giovedì 29 dicembre 2011

La migliore torta di carote al mondo, parola di Leila Lindholm.




Non l'ho detto io che è la migliore del mondo... Su questa torta di carote ho avuto pareri abbastanza contrastanti, per la maggior parte positivi. Altri che invece preferiscono altre versioni.

Io cercavo una Carrot cake che mi piacesse davvero da tipo 4 anni, da quando per la prima volta nella mia adorata Londra ho sentito quella della mia allora vicina di casa -ora in galera- Sheila :D
Mi piaceva da morire perchè era sofficissima e sapeva poco di carote. Come questa torta.
Mi ero ripromessa di chiederle la ricetta, la chiesi a sua madre quando la povera sventurata era già in the jail, ma mi rispose che Sheila era un genio in cucina, che probabilmente l'aveva fatta a occhio e che quindi non sapeva come aiutarmi. Nell'attesa che Sheila torni dei nostri, ho un pò cercato a destra e a manca, ma nessuna mi soddisfaceva. O troppo carotosa, o poco, o sapeva smodatamente di olio di girasole, o di banana.
Ci avevo rinunciato.

Poi, appena ho iniziato a lavorare al locale, Giacomo (datore di lavoro ndr), in tempi in cui ancora mi voleva bene, mi ha regalato questo libro di Leila Lindholm, di cui avevo sentito parlare ma di cui francamente mai avrei comprato il libro di testa mia.
Non perchè non la stimi, ma perchè ho un pò di chiusura mentale verso gli stranieri. Un problema mio di sfiducia, forse dovuto dal fatto che i primi libri del mio ora tantoamato Jamie Oliver, peccavano un pò, non sulle ricette inglesi, ma su quelle internazionali e italiane soprattutto.
Ora voi direte, anche tu, comprare Viaggio in Italia potevi risparmiartelo no?
Eccerto che potevo, ma il mio amore per David Loftus, suo eccellente fotografo, mi ha tratto in inganno, perchè innegabilmente le sue foto sono splendide e parte e molto del successo di Jamie è dovuto a lui.

Anyway, cambiando discorso sennò divento logorroica, riassumendo in punti:
a) il libro di Leila è fenomenale, ho provato già una decina di ricette e tutte sono perfette e mi hanno soddisfatto appieno. Quindi, consigli per gli acquisti, COMPRATELO. Anche le immagini, concordavamo con Bebe, sono strepitose.

b) La torta di carote vi piacerà tantissimo se vi piacciono i sapori un pò british, un pò dolcini, e soprattutto non vi aspettate una torta di carote all'italiana con pezzi di carota dentro o mandorle tritate, non masticabile diciamo.

c) Io aggiungo sempre più spezie rispetto all'originale perchè mi piacciono di più, quindi potrei chiamarla Torta speziata alle carote. Dire come tutte le foodblogger "Questa ricetta è di Gualtiero Marchesi ma ho modificato le dosi" mi sembra tanto da spocchiosetta che deve metterci del suo sempre e comunque, e non mi piace. MODIFICALA E BASTA, Santocielo.

3) Le mie foto fanno sempre peggio ma non ho avuto un briciolo di tempo ultimamente, diograzia che ci sia questa.

E ora... ricetta:

Dosi per un dolce:
3 uova
270g di zucchero semolato
180g di farina
1 cucchiaino di zucchero vanigliato
3 cucchiaini di lievito in polvere
1 cucchaino e mezzo di cannella macinata
1 cucchiaino di cardamomo macinato
1/2 cucchiaino di zenzero macinato
1 pizzico di sale
150ml di olio di girasole
450g di carote grattuggiate
burro e pangrattato secco per lo stampo

per la glassa di formaggio fresco e lime:
65g di burro ammorbidito
240g di zucchero a velo
1 cucchiaino di zucchero vanigliato
la scorza di un lime
100g di formaggio fresco e cremoso

Preriscaldare il forno a 150° (NON 180 come ho sbagliato io la prima volta che altrimenti sebbrucia :).
Sbattere lo zucchero con le uova fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.
Mescolare insieme gli ingredienti secchi e amalgamarli al composto di uova.
Incorporare l'olio e le carote e versare il composto in una tortiera a cerniera del diametro di 23/24/25 cm imburrata e ricoperta di pangrattato. Cuocete in forno a metà altezza per circa 55 minuti, controllate con uno stecchino l'effettiva cottura prima di sfornare.
Lasciate raffreddare il dolce.
Mescolate insieme gli ingredienti per la glassa fino a quando il tutto è cremoso e liscio, poi distribuite la glassa sopra il dolce.

(di sfondo alla foto qui sopra, il locale, e questa versione non presenta la glassa perchè quel giorno non mi andava di farla e non l'ho messa :D

sabato 24 dicembre 2011

esattamente da dove ci eravamo lasciati, e Auguri di Natale.

Sono un pò di giorni che cerco di scrivere un post... diciamo che è proprio un mesetto che ci provo senza risultato... un pò perchè è difficile tornare a scrivere, un pò perchè la mia euforia, e il mio entusiasmo, ora miseramente tramutati in rabbia e nervosismo (cosa di cui non vado particolarmente fiera alla Vigilia di Natale), mi hanno impedito di scrivere.

Avevo cominciato un mesetto fa, dicevo, e la mia cartella Bozze qui su Blogger è testimone degli svariati tentativi fatti, delle volte che ho iniziato e poi lasciato e gettato la spugna.
Questi ultimi due mesi sono stati meravigliosi, anche ora che sono arrabbiata non potrei non affermare che non siano stati meravigliosi.
Come sapete amo viaggiare, in tutte le accezioni che la parola viaggiare comprende, e in tutti i luoghi. Ho cominciato a metà ottobre, e fino a ieri sono stata "nomade".

Sono passata dalla mia amata Londra, dove come sempre sono fuggita per riposarmi e ricaricare le pile... strano a dirsi, quando dico "Vado a Londra che ho bisogno di riposarmi, tutti rimangono perplessi"... ma in effetti è così.. ho perso il conto delle volte che ci sono stata, che ormai si aggira intorno alla quindicina, sempre per soggiorni abbastanza lunghi, e credetemi, per me è terapeutica davvero. Non frequento Oxford Circus e i luoghi turistici, anche se una bella passeggiata sulla Riva del Tamigi che dal Ping Pong porta a Westminster, è un lusso che mi concedo ogni volta più volte. Perchè mi ricorda l'amore, mi ricorda la passeggiata con mia mamma e le confidenze di cinque anni fa, mi ricorda Luca la prima volta che siamo stati a Londra, mi ricorda le passeggiate con amici a cui voglio bene e le innumerevoli volte che ho fatto da guida turistica per amici.



Londra ha questo effetto su di me, le passeggiate per la mia West Hampstead, le mattine presto in cui vado a correre e poi invece cammino e osservo tutto con gli occhi di un turista, o di una bambina in un negozio di caramelle, o di chi è li per la prima volta, perchè Londra ha questo potere, stupirmi ogni volta, per la tenerezza con cui mi accoglie.
Per l'amicizia meravigliosa con Mike, che come ogni amicizia meravigliosa è fatta di risate fragorose, abbracci, comprensione, aiuto, ma anche urli in un idioma che non è il mio, sbattute di porte che ogni volta si risolvono in un sms che dice "Come back home, idiot :)"
Quest'anno è stata ancora più meravigliosa perchè ci sono stata, in ordine, con mio babbo, con cui ci siamo divertiti da matti, e con mia suocera e le sue amiche, quattro giovinette accomunate dalla voglia di fare shopping e divertirsi... niente di più bello...

E poi, non da ultimo perchè c'era lui... Giuseppe the Lord. Un amico speciale, un amico a cui devo tanto perchè per me, quasi senza conoscermi all'inizio, ha fatto tanto... è stato bellissimo dopo Bologna condividere e passare un pò di tempo insieme anche a Londra, è stato un bel passo per la nostra amicizia, e perdonami se ogni volta che ho sottomano un parmigiano non riesco a fare a meno di pensarti. Giuseppe è la persona che, oltre che darmi soddisfazione come poche altre persone per quel che riguarda il cibo (nel senso che oltre a accompagnarmi per food store apprezza quello che con amore gli preparo), mangia tanto parmigiano. Ma non la parte del formaggio, quella che tutti mangiano. Lui mangia le croste. Per cui nel mio frigorifero, prima di andare a Londra queste ultime due volte, vi erano le croste di parmigiano che accumulavamo a casa, al ristorante etc... Per tutto questo Giuseppe oltre a un abbraccio ti meriti una valigia Ryanair piena di prelibatezze homemade e tanto altro ancora... ti voglio bene...


Poi, da Londra, la mattina del 24 novembre, è stata la volta di Parigi. Ero emozionatissima perchè avevo prenotato l'Eurostar quello che passa sotto il tunnel della Manica, e che ci mette un'ora e mezzo. Mi aspettavo effetti pirotecnici e speciali, mentre il risultato è stato che ero talmente stanca che dalla partenza da London St Pancreas fino all'arrivo a Gare du Nord ho dormito come se non ci fosse un domani...Erano otto anni che non ci tornavo -male- e è stato un weekend proprio rilassante, alla ricerca dell'amore perduto poi ritrovato, e del food, come sempre. Per cui via di macaroons, raclette, giretti per mercatini. Ci siamo stati troppo poco purtroppo e devo quanto prima rimediare e approfondire la mia conoscenza della Ville Lumière. Esaurire e liquidare Parigi in dieci righe è impossibile, per cui lascio puntini di sospensione e tornerò a raccontare di Parigi appena ho un secondo... ringrazio nel frattempo Sigrid e Marina per le preziosissime dritte.
e ovviamente ringrazio Luca, per avermi sopportato, e ogni volta, accettato e amato così come sono. Non c'è niente da fare con me e l'ha capito, rassegnato.


Poi, dopo un breve passaggio per Bologna, è stata la volta della Polonia, precisamente Wroclaw (Breslavia per noi italiani) e Cracovia... con una ragazza speciale, a cui attribuirei il titolo onorario di "mia migliore amica". Senza che altre amiche se ne abbiano a male, ovviamente. Marta è speciale, è la finezza e la carineria in persona, è quanto di più dolce e sensibile si possa trovare su questa terra, e io sono davvero stata fortunata:
a) per averla trovata e incontrata a una lezione di Tedesco per principianti assoluti. Fra l'altro il nostro primo scambio di battute meriterebbe un'esegesi ma svelerei al mondo che in realtà sono ritardata, quindi salto e lascio libera immaginazione a ognuno
b) per averla avuta come guida della Polonia. Visitare un paese con una persona che è originaria di quel paese, è tutto un altro paio di maniche.
Anche sulla Polonia seguirà post esplicativo.



Poi, tornata a Bologna, sarebbe stata la volta dell'avverarsi di un sogno.
Che così è stato, per un pò, ma che ora non è più. Ma non ha senso raccontare cose tristi alla Vigilia di Natale, per cui su questo nessuna spiegazione, chi sa sa (la maggior parte) e chi non sa e vorrebbe sapere chieda.

Nel frattempo io vi auguro un Natale sereno come non sarà il mio, purtroppo. Un Natale di amore e di tutte le cose più belle. Io tornerò presto, con tante e nuove ricette già in cantiere da un pò, ma di cui non avevo tempo di scrivere.
Vi abbbraccio tutti fortissimo e vi voglio bene, grazie per avermi sempre cercata e continuato a scrivermi.

giovedì 20 ottobre 2011

..di Halloween anglosassone e Mince Pies...




Un saluto veloce prima di partire... sono le 6.49 e fra tre orette partirò per Londra, ormai per l'unidicesima volta, God. Ormai ci ho lasciato il cuore, all'inizio non mi piaceva granchè, e ricordo che il primo mese e mezzo in cui ero costretta a stare li, - si parla del primo anno di università- mi maledicevo ogni singolo giorno, e volevo tornare a casa.
Non lo feci solo perchè sono una persona orgogliosa e non volevo passare per quella che non può stare un mese senza la sua mamma. Anche se mi mancava molto, e ogni volta, anche se devo stare via una settimana, prima di partire mi pende quel groppo alla gola, che poi però una volta atterrata passa senza problemi. Ricordo come se fosse ieri i pianti a dirotto al check-in di quella volta...

Anyway, pronta a partire.. e ieri ho preso un'ulteriore decisione. Mi sarei dovuta fermare solo per il weekend, poi il colloquio con la prof della tesi è andato bene e non devo andare al ricevimento fino a metà Novembre... quindi ho pensato, perchè non fermarsi qualche giorno in più? Dopotutto a Dicembre dovrò studiare forsennatamente, da Gennaio comincerò a lavorare, e la pacchia sarà bella che finita. Perdipiù (e questo per rispondere a tutti quelli che mi cantano "Bella vita" vero Elisa? o che mi danno della Nababba (vero Marco?) ci terrei a precisare che in realtà i miei voli sono molto lowcost a livello di spese. Ok, shopping culinario e dolcetti a parte, tutte le volte che vado a Londra sono ospite di un amico di cui ho proprio le chiavi di casa, e la considero quasi casa mia. E già una bella spesa è tolta. In più per principio a Ryanair non smollo mai più di 50Euro a/r per cui...

questi Mince pies sono un pò datati, e oramai saranno secchi eheh
Li avevo fatti a Dicembre, nel mio soggiorno Londinese, dopo aver trovato la ricetta easy di Jamie Oliver su uno di quei meravigliosi foglietti di ricette che all'estero danno ai supermercati. Non vedo l'ora di andare e perdermi da Waitrose e fare incetta di tutti quei foglietti... ogni volta torno a casa con sempre 3kg di libri e scartoffie e mi tocca sempre imbarcare il bagaglio :) Caso vuole poi che quella ricetta di Jamie non mi avesse esaltato più di tanto. Troppo dolce e speziatina. E ho optato per un'altra versione, trovata sul web, che non ricordo nemmeno da dove provenga, quindi...se qualcuno di voi si sentisse il legittimo proprietario alzi la manina e metto i credits :)

Si sta facendo tardi, quindi ricettina.. io vi abbraccio forte, ci sentiremo anche da la (voci dicono che faccia un freddo boia quindi certe sere sicuro che starò a casa con il plaid e il pc)... ci si riabbraccia il 2 Novembre. Dopo 6 anni dalla prima volta che ci ho messo piede, finalmente un Halloween anglosassone. Vi terrò aggiornati con foto, indicazioni (è una vita che voglio iniziare a scrivere tutti i posti perchè ormai ne conosco tanti) senza ovviamente togliere lo scettro a Carolina :)

MINCE PIES
Ingredienti:

Per la pasta brisé:
225 gr di farina 00
140 gr di burro leggermente salato
acqua fredda q.b.

Per il ripieno:

500 gr di mele stark pelate e tagliate a cubetti
125 gr di uva di corinto
125 gr di uva sultanina
35 gr di uvetta bionda
50 gr di mandorle a filetti
125 gr di zucchero di canna non raffinato
125 gr di sidro di mele o pere
la scorza grattugiata di 1 limone
1 cucchiaino di spezie miste (cannella, zenzero, chiodi di garofano e noce moscata)

zucchero a velo per guarnire


PROCEDIMENTO

Per il ripieno: mettere in una padella antiaderente lo zucchero assieme alle mele a cubetti, le uvette, le spezie, la scorza di limone e il sidro.
Cuocere a fuoco lento per circa 40/45 minuti, aggiungendo poca acqua o sidro se si asciuga troppo durante la cottura.
Dopo 30 minuti dall'inizio della cottura aggiungere le mandorle a filetti.
Il risultato deve essere un composto abbastanza asciutto e corposo.
Far raffreddare o, almeno, intiepidire.
Per la pasta: fare a fontana con la farina e mettervi al centro il burro ben freddo a cubetti e cominciare a sabbiare leggermente lavorando con la punta delle dita l'impasto, unendo pochissima acqua fredda per ottenere un panetto di pasta omogeneo.
Metttere la pasta a riposare 30 minuti in frigorifero avvolta nella pellicola.
Stendere una sfoglia piuttosto sottile e tagliare dei cerchi con un tagliapasta rotondo (appena più grande delle formine da muffin della teglia che verrà utilizzata per cuocere le tortine per riuscire ad allargare la pasta sui bordi).
Mettere ogni cerchio di pasta ottenuto in un buco della teglia da muffin scelta, ottenere i bori schiacciando leggermente la pasta sul fondo e ai lati, mettere un cucchiaio circa di composto di frutta cotta all'interno e coprire con una stellina di pasta (o ricoprire del tutto o coprire con la griglia di pasta tipica della crostata).
Cuocere 10/15 minuti in forno preriscaldato a 180°C.
Sfornare, far raffreddare e cospargere con zucchero a velo prima di servire.

lunedì 17 ottobre 2011

Autumn in New York e crostata di zucca salata con pinoli e prosciutto crudo


Il titolo non c'entra effettivamente niente. Si, siamo in Autunno. No, non sono a New York anche se ammetto che mi piacerebbe non poco l'idea. Central Park da quanto si dice e da quanto si può vedere sulle immagini nei motori di ricerca diventa uno spettacolo, e preferirei nettamente questo alla versione blooming primaverile, in cui è tutto fiorito.
Il mio malsopportare l'estate (per quanto sì, innegabilmente si mangiano cibi freschi che però mi stancano in due settimane) e il mio animo romantico (Non romantico=dolce e amorevole quanto invece associato al Romanticismo e alla ricerca del cupo e del tetro è noto ai più :)
E sì, dovrei considerare l'opzione di andare a vivere in paesi come Svezia o Norvegia, ma poi non sopporterei le loro stagioni di buio. E si, sono proprio contenta che sia arrivato il freddo, francamente quest'estate aveva sfracassato le balle e non se ne poteva più...

Non starò qui a dilungarmi sulla bellezza delle foglie che cadono, dei tramonti e tutte queste cose che si, sono belle, ma sono ormai ogni anno le stesse.
Sinceramente Penso che:
1. a nessuno piaccia uscire d'inverno in bikini, ergo. non sentirti originale nello scrivere che indossi calzini di lana e che usi il plaid sul divano. Sarebbe preoccupante il contrario.

2. Tantomeno conosco nessuno che prepari insalate di riso a gennaio, percui è normale che ci si dia alle preparazioni calde e comfort food, non sei originale manco in quello.

3. a tal proposito ha scritto un bellissimo resumen di questo la mia cara matta Gikitchen l'altro giorno su cambi di stagione e effetti della tecnologia che mi ha fatto sbellicare dal ridere, con la sua testarda e sarcastica ironia che spesso mi tiene incollata li per ore, e che, come le ho detto, altre volte invece mi provoca un mal di testa e confusione come se fossi scesa da una giostra ai cento all'ora. Ma questa è LEI. Amen. (Giulia sei pregata di linkare quello di cui parlo per far condividere ai più la tua simpatia :)

Quindi, bando alle ciance e passiamo alle due ricette.
Non c'è bisogno che vi spieghi cos'è una zucca, penso che sia chiaro.

La prima è una Torta salata di zucca, patate, pinoli tostati e fettine di prosciutto crudo, trovata sul blog di Alterkitchen poche settimane fa e subito riproposta (e se dico subito intendo i seguenti processi: Veronica vede ricetta > Veronica Stampa ricetta formato pdf > Veronica si veste e va dal fruttivendolo a far spesa > Veronica torna a casa e si mette a imbrattare tutto.

La ricetta la copio quindi paro paro da lei, io mi sono limitata a aggiungere più pinoli tostati perchè mi piacciono da morire.

E poi, siccome che qui si era cominciato tagliando la zucca a fettine sottili, e non servivano, le ho infornate insieme alla crostata per una decina di minuti con del sale grosso e rosmarino (No olio) per produrre meravigliosi Chips di zucca.
Vi consiglio, se proprio non avete tempo per la torta, di provare le Chips che, diversamente dalle patatine in commercio NON sono fritte ma solo essicate, risultano croccantissime, buonissime, e NON INGRASSANO. What else? Ah si, le potete conservare in un barattolone gigante e poi portarvele sul divano col plaid sopracitato e una tazza fumante di the (chi non ha mai mangiato il the con le patatine di zucca? Suvvia)




Vado, vado. Oggi sono particolarmente euforica... non devo andare a Bologna che sono influenzata e afona e la mia temperatura corporea attuale è di 34.9 gradi. Ieri sera per inciso ho chiamato allarmatissima il mio suocero (?!?!) per chiedergli cosa poter prendere e se non stessi lentamente morendo senza accorgermene. 34.9 gradi sono pochini.
Per vostra gioia non sto morendo e continuerò a vivere e tediarvi.
Secondo motivo in due giorni sarò a Londra per fare un giretto un pò insolito, ma ne riparleremo più avanti. E' ora che torni col plaid sul terrazzo a osservare l'alba delle 7.16 con in mano una zuppa di ceci e un the matcha (che fra l'altro mi fa cchifo, bleah)

CROSTATA DI ZUCCA, PATATE E PROSCIUTTO CRUDO

Ingredienti (per una crostata di 26 cm)

Per la frolla salata

* 270 g di farina 00 (per me quella del Molino Chiavazza)

* 30 g di farina integrale

* 75 g di olio extra-vergine d'oliva delicato

* 1 tuorlo d'uovo

* acqua fredda q.b

* sale q.b

Per il ripieno

* 700 g di polpa di zucca

* 2 patate di medie dimensioni

* 1 noce di burro (circa 15 g)

* 1 piccola cipolla (per me di Tropea). Perfetti anche porro o cipollotto.

* rosmarino fresco q.b

* Parmigiano Reggiano grattugiato q.b

* 150 g di prosciutto crudo a fette non troppo fini

* sale q.b

* 1 uovo intero + un albume (per riutilizzare quello avanzato dalla frolla)

* pinoli q.b (per decorare o, se preferite, anche da inserire nel ripieno)



Procedimento

Preparate dapprima la base per il vostro ripieno: mettete a bollire una pentola piena d'acqua leggermente salata (per scottare gli ortaggi) e, nel frattempo, mondate le verdure. Tagliate a pezzi grossi patate e zucca e tritate la cipolla (o il porro/cipollotto).

Quando l'acqua sarà arrivata a bollore, buttate solo le patate e lasciatele cuocere per 5 minuti. Poi aggiungete la zucca e cuocete per 5 minuti ancora. Durante questi ultimi minuti, mettete una noce di burro in una padella capiente e, quando si sarà sciolto, fate rosolare la cipolla. Trascorsi i 5 minuti, scolate patate e zucca e metteteli a rosolare nella padella insieme alla cipolla. Aggiustate di sale e aggiungete rosmarino a piacere, poi portate a cottura zucca e patate, facendo sì che i sapori si amalgamino e che l'acqua contenuta negli ortaggi evapori.

A fine cottura, avrete un composto molto morbido, perché zucca e patate saranno per buona parte ridotti ad una sorta di purea. Togliete il rosmarino e mettete il composto in una terrina a raffreddare.

Nel frattempo, preparate la frolla salata. Volevo che la mia frolla avesse un tocco rustico, ma che al contempo fosse delicata nel gusto, quindi ho scelto di utilizzare questa ricetta della bravissima (e pure compaesana) Sandra del blog Un tocco di zenzero. Io ho aumentato le dosi (mantenendo le proporzioni date da lei), ma ho sostituito parte della farina bianca con una piccola percentuale di farina integrale; voi potete tranquillamente usare solamente farina bianca.

In una terrina mescolate l'olio extra-vergine con la farina e il sale; aggiungete quindi il tuorlo d'uovo leggermente sbattuto ed inizate ad impastare, aggiungendo via via acqua fredda, fin quando otterrete un impasto elastico. Seguendo il consiglio di Sandra, non ho fatto riposare in frigo l'impasto (come si farebbe normalmente con una frolla a base di burro), perché diverrebbe troppo rigido. Stendete 2/3 della pasta frolla fino ad ottenere un disco della misura desiderata e foderate lo stampo da crostata, precedentemente imburrato ed infarinato. Bucherellate la pasta e dedicatevi nuovamente al ripieno, ormai raffreddato.

Innanzitutto foderate il fondo dell'impasto con 3/4 fette di prosciutto crudo. Schiacciate poi con una forchetta il composto di zucca e patate (non frullatelo, così che si senta la consistenza dei due ortaggi) e aggiungete il parmigiano grattugiato, il prosciutto crudo tagliato a listarelle (lasciate ancora 2-3 fette da parte) e l'uovo più l'albume, mescolando fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo al quale, se volete, aggiungerete anche i pinoli (io, lo ammetto, me li sono dimenticati e li ho usati solo all'esterno). Riempite il guscio di frolla con il ripieno così ottenuto.

Pre-riscaldate il forno a 180°C.

Da ultimo, stendete l'ultimo pezzo di frolla rimasto e tagliatelo a listarelle, disponendole sul ripieno con il classico motivo a grata. Io per metà ho usato listarelle di frolla e per metà listarelle di prosciutto crudo. Aggiungete qualche pinolo a decorazione ed infornate in forno già caldo per 30 minuti.

Sfornate, lasciate intiepidire e poi gustate questa fantastica crostata salata.


Con questa ricetta partecipo al contest Fuori di Zucca

”fuori

giovedì 13 ottobre 2011

Lasagne, ricotta aromatica e pomarola e settimane NO.



Partiamo da questa settimana. (che oramai è quella scorsa, ci ho messo un secolo per scrivere quest'aricolo)
Per certi versi infernale, per altri meravigliosa. Sono stata assente per un pò e le cose successe sono talmente tante che è difficile metterle tutte insieme ordinatamente. Partiamo dall'aspetto che riguarda il blog, ovvero quello della cucina.
Come molti di voi sapevano, mi ero iscritta ai corsi serali sezione cucina dell'Istituo alberghiero, e credetemi, ero la persona più felice del mondo. Indossare la divisa da chef con i bottoncini di lato la prima volta, avevo la pelle d'oca. Un sogno che si realizzava.
Dopo aver sostenuto gli esami, mi convocano dal preside e mi comunicano di essersi accorti (dopo tre mesi dall'iscrizione, due settimane di lezione, e dopo avermi fatto sostenere gli esami d'ammissione) che io non posso frequentare e che devo lasciare il corso, in quanto, secondo la legge, non si possono frequentare contemporaneamente due statali nello stesso momento.
Fine di un sogno. Passo la serata intera a piangere, poi, siccome sono comunque una persona che si riprende molto velocemente e che non è mai sprovvista di un piano B,C,D,E, e soprattutto F (come FANCULO, esatto), decido di affidarmi agli altri. E non sbaglio, infatti (non ve lo svelo ora anche se qualcuno lo sa già) presto in arrivo su questi schermi ci saranno grosse novità.

Questo per quello che riguarda il settore culinario, e per il momento, data l'ora, mi fermo qui. Il resto nei prossimi esaltanti post.

Queste lasagnette, sono prodotto di una giornata di fine estate e la voglia di provare qualcosa di nuovo da una parte, dall'altra l'effettiva mancanza di tempo. Se c'è una ricetta fra le tante di cui mi sono innamorata ultimamente è quella della pomarola di Jul's. Ne sto producendo tonnellate, miliardi di vasetti che poi ripongo i dispensa o regalo. E' così buona che a volte mi ritrovo a parlarne con diverse persone in una giornata, con lo sconosciuto del treno, con mio fratello che ormai è esasperato e tanti altri ancora. Ho utilizzato quindi questa pomarola e una ricotta aromatica, che ho ottenuto aggiungendo foglie di Basilico, pepe nero e sale nero, e poi, una scatola di lasagne, di quella marca famosa che tutti conosciamo :) E colgo anche l'occasione per presentarvi la mia ultima collaborazione: Tec-Al spezie e aromi.
per cui:

Ingredienti:
1 confezione di lasagne
pomarola
1 ricotta (a cui aggiungere un trito di spezie, fra cui basilico)
pepe nero Tec-Al
parmgiano reggiano
1 pomodoro cuore di bue per decorare

venerdì 23 settembre 2011

Hamburger e salsa cruda bolognesi DOC


Era un pomeriggio di fine estate e faceva caldo. A Bologna a fine Agosto fa decisamente caldo. Ero uscita come sempre per andare a rifornirmi di barattolini dal negozio casalinghi di fiducia, l'Enoteca Pezzoli, in Piazza Santo Stefano, che (momento pubblicità) non sono è superfornita e vanta una collezzione di stampini per biscotti di settanta tipi diversi, ma, per essere situata in una delle piazze più belle e importanti di Bologna, se non anche più turistiche, ha dei prezzi veramente economici.
Era tipo la centocinquantesima volta che ci tornavo nel giro di dieci giorni, e mi piace sempre fermarmi a chiaccherare con la signora proprietaria, una signora sempre gentilissima, che ne sa a pacchi di cucina e vasetti e tutto il resto, e sempre aperta e disponibile al dialogo.
Stavamo parlando del caldo assurdo, della mia voglia di continuare imperterrita a fare marmellate con quelle temperature, quando mi ha proposto questa salsa: la salsa cruda.
Una salsa - a detta della signora- durante la cui preparazione trovi il tempo di annoiarti.

Eh si.
E soprattutto non patisci il caldo, cosa fondamentale in quei giorni insopportabili.

La salsa cruda infatti, va preparata con una quantità eguale di peso (così cita il libro da loro scritto) di carote, sedano, melanzane, peperoni e cipolla rossa.
Dopodichè, tagliati tutti a dadini come se si stesse preparando il soffritto, si mettono a bagno in una ciotola capiente con aceto bianco e un pizzico abbondante di sale, coperti per quattro giorni, e tristemente abbandonati.
Trascorsi i quattro giorni, vanno scolati e lasciati asciugare per un'altra giornata su un canovaccio, per poi riporli in un vasetto di vetro coperti di olio.

Questa salsa è ottima servita sulla bresaola, oppure, come nel mio caso, per accompagnare , carni bianche che hanno poco sapore e che in periodi di dieta non si sa mai come strozzarsi giù)...

giovedì 15 settembre 2011

Alice in figland e cacao amaro


Prima che ufficialmente finisca la stagione dei fichi succosi e approfittando di queste ultime giornate d'estate in tutti i sensi, ma già con foglie arancioni sugli alberi, vi lascio qualche variazione in tema di fichi che ho sperimentato ultimamente.
Purtroppo i miei ultimi passaggi a casa (luogo di produzione) sono stati saltuari e molto brevi, per cui non c'è stato il tempo materiale per allestire un set fotografico, fare foto etc, quindi per queste due ricettine (fra l'altro, due ricettine validissime e da non perdere) non ho foto del risultato... per fortuna, essendo marmellate, l'immaginazione non dovrà fare troppi sforzi.

Sempre approfittando dell'orto di Gloria, sono andata nuovamente due domeniche fa a terminare la raccolta, e nella foto che segue potete trovarmi in pieno stile Alice in figland (ancora spensierata prima dell'assalto dalle zanzare) raccogliendo fichi appunto.
Ce ne sarebbe anche un'altra che ho messo su facebook ma di cui vi risparmio volentieri a meno che non mi venga espressamente richiesto, e ritrae le mie gambe con ben 72 PUNTI DI ZANZARE. si, avete sentito bene, 72. Che poi sono quelli pervenuti sulle gambe, ce n'erano un'atra quantità industriale sulla schiena. maiodico.

Gloooriaaaa glielo vogliamo dare ogni tanto da mangiare a quelle zanzarine?


Le due conserve di oggi sono molto semplici.

Conserva di fichi e cacao amaro, e fichi e vaniglia del Madagascar

Si tratta infatti di due marmellate di fichi base, a cui per ogni kg ho aggiunto a macerare per un'oretta 300g di zucchero.
In un recipiente però, ho aggiunti anche bacche di vaniglia del Madagascar, aperte e svuotate dell'interno e lasciate in infusione un'oretta.
All'altro recipiente invece, dopo una mezz'oretta di cottura mescolando continuamente, ho aggiunto due cucchiaini di cacao amaro, che, oltre a conferire un colore marroncino delizioso alla conserva, conferisce anche un gusto del tutto particolare. Il cacao amaro infatti si sposa meravigliosamente con la dolcezza dei fichi e il risultato è strepitoso.

Inutile dirvi che durante la cottura il profumo di vaniglia avvolgerà tutta la vostra casa, se lo fate di notte come sono stata costretta io dato il caldo che ancora persiste a Bologna, risulterà davvero terapeutico.

domenica 11 settembre 2011

Di San Luca e domeniche di fine estate...


è domenica... generalmente non un giorno in cui si lasciano post, o meglio...vedo sempre che di domenica raramente vengono lasciati. MA...ma...oggi ho bene due buoni motivi per lasciarne uno. Innanzitutto mi sto annoiando a morte, questa Bologna studentesca sembra non riprendere i ritmi, strade ancora troppo vuote e troppo silenzio...non che sia un'amante della confusione, ma impera un silenzio devastante. Questa mattina io e Luca ci siamo svegliati alle 7 per andare a piedi fino a San Luca...7km ad andare e 7 a tornare, stanchezza ma anche soddisfazione...vi lascio un pò di foto per chi non sapesse di cosa parlo...è un percorso eccezionale e abbastanza difficile, perchè partendo da Porta Saragozza, conta 3 km in salita sempre, e ben 666 gradini. La cosa interessante è che non si lasciano mai i portici, ovvero...avrete sempre dei portici sopra la testa... veramente emozionante... e la vista della città dall'alto è totalmente appagante...

E poi, questa sera, invitata dalla cara e bella Benedetta sai dovuta andare a una cena for foodbloggers only, e non vedevo l'ora. Ma la passeggiata di questa mattina, i continui cali di pressione di questo periodo che mi fanno dannare e una serie di coincidenze avverse...ho dovuto rinunciarci :(
Non hai idea di quanto mi dispiaccia, ma mi hai promesso che replicheremo, vero?
L'altro motivo, e il più importante, è che un caro amico si è lanciato insieme alla sua sorella (da un burrone??) nell'incredibile mondo dei foodblog. E volevo raccomandarvelo, invitarvi ad augurargli un in bocca al lupo, e farci un salto, perchè lo considero davvero bravo in materia, e perchè ci riserverà sorprese non da poco...per cui, BENVENUTI Marco e Chiara :)
Anche il titolo mi piace un sacco, Una cucina per chi ama. Che letto così sembrerebbe un titolo bellissimo ma normale, mentre se si pensa che i due fratellini si chiamano Chiara e Marco, il tutto assume un'aria e un'atmosfera ancora più incantevole.
So, fingers crossed for you e un grande in bocca al lupo...

La ricetta di oggi non si può definire ricetta. è buona e sfiziosa, e di facile preparazione, ma la definirei più catena di montaggio.
Basterà infatti prendere alcune fettine di speck, alcune fettine di mozzarella (o chiamiamola pure fiordilatte che fa sempre chic) e tre o quattro foglioline di rucola.
Si tratta praticamente di incartare la mozzarella con lo speck come fosse un vero e proprio pacchetto regalo, e impacchettarlo a sua volta con della carta da forno.
Sistemare poi sotto il grill del forno per un massimo di due minuti per fare in modo che la mozzarella si sciolga un pochino, e il gioco è fatto.
Sistemare poi una foglioletta di rucola sopra e avrete un antipasto/ appetizer da aperitivo carino e delizioso.

Sono spettacolari anche con tocchetti di scamorza affumicata, fatte sempre nella carta forno e incartate come fossero caramelle...ma è ancora estate qui e la scamorza fa inverno. Oh.

martedì 6 settembre 2011

Di pomodori sott'olio e altre storie...


Ormai sta per volgere al termine questa avventura bolognese. Sono qui che ogni giorno giro, prillo e frullo per la città per catturare gli ultimi istanti, vedere le ultime cose e salutarla, anche se di un vero saluto non si tratterà, dal momento che Luca si trasferirà qui dal mese prossimo. Strana la vita, io lascio Bologna e lui trova lavoro qui. Io torno a casa e lui cambia casa. Fatto sta che nonostante il dispiacere sono contenta di tornare a casa, quest' estate sono stata benissimo, abbiamo cambiato un pò di cose in casa e comprato una dispensa immeeeeeensa in cui mettere tutti i miei attrezzi e cose che erano in un cartone altrimenti e mi sono piano piano riambientata. Prevedevo un disastro epocale e invece no, sono contenta. Mi sono iscritta all'Istituto Alberghiero serale (anche se sono rimasta scioccata quando al telefono mi hanno chiesto se avevo almeno la licenza media -.-') e avrò un sacco di cose da fare, viaggi etc. Fino a Marzo fra la tesi, questi miniviaggetti e altre cose sarò impegnatissima e non credo proprio che mi annoierò, come avevo previsto.
Cambiando discorso, una delle cose belle che mi è sempre piaciuto dello star fuori di casa è sempre stato il fatto coinquilini. Per quanto io sia una persona comunque più solitaria che socievole e abbia bisogno di mooooooolti spazi, mi è sempre piaciuto conoscere persone di altri posti, vedere abitudini e modi di pensare diversi...soprattutto conoscere abitudini alimentari diverse. Primo anno una perugina, dal secondo anno si sono alternati una padovana, una trentina, una sarda, una ragazza di salerno e una torinese. Direi che ci siamo. Quella che maggiormente mi ha fatto appassionare ( e che riempivo di ordini alimentari fra cui limoni amalfitani e svariati ogni volta che scendesse) è stata senza dubbio Ersilia, la ragazza di Salerno.

Fra il nord e il Sud ci sono tantissime differenze, non stiamo qui a fare discorsi retorici. Una cosa che amo di loro dal lato gastronomico è la dedizione che mettono nel cibo, quanto lavorano d'estate per mettere da parte per l'inverno... ognuno dipende dal proprio campo e sono rimasta sconvolta nel vedere quanto a loro effettivamente per vivere non serva altro. Pochissima spesa settimanale, perchè vengono già su (gli studenti ndr) muniti di sughi della mamma, sottoli, sottaceti, formaggi, salumi e salami del maiale della nonna e perfino origano del giardino di casa propria. Cose impensabili per noi che si, ci dedichiamo, ma dipendiamo totalmente dai supermercati. Sono rimasta affascinata da questo modo di fare ( a volte pure incazzata, quando la suddetta Ersilia una volta si è presentata con un intero maiale vivisezionato e messo in tante piccole monoporzioni sottovuoto con cui intasare il freezer :)... così quest'estate, complice la mia daleistimolata passione per i sottoli e sottaceti, e complice il mercatino di slowfood cittadino, ho comprato una cassettina di San Marzano per fare i pomodori secchi.
A me piacciono tantissimo così, da mangiare magari durante un aperitivo casalingo e con gli amici più cari, però si possono fare anche delle deliziose bruschette, aggiungendo origano e capperi (presi in Sicilia quest'estate), oppure riducendoli in crema con dei pinoli tostati e da accompagnare a carni grasse.
Il procedimento è facilissimo, basterà prenderne a propria discrezione, di qualità San Marzano appunto, e tagliarli a metà. Vi consiglio di prenderne molti, perchè, surprisingly, si ridurranno davvero di tantissimo. Dopo averli tagliati a metà salarli abbondantemente e a piacere mettere pepe e origano. Poi per dieci giorni vanno lasciati esposti al sole tutto il giorno, avendo cura di tirarli dentro la sera onde evitare che prendano umidità.
Trascorsi i dieci giorni, farli bollire per due o tre minuti in una soluzione di metà acqua e metà aceto bianco, e stendere sopra un canovaccio per un giorno.
Prima di invasarli dovrebbero risultare così:



Dopodichè procedere all'invasatura utilizzando l'olio migliore che avete/trovate.
C'est fait!
è un procedimento un pò lungo e laborioso in effetti e a cui non si può sgarrare, ma danno veramente soddisfazione e sono buonissimi.

Anche l'olio, una volta finiti, si può riutilizzare...provate a utilizzarlo con le patate al forno e poi ne parliamo :)

mercoledì 31 agosto 2011

Fichi caramellati alla romagnola



Duuuuunque...non era mia intenzione cominciare a ri-postare alla velocità della luce, una ricetta dietro l'altra...che poi ci sono quei periodi di magra in cui non si ha troppa voglia di mettersi li a spadellare, sporcare e fotografare...e soprattutto non si ha tempo...
MA...ma... ho trovato così per caso mentre cercavo alternative alla Confettura di fichi semplice questo contest che, mygod, scade proprio oggi, e malgrado non abbia ricette chissà quanto originali ho deciso comunque di postare una ricetta che è tradizionale romagnola, i fichi caramellati.
Domenica mattina con la mia amica Didi siamo andate a casa di un'altra mia amica, Gloria, che ha la fortuna di vivere in campagna, immersa nel verde fra le colline romagnole vicino a Rimini, con una chiesa di mattoncini a fianco a casa, frutta e verdura di ogni tipo nei campi...insomma un paradiso. A completare il quadretto ci aggiungerei un nonnetto meraviglioso (che ormai comincia a dare i primi numeri) che se non si sta attenti e vigili da un momento all'altro te lo ritrovi a gambe aperte su un fosso che cerca di raccogliere fichi. Incredibile!


Fatto sta che siamo andate verso le 11 e mezza (non proprio l'ora ideale per raccogliere la frutta) ma prima ero andata in una fattoria/caseificio con mio babbo e abbiamo posticipato l'ora, a raccogliere fichi. Ne abbiamo raccolta una cassetta pienissima e un mezzo cestino, non so esattamente i kg ma comunque molti. C'era pure un albero di nocciole e abbiamo fatto razzia anche di quelle, andando via con mille ricette da sperimentare e una bella mattinata trascorsa.
Una volta a casa ho messo subito i fichi a macerare nello zucchero e un pò d'acqua...ci devono stare un minimo di otto ore, quindi o si lasciano una notte intera o da pranzo e si fanno la sera... Noi romagnoli siamo soliti mangiarli sulla piadina con lo squaquerone, un formaggio spalmabile molto molto buono, con cui questi fichi caramellati si sposano benissimo. O in alternativa con la ricotta, o qualunque formaggio spalmabile dal gusto leggero. In alternativa, anche come crostini con formaggio+fichi caramellati o con una bella fetta di pane vanno benissimo.


La ricetta è quanto mai semplice: 
per ogni kg di fichi, 600g di zucchero e due bicchieri di acqua. Si lasciano i fichi a macerare per una notte (vanno lasciati interi mi raccomando, io taglio giusto il picciolo sopra ma proprio di poco. Dopodichè si mette sul fuoco moderato per far si che lo sciroppo che si sarà formato si caramelli. Si possono mettere in una stessa padella più fichi uno sopra l'altro disposti per file...si cuoce il tutto il tempo di far diventare di una consistenza giusta lo sciroppo sotto e i fichi di un bel marroncino (indicativamente un'oretta e mezza. Si dimezzeranno notevolmente...per la prima parte della cottura non vanno assolutamente toccati, poi successivamente un pò smossi per evitare che si attacchino al fondo, ma con cura per evitare che si rompano. Trascorso il tempo invasettare (io a questo giro ho aggiunto una manciata di noci tagliate a pezzetti) e capovolgere.

lunedì 29 agosto 2011

Conserva di more e ribes nero come se non ci fosse un domani






Io arrivo sempre tardi, nel vero senso della parola. è capitato che quest'estate siamo stati in vacanza in Sicilia, meravigliosa vacanza all'insegna di colori e profumi che cercavo.
è bello quando parti per una vacanza con delle idee di quello che vuoi trovare e, dopo attenta e accurata ricerca, lo trovi. Non intendo che tutto debba già essere pronto e organizzato secondo svizzero orologio, mai sia. Gli imprevisti e le scoperte meravigliose che capitano sono sempre la cosa più bella. Però trovare quello di cui avevi bisogno e che cercavi è la ragione ultima di viaggi e esplorazioni, credo. Sicilia a parte, che sennò mi dilungo sempre oltre misura, un sabato mattina come tanti i primi di Agosto vado felice come una Pasqua al mercato km zero dei contadini che si svolge ormai in molti paesi. L'intenzione era comprare albicocche per poi farne marmellate, che a mia mamma piace tanto. Poi, dato che come si diceva gli imprevisti sono sempre tanti, e a volte meravigliosi, vado li e delle albicocche nemmeno l'ombra (le avrei trovate poi più avanti) e trovo invece more e ribes nero a volontà.
In cestini, al prezzo di 3.50 mezzo kg. un pò tantino in efetti. Ne prendo infatti solo uno e uno, e dopo una lunga chiaccherata su pectina e addensanti naturali e altre amenità con il contadino in questione, con cui ora sono in fitto contatto, mi dice che posso andare tranquillamente alla loro azienda agricola a raccogliermele da sola, che mi sarebbero costate solo 3 euro al Kg.

Ecco, detto a una persona normale sarebbe tutto a posto. Non fosse che quella marmellata, quei due vasetti scarsi erano venuti talmente buoni che, giorno dopo giorno, Luca che non poteva far altro che assecondarmi, alla fine in una settimana ne abbiamo raccolte qualcosa come 15 kg. Not bad direi...
Ho provato prima lasciandoci tutti i semi, ma erano davvero troppi, poi la metà...poi un'illuminazione e mi sono affidata al mio Artusi, che suggeriva appunto una Confettura di more che è diventata un MUST di quest'estate. Buonissima da sola sul pane tostato e ancora più buona sopra cheesecake...e poi quel colore rosso intensissimo è davvero terapeutico e una gioia per gli occhi.

Ecco quindi la ricetta, dal libro di Artusi "La scienza in cucina e l'Arte di mangiare bene".
Artusi suggerisce che che questa conserva ha la rinomanza (sue testuali parole) di calmare il dolor di gola ed è piacevole a mangiarsi.


736. Conserva di more (e ribes nero, o in alternativa, solo more)
Kg 1 di more, g 200 di Zucchero bianco

Le more disfatele con le mani e mettetele a bollire per circa 10 minuti. Poi passatele allo staccio e e rimettetele al fuoco col detto zucchero per ridurle a consistenza delle conserve di frutta.
Fine.

C'è da dire che le more ci mettono un bel pò a prendere consistenza, sono molto acquose. Aggiungendo invece il ribes nero, fonte ricchissima di pectina, ci metteranno molto di meno e si addenseranno prima. La prova è sempre la stessa per verificarne la consistenza...un cucchiaino su un piatto che si era messo precedentemente in frigorifero, lasciato scivolare giù. Se scende troppo velocemente ancora non è pronta, se scende lentamente sarà pronta per essere invasettata in vasetti sterilizzati e capovolta su una superficie possibilmente di legno coperta da un panno.

domenica 7 agosto 2011


Un saluto che proviene da una notte d'estate di studio,
un saluto che è un "aspettatemi, sto tornando",
un saluto che è un Grazie immenso a tutte voi che mi avete continuato a scrivere
a chiedere notizie e a preoccuparvi per me,
e soprattutto, a spronarmi e incitarmi a continuare su questa strada.
Non ho mai smesso di seguirvi...
a prestissimo davvero... vi abbraccio tutti quanti...

venerdì 25 marzo 2011

Torta rustica ricotta e cioccolato


Ho un po' tanto trascurato questo blog in quest'ultimo periodo, sono sincera.
Non perche' non me ne importasse o non me ne importasse il giusto, ma per carenza effettiva di tempo e per alcuni problemi che mi sono sembrati giganti e insormontabili e mi hanno fatto pensare che dedicandomi al blog avrei perso del tempo...non considerando che ho perso anche una parte fondamentale di me in questo periodo non dedicandomi a cio' che realmente mi piace.
Avevo bisogno di disintossicarmi un po' dai social network, onde evitare ogni sacrosanta volta di alzarmi e pensare a controllare prima facebook e blog piuttosto che pensare a fare colazione...avevo bisogno di pensare a me stessa lontano da tutto e tutti, per un po'.
Pero' non ho mai smesso di guardarvi, di sbirciare le vostre creazioni e anche sentire il calore di alcuni mi ha fatto un enorme piacere...vedere le visite che comunque continuavano a esserci
(e non e' tanto la questione delle visite in se' quanto l'affetto che viene da questo piccola macchina luminosa... sono passata per un saluto veloce, e per lasciarvi la ricetta di una torta veramente soffice deliziosa. E per dirvi che tornero', presto. E che ogni volta che ci sara' una mia ricetta significhera' che e' un bel periodo, che sto sorridendo e dedicandomi a cio' che piu' mi piace.
La ricetta della torta e' infallibile, perche' per le tre volte che l'ho fatta ricordo che avevo una gran paura che non venisse, una volta l'impasto non si era amalgamato bene, l'altra era grumoso e l'altra ancora vai a capire cosa, e invece tutte e tre le volte e' uscita splendida e buonissima. E ha messo d'accordo tutti....amanti dei dolci e non. Cio' che adoro di questa torta e' la sua sofficita', qualcosa che e' indiscrivibile a parole.

E dato che sono mielosa ogni tanto, volevo ringraziare ancora una volta gli amici che mi sono stati vicino in questo periodo, quelli che mi hanno aiutata e continuano a farlo. Marta e la sua pazienza e buonumore, che anche se dici che lo metto io a te in realta' sappiamo bene che e' il contrario, Didi che rimane sempre la mia amica piu' amica, nonostante gli alti e bassi e la distanza che' e' solo kilometrica. Mia mamma, che e' unica e su cui so sempre di poter contare, mia suocera che mi becca per strada e cerca di convincermi che ho tanta forza da rivoltare il mondo... e soprattutto Luca, per esserci, con tutto se stesso, sempre.

E ora, la torta.

150g cioccolato fondente
400 di ricotta fresca di mucca
200 g di farina Molino Chiavazza
4 tuorli
2 albumi
200g di zucchero semolato
una bustina di lievito vanigliato
zucchero a velo, sale

Sbattete i tuorli con lo zucchero in una terrina fino a ottenere un composto chiaro e gonfio, unire poi la farina setacciata, il lievito, la ricotta e il cioccolato fondente tritato finemente. Mescolare per amalgamare bene gli ingredienti.
In un'altra terrina montare a neve ben ferma gli albumi con un pizzico di sale e incorporarli ai tuorli mescolando delicatamente. Foderate uno stampo rotondo di circa 20-22cm di diametro con la carta da forno, versate il composto e infornate a 180 gradi per un'ora. Sfornare, lasciare intiepidire la torta e sformarla. Cospargere generosamente di zucchero a velo e servire fredda.

lunedì 7 marzo 2011

Liebster Blog



Piccolo intermezzo del Lunedi' mattina per dare il buongiorno e un augurio di Buona settimana a tutti voi e per comunicare una cosa che mi ha fatto, nella sua semplicita' e piccolezza, davvero felice :) Venerdi' scorso ho ricevuto un premio simbolico e virtuale da Gianni, che si chiama Liebster Blog.
per tutti i non-tedescofili anglofoni come me, significa I blog piu' amati.
E' un modo per far conoscere i blog ancora piu' piccoli, che ritenete validi, per dargli la possibilita' di farsi conoscere un po' di piu'.
Io ho deciso, nelle mie tre scelte, di includere i tre blog che sinceramente mi piacciono di piu', e a cui mi lega qualcosa, o comunque di persone che ho conosciuto qui e che sento al di fuori del blog, che un giorno mi piacerebbe conoscere davvero e che, comunque, ritengo ottimi cuochi.

La prima persona che mi viene in mente e' Cey, per il suo sorriso, per la sua semplicita', per il suo modo di raccontare le cose e per le sue foto che stanno diventando sempre piu' belle e invitanti. E perche' la prima volta che mi sono ritrovata un suo commento, mi e' realmente servito a farmi tornare il sorriso, e mi ha reso per un istante davvero felice.

La seconda persona e' Patty, di cui sono diventata la prima follower, attraverso la sua crostata di mele rovesciate o qualcosa di simile, che mi era davvero piaciuta. Per quel poco che l'ho sentita, deve essere davvero una persona stupenda, una persona buona e gentile, e che mi fa morire dal ridere. E poi, chevvelodicoaffa', e' bravissima, e allaPippoBaudo, l'ho scoperta ioo :) eheheh ovviamente scherzo.

Il terzo premio, ma non ultimo va a Linda, perche' siamo romagnole entrambe e perche' credo che in fatto di carni e arrosti e tutto quello che riguarda ciccia in generale, ne sappia davvero tanta. Blog ovviamente che sconsiglio ai vegetariani, per tutti gli altri fateci un salto perche' ne vale davvero la pena.

Dunque, ricapitolando:
1) Cey di S.O.S Torta
2) Patty di Andantecongusto
3) Linda di I sapori di Romagna

Il regolamento prevedeva poi di, dopo aver scritto il post, comunicare il premio e girarlo alle tre dirette interessate, di modo che anche loro possano farlo a loro volta.

E ovviamente, non posso che ringraziare Gianni per l'idea, e per aver pensato a me.

giovedì 3 marzo 2011

Panini al latte con Burro Salato 1889 Fattorie Fiandino e salmone affumicato


Sono rimasta una delle ultime a postare credo, ormai la scadenza e' vicina e manca davvero poco.
Premettendo che la mancanza di accenti da ora in poi e' dovuta al fatto che ho dovuto impostare la tastiera sulla modalita' ispanica, non mi sono scemunita, tanto per chiarire...diciamo che
un bel giorno di circa un mese fa, stavo facendo il mio rituale e usuale giro-di-blog-fedelissimi, come al solito quando ho bisogno di carica e di piccoli istanti di gioia. Soprattutto quando cerco ispirazione, va detto. E cosi' era il turno del blog di Sandra, donna che ammiro davvero tanto, che, caso strano, aveva da poco postato un contest interessante a mio parere, e che prevedeva la realizzazione di una ricetta con il Burro Salato 1889 delle Fattorie Fiandino, che ci sarebbe stato recapitato a casa. Ora, sarei falsa se vi dicessi che il mio primo pensiero e' stato quello di "ooohcchebello, non vedo l'ora di realizzare e pensare una ricetta con il Burro Salato".
Sinceramente, almeno inizialmente, la mia vena da ingorda ma anche ricordi meravigliosi in quel di Londra, quando la mattina in tutta tranquillita' mi alzavo e facevo colazione con il pane tostato e il burro salato, mi hanno spinto immediatamente a iscrivermi. E' stato appunto un feeling improvviso dovuto a ricordi che profumavano d'estate ma anche di inverno, che si sa che l'estate a Londra non e' estate. E' stato il ricordo di quei rituali calmi che ora come ora sono impensabili, come appunto spalmare il burro salato sul pane tostato e un velo di marmellata della Wilkin and Sons a un gusto improbabile ma colorato, e accendere il kettle per far bollire il latte per il the. Questo era l'inizio. Poi il giorno in cui mi e' stato recapitato il pacco... lo aspettavo con grande ansia, ero curiosa di assaggiarlo questo burro salato, e, con gran sorpresa, ci era stato recapitata anche una confezione di Gran Kinara, formaggio a lunga stagionatura con caglio vegetale.
Inutile dire, che il formaggio (e sottolineo mezzo kg e passa) e' durato non piu' di quattro giorni. Vuoi perche' ne ero diventata dipendente, vuoi perche' questa cosa del pacco a soropresa aveva mobilitato un po' tutti i miei coinquilini che, per rimanere in casa al momento della consegna del pacco, richiedevano una ricompensa.
Ho pensato molto a come impiegare questo burro salato, non volevo che fosse qualcosa di banale, o qualcosa in cui il burro fosse solo un di piu'. Pensa e ripensa ho deciso di seguire la strada del mio primo pensiero, ovvero di tener buono il luogo in cui l'avevo assaggiato per la prima volta.
Se ricordo un abbinamento che mi piaceva da morire, era appunto il pane con il burro salato e il salmone affumicato, assagiato per la prima volta dal famosissimo Beigel Bake di Brick Lane. Ricordo quindi, di una mattina spensierata in giro per mercatini e "piccoli spazi personali".
Ho optato quindi per dei panini al latte e Burro salato, morbidissimi e perfetti per un picnic, da accompagnare con una cremina di formaggio e burro salato, et, dulcis in fundo, salmone affumicato.

Ingredienti per circa 15 panini:

450gr di farina bianca per pane
2 cucchiaini di zucchero
2 cucchiaini di sale
1 bustina di lievito di birra in polvere
300ml di latte tiepido
50gr di Burro salato Fattorie Fiandino

per la crema:
300g formaggio spalmabile
30g burro salato Fattorie Fiandino

ProcedimentO:
Impastare in una capiente ciotola la farina, lo zucchero, il burro a temperatura ambiente, il lievito, il sale e infine il latte tiepido fino ad ottenere una pasta omogenea. Coprire poi la ciotola con un panno umido e lasciare lievitare nel forno spento, precedentemente riscaldato a 50°, per circa 2 ore. Impastare nuovamente il composto e formare delle palline piccole e successivamente metterle su una teglia precedentemente unta. Infornare a 200° per 20 minuti o fino a quando la superficie non risulterà dorata. Nel frattempo con una forchetta amalgamare bene il burro salato al formaggio spalmabile, e, una volta raffreddati i panini tagliarli a metà e spalmare la crema.
Aggiungere infine il salmone affumicato tagliato a fettine.

lunedì 28 febbraio 2011

Tartufi al cioccolato e peperoncino come se piovesse @ Controsalone


Un saluto veloce e una ricetta altrettanto semplice e veloce, prodotto della domenica piovigginosa e triste e brutta e tipicamente british che ci è stata regalata ieri, mi pare di capire pressochè ovunque. I programmi erano di andare al Salon du Chocolat, che ieri si teneva a Bologna. Era un'idea che ci piaceva molto, complici appunto quelle domeniche in cui non si sa cosa fare perchè si vive in centro, tutto intorno è chiuso, e piove. Poi, però, complici la mia dieta e complici le tre meravigliose barrette di cioccolato che la mia amica Anna mi ha portato dal Belgio il giorno prima (una addiritura cioccolato al latte e speculoos, qualcosa di divino), e soprattutto a causa della nostra pigrizia, abbiamo paccato.
Senza nemmeno rimpianti. Non è da me discostarmi da tali manifestazioni gastronomiche senza nemmeno rimpianti, ed è proprio il caso di dire che sono ufficialmente in mentalità dieta.
Però -c'è sempre un però- non riuscivo a dimenticare gli occhioni di Luca il sabato davanti alle vetrine di Roccati,e il suo sguardo perso e anche il mio a dire il vero, davanti a tutta quella bellezza. Quel profumo intenso di cioccolato che ci ha investito in piena faccia appena entrati e che mi era rimasto dentro fino alla sera. E che, se ancora ci penso mi riaffiora all'olfatto. -e se vogliamo, mi ricordo pure la mia vocina che lo intimava di non comprarli, con frasine del tipo "ma daiii costano quanto un reneee, dobbiamo aprire un mutuooo" etc.etc.
Mi balenava in testa l'idea di fare come durante il Cioccoshow, e fare un Controfiera, e difatti di Controsalone si è trattato :)
Aprendo blogger, mi sono ritrovata una ricetta molto molto invitante davanti agli occhi, appartiene al blog Fragole a merenda, che mi sono ritrovata con immenso stupore ieri fra i followers. Subito sbirciando fra le cartelle mi è saltata all'occhio la sezione Natale e, di conseguenza questa ricetta meravigliosa. Sembrava semplicissima, gli ingredienti li avevo tutti (che meraviglia quando vuoi fare qualcosa e di domenica mattina inaspettatamente ti ritrovi con tutti gli ingredienti in casa, è una sensazione indescrivibile credo) per cui, mi sono messa all'opera.
A una revisione di questi ultimi tempi sembrerebbe che il mio blog ultimamente "copi" tutte le ricette degli altri: è VERO.
Sentitevi onorati di questo, sono una persona molto diffidente e se decido di dare fiducia alle vostre ricette significa che siete veramente bravi -o che avete metodi persuasivi veramente efficaci :)
Infondo i blog servono pure per farsi scoprire, o, come in questo caso, per scoprire altre persone, e allora, why not?

Per la realizzazione di questi eccellenti tartufi, vi serviranno:

cioccolato fondente: 200 gr (il migliore che trovate, al 70% di cacao)
panna liquida da montare: 120 gr (freschissima e che sia panna vera...)
sale fino: un pizzico "gentile"
rhum: due cucchiaini
peperoncino: un pizzico (più o meno gentile, dipende da voi)
cacao amaro in polvere: 3 cucchiai (circa)

e il procedimento, lo copio paro paro da lei perchè mi sembra eccellente e divertentissimo il suo e non avrebbe senso fare copiaincollataglia vari per dire la stessa cosa:

Fate il cioccolato a pezzetti con le mani (diciamo più piccoli che potete, ma senza esagerare) e mettetelo in una ciotola.
Scaldate la panna in un pentolino e spegnete il fornello appena inizia a bollire.
Rovesciate la panna bollente sul cioccolato e mescolate con un cucchiaio finché non si è sciolto completamente. All'inizio vi sembrerà che il composto sia troppo liquido, poi che dei pezzetti non riescano a dissolversi, ma abbiate fede: continuate a mescolare finché non ottenete una crema densa e lucente.
A questo punto, la tentazione di intingere un dito nel cioccolato sarà fortissima e voi starete già pensando che (purtroppo) queste non sono cose da fare, in cucina. Almeno: non in una cucina da blogger, che per definizione non è al riparo da occhi indiscreti... E invece no.

Perché un dito nel cioccolato ce lo dovete mettere, anzi più d'uno per la precisione, se non volete che la situazione vi sfugga di mano causa peperoncino. Perciò iniziate con un pizzico (un pizzichino gentile, non di quelli che mettereste sugli spaghetti...), mescolate e assaggiate: se il cioccolato sa ancora "solo di cioccolato" aggiungete altro peperoncino e sarete autorizzati ad intingervi nuovamente un dito (possibilmente non quello di prima). Non approfittatene, o vi troverete con dei tartufi di peperoncino al cioccolato, che non è esattamente quel che vi auguro...

Mettete la ciotola in freezer per 20-30 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché il composto panna-cioccolato non avrà la consistenza giusta per essere manipolato (fate attenzione a non farlo solidificare troppo perché è molto stabile, e una volta che si è indurito non si scioglie più).

Autandovi con un cucchiaio staccatene dei pezzetti e lavorateli con la punta delle dita per farne delle palline di 2 cm di diametro. Il calore delle mani scioglie il cioccolato: perciò bagnatevele con acqua fredda (però asciugatele...) e siate più rapidi che potete. In ogni caso, preparatevi a ritrovarvi con le mani sporche di cioccolata e a resistere alla tentazione... ci siamo capiti. Pulitevele invece con della carta da cucina e continuate a confezionare tartufini.

Mettete i tartufi un paio alla volta in una ciotolina con il cacao e fateli rotolare finché si ricoprono in superficie.

Disponeteli su un piatto (se volete potete usare anche dei pirottini mignon) e conservateli fuori dal frigo. Durano qualche giorno... se sapete resistere.

venerdì 25 febbraio 2011

"Como agua para chocolate" e involtini di verza.


Sembrerebbe proprio che questo sia il periodo di involtini, bento-box e qualsivoglia sfiziosaggine che però richieda un ivolucro faidate. Come fosse un pacchetto regalo.
Perchè è innegabile che da quando Sigrid ha pubblicato Regali Golosi tutti ci si sia un pò appassionati di pacchettini,regalini,confezioni... certamente c'è chi lo faceva anche prima e lo ha sempre fatto, però ora è diventato proprio globale.
Perchè quel libro ti trova definitivamente una collocazione a nastrini, scatole di latta e carte di regali scartati... e il tutto che prima avevo sparpagliato qua e la in attesa di una collocazione diventa un "tutto" ancora più meraviglioso, se non maniacale ricerca, o nel mio caso, vera e propria malattia.
E perchè se prima ti prendevano per matta dato il feticisimo per questi oggettini e quella deliziosa mania di conservare tutto, oggi sei legalmente autorizzata a farlo e sei pure in buona compagnia :)
Ciò detto, era un pò di tempo che vedevo su blog involtini, piuttosto che rotolini e polpette, e queste cose hanno sempre un grande effetto su di me, perchè mi ricordano la mia infanzia. Ochei, praticamente penserete che ogni cosa me la ricordi, ma cosa se non i ricordi belli e spensierati hanno potere in noi? E quanto sono belli quei momenti intensi in cui un ricordo ti assale e ti trascina con sè fino alle lacrime di gioia?
A tal proposito ho finito di leggere un libro ieri sera che mi è stato consigliato dalla mia professoressa universitaria preferita, con cui da tre anni vi è un rapporto di amore e odio che ieri forse ha raggiunto il suo chiarimento, dopo avermi detto lei che un pò che l'ha con me perchè non mi sono tanto impegnata, che dal primo anno ad ora ho avuto un calando sempre maggiore e a lei vedere menti attive e intelligenti non dare il massimo la indispettisce. Questo più o meno era il senso, anche se poi effettivamente le ho spiegato che, avendo lavorato due anni facendo orari molto pesi e stancanti, è stata una conseguenza diretta e involontaria.
E fatto sta che con questa professoressa ci faccio la tesi, e, partendo appunto dalla mia passione per il cibo, il titolo dovrebbe essere tipo
"Il rapporto fra letteratura e cibo nella letteratura ispano-americana"...
sembra interessantissimo vero?
Per qualunque copia poi ve le stampo e ve le autografo :D

per cominciare mi ha dato da leggere Afrodita di Isabelle Allende che per fortuna avevo già letto, e Como agua para chocolate di Laura Esquivel. Quest'utimo mi ha veramente tenuta incollata a lui per due giorni, è stato veramente un toccasana ed è un meraviglioso esempio di come si possano coniugare appunto un libro di ricette con la vita e con tutto il resto.
Il personaggio di Tita non può non entrarti dentro con forza, non può non farti commuovere e -per chi abbia appunto ricordi meravigliosi di infanzia- non può non riportarti indietro con una forza incredibile. Attraverso il rapporto fra Tita e Nacha non si possono non rivivere le proprie nonne, e rivederle in cucina, con un mestolo a girare sul pentolone, o a tritare finemente le cipolle. Non sto qui a dirvi la trama, la potrete trovare dovunque, e so che esiste pure un film, che però come sempre dopo aver letto un libro meraviglioso non voglio vedere per non distruggere quello che è il mio immaginario, per non distruggere i personaggi che io ho scelto. Di questo libro ho amato le ricette, che anche se materialmente non potrò riprodurre perchè molti ingredienti qui non ci sono, richiedono sempre nella maggior parte dei casi lunghe preparazioni, fatte di giorni, c'è il giorno per esempio per uccidere l'animale, poi la marinatura di tre giorni in cui ogni due ore devi andare a rimestare. Una dedizione e un amore al cibo che oggi è pressochè introvabile. Semplicemente magnifico questo libro.
Leggetelo vi prego, se volete un consiglio da amica.

Tornando agli involtini, il culmine è stato quando ho trovato sul blog di Patty questi involtini di verza, accompagnati da una descrizione meravigliosa dei tempi in cui questi venivano preparati dalla sua nonna, mettendoci pane e formaggio invece della carne perchè c'era la guerra.
Non sono riuscita a pensare a altro, anche perchè la presentazione mi piaceva tantissimo, gli ingredienti anche, so, why not?
-da sottolineare che poi però Patty si è presa tutti gli accidenti del mondo durante il pomeriggio, quando per legarli uno a uno mi ci sono volute tipo tre ore e non mi rimdiavo, che si sa che io e la pazienza e io e la grazia e io e la manualità non siamo tanto amiche-

Ho sostituito all'arrosto di patty il macinato come fossero polpette vere e proprie, e la ragione è solo una e vergognosa: economica, daccchè sono studentessa e dacchè qua in centro a Bologna la carne ha prezzi un pò altini.
Il risultato è stato meraviglioso, meraviglioso davvero. Le foto un pò meno, ma che importa infondo? Vi consiglio di provarli assolutamente, perchè sono veramente quanto di più buono ci possa essere, un comford food per eccellenza.

Ingredienti:
- 400 gr di carne arrosto (da me sostituiti con 200 macinato di vitello e 200 macinato suino)
- 80 gr di salame crudo, o salsiccia o mortadella a vs. piacere. (io mortadella, ofcourse)
- 3 cucchiai di parmigiano
- 3 cucchiai di pan grattato ( a vs. piacere)
- 50 gr. di prezzemolo tritato
- 1 spicchio d’aglio tritato
- 1 uovo
- sale, pepe, noce moscata, q.b.
- 1 piccola verza (in Toscana è il Cavolo cappuccio) di c.ca 600 gr.
- brodo vegetale
- una cipolla
- pancetta dolce a dadini
- vino bianco

Preparate le vs. polpettine tritando la carne nel mixer (oppure impastate il macinato come fossero polpette) insieme alla mortadella, quindi aggiungo il parmigiano, il pan grattato, l’aglio e il prezzemolo, l’uovo, il sale, il pepe e la noce moscata, e mischio tutto in una ciotola (ben bene con le mani perché i sapori si devono mischiare, come Patty dice e noi eseguiamo).
Preparo (Lei ovviamente) poi delle polpettine grandi come noci.
Successivamente scelgo le foglie più belle della verza, eliminando le prime più dure e le faccio lessare per un paio di minuti( 4 o 5 alla volta) in una capiente pentola con acqua bollente salata. Le faccio asciugare su un canovaccio, tamponandole se necessario con carta assorbente.
Dopo avere eliminato la costa centrale e diviso le foglie a metà, comincio a confezionare i miei pacchettini di verza mettendo al centro una polpettina e chiudendo la foglia con un filo di rafia (o altra cordicella alimentare). Questa e l’operazione più laboriosa, ma ci prenderete presto la mano (Limortaccivostra, la mano non ce la prenderete, e ci starete li tutto il pomeriggio)
Con questa quantità di impasto, dovreste ottenere c.ca 25 involtini.


Buon appetito, e grazie a Patty...
questi involtini sono stati superapprezzati da mio zio, quello bravissimo ai fornelli, di cui parlavo qui...
e se sono piaciuti a lui, è una garanzia.

sabato 19 febbraio 2011

Lo scrigno dei rimedi di una volta.


Come un segreto o un testimone che si passa di famiglia in famiglia per cercare di trattenere almeno una parte dei valori comuni, se c’è una cosa che da sempre mi ha affascinato sono le cose antiche, quelle vecchie e quelle vecchissime. Non vorrei sembrare banale quando parlo di carta ingiallita, di quella carta consumata dal tempo che al tatto diventa quasi porosa, di quelle pagine di libri con immagini colorate e stilizzazioni ormai desuete, di bambini con ancora i pantaloncini corti e le bretelle, che tirano carrettini, che giocano con pupazzi e che fanno l’abaco. Questo è il tesoro che mi ha lasciato in eredità mia nonna, insieme a tante posate, piatti retrò e una bellissima cassettina di legno in cui teneva i fili colorati, aghi e forbici. Sarebbe molto poetico aggiungere che mi ricuciva i pantaloni e gli strappi quando da bambina cadevo e mi facevo male (ogni due secondi più o meno) ma non sarebbe la verità: in realtà non ho mai visto mia nonna cucire, non l’ho mai vista con un filo in mano e non credo se ne servisse di quella scatoletta infondo.
Ricordo solo che rimanevo estasiata davanti a tutti quei fili colorati, specialmente davanti a quelle trecce grandi che contengono 5 fili per ogni colore, e si intrecciano tutti insieme. Come ogni volta che torno a casa –ed è questo uno anche dei motivi per cui cerco di non tornarci quando ho bisogno di stare concentrata, perché casa mia è un tempio delle più disparate distrazioni- sono andata a casa della nonna, che è proprio sotto casa mia, e mi sono messa a “scartabellare”, come diceva lei, e come non avrebbe voluto, fra i suoi cassetti e le credenze. Ho trovato libri, tanti libri, diciamo gli ultimi superstiti della sua gloriosa carriera scolastica –va detto che mia nonna è stata la più grande e brava maestra elementare di tutta Santarcangelo per un bel bel pezzo. E soprattutto ho potuto scoprire con grande gioia e un po’ di commozione quante cose avessimo in comune, cose che hanno fatto il salto di generazione evidentemente, perché mia mamma non le ha e io si.
Come per esempio la mania di raccogliere, ritagliare tutti gli articoli dai giornali e conservarli. Lei, quelli classici che ci si aspetterebbe di trovare da una nonna, io, quelli in inglese/spagnolo/tedesco che parlino di cibo, viaggi e di tutte le mie passioni.
Ritrovare quei ricettari (antichi ricettari Bertolini e Paneangeli), insieme a tutti i cartoncini blu che ritagliava dalle confezioni di pasta Barilla, e tutti i ritagli di giornale, che includono anche i retro delle vecchie scatole di fiammiferi in cui vi erano indicazioni su praticamente ogni cosa…dicevo, è stato terapeutico. E geniale, perché mi ha fatto venire in mente una possibile rubrica che potrei tenere, breve e semplice, sui rimedi per volerci bene. Che tanto tutti ce ne vogliamo e perlomeno io, da quando sono piccola ho sempre pasticciato un sacco in cucina con cremine viso, mani, e unghie. Soprattutto quelle maledette unghie che da quando mi sono spuntati i dentini non ho mai smesso di mangiare. Per cui, rimedi semplici, e con ingredienti che bene o male tutti abbiamo in casa. Anche se mia nonna ne aveva praticamente rimedio per ogni cosa, per impasti non lievitati, besciamelle grumose, gerani e ortensie con foglie luminose, antimacchie di ogni genere…

Vi piace come idea?


Partiamo con le maschere faidate:

Liftante: Occorrono birra e limone. Mescolare due cucchiai di birra con uno di succo di limone. Applicare sul viso con un batuffolo di cotone e lasciare asciugare sulla pelle per un effetto tensore.

Tonificante: questa volta ci occorrono foglie di menta e mezzo cetriolo. Prendere una manciata di foglie di menta e mezzo cetriolo e frullarli fino a ottenere un impacco omogeneo. Da stendere sul viso per venti minuti per dare energia alla pelle.

Antirughe: Tutto quello che ci serve è unicamente una patata. Taglia una patata a fettine sottili e applicale su fronte, contorno occhi e bocca. Se si tengono in posa mezz’ora tutti i giorni, si avranno ottimi risultaati contro le rughe.
Passando invece agli agrumi, eccone alcune “cure di bellezza”:
Come cosmetico, l’agrume senza dubbio più utile è il limone, soprattutto per la cura delle mani e del viso.

Il succo di limone consolida le unghie fragili, mentre la parte bianca della scorza massaggiata sulle gengive le fortifica. Mentre per il viso, il succo di limone agisce da astringente sulle pelli grasse e con pori dilatati, e inoltre schiarisce le macchie cutanee.

Il succo d’arancia ha invece un effetto più blando, ma migliora il colorito, restituendo alla pelle il giusto grado di acidità e rendendola più elastica e liscia.

Con gli agrumi si può preparare anche un’ottima acqua di colonia, se le essenze sono di buona qualità. Il risultato sarà perfetto. SI devono unire g.10 di olio essenziale di limone, g.10 di olio essenziale di arancia g.10 di olio essenziale di bergamotto, g.10 di olio essenziale di fiori d’arancio e g.10 di olio essenziale di rosmarino + un litro di alcool a 90°. Dovete mescolare il tutto in flacone e attendere due settimane per permettere all’aroma di maturare completamente.

Vi piace questa nuova rubrica mensile? E voi, avete qualche consiglio?

mercoledì 16 febbraio 2011

Problems connected with food

Il titolo di questo post mi è venuto in mente questa mattina, orario di pranzo.
è un pò di tempo che non sto bene con me stessa, o meglio, che non mi vedo bene. Da prima di Natale, complici i pacchi che con tanto amore e dedizione ho preparato (e ovviamente assaggiato) e poi le feste, poi il Capodanno, poi gli avanzi di Capodanno poi la sessione d'esame, diciamo...non ho badato a kcal in entrata e ho preso 10 kg, raggiungendo vette storiche di adipe mai viste prima.
Nell'età adolescenziale ero una ragazza sempre piuttosto cicciottella ma che infondo si vedeva bene, da sottolineare l'importante avversione a mia mamma (tipica di più o meno tutte le adolescenti)...anche se non la chiamerei avversione, direi piuttosto competizione? Non esiste un termine adatto per definire quel sentimento, diciamo comunque avversione a tutto quello che dai genitori ci viene imposto.
Penso che più o meno tutti sappiate di cosa sto parlando.
Mia mamma è una donna bellissima, stupenda, sempre vestita bene e molto curata, e con molto gusto. Devo a lei il mio gusto estetico, le mie passioni più meravigliose e ricercate e il gusto che in certe cose ho. Malgrado ecco, nell'adolescenza come ora ogni qual volta non mi vedessi bene con me stessa, invece che cercare di migliorarmi, come lei mi consigliava, iniziava la fase declino e cominciavo a vestire esclusivamente felpe, maglie larghe e uscire struccata e con la coda.

Tutto questo per dire:
a) che da ieri sono a dieta, seria e ferrea, e ho pure iniziato palestra oggi, un corso del mio amato Spinning che non solo mi fa perdere chili ma mi scarica anche come nessun altro sport. Esco e sono praticamente rinata. Qualunque incazzatura, rabbia o collera avessi prima svanisce, è qualcosa di altamente terapeutico per me.

b) per chiedere anche a voi, se avete questi problemi connessi appunto al cibo, se tendete ad ingrassare facilmente, se avete avuto problemi veri e propri come l'anoressia e come ci convivete ogni giorno. Detta così potrebbe sembrare banale, ma sapete quanto in realtà non lo sia, se anche per voi il cibo rappresenta una valvola di sfogo. Mi interesserebbe molto la vostra opinione, davvero.

c) che da oggi probabilmente vedrete su questi schermi molto più ricettine dietetiche e light fino a data da destinarsi.

Concludo questo post che non sarà dei più gloriosi con un ricetta semplice e evergreen, come quella del pane. Sono sempre stata piuttosto fissata con il pane, alle scuole superiori lo facevo spesso di notte, dacchè di notte era mia abitudine studiare e per far passare il tempo, prendevo la scusa della lievitazione per studiare quelle tre orette in più.
La mamma del mio ex moroso era scrittrice, e mi regalava spesso dei libri.
Ho letto una volta su un suo libro una frase che lei a sua volta aveva sentito da suo nonno mi pare, così diceva nel libro e diceva che "chi fa il pane è sempre felice"
Non so spiegarmi il perchè ma questa frase mi è rimbombata nella testa per un bel pò di tempo e ci ho sempre creduto in fondo, perchè il profumo del pane quando lo sforni e quando si cuoce e il semplice miracolo di vederlo lievitare è fonte di gioia. Lo dicevano anche in questo di libro, molto bello e suggestivo.
E dato che ieri era San Valentino e noi eravamo reduci da un weekend milanese di giretti gastronomici e spendaccioni fra Rinascente, Ladurèe e l'imperativo era non spendere ancora ma soprattutto NON cadere della trappola Sanvalentinesca e proseguire sulla linea dieta, ho pensato a qualcosa di leggero e felice da abbinare all'insalata con la fesa di tacchino.
e cosa meglio del pane?
purtroppo mi sono decisa all'ultimo e ho scelto la ricetta più veloce e sicura che trovassi, quella di Giallo Zafferano, che si è rivelata un gran successo.
La ricetta con tutti gli ingredienti e i passaggi illustrati la potete trovare qui, io vi mostro il panone che mi è uscito, che ha sfamato ben 6 bocche.



E visto che sono ancora in vena di cuori, anche due vetrine importanti, chissàmai che siano anche per voi fonte di idee:
Gamberini a Bologna e i suoi macaroons



e tadaaaaaan Ladurèe a Milano e il suo SanValentino. J'adore *.*