lunedì 28 febbraio 2011

Tartufi al cioccolato e peperoncino come se piovesse @ Controsalone


Un saluto veloce e una ricetta altrettanto semplice e veloce, prodotto della domenica piovigginosa e triste e brutta e tipicamente british che ci è stata regalata ieri, mi pare di capire pressochè ovunque. I programmi erano di andare al Salon du Chocolat, che ieri si teneva a Bologna. Era un'idea che ci piaceva molto, complici appunto quelle domeniche in cui non si sa cosa fare perchè si vive in centro, tutto intorno è chiuso, e piove. Poi, però, complici la mia dieta e complici le tre meravigliose barrette di cioccolato che la mia amica Anna mi ha portato dal Belgio il giorno prima (una addiritura cioccolato al latte e speculoos, qualcosa di divino), e soprattutto a causa della nostra pigrizia, abbiamo paccato.
Senza nemmeno rimpianti. Non è da me discostarmi da tali manifestazioni gastronomiche senza nemmeno rimpianti, ed è proprio il caso di dire che sono ufficialmente in mentalità dieta.
Però -c'è sempre un però- non riuscivo a dimenticare gli occhioni di Luca il sabato davanti alle vetrine di Roccati,e il suo sguardo perso e anche il mio a dire il vero, davanti a tutta quella bellezza. Quel profumo intenso di cioccolato che ci ha investito in piena faccia appena entrati e che mi era rimasto dentro fino alla sera. E che, se ancora ci penso mi riaffiora all'olfatto. -e se vogliamo, mi ricordo pure la mia vocina che lo intimava di non comprarli, con frasine del tipo "ma daiii costano quanto un reneee, dobbiamo aprire un mutuooo" etc.etc.
Mi balenava in testa l'idea di fare come durante il Cioccoshow, e fare un Controfiera, e difatti di Controsalone si è trattato :)
Aprendo blogger, mi sono ritrovata una ricetta molto molto invitante davanti agli occhi, appartiene al blog Fragole a merenda, che mi sono ritrovata con immenso stupore ieri fra i followers. Subito sbirciando fra le cartelle mi è saltata all'occhio la sezione Natale e, di conseguenza questa ricetta meravigliosa. Sembrava semplicissima, gli ingredienti li avevo tutti (che meraviglia quando vuoi fare qualcosa e di domenica mattina inaspettatamente ti ritrovi con tutti gli ingredienti in casa, è una sensazione indescrivibile credo) per cui, mi sono messa all'opera.
A una revisione di questi ultimi tempi sembrerebbe che il mio blog ultimamente "copi" tutte le ricette degli altri: è VERO.
Sentitevi onorati di questo, sono una persona molto diffidente e se decido di dare fiducia alle vostre ricette significa che siete veramente bravi -o che avete metodi persuasivi veramente efficaci :)
Infondo i blog servono pure per farsi scoprire, o, come in questo caso, per scoprire altre persone, e allora, why not?

Per la realizzazione di questi eccellenti tartufi, vi serviranno:

cioccolato fondente: 200 gr (il migliore che trovate, al 70% di cacao)
panna liquida da montare: 120 gr (freschissima e che sia panna vera...)
sale fino: un pizzico "gentile"
rhum: due cucchiaini
peperoncino: un pizzico (più o meno gentile, dipende da voi)
cacao amaro in polvere: 3 cucchiai (circa)

e il procedimento, lo copio paro paro da lei perchè mi sembra eccellente e divertentissimo il suo e non avrebbe senso fare copiaincollataglia vari per dire la stessa cosa:

Fate il cioccolato a pezzetti con le mani (diciamo più piccoli che potete, ma senza esagerare) e mettetelo in una ciotola.
Scaldate la panna in un pentolino e spegnete il fornello appena inizia a bollire.
Rovesciate la panna bollente sul cioccolato e mescolate con un cucchiaio finché non si è sciolto completamente. All'inizio vi sembrerà che il composto sia troppo liquido, poi che dei pezzetti non riescano a dissolversi, ma abbiate fede: continuate a mescolare finché non ottenete una crema densa e lucente.
A questo punto, la tentazione di intingere un dito nel cioccolato sarà fortissima e voi starete già pensando che (purtroppo) queste non sono cose da fare, in cucina. Almeno: non in una cucina da blogger, che per definizione non è al riparo da occhi indiscreti... E invece no.

Perché un dito nel cioccolato ce lo dovete mettere, anzi più d'uno per la precisione, se non volete che la situazione vi sfugga di mano causa peperoncino. Perciò iniziate con un pizzico (un pizzichino gentile, non di quelli che mettereste sugli spaghetti...), mescolate e assaggiate: se il cioccolato sa ancora "solo di cioccolato" aggiungete altro peperoncino e sarete autorizzati ad intingervi nuovamente un dito (possibilmente non quello di prima). Non approfittatene, o vi troverete con dei tartufi di peperoncino al cioccolato, che non è esattamente quel che vi auguro...

Mettete la ciotola in freezer per 20-30 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché il composto panna-cioccolato non avrà la consistenza giusta per essere manipolato (fate attenzione a non farlo solidificare troppo perché è molto stabile, e una volta che si è indurito non si scioglie più).

Autandovi con un cucchiaio staccatene dei pezzetti e lavorateli con la punta delle dita per farne delle palline di 2 cm di diametro. Il calore delle mani scioglie il cioccolato: perciò bagnatevele con acqua fredda (però asciugatele...) e siate più rapidi che potete. In ogni caso, preparatevi a ritrovarvi con le mani sporche di cioccolata e a resistere alla tentazione... ci siamo capiti. Pulitevele invece con della carta da cucina e continuate a confezionare tartufini.

Mettete i tartufi un paio alla volta in una ciotolina con il cacao e fateli rotolare finché si ricoprono in superficie.

Disponeteli su un piatto (se volete potete usare anche dei pirottini mignon) e conservateli fuori dal frigo. Durano qualche giorno... se sapete resistere.

venerdì 25 febbraio 2011

"Como agua para chocolate" e involtini di verza.


Sembrerebbe proprio che questo sia il periodo di involtini, bento-box e qualsivoglia sfiziosaggine che però richieda un ivolucro faidate. Come fosse un pacchetto regalo.
Perchè è innegabile che da quando Sigrid ha pubblicato Regali Golosi tutti ci si sia un pò appassionati di pacchettini,regalini,confezioni... certamente c'è chi lo faceva anche prima e lo ha sempre fatto, però ora è diventato proprio globale.
Perchè quel libro ti trova definitivamente una collocazione a nastrini, scatole di latta e carte di regali scartati... e il tutto che prima avevo sparpagliato qua e la in attesa di una collocazione diventa un "tutto" ancora più meraviglioso, se non maniacale ricerca, o nel mio caso, vera e propria malattia.
E perchè se prima ti prendevano per matta dato il feticisimo per questi oggettini e quella deliziosa mania di conservare tutto, oggi sei legalmente autorizzata a farlo e sei pure in buona compagnia :)
Ciò detto, era un pò di tempo che vedevo su blog involtini, piuttosto che rotolini e polpette, e queste cose hanno sempre un grande effetto su di me, perchè mi ricordano la mia infanzia. Ochei, praticamente penserete che ogni cosa me la ricordi, ma cosa se non i ricordi belli e spensierati hanno potere in noi? E quanto sono belli quei momenti intensi in cui un ricordo ti assale e ti trascina con sè fino alle lacrime di gioia?
A tal proposito ho finito di leggere un libro ieri sera che mi è stato consigliato dalla mia professoressa universitaria preferita, con cui da tre anni vi è un rapporto di amore e odio che ieri forse ha raggiunto il suo chiarimento, dopo avermi detto lei che un pò che l'ha con me perchè non mi sono tanto impegnata, che dal primo anno ad ora ho avuto un calando sempre maggiore e a lei vedere menti attive e intelligenti non dare il massimo la indispettisce. Questo più o meno era il senso, anche se poi effettivamente le ho spiegato che, avendo lavorato due anni facendo orari molto pesi e stancanti, è stata una conseguenza diretta e involontaria.
E fatto sta che con questa professoressa ci faccio la tesi, e, partendo appunto dalla mia passione per il cibo, il titolo dovrebbe essere tipo
"Il rapporto fra letteratura e cibo nella letteratura ispano-americana"...
sembra interessantissimo vero?
Per qualunque copia poi ve le stampo e ve le autografo :D

per cominciare mi ha dato da leggere Afrodita di Isabelle Allende che per fortuna avevo già letto, e Como agua para chocolate di Laura Esquivel. Quest'utimo mi ha veramente tenuta incollata a lui per due giorni, è stato veramente un toccasana ed è un meraviglioso esempio di come si possano coniugare appunto un libro di ricette con la vita e con tutto il resto.
Il personaggio di Tita non può non entrarti dentro con forza, non può non farti commuovere e -per chi abbia appunto ricordi meravigliosi di infanzia- non può non riportarti indietro con una forza incredibile. Attraverso il rapporto fra Tita e Nacha non si possono non rivivere le proprie nonne, e rivederle in cucina, con un mestolo a girare sul pentolone, o a tritare finemente le cipolle. Non sto qui a dirvi la trama, la potrete trovare dovunque, e so che esiste pure un film, che però come sempre dopo aver letto un libro meraviglioso non voglio vedere per non distruggere quello che è il mio immaginario, per non distruggere i personaggi che io ho scelto. Di questo libro ho amato le ricette, che anche se materialmente non potrò riprodurre perchè molti ingredienti qui non ci sono, richiedono sempre nella maggior parte dei casi lunghe preparazioni, fatte di giorni, c'è il giorno per esempio per uccidere l'animale, poi la marinatura di tre giorni in cui ogni due ore devi andare a rimestare. Una dedizione e un amore al cibo che oggi è pressochè introvabile. Semplicemente magnifico questo libro.
Leggetelo vi prego, se volete un consiglio da amica.

Tornando agli involtini, il culmine è stato quando ho trovato sul blog di Patty questi involtini di verza, accompagnati da una descrizione meravigliosa dei tempi in cui questi venivano preparati dalla sua nonna, mettendoci pane e formaggio invece della carne perchè c'era la guerra.
Non sono riuscita a pensare a altro, anche perchè la presentazione mi piaceva tantissimo, gli ingredienti anche, so, why not?
-da sottolineare che poi però Patty si è presa tutti gli accidenti del mondo durante il pomeriggio, quando per legarli uno a uno mi ci sono volute tipo tre ore e non mi rimdiavo, che si sa che io e la pazienza e io e la grazia e io e la manualità non siamo tanto amiche-

Ho sostituito all'arrosto di patty il macinato come fossero polpette vere e proprie, e la ragione è solo una e vergognosa: economica, daccchè sono studentessa e dacchè qua in centro a Bologna la carne ha prezzi un pò altini.
Il risultato è stato meraviglioso, meraviglioso davvero. Le foto un pò meno, ma che importa infondo? Vi consiglio di provarli assolutamente, perchè sono veramente quanto di più buono ci possa essere, un comford food per eccellenza.

Ingredienti:
- 400 gr di carne arrosto (da me sostituiti con 200 macinato di vitello e 200 macinato suino)
- 80 gr di salame crudo, o salsiccia o mortadella a vs. piacere. (io mortadella, ofcourse)
- 3 cucchiai di parmigiano
- 3 cucchiai di pan grattato ( a vs. piacere)
- 50 gr. di prezzemolo tritato
- 1 spicchio d’aglio tritato
- 1 uovo
- sale, pepe, noce moscata, q.b.
- 1 piccola verza (in Toscana è il Cavolo cappuccio) di c.ca 600 gr.
- brodo vegetale
- una cipolla
- pancetta dolce a dadini
- vino bianco

Preparate le vs. polpettine tritando la carne nel mixer (oppure impastate il macinato come fossero polpette) insieme alla mortadella, quindi aggiungo il parmigiano, il pan grattato, l’aglio e il prezzemolo, l’uovo, il sale, il pepe e la noce moscata, e mischio tutto in una ciotola (ben bene con le mani perché i sapori si devono mischiare, come Patty dice e noi eseguiamo).
Preparo (Lei ovviamente) poi delle polpettine grandi come noci.
Successivamente scelgo le foglie più belle della verza, eliminando le prime più dure e le faccio lessare per un paio di minuti( 4 o 5 alla volta) in una capiente pentola con acqua bollente salata. Le faccio asciugare su un canovaccio, tamponandole se necessario con carta assorbente.
Dopo avere eliminato la costa centrale e diviso le foglie a metà, comincio a confezionare i miei pacchettini di verza mettendo al centro una polpettina e chiudendo la foglia con un filo di rafia (o altra cordicella alimentare). Questa e l’operazione più laboriosa, ma ci prenderete presto la mano (Limortaccivostra, la mano non ce la prenderete, e ci starete li tutto il pomeriggio)
Con questa quantità di impasto, dovreste ottenere c.ca 25 involtini.


Buon appetito, e grazie a Patty...
questi involtini sono stati superapprezzati da mio zio, quello bravissimo ai fornelli, di cui parlavo qui...
e se sono piaciuti a lui, è una garanzia.

sabato 19 febbraio 2011

Lo scrigno dei rimedi di una volta.


Come un segreto o un testimone che si passa di famiglia in famiglia per cercare di trattenere almeno una parte dei valori comuni, se c’è una cosa che da sempre mi ha affascinato sono le cose antiche, quelle vecchie e quelle vecchissime. Non vorrei sembrare banale quando parlo di carta ingiallita, di quella carta consumata dal tempo che al tatto diventa quasi porosa, di quelle pagine di libri con immagini colorate e stilizzazioni ormai desuete, di bambini con ancora i pantaloncini corti e le bretelle, che tirano carrettini, che giocano con pupazzi e che fanno l’abaco. Questo è il tesoro che mi ha lasciato in eredità mia nonna, insieme a tante posate, piatti retrò e una bellissima cassettina di legno in cui teneva i fili colorati, aghi e forbici. Sarebbe molto poetico aggiungere che mi ricuciva i pantaloni e gli strappi quando da bambina cadevo e mi facevo male (ogni due secondi più o meno) ma non sarebbe la verità: in realtà non ho mai visto mia nonna cucire, non l’ho mai vista con un filo in mano e non credo se ne servisse di quella scatoletta infondo.
Ricordo solo che rimanevo estasiata davanti a tutti quei fili colorati, specialmente davanti a quelle trecce grandi che contengono 5 fili per ogni colore, e si intrecciano tutti insieme. Come ogni volta che torno a casa –ed è questo uno anche dei motivi per cui cerco di non tornarci quando ho bisogno di stare concentrata, perché casa mia è un tempio delle più disparate distrazioni- sono andata a casa della nonna, che è proprio sotto casa mia, e mi sono messa a “scartabellare”, come diceva lei, e come non avrebbe voluto, fra i suoi cassetti e le credenze. Ho trovato libri, tanti libri, diciamo gli ultimi superstiti della sua gloriosa carriera scolastica –va detto che mia nonna è stata la più grande e brava maestra elementare di tutta Santarcangelo per un bel bel pezzo. E soprattutto ho potuto scoprire con grande gioia e un po’ di commozione quante cose avessimo in comune, cose che hanno fatto il salto di generazione evidentemente, perché mia mamma non le ha e io si.
Come per esempio la mania di raccogliere, ritagliare tutti gli articoli dai giornali e conservarli. Lei, quelli classici che ci si aspetterebbe di trovare da una nonna, io, quelli in inglese/spagnolo/tedesco che parlino di cibo, viaggi e di tutte le mie passioni.
Ritrovare quei ricettari (antichi ricettari Bertolini e Paneangeli), insieme a tutti i cartoncini blu che ritagliava dalle confezioni di pasta Barilla, e tutti i ritagli di giornale, che includono anche i retro delle vecchie scatole di fiammiferi in cui vi erano indicazioni su praticamente ogni cosa…dicevo, è stato terapeutico. E geniale, perché mi ha fatto venire in mente una possibile rubrica che potrei tenere, breve e semplice, sui rimedi per volerci bene. Che tanto tutti ce ne vogliamo e perlomeno io, da quando sono piccola ho sempre pasticciato un sacco in cucina con cremine viso, mani, e unghie. Soprattutto quelle maledette unghie che da quando mi sono spuntati i dentini non ho mai smesso di mangiare. Per cui, rimedi semplici, e con ingredienti che bene o male tutti abbiamo in casa. Anche se mia nonna ne aveva praticamente rimedio per ogni cosa, per impasti non lievitati, besciamelle grumose, gerani e ortensie con foglie luminose, antimacchie di ogni genere…

Vi piace come idea?


Partiamo con le maschere faidate:

Liftante: Occorrono birra e limone. Mescolare due cucchiai di birra con uno di succo di limone. Applicare sul viso con un batuffolo di cotone e lasciare asciugare sulla pelle per un effetto tensore.

Tonificante: questa volta ci occorrono foglie di menta e mezzo cetriolo. Prendere una manciata di foglie di menta e mezzo cetriolo e frullarli fino a ottenere un impacco omogeneo. Da stendere sul viso per venti minuti per dare energia alla pelle.

Antirughe: Tutto quello che ci serve è unicamente una patata. Taglia una patata a fettine sottili e applicale su fronte, contorno occhi e bocca. Se si tengono in posa mezz’ora tutti i giorni, si avranno ottimi risultaati contro le rughe.
Passando invece agli agrumi, eccone alcune “cure di bellezza”:
Come cosmetico, l’agrume senza dubbio più utile è il limone, soprattutto per la cura delle mani e del viso.

Il succo di limone consolida le unghie fragili, mentre la parte bianca della scorza massaggiata sulle gengive le fortifica. Mentre per il viso, il succo di limone agisce da astringente sulle pelli grasse e con pori dilatati, e inoltre schiarisce le macchie cutanee.

Il succo d’arancia ha invece un effetto più blando, ma migliora il colorito, restituendo alla pelle il giusto grado di acidità e rendendola più elastica e liscia.

Con gli agrumi si può preparare anche un’ottima acqua di colonia, se le essenze sono di buona qualità. Il risultato sarà perfetto. SI devono unire g.10 di olio essenziale di limone, g.10 di olio essenziale di arancia g.10 di olio essenziale di bergamotto, g.10 di olio essenziale di fiori d’arancio e g.10 di olio essenziale di rosmarino + un litro di alcool a 90°. Dovete mescolare il tutto in flacone e attendere due settimane per permettere all’aroma di maturare completamente.

Vi piace questa nuova rubrica mensile? E voi, avete qualche consiglio?

mercoledì 16 febbraio 2011

Problems connected with food

Il titolo di questo post mi è venuto in mente questa mattina, orario di pranzo.
è un pò di tempo che non sto bene con me stessa, o meglio, che non mi vedo bene. Da prima di Natale, complici i pacchi che con tanto amore e dedizione ho preparato (e ovviamente assaggiato) e poi le feste, poi il Capodanno, poi gli avanzi di Capodanno poi la sessione d'esame, diciamo...non ho badato a kcal in entrata e ho preso 10 kg, raggiungendo vette storiche di adipe mai viste prima.
Nell'età adolescenziale ero una ragazza sempre piuttosto cicciottella ma che infondo si vedeva bene, da sottolineare l'importante avversione a mia mamma (tipica di più o meno tutte le adolescenti)...anche se non la chiamerei avversione, direi piuttosto competizione? Non esiste un termine adatto per definire quel sentimento, diciamo comunque avversione a tutto quello che dai genitori ci viene imposto.
Penso che più o meno tutti sappiate di cosa sto parlando.
Mia mamma è una donna bellissima, stupenda, sempre vestita bene e molto curata, e con molto gusto. Devo a lei il mio gusto estetico, le mie passioni più meravigliose e ricercate e il gusto che in certe cose ho. Malgrado ecco, nell'adolescenza come ora ogni qual volta non mi vedessi bene con me stessa, invece che cercare di migliorarmi, come lei mi consigliava, iniziava la fase declino e cominciavo a vestire esclusivamente felpe, maglie larghe e uscire struccata e con la coda.

Tutto questo per dire:
a) che da ieri sono a dieta, seria e ferrea, e ho pure iniziato palestra oggi, un corso del mio amato Spinning che non solo mi fa perdere chili ma mi scarica anche come nessun altro sport. Esco e sono praticamente rinata. Qualunque incazzatura, rabbia o collera avessi prima svanisce, è qualcosa di altamente terapeutico per me.

b) per chiedere anche a voi, se avete questi problemi connessi appunto al cibo, se tendete ad ingrassare facilmente, se avete avuto problemi veri e propri come l'anoressia e come ci convivete ogni giorno. Detta così potrebbe sembrare banale, ma sapete quanto in realtà non lo sia, se anche per voi il cibo rappresenta una valvola di sfogo. Mi interesserebbe molto la vostra opinione, davvero.

c) che da oggi probabilmente vedrete su questi schermi molto più ricettine dietetiche e light fino a data da destinarsi.

Concludo questo post che non sarà dei più gloriosi con un ricetta semplice e evergreen, come quella del pane. Sono sempre stata piuttosto fissata con il pane, alle scuole superiori lo facevo spesso di notte, dacchè di notte era mia abitudine studiare e per far passare il tempo, prendevo la scusa della lievitazione per studiare quelle tre orette in più.
La mamma del mio ex moroso era scrittrice, e mi regalava spesso dei libri.
Ho letto una volta su un suo libro una frase che lei a sua volta aveva sentito da suo nonno mi pare, così diceva nel libro e diceva che "chi fa il pane è sempre felice"
Non so spiegarmi il perchè ma questa frase mi è rimbombata nella testa per un bel pò di tempo e ci ho sempre creduto in fondo, perchè il profumo del pane quando lo sforni e quando si cuoce e il semplice miracolo di vederlo lievitare è fonte di gioia. Lo dicevano anche in questo di libro, molto bello e suggestivo.
E dato che ieri era San Valentino e noi eravamo reduci da un weekend milanese di giretti gastronomici e spendaccioni fra Rinascente, Ladurèe e l'imperativo era non spendere ancora ma soprattutto NON cadere della trappola Sanvalentinesca e proseguire sulla linea dieta, ho pensato a qualcosa di leggero e felice da abbinare all'insalata con la fesa di tacchino.
e cosa meglio del pane?
purtroppo mi sono decisa all'ultimo e ho scelto la ricetta più veloce e sicura che trovassi, quella di Giallo Zafferano, che si è rivelata un gran successo.
La ricetta con tutti gli ingredienti e i passaggi illustrati la potete trovare qui, io vi mostro il panone che mi è uscito, che ha sfamato ben 6 bocche.



E visto che sono ancora in vena di cuori, anche due vetrine importanti, chissàmai che siano anche per voi fonte di idee:
Gamberini a Bologna e i suoi macaroons



e tadaaaaaan Ladurèe a Milano e il suo SanValentino. J'adore *.*

sabato 12 febbraio 2011

Spaghetti alla peperonara 10 e lode



Ci sono ricette come questa che nascono per caso, da una conversazione.
Il cibo è spesso un mo argomento di conversazione, specialmente quando assaggio qualcosa di buono a casa di qualcuno non posso mai esimermi dal chiedere la ricetta, è più forte di me.
E parlando il giorno di Natale con la mia cugina Elisa, che si è trasferita a Roma per frequentare il corso di fotografia allo IED, mi ha raccontato appunto dei suoi nuovi giri di amicizie, fra cui emergeva un tale Ciotus (nome d’arte ovviamente) che a detta sua era un vero mago ai fornelli, uno di quelli tosti a cui piace sperimentare. Quella volta, si trattava di mortadella a cubetti con limone e origano, in cui, pur non essendo richiesti eccellenti dosi di bravura e nemmeno attrezzi sofisticati, sono riuscita a fallire. Così, dato che un fallimento culinario –e aggiungo che in questi giorni in cui ho sperimentato un po’ ne sono susseguiti due non indifferenti- mi provoca sempre una gran sofferenza e non mi do pace fino a che la cosa non mi riesce, ho guardato su Facebook nella lista amici, e l’ho trovato, e…con tutta la naturalezza del mondo ho iniziato a tampinarlo di domande. La fortuna ha voluto che costui fosse un ragazzo simpatico e alla mano, e non mi fanculizzasse subito, e, dopo vari commenti in cui gli chiedo se ha anche altri cavalli di Battaglia, mi tira fuori questi Spaghetti alla peperonara che da subito mi ispirano tantissimo. Vuoi perché i peperoni sono uno di quegli ingredienti che compro sempre, nonostante ogni sacrosantissima volta poi mi si “ripropongano” –momentofinessefinito- vuoi perché in ogni piatto danno quel colore giallo e rosso che mi mette allegria fin da quando inizi a privarli dei semi. Da aggiungere anche che questo sugo delizioso è stato inventato da questo Ciotus, che, con un accentoromanaccio che poi si evince anche dalla scrittura, mi aggiunge: L’ho coniati io :D

E come resistere? Vi incollo la ricetta che mi è stata data da lui, così come me l’ero scritta sul momento su un foglietto di carta… e siccome sapete anche che sono stata con i tempi un po’ tirati fino ad ora, vi dirò che non ho preparato io il pesto alla calabrese, dal momento che il coniatore stesso mi aveva scritto che quello della Barilla andava comunque bene. Vi assicuro che nella sua semplicità infinita questo sugo è veramente delizioso, oserei dire che finisce nella mia top 5 di sughi al momento. Come mi ha suggerito anche Ciotus, sarebbe perfetto aggiungerci il pecorino…ma in assenza di quello, avevo comunque un delizioso Gran Kinara speditomi insieme al Burro Salato dalle Fattorie Fiandino…a proposito, qualcuno mi tolga questo formaggio da sotto le mani. In 5 giorni, da sola, sotto stress, sono riuscita a finirne mezzo kg.
Buon weekend a tutti...io, inaspettatamente, corro a Milano...
questo weekend ha preso veramente dei risvolti interessanti :)

venerdì 4 febbraio 2011

Semifreddo al croccante di mandorle e Vecchia Romagna...

La mia tentazione di postare foto San Valentinesche con cuori, biscotti, torte e qualsivoglia cosa a forma di cuore è stata abbattuta definitivamente oggi, quando in occasione di una giornata semplicemente meravigliosa, da un cielo azzurro e limpido, che non vedevo da tempo (l'ultimo così l'avevo visto a London a dicembre ed è tutto un dire) sono uscita con la macchina digitale, pronta ad andare in giro per la città, per un giretto lontano dai libri di linguistica spagnola che ultimamente mi porto anche a letto -sia mai che per osmosi mi entri qualcosa tenendoli sotto il cuscino-...



Ero pronta per un tour per le mie pasticcerie preferite, forni e negozi per aggiornarmi sulle ultime tendenze in fatto di produzioni dolci e amorose.
Comincio il giro passando dalla Pasticceria Impero, in via Indipendenza, e di San Valentino nemmeno l'ombra. Proseguo allora verso Lo Sfizio, e anche li trovo chiuso.
Inizio a sospettare che non ci sia niente in giro ancora, e così infatti è stato.
Ho trovato giusto una vetrina abbastanza carina, ma niente di speciale da Gamberini, in via Ugo Bassi, ma li scuso per il fatto che ci fosse il cartellino sotto con scritto Vetrina in allestimento.
Loro di solito sono dei campioni in vetrine meravigliose. Per ora accontentatevi del pensiero, e, prossima settimana, vado in giro in perlustrazione a soddisfare questa mia (e spero vostra) voglia di romanticismo.

Che poi, manca poco più di una settimana, possibile che ancora non ci sia niente in giro? Siamo solo noi povere foodblogger innamorate a pensare a SanValentino già dopo le vacanze di Natale?






Scherzi a parte, non sono mai stata una fanatica della festa in sè, ogni giorno è buono per amare le altre persone e essere amati (a livello generale ma profondo).
Però dall'anno scorso, ovvero da quando Luca è entrato nella mia vita, è una circostanza che mi ricorda l'inizio di un periodo meraviglioso della mia vita, uno dei più belli se non il più bello in assoluto. Mi ricorda che l'anno scorso abbiamo festeggiato e dormito in un hotel lussuosissimo (che mi era costato un rene ma vabbeh, si fa) perchè la mattina dopo sarei partita per New York per dieci giorni senza di lui. E se ripenso alla nostra cena, mi viene un sorriso perchè penso a quanto non ci conoscessimo per niente in realtà e a quanto fossimo entrambi un pò imbarazzati.
Anyway, basta smancerie e passiamo a un dolce, un Semifreddo al cioccolato e croccante di mandorle, un bel semifreddo di quelli tosti...
creato e inventato dalla mia mamma, e anche realizzato da lei.
questa volta l'autrice e creatrice non sono io...



Ingredienti:
1kg di panna per dolci
150g di zucchero
1 bicchiere di vecchia romagna
1 hg e mezzo di cioccolato fondente
croccante a piacere

Mettere nella vaschetta tipica dei plum-cake o in pirottini singoli come ha fatto mia mamma il Vecchia Romagna e un pò di croccante tritato fino e un pò di cioccolato.
Da parte montare i tuorli con lo zucchero e a parte gli albumi, montare la panna e unirla alle uova. Alla fine aggiungere gli albumi montati a neve ben ferma e mettere tutto nella vaschetta. Ripetere sulla superficie lo stesso procedimento della parte sotto, cospargendola di cioccolato fondente e croccante.

Lasciare riposare in freezer per minimo tre ore e scongelare dieci minuti prima di servire.

(mi scuso per la pessima qualità dell'immagine ma era sera tardi, non c'era un piffero di luce e non ho potuto fare un gran che, dacchè si sa, si chiamano semifreddi, e a me di mangiare un semicaldo o un semisciolto non andava proprio :))

martedì 1 febbraio 2011

Torta della nonna di Sigrid (non della nonna sua, of course :)



Per la serie tradizioni di cui parlavo poco fa, ecco...ieri le ho rotte.
mi spiegherò meglio...abbiamo una ricetta di famiglia della torta della nonna e io l'ho sostituita con un'altra. come dicevo, molte volte in questo rimango fregata e come improvvisamente mi raggiunge la voce della mamma che mi rimprovera:
"ma daaai ma ce l'abbiamo una ricetta di quelloooo, perchè devi provare quelle di internet?"
e ovviamente il morale è sotto terra.
Si perchè lei non è a conoscenza del mondo blogger, o meglio, sa che esiste ma non si fida. forse quelli della sua generazione (che poi detta così sembra che abbia cent'anni, in realtà ne ha solo 45 :) non si fideranno mai della tecnologia, forse fanno bene. preferisce cento volte chiedere la ricetta a un'amica, magari nemmeno fidata, che trovarla su internet. come se qui non ci fossero in realtà le cose vere, la vita vera. come se la tecnologia comprendesse solo cose superficiali.
Certamente ormai tutto è troppo tecnologico, e ne facciamo un uso troppo spropositato.
Io stessa rimango a volte basita davanti alle cose sempre nuove e che ti permettono di essere dovunque con un click, tipo di recente il Google Art Project che ti porta a 360° come fossi davvero li in tutti i musei principali del mondo...come se alla fine fosse la stessa cosa vedersi un'immagine virtuale appesa al muro che farsi un giretto, in solitaria e senza tempo, ad ammirare un museo.
Oppure sono rimasta sconvolta quando ho scoperto che ora all'università non esiste più il libretto universitario ma è tutto ONLINE. ma ci rendiamo conto?
sarà che nemmeno io mi fido tanto della tecnologia infondo, me la immagino come se ci fosse un bottone da spingere che qualcuno possieda, e spingendolo, tutto salta.
Ne parlavo oggi con un docente della Facoltà che appunto sosteneva quanto in realtà fosse facile mettere "in ginocchio un sistema, in caso si voglia"...
come sempre vado fuori tema, in ogni cosa, è che mi piace parlare, e mi perdo.

Eravamo partiti da delle tortine della nonna, che ho provato fidandomi di Lei, sempre di Lei, Sigrid cara...ero rimasta un pò così davanti alle poche uova utilizzate per la crema pasticcera e alla farina di mandorle, ma devo dire che sono semplicemente meravigliose, leggere e delicate. E nel complesso viene una torta della nonna leggermente diversa da quelle che magari siamo abituati a mangiare, belle pesanti e con 8 uova solamente per la crema.
A dire il vero non è nemmeno di Sigrid questa ricetta ma di Annie Féolde (dell’enoteca Pichiorri) che francamente non so chi sia, ma giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare...
ce le siamo mangiate tutte, dalla prima all'ultima con del the alle rose meraviglioso che avevo comprato a Londra qualche tempo fa...

per la crema
tuorli 2
farina 35g
latte 575ml
zucchero a velo 75g
farina di mandorle 100g
pinoli 2 cucchiai
per l’impasto
farina 300
burro 100g
uovo 1
tuorlo 1
zucchero a velo 75g
lievito per dolci 1 cucchiaino

Preparare la crema: lavorare lo zucchero con i tuorli e la farina. Portare il latte a ebollizione e versarlo a filo, fino a ottenere un composto liscio e cremoso. Aggiungere la farina di mandorla, rimettere il tutto sul fuoco, a fiamma bassa, e cuocere finché la crema sia densa.
Far dorare i pinoli al forno (in questo caso, li ho messi direttamente, crudi, sulla torta prima di infornarla). Preparare l’impasto: mescolare la farina col lievito, aggiungere, al centro, l’uova e il tuorlo, lo zucchero e il burro morbido. Mescolare l’insieme con la punta delle dita, formare una palla, dividerla a metà (qui faccio riposare l’impasto per mezz’oretta al fresco) e stendere in due dischi.
Appoggiare il primo disco su una teglia da forno rivestita con carta da forno, coprirlo di crema (lasciare liberi circa 3 cm al bordo), coprire col secondo disco e chiudere i bordi ripiegandoli verso l’alto. Spennellare la superficie della torta con del tuorlo sbattuto. Infornare a 180° per una trentina di minuti. Dopo cottura, aggiungere i pinoli se ancora non l’avete fatto e spolverare con dello zucchero a velo.