè la verità è che chi ha passione riesce. Questa è l'unica certezza ad oggi.

Ci sono poi quei giorni tranquilli e sereni in cui tutto è così spensierato che decidi di andare in un campo a raccogliere more, e pensi che vorresti fare una sorpresa. E dimentichi che a fare sorprese a volte si ricevono sorprese.

A volte ci sono invece altre sorprese, piccole, che non ti aspetti e ti fanno addormentare felice, come un messaggio inaspettato di Antonia ieri che diceva più o meno così: "Io penso che se tu vorrai, a Settembre sarò la tua compagna di avventure bolognesi".
E allora tutte le paure se ne vanno, perchè sei felice di questa sua decisione, nonostante entrambe sappiate che non sarà per niente facle. 
Che i nostri due caratteri sono troppo diversi anche se complementari e che questo comporterà grandi sforzi per entrambe, che ci dovremo sopportare a volte ma che questo vorrà dire essere insieme.
E se mi immagino quest'inverno me lo immagino con lei, a fare passeggiate notturne, a guardare presepi natalizi, sorseggiare cioccolata calda in piagiama e a raccontarci la vita come queste sere qua, o a chiaccherare con gli occhi lucidi su un letto, che quello ci viene bene.
E poi ci sono le mattine come quella di oggi che ti arriva su Facebook una foto di Repubblica, in cui si parla di blogger bolognesi all'attacco e ci sei anche tu, con tutte le tue amiche/famiglia, e ti senti fortunata.
Fortunata per averle trovate, per condividere con loro passioni e pezzi di vita. 

Morirò senza amore con la mia torta di more forse,
ma ci sono mille e un motivo per essere felici, anche oggi.

Ma nonostante il deserto sia tutto questo e molto altro ancora, c'è anche un fascino nell'attraversarlo, c'è il desiderio di superarlo, c'è la necessità di sfidarlo per ricercare o ritrovare l'oasi che non è altro che un pezzo di terra piena di alberi rinfrescanti e acqua. E allora il deserto diventa una possibilità. La possibilità che ti conduce in un luogo in cui dormire, riposare, refrigerarsi, un luogo in cui pensare e ritrovate le forze per proseguire il cammino, diventa la possibilità di riscoprirsi, reinventarsi, rigenerarsi e ritrovare se stessi. L'oasi dopo anni di deserto diventa uno spazio in cui è stato difficile arrivare e dal quale non vorresti più ripartire.

L'oasi è il ritrovamento del tuo corpo, della tua mente, ed è la sosta che permette il loro ricongiungimento. In quel campo silenzioso il tuo corpo ritornerà a essere bello, leggero, trasparente, lucente, infinito, forte, potente, protetto, invisibile, sarà un corpo che ritroverà un cuore perché sarà un "corpo incorporeo" come dice Foucault che si ricongiungerà con la tua anima. 
(Simona Gavioli, su Aspassoconblue)



Torta di more


Per il Pan di Spagna:
4 uova
150g zucchero semolato
150g farina bianca
vanillina
un pizzico di sale

Per la Crema Pasticcera:
1 litro di latte
300g di zucchero semolato
90g di farina
8 tuorli
una bacca di vaniglia

Per le lingue di gatto:
100g farina bianca
100g di burri
100g di zucchero a velo
un albume
zucchero semolato

Cominciare la preparazione del Pan di Spagna sgusciando in una ciotola le uova intere e aggiungendovi lo zucchero il sale. Frullare per una ventina di minuti (non meno se si utilizza il frullatore) finchè il composto sarà diventato una massa gonfia e quasi bianca. Sarà montato bene quando, sollevando le fruste, l'impasto "scrive", ovvero il filo di pasta resta per un po' in superficie senza affondare subito.
Aggiungere la farina, versandola a pioggia da un setaccio e mescolare delicatamente in modo che si incorpori alle uova, senza smontarle. 
Usare un cucchiaio di legno e mescolare con movimento continuo dal basso verso l'alto, lentamente. Non protrarre la lavorazione oltre al momento in cui tutta la farina è stata perfettamente incorporata.
Cuocere a 180' per 25 minuti.

Per la crema pasticcera invece, innanzitutto separare i tuorli dagli albumi.
Far bollire il latte con una bacca di vaniglia aperta. Nel frattempo versare i tuorli in una ciotola con lo zucchero e montarli un po' con lo zucchero con la frusta a mano, quindi unire la farina, mescolando il tutto accuratamente affinchè non si formino grumi. Stemperare con il latte caldo, versandolo a filo attraverso un colino e continuare a mescolare con la frusta. Rimettere poi tutto sul fuoco e portare a cottura, mescolando il tutto con una paletta per evitare che la crema si attacchi al fondo.

Lasciar raffreddare il tutto.

Nel frattempo preparate le lingue di gatto. 
Mettere in una ciotola il burro fuso, unire quindi lo zucchero a velo servendosi di una frusta di filo di ferro e lavorare bene i due ingredienti finchè si sarà ottenuto un composto cremoso. Unire un pizzico di sale e tutta la farina, e mescolare bene.
Unire l'albume già montato a neve ben soda insieme a un pizzico di sale e unire al composto facendo attenzione a non smontarlo troppo. 
Trasferire poi il tutto in una sac-a-poche con bocchetta rotonda e sulla placca da forno creare tanti piccoli bastoncini, lasciando 2 cm di spazio fra uno e l'altro. 
Infornare a 200° per circa 6 minuti fino a che i bordi non siano dorati.

Ora assemblare il tutto. Io ho tagliato il pan di spagna in tre strati, bagnando ogni strato con una bagna dolce a base di acqua e sciroppo d'acero. Si può fare la bagna come più vi aggrada, con acqua zucchero e maraschino o con acqua e golden syrup. Poi ogni strato una parte di crema pasticcera e delle more così facendo fino alla fine. L'ultimo strato ho lasciato le more intere, poi spolverate con dello zucchero a velo.
Infine mettere un po' di crema sui bordi, ai quali appoggerete le lingue di gatto.